Premessa
quote:
Originally posted by Lupo Solitario
Dal Corriere di oggi:
I difensori di Berlusconi speravano di poter allegare la perizia al fascicolo della Cassazione per l’udienza dello scorso 27 gennaio sul «legittimo sospetto» ma i continui rinvii del deposito glielo hanno impedito. In una prima relazione, il perito ha sostenuto che la cassetta presenta «interruzioni, sbalzi e salti temporali» e che «contiene una copia manipolata della registrazione originale»: nella nuova perizia sottolinea che l’«operazione di manipolazione può essere avvenuta tra il 2 e il 22 marzo del 1996», cioè nella fase iniziale dell’indagine di Milano.
Le copie sono molte, alcune su nastro e altre su Cd. Uno di questi ultimi era nell’ufficio del pm di Milano Ilda Boccassini ma è stato trovato in mille pezzi dai carabinieri inviati dal procuratore aggiunto di Perugia Silvia Della Monica per rintracciare tutte le bobine duplicate da quella «madre». Un collaboratore del magistrato ha sostenuto di aver inavvertitamente spezzato il Cd tra le ginocchia dopo che gli era scivolato di mano. Giua annota nella perizia di aver effettuato «numerosissimi tentativi» di romperne uno con le stesse modalità. Risultato dei test: «L’evento descritto è possibile ma poco probabile».
Poche note:
*la cassetta utilizzata nel processo è manipolata
*le copie sono molte, l’originale è uno solo: ma è sparito
*un carabiniere che da dieci anni lavora con la Boccassini rompe un cd con le gambe. Nei secoli fedele anche lui: ma a chi?
*su questa prova taroccata si è fondato il processo Sme: inutile ogni commento
*la Cassazione poteva aspettare una settimana per questa prova ulteriore, ma non lo ha fatto
So long.
quote:
Originally posted by EMPEROR DOLLAR $
1)Il tuo discorso è piuttosto sterile. Ti metti a guardare il fatto che siano stati presi o meno provvedimenti cautelari quando qui si parla di DIVERSA ATTENZIONE DELLA GIUSTIZIA NEI CONFRONTI DI DIVERSI IMPUTATI
Sviare il discorso fermandosi alla questione della custodia cautelare è semplicemente ridicolo.
Se basta un errore formale in un'ordinanza del GIP per bloccare la custodia di un terrorista, perchè invece la scoperta di BOBINE MA-NI-PO-LA-TE che volevano essere delle prove non bastano per fermare un processo??
2)Stai pure tranquilla che un neolaureato in giurisprudenza i confronti li fà eccome.
A meno che non sia un babbeo, si intende
quote:
Originally posted by MarcoM
Cari sinistri la vostra amata kompagna Ilda la Rossa in oltre sette ore ha elencato le inconfutabili prove contro quel mafioso di Previti.
Le stesse le trovate elencate qui sotto.
CIOE' UN BEL N I E N T E!
Cosa che dovrebbe preoccupare tutti i cittadini che tengono ad una giustizia giusta. Previti, simpatico o antipatico che sia, è da anni sotto processo per il NULLA. Chiacchiere, illazioni e nessuna prova.
I soliti chilometrici post da vari giornali fanno trasparire odio e risentimento e poco altro. Giornalisti onesti e professionali avrebbero dovuto segnalare come la Procura abbia dimostrato solo una volontà persecutoria senza alcuno straccio di prova.
Preciso, conoscendo il tenore dei post che seguiranno, che pago le tasse, che Previti non è mio amico nè parente, nè che mi risulti particolarmente simpatico.
Saluti
L' affaire Mandara Post #1 di 4
Con un interessante articolo a pagina 6 del "Giornale" di oggi, Gian Luigi Nuzzi ci informa degli ultimi sviluppi del processo perugino ai due ispettori di PS autori (2 marzo 1996) della famigerata intercettazione al Bar Mandara di Roma: apprendiamo in particolare che l'insigne Professor Paolo Guia, esperto di acustica del CNR (Comitato Nazionale della Ricerca) e consulente del GIP, deponendo durante l'udienza dell'incidente probatorio, è tornato a ribadire pubblicamente come la cassetta contenente i nastri dell'intercettazione sia stata manipolata, e la bobina registrata non sia affatto quella originale.
In attesa che il professore depositi la perizia conclusiva, non bisogna dimenticare che si tratta di un dato inquietante: nel 1996 infatti,dall'esito di questa intercettazione - che il pm titolare dell'inchiesta, Ilda
Boccassini, asserì essere stata condotta..."con tecniche da antimafia di prima linea" (sic!) - scaturì la tempesta giudiziaria sulle "toghe sporche" romane, nella quale, come supremo ispiratore, restò invischiato da subito Silvio
Berlusconi, allora leader del Polo delle Libertà, a poche settimane dalle elezioni politiche (che poi l'Ulivo vinse di stretta misura, quanto a numero totale di voti presi).
