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Discussione: viva la crisi

  1. #1
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    Talking viva la crisi

    Nel mese di gennaio, le esportazioni verso i paesi extra UE sono diminuite del 14,7% rispetto allo stesso mese del 2003, mentre le importazioni hanno registrato una flessione dell'8,4%.

    Secondo i dati diffusi dall'Istat, nello stesso mese, il saldo commerciale con i paesi extra UE è risultato negativo per 1.940 milioni di euro, a fronte di un passivo di 1.538 milioni di euro registrato nel gennaio dello scorso anno.


    itagliani siete nella cacca.

  2. #2
    Viva la piadina!!!
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    Questo l'ho scritto inun atro 3S, ma nonmi fa di riscrivere tutto:

    Siccome si sta anche parlando del declino del' Italia analiziamo un po' i dati.

    Dal 1992 al 2002 (rapporto della WTO del 10/2/2004) l'Italia ha perso il 17.81% della sua quota nel mercato mondiale per i beni tangibili ed il 39.39% nei servizzi, ovvero nel pirmo caso siamo passati da una quota del 4.73% al 3.89% del 2002, nel secondo caso dal 6.24% del 1992 al 3.78% del 2002.
    Come si puo' notare il "declino" e' anteriore sia alla CDL che all' Ulivo, quindi il probblema come sostenuto fino ad ora sta nel nostro sistema produttivo, anche se in valori monetari e non percentuali si e' passati da esportare 178,155 milioni di USD nel 1992 agl'attuali 250,975 milioni di USD.

    Quindi questi dati indicano che la base del probblema sta neli tema produttivo.
    Ora vediamo i dati per capire la seconda causa dei nostri pobblemi ovvero le azioni dei nostri governi, ovvero se secondo i dati siano state implementate azioni che abbiano avuto un efetto positivo.
    Cerchiamo di prendre i dati secondo i governi (+/-)

    **Dal 1992 al 1996 siamo passati da esportare merci da 178,155 (1992) a 252,293 (1996 ) o in % dal 4.73% al 4.68% (nostra quota mondiale).

    **Dal 1996 al 2000 siamo passati da esportare merci per 252,293 (4.68%) a 240,521 (3.73%).

    **Dal 2000 al 2002 siamo passati da 240,521 (3.73%) a 250,975 (3.88%).

    Il nostro calo piu' vistoso lo abbiamo avuto fra il 1996 ed il 2002, dove abbiamo perso il 16.92% (fra il 1992 ed il 1995 il 4.25%), contro il F - 9.30% ed G - 2.40%.

    Nella tabella non vi sono i dati relativi al 2003 (anche se si trova nella sezione Intnl trade 2003 del sito della WTO), e qeusto e' un pecato dato chenel 2003 e' quando maggiormente s'e' fato sentir el'Euro "forte" o USD debole, come volete, quindi vedere l'impatto della forza dell' Euro da questa tabella non e' possibile, se qualcuno ha dati relaviti al 2003 sarebbe ottimo.

    Dato interessante, dal 2001 al 2002 siamo cresciuti piu' velocemente della Francia (+4% vs +3%), ma meno della Germania.
    Analizzando i dati dal 1992 al 2002, si puo' dire che la Germania si sia piu o meno destreggiata , in linea con Francia e Italia nella quota di mercato (-16.82% vs I -17.81% vs F -17.94%), nel mentre i servizzi, noi e Francia siamo tracollati (I -39.39%, F -32.15%) e la Germania ha perso unicamente - 0.20%.


