Maddalena.
Applaude la maggioranza, critiche dalla Margherita. Il Psd’Az: insulto all’autonomia
Roma cancella il voto dei sardi: sì all’ampliamento della base
La Camera approva due mozioni: «Rispettare gli impegni tra Italia e Usa»
Roma_Avanti con la ristrutturazione del punto di appoggio, ma con l’impegno a mantenere i posti di lavoro esistenti e l’ambiente della Maddalena. È questo l’esito delle mozioni sul futuro della base americana discusse ieri alla Camera, che con questo voto calpesta l’espressione del Consiglio regionale autonomo della Sardegna. Neanche un mese fa, il consiglio aveva votato contro la ristrutturazione della base.
La Camera ha approvato i documenti del centrodestra, presentati distinti ma poi unificati, di Gianfranco Anedda (capogruppo di An) e Antonio Leone (Fi), ma anche in parte quelli del centrosinistra (a firma di Luciano Violante per i Ds, Elettra Deiana, Rc, e Clemente Mastella, Udeur). Con le mozioni approvate il Governo è impegnato a «mantenere gli impegni sottoscritti dall’Italia con gli Usa», a «portare avanti la realizzazione della riqualificazione del punto di appoggio logistico dell’Isola di Santo Stefano». Il sottosegretario alla Difesa Francesco Bosi ha anche accolto parte dei testi dell’opposizione, che impegnano il governo a mantenere i «livelli occupazionali del personale civile dell’arsenale militare», «approntare o rendere noto il piano di emergenza», «adottare iniziative dirette a tutelare gli interessi e il diritto alla salute della popolazione locale», fornire «dettagli sulla futura destinazione delle aree e strutture militari», garantire «continuative attività di monitoraggio» ambientale.
Fin qui, la sostanza degli impegni assunti. Cui sono seguiti reazioni a non finire. Ermete Realacci, deputato della Margherita, la definisce una decisione «arrogante e subalterna», agli Stati Uniti naturalmente. Ma c’è chi tira fuori anche un’altra subalternità, questa volta verso Roma. Lo fa Giacomo Sanna (Partito sardo d’azione): «La subalternità politica del centrodestra in Sardegna non ha limiti. Il voto è un insulto alle istituzioni autonomistiche della Sardegna, peggiore persino delle dichiarazioni offensive del ministro Martino. Oggi il postfascista Anedda e i deputati sardi che hanno votato a favore dell’ampliamento della base Usa sono riusciti a superarlo per tracotanza e arroganza».
Nell’aula romana prendono la parola in tanti. Antonello Soro (Margherita) attacca il «profilo minimalista e elusivo del governo», grazie all’intervento del sottosegretario alla Difesa Salvatore Cicu; Carmelo Porcu (An) ricorda «la vocazione alla tradizione militare del popolo sardo»; Francesco Carboni (Ds) chiede come mai debba essere dismesso l’arsenale e così «consegnare l’economia della Maddalena alla marina americana». Interviene anche Franco Grotto (Sdi), che ricorda i 24mila ettari di terra sarda appaltata a servitù militari, e non può mancare la Lega, che per voce di Federico Bricolo definisce la sinistra «demagogica e antiatlantica», che si oppone «all’ampliamento di una base militare già presente nel nostro paese». Su come si debba definire il sito, base o no, nemmeno il testo di maggioranza fornisce un’unica versione: in quello di Anedda si parla di «base strategica della marina militare americana», in quello di Leone di «area di supporto logistico navale». Mah. Base o no, sarà possibile, come ipotizzato da Antonello Cabras (Ds) durante la discussione generale, spostare la base alle Lipari? L’americana Carla Mc Carthy, addetto stampa del comando delle basi americane in Europa, risponde da Napoli: «È molto prematuro discutere di ogni possibile cambiamento futuro».
Diana Zuncheddu
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Le dichiarazioni di Bricolo, che per altro stimo, sono molto brutte e aprono, a mio avviso, la necessità di una discussione interna.
E' il momento, a mio parere, di:
1) Uscire da questo governo filo-atlantico, oltrechè giacobino e anti-identitario dopo aver da esso ottenuto quanto più possibile.
2) Denunciare con ogni forza e mezzo la sudditanza all'America che è non meno pericolosa per le libertà dei popoli di commissione europea, banca centrale e Roma.
3) Denunciare l'unilateralità arrogante e liberticida con la quale lo Stato decide in materia di servitù nazionali da stanziare sul territorio.
4) Ritornare fra la gente, rilanciare l'idea padana e portarla avanti, in piena autonomia, con coerenza e pazienza.




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