L'allora capo dell'opposizione democratica era infatti accusato dalla famigerata "Teste Omega", ossia Stefania Ariosto, di aver operato attraverso l'avvocato Cesare Previti per corrompere vari giudici romani,al fine di
"aggiustare" a proprio favore le sentenze di alcuni importanti processi dei primi anni '90: ed a tutt'oggi, facendo leva sul suo ruolo di imputato nei processi milanesi per corruzione delle (presunte) "toghe sporche"
capitoline, la Sinistra ha buon gioco ad infangarne l'immagine di leader credibile.
C'è nessuno che, fremendo di autentica indignazione, consideri ciò di una estrema gravità?
Jeronimus per Il Legno Storto
quote:
Originally posted by MarcoM
La bobina del bar mandara è stata solo ripulita dal rumore di fondo????????
Ma stai scherzando? Li leggi i giornali?
E' manipolazione bella e buona, manco esiste sta bobina...
per fortuna che sta arrivando la legge sul legittimo sospetto, se c'erano dubbi sulla effettiva utilità tu me li hai fugati tutti.
Saluti
quote:
Originally posted by Österreicher
Il fatto è noto.La procura umbra, che indaga su due poliziotti denunciati dall' ex ministro Cesare Previti per sospetta “manipolazione” di un’intercettazione, invia a Milano le forze dell'ordine il 19 o il 20 luglio per acquisire la documentazione relativa alla fallita intercettazione al bar Mandara del marzo '96.Al momento della consegna, che tutti definiscono "concitata", a un maresciallo del pool di Milano sfugge di mano il dischetto magnetico con la prima copia della bobina inquisita,cade sul pavimento di marmo e, "incredibile dictu" va in mille pezzi.Ai militari di Perugia non rimane che raccogliere i cocci...
La cosa sconfortante/preoccupante, seguendo giornali e telegiornali è che tutti, ma proprio tutti, hanno fatto finta di credere che un cd possa frantumarsi cadendo a terra da un metro d'altezza!!! Ma ci prendono tutti per "babbioni", per dementi ai quali si può far intendere qualunque sciocchezza? Perchè nessun telegiornale, ad esempio, ha sperimentato in diretta se un cd si rompe buttandolo dalla finestra?
(pthome66)
C'è un giudice anche a Perugia (a quanto pare) Post #1 di 6
Sme, sequestrato il nastro dell'intercettazione
La bobina, l'originale del colloquio (intercettato in un bar) tra i magistrati Squillante e Misiani, secondo una perizia disposta a Perugia, sarebbe stata manomessa.
MILANO – Nuovo colpo di scena nel processo Sme, che vede imputati Cesare Previti e Silvio Berlusconi. La Procura di Perugia ha disposto il sequestro della bobina originale dell’intercettazione del colloquio tra Renato Squillante e Francesco Misiani al bar Mandara. Il provvedimento è stato firmato dal procuratore aggiunto Silvia Della Monica e dai due sostituti perugini incaricati dell'inchiesta. La bobina in questione, secondo una perizia disposta dal gip di Perugia, sarebbe stata manomessa.
A dover essere sequestrati sono la registrazione della conversazione tra l'ex capo dei gip di Roma Renato Squillante, e il pm Francesco Misiani, gli originali dell'annotazione dell'ispettore dello Sco Vardeu e gli appunti che il poliziotto scrisse all'interno del bar Mandara. I documenti rimarranno “nella custodia della Procura della Repubblica di Milano”. Questo perché, hanno spiegato i pm perugini nel provvedimento, costituiscono "materiale probatorio" cui ha "diretto interesse" anche il pm di Milano che ha svolto le indagini preliminari e sostiene l'accusa nei processi Sme-Ariosto e Imi-Sir/Lodo.
La bobina in questione si riferisce a un colloquio che è al centro dell'inchiesta a carico a Perugia dei due ispettori dello Sco accusati di presunte irregolarità nell'operazione. Da una perizia svolta per disposizione del gip perugino - e acquisita ieri nel processo Sme in corso a Milano - era emerso che la cassetta sarebbe stata manipolata.
quote:
Originally posted by GionataPacor
Tutto il resto è zero?
Se si dimostra che la procura di Milano ha contraffatto delle prove, si avrà un dubbio su tutte le altre prove portate.
Si sarà dimostrato il teorema della persecuzione giudiziaria.
Voi dite che il teste Ariosto è stato gestito correttamente. Beh... è stato ascoltato per 6 mesi senza che vi sia alcuna iscrizione nel registro degli indagati. Forse dovevano istruirla bene su cosa dire?
Vi suggerisco una cosa: cominciate a parlare dei chiari collegamenti tra Berlusconi e Osama Bin Laden: sicuramente è Berlusconi il mandante della strage dell'11 settembre.
Buon divertimento con le vostre masturbazioni mentali!
Intanto noi si governa!
(mustang)
Cane mangia.... Post #1 di 1
.....cane? Boh!