    Analizzando e suddividendo i dati maggiormente vediamo che la 1996 al 2000 le nostre quote di mercato si sono ridotte del 20.26% contro la F -10.30% e la G - 12.02%.
    Come detto la causa principale e' il nostro sistema produttivo, difatti il declino (ma che e' generale per tutta la UE (che ha perso quasi +/- il 9.8% dal 1992 al 2002) e' praticamente una costante in termini percentuali di quote di mercato, anche se accetuatosi in un periodo ben specifico (senza far polemiche), ma quello ceh piu' mi preoccua e' che nellos tesso periodo non solo abbiamo avuto un tracollo in termini percentuali ma anche in soldoni da 252.293 (1996) a 240.521 (2000) un calo che prima pur perdendo quote di mercato non era avvenuto.
    Pur dando contro al govenro attuale non possiamo non notare che l'emorragia diperdita di quote di mercato, per lo meno dal 2000 al 2002, o meglio dal 2001 al 2002 s'e'piu' o meno fermatao se volete stabilizzata, recuperando anche in termini di "soldoni", passando dai 240.521 (2000) ai 250.975 (2001).

    Come detto non ho dati relativi al 2003 (euro forte), ed e' sicuramente troppo poco come informazione per dare un giudizio definitivo, ma l'evidenza dei dati resta.

    Le tabelle della WTO le potete trovare:

    http://www.wto.org/english/res_e/st...leading_traders
    (goods)

    http://www.wto.org/english/res_e/st...leading_traders (services)

    Saluti

  3. #3
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    In Origine Postato da chiarezza
    togliti i paraocchi che è ora, sai nel 2001 no0n è successo nulla.. la crisi che nel 2001 stava passando è migliorata a settembre!

    ma va a durmì che lè ura....

    Infatti, i vs. se ne erano certamente accorti .... basterebbe vedere le previsioni di crescita inserite nei DPEF e nelle finanziarie 2003.

    Vatti a riposare, che è meglio.

    "La guerra è la vicenda in cui innumerevoli persone, che non si conoscono affatto, si massacrano per la gloria e per il profitto di alcune persone che si conoscono e non si massacrano affatto." (Paul Valèry, poeta francese).

  4. #4
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    In Origine Postato da Amati75
    Questo l'ho scritto inun atro 3S, ma nonmi fa di riscrivere tutto:

    Siccome si sta anche parlando del declino del' Italia analiziamo un po' i dati.

    Dal 1992 al 2002 (rapporto della WTO del 10/2/2004) l'Italia ha perso il 17.81% della sua quota nel mercato mondiale per i beni tangibili ed il 39.39% nei servizzi, ovvero nel pirmo caso siamo passati da una quota del 4.73% al 3.89% del 2002, nel secondo caso dal 6.24% del 1992 al 3.78% del 2002.
    Come si puo' notare il "declino" e' anteriore sia alla CDL che all' Ulivo, quindi il probblema come sostenuto fino ad ora sta nel nostro sistema produttivo, anche se in valori monetari e non percentuali si e' passati da esportare 178,155 milioni di USD nel 1992 agl'attuali 250,975 milioni di USD.

    Quindi questi dati indicano che la base del probblema sta neli tema produttivo.
    Ora vediamo i dati per capire la seconda causa dei nostri pobblemi ovvero le azioni dei nostri governi, ovvero se secondo i dati siano state implementate azioni che abbiano avuto un efetto positivo.
    Cerchiamo di prendre i dati secondo i governi (+/-)

    **Dal 1992 al 1996 siamo passati da esportare merci da 178,155 (1992) a 252,293 (1996 ) o in % dal 4.73% al 4.68% (nostra quota mondiale).

    **Dal 1996 al 2000 siamo passati da esportare merci per 252,293 (4.68%) a 240,521 (3.73%).

    **Dal 2000 al 2002 siamo passati da 240,521 (3.73%) a 250,975 (3.88%).

    Il nostro calo piu' vistoso lo abbiamo avuto fra il 1996 ed il 2002, dove abbiamo perso il 16.92% (fra il 1992 ed il 1995 il 4.25%), contro il F - 9.30% ed G - 2.40%.