Firenze indaga Perugia che indaga Milano che indaga Roma.
Fumo negli occhi?
Milano. Come tutti sanno, il processo Imi- Sir – di cui è stata pubblicata ieri la sentenza – nasce da un’indagine di Milano sui colleghi romani. Come pure tutti sanno, ora Brescia indaga – proprio a causa di quell’indagine – sui colleghi milanesi: deve appurare se ci siano stati abusi nella gestione del citatissimo fascicolo 9520.
Qualcuno forse non ricorda che la medesima indagine (quella di Milano su Roma) ha spinto anche Perugia a indagare sui colleghi milanesi; e precisamente il procuratore aggiunto perugino,
Silvia Della Monica, indaga sugli agenti che, per conto di Ilda Boccassini, eseguirono le intercettazioni al bar Mandara, su cui si sviluppò l’inchiesta di Milano sui colleghi romani. Un bel garbuglio. Che non pare destinato a sciogliersi in fretta, viste le ultime notizie. Quello che non molti sanno è che ora è Firenze a indagare sui colleghi di Perugia, aggiungendo una perlina alla
collana.
E dunque: i pm fiorentini Rosario Minna e Gianni Tei hanno portato avanti, in un ammirevole riserbo, un’indagine in cui
l’indagata è la Della Monica, la quale – sempre più cani mangiano cani – è di Magistratura democratica, corrente di sinistra e tradizionalmente favorevole a Mani pulite, ed è difesa da Guido Calvi, avvocato di levatura e senatore dei Ds. Secondo le voci che arrivano da Firenze, la Della Monica non è messa bene, tanto che i colleghi fiorentini starebbero per chiedere il rinvio a giudizio per rivelazioni di segreto istruttorio e abuso di ufficio.
In tutto questo c’è poi l’inchiesta di Brescia, portata avanti dal procuratore Giancarlo Tarquini con i sostituti Antonio Chiappani e Francesco Piantoni. A Brescia vanno avanti con un bel passo. L’ex pm milanese Paolo Ielo, ora giudice di sorveglianza, è stato sentito per cinque ore sui giorni della primavera del 1996 in cui fu
spedito a Roma per fare luce sul “porto delle nebbie”. Parte dei documenti acquisiti da Ielo fu poi trasmessa per competenza a
Perugia, “trattenendo copia”. Ma della copia trattenuta, a Milano non c’è traccia. Come mai?
Ielo ha raccontato la sua versione dei fatti. Come l’ha raccontata – a Tarquini e sostituti – l’ex pm di Perugia, Fausto Cardella, il quale si occupò della corruzione (presunta) dei magistrati romani. In questo labirinto, gli inquirenti bresciani hanno dovuto convocare un altro pubblico ministero, stavolta della procura di Roma: Pietro Giordano, il quale ricevette da Perugia gli atti del caso Imi-Sir e poi li trasmise per competenza a Milano.
Fosse la sceneggiatura di un film, verrebbe cestinata per eccesso
di complicazioni. Ed è per evitarne di ulteriori che a Brescia la vicenda si dovrebbe chiudere alla svelta.
Tarquini è sul punto di partire per le vacanze. Prima di accomodarsi sulla sedia a sdraio – e questa è un’indiscrezione che viene da Brescia – il procuratore deciderà se chiedere il sequestro del fascicolo 9520, quello aperto nel 1995 da Ilda Boccassini e Gherardo Colombo e che contiene i milioni di pagine che ruotano attorno all’inchiesta “toghe sporche”.
Tarquini deciderà oggi o domani.
Se decidesse per il sequestro, non è detto che avrebbe soddisfazione: la procura di Milano (e questa è un’indiscrezione milanese) avanzerebbe la stessa obiezione avanzata agli ispettori ministeriali: il fascicolo non si tocca, è coperto da segreto istruttorio. E allora?
E allora a decidere dovrebbe essere la Cassazione, che forse preferirebbe tenersi fuori da questo enorme tafferuglio di cani che mangiano cani. Quel che pare certo, comunque, è il dovuto e tradizionale rispetto con cui i magistrati bresciani affrontano le questioni dei colleghi milanesi sin dai tempi delle disgrazie di Di Pietro.
Ultima annotazione. Resta nel frattempo sospesa la richiesta di trasferimento per incompatibilità ambientale che il Guardasigilli,
Roberto Castelli, ha chiesto per il procuratore capo di Perugia, Nicola Miriano.
Il quale, per chi lo avesse scordato, si scontrò con la Della Monica, così ostinata a portare avanti l’indagine sul bar Mandara che lui preferiva vedere archiviata. Ostinazione – altrimenti definita abuso d’ufficio – su cui ha indagato, per l’appunto, la procura di Firenze.
saluti
(Feccia di Cossato)
La 'madre di tutte le registrazioni'... Post #11 di 246
Incredibili le manomissioni delle prove accertate durante il processo Sme-Ariosto... incredibile la faccia tosta del Pm Ilda Bocassini secondo la quale l'operato degli investigatori sotto processo a Perugia è stato 'ineccepibile'...
da Libero di ieri... Buona lettura!...
A sinistra il giudice Renato Squillante e a destra l'appunto aggiunto alle registrazione, secondo i periti, in un secondo momento
Corrette a mano le frasi di Squillante
Nel colloquio con Misani non parlò di Berlusconi. Qualcuno ha aggiunto il nome del premier sugli appunti dell’incontro
di Luigi Gambacorta
MILANO- Doveva essere la madre di tutte le registrazioni, il pasticcio del Bar Mandara. Ad averlo organizzato il vice-ispettore Dario Vardeu e l’ispettore-capo Satefano Ragone non potevano riuscirci meglio. Per Ilda Bocassini però, Pm al processo Sme-Ariosto, quei due restano esperti degni di fede. Anche se in un nastro della durata di 45 minuti di chiaro c’è solo la voce di uno dei due poliziotti che telefona alla moglie e tutto il resto è un incomprensibile borbottio. In più è stato accertato un buco di 6 minuti.
Proprio per 6 minuti, chissà non siano quelli del buco, ci sono gli appunti di Vardeu, che sostituiscono la registrazione mancata. Chiari, limpidi?… macchè, un altro guazzabuglio!…
‘Rapporto di lavoro missionario’ è l’intestazione del primo foglio, preso chissà dove. Verdeu ne utilizza la facciata e il retro. Scrive due righe con un pennarello, sedici con la matita e poi torna al pennarello. Al primo aggiunge poi un foglio di taccuino con sul retro la fotocopia di un articolo del giornalista Federico Orlando dal titolo ‘di Croce (Dio ci perdoni)’. Tutto questo non lo impensierisce. Anzi, siccome la carta non gli basta, usa un ultimo foglietto, poco più di un biglietto da visita. E trascrive proprio qui, con un ordine specchiato rispetto al più attendibile disordine di tutto il resto, le righe più significative, l’essenza stessa della registrazione. Vi compare per la prima volta il nome di Silvio Berlusconi e l’ipotesi di fuga di Renato Squillante che dice: ‘… e se non succede niente io me ne fotto… se la cosa è grave prendo la mia famiglia e me ne vado ai tropici, saluto tutti, Berlusconi e…’
‘E Mariano?…’ gli chiede l’interlocutore, l’altro magistrato Francesco Misiani. ‘… Mariano ha 35 anni, non ci sono problemi…’. Come non ce ne sono per Fabio e Maurizio, gli altri due figli già al sicuro come giornalisti all’estero. Ma quest’ultima notazione negli appunti che si chiudono non c’è. Sarebbe stato facile inserirla visto che, secondo il professor Salvatore De Marco e il suo aiutante Francesco Cavalla, almeno quell’ultimo foglietto non è stato scritto al Bar Mandara ma con tutta calma in un altro momento. L’hanno desunto gli esperti calligrafi da una serie di indizi, oltre che dalla marchiana differenza col resto del testo: ‘… perfetta la marginatura di sinistra [che nella concitazione si sposta a destra], le ‘lettere oltrepassanti’ [B,S] non si inclinano come di norma a destra, le parole ‘gladiolanti’ non si arrestano alla fine sotto la pressione dell’urgenza…’.
Con questo bigliettino, aggiunto ad una registrazione che secondo la difesa è tutta reiventata [anche gli altri fogli messi in tasca dai poliziotti non hanno affatto segni di piegatura] non solo compare per la prima e unica volta il nome di Berlusconi, ma si giustifica anche l’arresto [il pericolo di fuga con destinazione i ‘tropici’] di Squillante, che invece il giorno prima a Milano si era detto disponibile a farsi sentire dai pubblici ministeri. ‘… mi arrestarono’, ha ricordato giovedì, ‘sulla base di un orecchio inventivo…’.
‘… ancora inquietanti interrogativi sui dati relativi alle indagini…’, dice Nicolò Ghedini che depositerà questa perizia a Perugia dove i due agenti sono sotto processo. ‘… e Perugia, vedrete, ci porterà molto lontano…’. Ma la Bocassini pensa già a domani, alla requisitoria dell’altro processo [Imi-Sir, Lodo]. Vuole cominciarla alle 9 di lunedì e concluderla prima dei telegiornali della sera. Prima soprattutto della legge Cirami [reintroduzione del legittimo sospetto] che s’inizia a discutere il 10 alla Camera. E cosa intende s’è visto quando per interrompere le obiezioni veementi ai periti un avvocato le ha detto: ‘… ma questa è una requisitoria!…’.
‘…macchè requisitoria avvocato!… questa non è neppure un assaggio di requisitoria…’. L’ultima sfida si consumerà dinnanzi alla Corte presieduta da Paolo Carfi. ‘…noi parleremo sei ore per chiedere supplementi di prova’, dice un avvocato, ‘Carfi impiegherà meno di mezz’ora per respingere tutto…’.