    Nella tabella non vi sono i dati relativi al 2003 (anche se si trova nella sezione Intnl trade 2003 del sito della WTO), e qeusto e' un pecato dato chenel 2003 e' quando maggiormente s'e' fato sentir el'Euro "forte" o USD debole, come volete, quindi vedere l'impatto della forza dell' Euro da questa tabella non e' possibile, se qualcuno ha dati relaviti al 2003 sarebbe ottimo.

    Dato interessante, dal 2001 al 2002 siamo cresciuti piu' velocemente della Francia (+4% vs +3%), ma meno della Germania.
    Analizzando i dati dal 1992 al 2002, si puo' dire che la Germania si sia piu o meno destreggiata , in linea con Francia e Italia nella quota di mercato (-16.82% vs I -17.81% vs F -17.94%), nel mentre i servizzi, noi e Francia siamo tracollati (I -39.39%, F -32.15%) e la Germania ha perso unicamente - 0.20%.


    Analizzando e suddividendo i dati maggiormente vediamo che la 1996 al 2000 le nostre quote di mercato si sono ridotte del 20.26% contro la F -10.30% e la G - 12.02%.
    Come detto la causa principale e' il nostro sistema produttivo, difatti il declino (ma che e' generale per tutta la UE (che ha perso quasi +/- il 9.8% dal 1992 al 2002) e' praticamente una costante in termini percentuali di quote di mercato, anche se accetuatosi in un periodo ben specifico (senza far polemiche), ma quello ceh piu' mi preoccua e' che nellos tesso periodo non solo abbiamo avuto un tracollo in termini percentuali ma anche in soldoni da 252.293 (1996) a 240.521 (2000) un calo che prima pur perdendo quote di mercato non era avvenuto.
    Pur dando contro al govenro attuale non possiamo non notare che l'emorragia diperdita di quote di mercato, per lo meno dal 2000 al 2002, o meglio dal 2001 al 2002 s'e'piu' o meno fermatao se volete stabilizzata, recuperando anche in termini di "soldoni", passando dai 240.521 (2000) ai 250.975 (2001).

    Come detto non ho dati relativi al 2003 (euro forte), ed e' sicuramente troppo poco come informazione per dare un giudizio definitivo, ma l'evidenza dei dati resta.

    Le tabelle della WTO le potete trovare:

    http://www.wto.org/english/res_e/st...leading_traders
    (goods)

    http://www.wto.org/english/res_e/st...leading_traders (services)

    Saluti
    http://www.cooperweb.it/focusonline/...berusconi.html








    Guardati poi le classifiche di competitività del WEF ..... dove siamo al 41° posto ............ e controlla quante posizioni abbiamo perso in due anni.

    Poi guardati i dati dell' inflazione della zona euro e, indicami un altro Paese che con crescita quasi 0 ( 04% sia nel 2002 e nel 2003 ) abbia allo stesso tempo avuto inflazione in rialzo.




    Le cifre di Eurostat: siamo fanalino di coda
    nei settori più importanti di sviluppo


    Lavoro, ricchezza e ricerca
    è fermo il motore italiano


    Il Pil pro capite è sotto la media Ue

    Record di giovani che lasciano gli studi


    ROMA - Come fa un paese di "quasi poveri" a tornare fra i quasi ricchi? Come ci si rimette in carreggiata? La risposta dovrebbe essere: investendo, producendo, vincendo la sfida della internazionalizzazione, attirando e creando ricchezza. Il che vuol dire anche puntare sulle tecnologie e far sì che le nuove leve siano preparate, competitive, dotate - magari - di buon grado d'istruzione. Se così stanno le cose - a guardare i numeri e le ricerche Eurostat - l'Italia non è messa affatto bene. Rispetto agli altri paesi arranca in quasi tutte le classifiche che contano.

    Non ce la fa a mantenere la media e spesso scivola sotto.