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Nobis ardua
Comandante CC Carlo Fecia di Cossato
(
Österreicher
)
Un assist per Boccassini e Colombo? Quel grande potere nelle mani del Procuratore Tarquini di Brescia...
GIGI MONCALVO - Direttore de La Padania
Sapete qual è il metodo migliore per non tenere un segreto in Italia? Si prende un foglio, si scrive (e, ovviamente, si firma) una dettagliata e circostanziata denuncia, si infila questo plico in una busta, si sigilla il tutto. Si va alla posta e si fa una raccomandata con ricevuta di ritorno, per avere la prova che tutto è stato recapitato. Però, fate bene attenzione all’indirizzo del destinatario: “Al Procuratore della Repubblica di Brescia”.
Sapete che cos’è accaduto? Il “Comitato per la Giustizia”, che ha sede a Roma in via Bocca di Leone 78, ed è composto da un gruppo di famosi avvocati, giornalisti e soprattutto eminenti e onesti magistrati a riposo, un paio di settimane fa invia a Brescia il plico con l’esposto contro Ilda Boccassini e Gherardo Colombo per il famoso fascicolo 9520 - quello da cui sono scaturiti i processi Imi-Sir e Sme - oggetto anche delle note ispezioni ministeriali alla Procura di Milano. In questi giorni il “Comitato” aspettava che la Posta ritornasse il cartoncino bianco che costituisce ricevuta di ritorno per avere la certezza che il plico fosse arrivato a destinazione. Dopo di che i dirigenti del Comitato si ripromettevano di indire una conferenza-stampa per illustrare la loro iniziativa.
Martedì sera, Giancarlo Lehner, il giornalista che fa parte del comitato e lo ospita all’interno della redazione di “Giusto Processo”, la sua rivista bimestrale dedicata ai problemi della giustizia, verso le 21,30 dà un’occhiata al “Televideo”. Quasi gli prende un colpo quando legge la notizia che la Boccassini e Colombo sono stati iscritti nel registro degli indagati della Procura di Brescia per l’ipotesi di reato di abuso d’ufficio.
Lehner chiama il presidente del Comitato, l’avv. Borrione di Perugia, lo rintraccia al ristorante e gli chiede: “Ma sei stato tu a dare la notizia?”. Quello casca dalle nuvole. E, nel giro di pochi istanti, la situazione diventa chiara, chiarissima.
È stato il procuratore della Repubblica, appena aperto il plico con l’esposto, a dar vita immediatamente alle indagini. I “denuncianti” non hanno ancora in mano la ricevuta di ritorno della loro raccomandata e già la Procura di Brescia si è messa in moto.
Siamo di fronte, indubitabilmente, a un record di rapidità difficilmente eguagliabile.
Proviamo a spostare la nostra attenzione nell’ufficio della segreteria del Procuratore di Brescia per cercare di capire che cosa possa essere accaduto per giustificare tanta rapidità. Le nostre, ovviamente, sono solo ipotesi.
1) Il Procuratore Tarquini riceve talmente poca posta, talmente poche denunce, talmente pochi esposti, che quelle poche lettere a lui indirizzate vengono subito aperte, lette con attenzione, archiviate o cestinate.
2) Il Procuratore Tarquini riceve molta corrispondenza, ma ha una segreteria molto efficiente che smista con rapidità, e gli sottopone, tra le tante, solo le lettere veramente degne di attenzione. Come, evidentemente, deve essere accaduto in questo caso.
3) Il procuratore Tarquini è un magistrato molto efficiente e, al fine di evitare qualunque tipo di sospetto o insinuazione, iscrive immediatamente e con la massima sollecitudine - com’è suo dovere - sul registro degli indagati o negli altri registri gli esposti, le denunce, le lettere che gli segnalano ipotesi di reato che abbiano un minimo di fondamento, come questa che illustra fatti indubitabilmente gravi e di grande rilevanza penale.
4) Il procuratore Tarquini, subito dopo che gli è stata segnalata dalla sua segreteria l’importanza e i nomi contenuti in quell’esposto, oppure subito dopo che ha letto e verificato il contenuto di quelle carte, ha deciso di iscrivere subito la Boccassini e Colombo sul registro degli indagati, per una di queste ragioni, a vostra scelta: perché vuol fare il proprio dovere, per ragioni di giustizia, per dare il via al più presto alle indagini su questo caso clamoroso e quindi per far luce su questa vicenda, per opportunità “politica”, per evitare di essere denunciato per omissione di atti d’ufficio, per fare un favore ai suoi due illustri colleghi di Milano.
Sì, anche quest’ultima è un’ipotesi. Che vale quanto e come le altre, ma che rispetto ad esse richiede una spiegazione. Lanciare quella notizia martedì sera e fare in modo che venisse pubblicata con il risalto che merita sui giornali di ieri mattina poteva avere un significato molto importante. Ieri mattina, infatti, si è aperto il plenum del Consiglio Superiore della Magistratura. Oggi è in programma un’altra seduta, alla quale avrebbe dovuto partecipare il Ministro Castelli, il quale giustamente ha rinunciato a causa del clima che è stato creato ad arte contro di lui. Il Guardasigilli non si fa certo “processare” da nessuno. Tantomeno da qualche giudice togato infilato nel Csm. Egli non si sottrae ai suoi compiti istituzionali, sia ben chiaro, ma non vuole nemmeno prestarsi a provocazioni, agguati, imboscate, attacchi frontali da parte di gente che si ostina incredibilmente a riconoscere la sua autorità, il suo incarico, il suo prestigio ed è pronta solo a insultarlo, a diffamarlo, a calunniarlo, quasi mai direttamente ma per interposta persona (o giornale o giornalista).
Figuriamoci se il Guardasigilli accetta di misurarsi con gente che, anziché rendersi conto del prestigio e del ruolo dell’alto organismo di cui fa parte, si comporta come dei “girotondisti”, cioè come quella frangia della sinistra e dei Ds che chiedono un continuo braccio di ferro su ogni cosa e in ogni campo per logorare Roberto Castelli, e quindi Silvio Berlusconi e il suo governo, nell’attesa della da loro tanto agognata “spallata risolutiva”. Che ormai tarda a venire da oltre due anni...
Castelli sa benissimo che il Csm ormai è una sorta di vero sindacato dei magistrati, il luogo in cui le correnti si scontrano non al servizio dei cittadini e della giustizia, ma per averla vinta negli incarichi direttivi, più prestigiosi, remunerativi e importanti dal punto di vista del potere “politico”. È nel Csm che qualcuno vorrebbe creare una specie di ultima ridotta in cui fare opposizione al governo, ovviamente protetti da una super-immunità, da privilegi e stipendi meravigliosi e invidiabili, preclusi ai comuni mortali.
Perché, alla luce di questo discorso, era utile, soprattutto per la Boccassini e Colombo, che la notizia della loro iscrizione sul registro degli indagati uscisse martedì sera e quindi sui giornali di mercoledì? Semplice: per fare in modo di approfittare del plenum del Csm da una parte per martirizzare i due Pm milanesi, dall’altra per usare come bersaglio il ministro Castelli con un nuovo “capo d’imputazione” (ma che c’entra lui con quell’esposto inviato a Brescia da un Comitato?), per tentare di isolare il ministro anche da quei consiglieri laici del Csm che non intendono far passare in silenzio la difesa d’ufficio della Boccassini e di Colombo deliberata dalla sesta commissione, che avrebbe travalicato, fra l’altro, anche le competenze che le sarebbero proprie.
Noi ci meravigliamo che Virginio Rognoni, saggio vicepresidente del Csm, possa accettare simili assurdi comportamenti e atteggiamenti da parte delle “furie rosse” dell’organismo che presiede così autorevolmente. Rognoni sa benissimo che la presenza di quell’atto dovuto di cui si è avuta notizia da Brescia avrebbe dovuto e potuto bloccare immediatamente ogni discussione sul tema poiché si sarebbe trattato di un’interferenza inammissibile su un’azione penale in corso. Ma evidentemente egli fatica a governare le “furie rosse”. E pensare che anche il Capo dello Stato non gradisce le infuriate proteste del Csm per ogni decisione che venga presa in via Arenula. Quando interverrà?
Torniamo a Brescia. La tempestività con cui il procuratore Tarquini è intervenuto, la solerzia che ha contraddistinto questo suo comportamento, i tempi (e le modalità) in cui la notizia è uscita, ci pare bastino da soli a presupporre quel “legittimo sospetto” che ci porta a considerare la Procura di Brescia come la meno adatta per una inchiesta di questo tipo.
E questo nonostante il fatto che Tarquini abbia considerato un atto urgente e dovuto, come suo dovere, l’iscrizione nel registro degli indagati dei due Pm milanesi. Vorremmo sbagliarci, ma tanta fretta, tanta rapidità, tanta celerità ci fanno capire e pensare che i primi a trarre vantaggi da questa situazione, nel presente e nel futuro, siano proprio coloro che dovrebbero essere indagati. Nel presente, per le ragioni che abbiamo spiegato. In futuro, poiché una celere archiviazione potrebbe portare acqua al loro mulino, bloccherebbe ogni altra possibilità di indagine sulle modalità di gestione del famoso fascicolo, potrebbe “autorizzarli” a farli proseguire su quella strada da anni intrapresa, e in sostanza li renderebbe ancor più “eroi” agli occhi di coloro che li vedono come povere vittime del regime, come miseri e indifesi bersagli senza alcuna tutela né difesa né privilegi. D’altra parte questo esposto apre uno spiraglio altamente pericoloso anche su un altro fronte, oltre che su quello del famoso fascicolo 9520: quello delle intercettazioni al Bar Mandara. Col fatto nuovo di queste ore a Brescia infatti, l’inchiesta in corso a Perugia, da parte del Procuratore aggiunto Silvia Della Monica, deve chiudersi in fretta col rinvio a giudizio dei due ispettori della polizia che, per conto della Procura di Milano, ordinarono il pedinamento di Squillante e la registrazione delle sue conversazioni col giudice Misiani. Il rinvio a giudizio riguarderebbe il fatto che tutti i periti hanno dichiarato che il resoconto delle bobine e quello dei verbali non solo è difforme, ma le bobine sono state manomesse. Se non ci fosse questo rinvio a giudizio in tempi brevi, per la dott. Della Monica, a questo punto, potrebbe esserci solo una possibilità: quella di inviare parte degli atti anche al procuratore di Brescia Tarquini, perché prosegua le indagini sulla bobina.