    L'Eurispes ha appena dipinto il ritratto di un paese sulla strada del declino, dove i poveri diventano più poveri e anche chi fino a qualche anno fa viveva tranquillo, ora convive con diverse ansie. La foto insomma di un paese che deve invertire la rotta. L'ufficio statistico dell'Unione Europea non da, a questo proposito, cifre incoraggianti.

    Partiamo dalla ricchezza prodotta: a parità di condizioni e fatta cento la media Ue pro capite le stime per quest'anno ci collocano nel fascia dei "meno". Per la prima volta non raggiungeremo la media, ma ci fermeremo ad un misero 98,3 lontano anni luce dalla svettante Irlanda, ma anche dalla Gran Bretagna e dalla Francia. Sotto la quota dell'Unione, ma comunque meglio di noi, c'è anche la Germania, paese dove però l'inflazione è inchiodata all'1 per cento contro il nostro 2,7 (la media della Ue, dati 2003, è del 2).

    Difficile dunque restare competitivi. Difficile anche convincere gli altri a credere in noi: tant'è che nella classifica degli investimenti stranieri sono troppi i partner che ci superano. Se la formula irlandese è un caso da manuale, un mix di incentivi e dettassazioni che conquista il cuore degli imprenditori, c'è da chiedersi perché - meglio di noi - facciano anche i paesi che negli ultimi tempi hanno perso smalto. La Francia, per esempio: la media dei flussi in entrata e uscita rispetto al Pil è del 4 per cento. La tranquilla Austria sta all'1,7. L'Italia all'1,3.



    Perdente è il confronto sulla disoccupazione di lungo periodo: la media dell'Unione è bloccata al 3 per cento della popolazione attiva, L'Italia sta al 5,3. Peggio di noi, fra i 15, solo la Grecia.

    Poco promettenti anche tutti i risultati riguardo i rimedi da mettere in atto per rilanciare la sfida. Gli investimenti annui nell'hi-tech, per esempio. Contro il dato complessivo della Ue che Eurostat fissa al 3 per cento del Pil non andiamo oltre un risicato 1,9. Se la via d'uscita è quella di puntare sui giovani, preoccupante è l'abbandono degli studi fra gli iscritti alla Università: anche qui Bruxelles fotografa l'Unione ad un già altro 18,1 per cento degli iscritti. Ma gli italiani che se ne vanno prima di raggiungere la laurea sono il 24, 6 per cento. Urge colpo d'ala.
    (l. gr.)


    (1 febbraio 2004) La Repubblica.
    "La guerra è la vicenda in cui innumerevoli persone, che non si conoscono affatto, si massacrano per la gloria e per il profitto di alcune persone che si conoscono e non si massacrano affatto." (Paul Valèry, poeta francese).

  5. #5
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    In Origine Postato da ossoduro
    http://www.cooperweb.it/focusonline/...berusconi.html


    Bye

    Ok.. ai dati dell' WTO appporti un bel lin..ma che nulla centra con quei dati complimenti..

    Allor ami ripsondi a quie dati, che sono altrettanto innegabili, ovvero che il maggiore tracollo delle esportazioni dei beni (Ma se guardiamo ai servizzi il trend e' uguale ) lo si e' avuto governi dell' Ulivo, e che a partire dal governo della CDL il trend si e' invertito, ripeto non ho i dati 2003 (Euro forte).

    Ovvero che pur avendo probblemi anteirorei di declino, con l'Ulivo si osono accentuiati, da qui ovviamente molti dei nostri porbblemi che sisentono tutt'ora... e ripeto, lo dicono i dati WTO, non io.

    Non lo dico io.. ma i dati WTO.

  6. #6
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    Ossoduro che fdai.. invece di rispondere mi posti altri dati??

    Primo si devono trovare le radici dei probblemi attuali, e le radici se guardiamo i dati del WTO sono antecedenti all' Ulivo e alla CDL, ma nonostante cio' si sono accentuati con l'Ulivo... (RIPETO DATI WTO, non de Il Giornale o della La Repubblica o miei...)