In realtà, Tarquini avrebbe già potuto attivarsi d’ufficio, visto che è competente per le inchieste relative ai colleghi milanesi. Ma la stessa rapidità dimostrata in queste ore non c’è mai stata. Perchè?
Le cautele dei magistrati in questa intricata vicenda sono state tantissime, favorite dal Csm che ha sempre chiuso ogni ipotesi di responsabilità anche solo disciplinare dei magistrati che si sono occupati delle registrazioni al bar Mandara. Il fatto che la procura di Brescia ora si muova non significa molto. Anzi, potrebbe aiutare la procura milanese ad allontanare da sé ogni sospetto sul fascicolo 9520 e forse anche sulla gestione sia del teste-chiave Stefania Ariosto sia delle registrazioni al bar Mandara. Ma l’inchiesta potrebbe anche offrire la possibilità di allargare l’indagine dei piemme bresciani a 360 gradi: allora tutto potrebbe accadere. E scoprire perché, per le intercettazioni al bar Mandara, fu mobilitata una struttura della polizia di Stato, lo Sco, che non aveva mai compiuto quel tipo di intervento per una inchiesta che non riguardava la criminalità organizzata. Non solo: ma all’indagine furono destinati dirigenti del Viminale ad altissimo livello e con il massimo delle coperture, a cominciare da una strana vicenda riguardante De Gennaro.
Il Pm perugino Della Monica, infine, deve fare i conti con un ufficio giudiziario, quello appunto della procura di Perugia, al centro anche di una indagine degli ispettori del ministero e della prima commissione del Csm che si trascina da un anno. A questo punto, la decisione di Brescia di indagare ad ampio raggio potrebbe aprire nuovi scenari per giungere alla verità. Ma potrebbe anche “salvare” con l’archiviazione Colombo e la Boccassini non solo da una ma da ben quattro situazioni scabrose: l’abuso d’ufficio presunto sul fascicolo 9520, la gestione del teste-chiave Ariosto, le modalità di indagine e di intercettazione al bar Mandara, l’inchiesta sulle manomissioni della bobina.
Quanto potere, e quante grane, nelle mani del Procuratore Tarquini! Ecco perché consideriamo, da una parte, molto sbagliato quell’esposto-denuncia (e ci meravigliamo che chi lo ha ideato e scritto non abbia fatto queste valutazioni), e in secondo luogo temiamo possa diventare un formidabile assist alla Boccassini e Colombo che in casi come questi difficilmente, e purtroppo, sbagliano un gol.
Gigi Moncalvo
quote:
Originally posted by Lupo Solitario
Il Giornale non ha smentito così come gli altri giornali. Non sono un esegeta di Platone ma mi chiedo: se la interpretazione di quei passi solleva perplessità di interpretazione, che senso poteva attribuirgli la modesta impiegata della Cancelleria che, con un senso dell’opportunità che sfiora il ridicolo si é sentita in dovere di affiancarvi la foto di Previti e Pacifico. La giustificazione? “Ci sono anch’io in quelle foto. Lontano, sullo sfondo”. Questa risibile giustificazione può accontentare i sinistri, che sono di palato grosso, ma qualcuno (ed io tra questi) non concede alcun credito a questi personaggini. E ti spiego il perché. Questa é la Procura dove i colleghi di Perugia hanno richiesto la documentazione del processo Iri Sme per verificare la correttezza delle prove. La poco avvenente Boccassini fa orecchie da mercante e non consegna nulla. La procura di Perugia, con un atto di gravità inaudita manda i Carabinieri a Milano e preleva (sequestra senza fare sofismi dialettici) la documentazione. Purtroppo “nella concitazione del momento” un maresciallo che lavora con la Boccassini da dieci anni, lascia cadere per terra il cd rom con l’intercettazione al Bar Mandara “che va in mille pezzi”. Evidentemente avvisano il poveraccio che, anche se privo della consueta custodia del valore di 10 cent, non va in mille pezzi neppure se lo getti dall’Empire State Building. E allora, da buon cariba cambia “inversione dei fatti” come direbbe il mio amico Andrea Mingardi. “Mentre stava cadendo - dice il tapino - ho chiuso le gambe per trattenerlo ed é finito a pezzi”. Bum! Neanche fosse King Kong! A chiunque non faccia il pizzaiolo o il pensionato é capitato di dover distruggere un cd rom, per motivi non sempre nobili. Provaci e sappimi dire. Un consiglio: mettiti dei buoni occhiali ed usa attrezzi robusti: non sarà facile.