    I probblemi di un paese si devono risolvere seriamente, e seriamente li si risolvono cercando le cause e adottando soluzioni per le cause.
    Se il nostro Declino e' iniziato da prima del 1996 le cause vanno cercatre nel nostro sistema produttivo, ovvero un sistema basato sulle PMI che andava benissimo fino al 1995, poi dopo con l'avvento delle nuove tecnologie e sopratutto quelle relazionate all'IT anche i colossi ed i dinosauri hanno avuto la possibilita' di essere flessibili davanti ai cambiamenti sempre piu' frequenti dei mercati.

    Aggiungiamoci che molte nostre aziende non si sono rinnovate, sono afette da nanismo, ovviamente abbiamo avuto 6 anni di tracollo che sicuramente non hanno aiutato, aziende che si basavano troppo sulle svalutazioni della Lira, ed ora tale possibilita' non essendoci piu' sono impreparate (logico.. non si sono adeguate), aggiungiamoci l' Euro al presente che ha valutazioni che sono irreali e dil mix e' bello pronto.

    I probblemi li si risolve capendoli ed attenendosi alla realta', non alla ideologia o alla campagna elettorale....

  7. #7
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    In Origine Postato da Amati75
    Ok.. ai dati dell' WTO appporti un bel lin..ma che nulla centra con quei dati complimenti..

    Allor ami ripsondi a quie dati, che sono altrettanto innegabili, ovvero che il maggiore tracollo delle esportazioni dei beni (Ma se guardiamo ai servizzi il trend e' uguale ) lo si e' avuto governi dell' Ulivo, e che a partire dal governo della CDL il trend si e' invertito, ripeto non ho i dati 2003 (Euro forte).

    Ovvero che pur avendo probblemi anteirorei di declino, con l'Ulivo si osono accentuiati, da qui ovviamente molti dei nostri porbblemi che sisentono tutt'ora... e ripeto, lo dicono i dati WTO, non io.

    Non lo dico io.. ma i dati WTO.
    te lo avevo aggiunto sopra.

    Vatti a vedere i dati della competitvità del WEF ........ ora siamo al 41° posto ..... controlla dove eravamo prima dell' avvento al governo degli incompetenti .................. e conta quante posizioni abbiamo perso.

    Dimmi, infine, quale altro paese europeo abbia associato a bassa crescita inflazione in salita. questo sì che è un miracolo economico.

    Poi , infine, rispondi sui dati del PIL di Eurostat ................. è il PIL medio che dimostra il livello di crescita o di regresso di un Paese......... dentro il quale, poi si dovrebbe andare a vedere la distribuzione per classi di reddito e, forse, ti accorgeresti che il divario tra le classi si è ulteriormente aggravato a favore dei ricchi ........... e ciò significa che il livello di reddito della maggior parte della popolazione è peggiorato.

    Lascia stare ........ altrimenti ti seppellisco di dati.

    Bye
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  8. #8
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    In Origine Postato da ossoduro
    te lo avevo aggiunto sopra.

    Vatti a vedere i dati della competitvità del WEF ........ ora siamo al 41° posto ..... controlla dove eravamo prima dell' avvento al governo degli incompetenti .................. e conta quante posizioni abbiamo perso.

    Dimmi, infine, quale altro paese europeo abbia associato a bassa crescita inflazione in salita. questo sì che è un miracolo economico.

    Poi , infine, rispondi sui dati del PIL di Eurosta ................. è il PIL medio che dimostra il livello di crescita o di regresso di un Paese.

    Lascia stare ........ altrimenti ti seppellisco di dati.

    Bye
    Carissimo... secondo il rapporto della competitivita' siamo al 41 posto nel mentre col L'Ulivo eravamo piu' in alto... bene...spiegami come mai, con l'Ulivo siamo passati da esportare 252,293 milioni di dollari del 1996 ai 240,521 milioni di USD nel 2000, e spiagami sempre come mai si e' passati dai 241.134 milioni di USD nel 2001 ai 250.975 del 2002, ovvero in un anno per fortuna nostra abbiamo recuperato quelllo che durante l' Ulivo si era perso fra il 1996 ed il 2000.

    RIPETO, DATI WTO.

    Come ti ho spiegato nel post antecedente, i nostri probblemi sono anteriori, con l'Ulivo si sono semplicemente accentuati, non che li ha causati l'Ulivo, li abbiamo ereditati, ma ovviamente le cose fatte dall' Ulivo hanno peggiorato la situazione, o se vogliamo non hanno aiutato a cambiare il trend (anzi).
    E sai come mai un tracollo tale delle esportazioni ci afetta nel resto.. perche' l'Italia ha un bisogno della madonna delle entrate delle esportazioni.. facile.. se esportiamo meno, vi sono meno lavori, meno ordinativi, cala la fiducia, meno risorse per il governo ecc.... non e' complicato.

    Ovvero tutti i dati che mi puoi postare sono CONSEQUENZE di politche economiche disastrose di anni addietro, oltre principalmente a un sistema produttivo afetto da nanismo e dalla non ri-innovazione, che ripeto, sono addirittura anteriori all' Ulivo..

    Fa meno campagna elettorale e ' piu' adesione alla realta' dei problemi che e' meglio.

    Noto che tu apporti i dati..ma non li analizzi mai, sai com'e' i dati li si deve anche capire, non solo leggere.

  9. #9
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    Parliamo di questo famoso Ranking WEF.

    Vi domanderete.. su cosa si basa?

    SI basa su:

    -Livello Tecnologico dle paese e nelle aziende
    -Settore Pubblico
    -Macroeconomia

    Sapendo questo cosa possiamo dedurre, oltre unicamente a leggere il ranking come fanno molti?


    Soffermiamoci sui primi due, che essendo cmq la maggiorparte influenzano il risultato finale.

    Nel primo punto le nostre aziende, per la maggiore le OMI non si sono mai rinnovate come le nostre concorrenti, questo e' di dominio pubblico, come ben sappiamo questo e' uno dei fattori che hanno permesso il nostro declino, specie dal 1995 in poi con l'avvento delle nuove tecnologie.

    Nel secondo fattore come tutti ben sappiamo abbiamo un dinosauro per settore pubblico, molto poco innovativo, inefficente, burocratico fino all'esasperazione.
    Questo fattore come quello sopra e' una eredita' del passato, logicamente piu' legato al mondo politico che il primo fattore.


    Sul terzo punto posisamo dire che stando al giudizio del FT, riflette non solo la situazione economica reale, ma anche (e non sempre e' la stessa cosa) la percezione della stessa.

    Poi bisogna capire che vi sono 2 Rancking, uno per la competitivita' che si basa sui fattori esposti sopra o GCI nel quale l'Italia e' al 41 posto (che alla luce della metodologia non e' quindi una sopresa... poca innovazione e settore pubblico inefficente), nel secondo rancking che e' quello del Business Competitiviness Index, l'Italia e' stabile al 24 posto, sempre melgio quindi che nel GCI.
    Il BCI si basa su fattori come la produttivita' attuale, la microeconomia, la qualita' dell' ambiente del Business e la sofisticatezza e le strategie delle compagnie.

  10. #10
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    [http://www.ilsole24ore.com/SoleOnLin...1186078474/IMG]



    http://www.ilsole24ore.com/SoleOnLin...2.0.1186078438




    La competitività di un paese è misurata dalla sua capacità di esportare e di contenere le importazioni ( basta che ti guardi il primo grafico). Negli anni dell ' Ulivo quel divario import/export esistente nel 96 nel 2001 risultava azzerato ................. guarda caso ha cominciato a riformarsi poco dopo l' insediamento del governo Berlusconi e la tendenza in quesi due anni è stata sempre una maggiore divaricazione tra le due curve.