In conclusione, questi ilari impiegati della Cancelleria di Milano non hanno ancora capito che il loro agghiacciante senso dell’humor da Circolo Arci se lo devono infilare in quel posto sino a farsi uscire palloncini di muco dal naso, prima che ci pensino mastini come Taormina. Cariba che rompono cd rom con le gambe, intercettazioni inesistenti e taroccate non vanno più.
Ho altro, da dire, caro Costa. Ma non mancherà occasione. Con i mattacchioni della procura milanese il divertimento é sempre assicurato. Dove lo trovi un altro posto dove il magistrato di punta, ora politico spuntato, era un tizio che affermava “E’ vero! L’ho sentito coi miei occhi!”. Io sono contrario a quel cattivaccio di Taormina che vuole scippare il processo a Milano. Secondo me sono giocosi, simpatici e molto divertenti. Purché non li si prenda sul serio, si capisce.
So long.
E non sono pollisti "per caso"..
Epilogo:
Bar Mandara: archiviate le accuse di Berlusconi
Giampiero Rossi
MILANO Anche la procura di Perugina da torto a Silvio Berlusconi e Cesare Previti, che si accingono incassare una nuova sconfitta nell’ambito della loro guerra personale contro i magistrati milanesi che li hanno mandati sotto processo.
Questa volta ai due indagati eccellenti è stata cancellata una delle ultime carte giocate per attaccare gli inquirenti del pool Mani Pulite: la presunta manipolazione delle ormai famose intercettazioni al bar Mandara di Roma, del 1996, cioè alcune delle prove su cui si è fondata l’accusa e poi la condanna per corruzione nel processo Sme-Ariosto.
Il procuratore aggiunto del capoluogo umbro, Silvia Della Monica, ha infatti depositato la richiesta di archiviazione delle accuse mosse nei confronti dei due ispettori dello Sco della polizia, Dario Vardeu e Stefano Ragone, che avevano curato le trascrizioni dei dialoghi tra l’allora sostituto procuratore di Roma Francesco Misiani e il giudice Renato Squillante intercettati al bar Mandara il 2 marzo 1996. Nei brani di conversazione catturati dagli investigatori emergeva che all’interno del “palazzaccio” circolava già la notizia delle indagini aperte dai colleghi milanesi e anche riferimenti a un conto bancario in Svizzera.
In ogni caso, anche sulla base di quelle intercettazioni, in seguitò, si sviluppo l’enorme filone di indagini che ha condotto Previti e Berlusconi al banco degli imputati. Ma i due, tra le tante manovre per bloccare le indagini, hanno anche giocato la carta del contrattacco con una denuncia alla procura di Brescia contro gli investigatori accusati di aver manipolato il contenuto di quelle registrazioni. In effetti qualcosa di “strano” c’era.
Ma adesso, dopo le perizie ordinate dai magistrati inquirenti di Perugina (dove nel frattempo l’inchiesta è stata trasferita per competenza), emerge la verità: non c’è stata alcuna manipolazione dolosa, ma semplicemente qualche alterazione involontaria dei supporti magnetici e informatici dovuta ai ripetuti trasferimenti e filtri eseguiti dai tecnici per renderne comprensibile il contenuto. Che tuttavia era stato trascritto e trasmesso dai due ispettori dello Sco ai magistrati di Milano già due giorni dopo l’intercettazione.
Per questo la stessa procura di Perugia, ora, chiede - e motiva con un provvedimento di una sessantina di pagine - al gip l’archiviazione delle accuse sollevate da Berlusconi e Previti. Peraltro è risultato del tutto evidente che i due investigatori non possono che aver appreso da quelle intercettazioni dell'esistenza di un conto bancario svizzero, dal momento che il fatto è poi risultato confermato dalle successive indagini.
A questo punto il premier si trova quindi senza quest’arma da utilizzare alla riapertura dello stralcio del processo Sme che lo vede imputato (la prima udienza è stata fissata per il 12 aprile prossimo). Il tutto dopo che su questo capitolo, quello della presunta manipolazione e distruzione delle prove d’accusa (per esempio la famosa rottura di un cd rom da parte di un collaboratore del pm Ilda Boccassini, che poi è risultata essere una semplice copia) Berlusconi, Previti e la loro squadra di avvocati aveva ha speso parole pesanti, giungendo a chiedere l’arresto dei presunti “colpevoli”.
Restiamo in attesa che qualcuno dei media "asserviti ai comunisti" ne faccia menzione...
Pollisti...




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