    Al riguardo un parametro molto significativo è dato dal saldo della bilancia commerciale.

    Secondo i dati della Banca d'Italia, il nostro paese è passato da un saldo positivo della bilancia commerciale per le merci di 32,5 mld di euro del 1998 a 17,3 nel 2002, mentre sul fronte dei servizi si è passati da un attivo di 4,4 mld di euro ad un passivo di - 3,7.


    Gli economisti chiamano "politica industriale" l'insieme di misure che hanno la finalità di sostenere il sistema produttivo nazionale, compatibilmente con le regole comunitarie ed internazionali che vietano gli aiuti di Stato.

    Da più parti viene segnalata l'assenza di una politica industriale nel nostro paese, sebbene va detto che in alcuni settori le autorità pubbliche fanno un buon lavoro, come è il caso dell'Ice (Istituto del Commercio estero), e degli altri istituti che sostengono le imprese italiane nei mercati esteri (la Sace, che assicura i crediti da export, la Simest, che finanzia le joint venture all'estero).

    Ma questo non basta. Cosa si può fare allora per migliorare il contesto produttivo nazionale?

    Le risposte purtroppo non sono semplici, né di immediata attuazione, ma è probabile che lo sviluppo passi per queste strade:

    1) Investimenti in alcune tecnologie di grande impatto nel futuro: si fa riferimento alle tecnologie dell'idrogeno che influenzeranno molti settori economici (trasporto, energia, chimica), alle biotecnologie (farmaceutica e sanità), alle tecnologie spaziali (che possono avere un forte impatto economico per l'utilizzo commerciale dello spazio), ed energetiche. L'Italia non manca di cervelli, ma non si fa nulla per promuovere la loro attività (vedi recenti riforme dell'università e dei centri di ricerca pubblici e stanziamenti pubblici).

    2) Sviluppo delle risorse umane: l'Italia ha il più basso tasso di laureati rispetto agli altri paesi (10% della popolazione attiva, invece di una media del 20% degli altri paesi sviluppati), e la cultura costituisce un valore socialmente sottostimato (es. vedi i palinsesti televisivi, ricchi di programmi di scarso o nessun contenuto culturale). Un maggior spazio nei programmi di studio delle materie economiche e scientifiche potrebbe dunque aiutare la crescita del sistema Paese.

    3) Rafforzamento della legalità (es. semplificazione dei processi, inasprimento delle pene): finché un operatore economico può fare più soldi attraverso truffe, evasione fiscale, lavoro nero, piuttosto che lavorando seriamente per rafforzare l'impresa, alcuni di questi operatori (quelli disonesti) sono portati a seguire queste scorciatoie, con danno degli operatori onesti che si trovano di fronte a concorrenti sleali; non solo, ma la difficoltà a contrastare fenomeni come il racket indebolisce il settore produttivo, che è portato a limitare la propria crescita.

    4) Rafforzamento della credibilità del Paese: le politiche industriali sono oggi sempre più frutto della diplomazia, in quanto le alleanze hanno successo solo se effettuate con partner internazionali; l'uscita da consorzi internazionali (es. Airbus 400A), e atteggiamenti irriguardosi verso gli stranieri (es. anche contro i turisti tedeschi) non aiutano certo il Paese ad affermarsi nei mercati internazionali.



    I provvedimenti del Governo sono andati senza dubbio nella direzione di migliorare il sistema produttivo nazionale ........................... infatti i risultati si vedono ad occhio nudo.


    BYE
    "La guerra è la vicenda in cui innumerevoli persone, che non si conoscono affatto, si massacrano per la gloria e per il profitto di alcune persone che si conoscono e non si massacrano affatto." (Paul Valèry, poeta francese).

 

 
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