Un pò di storia sull'ultimo popolo che si arrese all'invasore romano
(cenni storici)
Sull’esistenza dei Salassi vi è documentazione scritta certa e sicura. Nelle cronache di guerra romana si legge che i Salassi e i Leponzi erano Tribù Taurische. Nel secolo II° a.C., i Romani estesero il proprio dominio sulla Gallia Cisalpina, cioè sull’Italia Settentrionale. Fu così che i Salassi entrarono in contatto diretto con i "padroni del mondo". Nel 143 a.C., il Console Appio Claudio Pulcro, attaccò i Salassi, ma ne fu sconfitto e lasciò in campo 10.000 soldati. Secondo i Romani egli perse la battaglia perché non aveva fatto precedere al combattimento i dovuti sacrifici propiziatori. Si decise, allora, di ripetere la spedizione. Questa volta furono inviati due Decemviri. Appio Claudio poté affrontare una seconda volta i Salassi, dopo aver abbondantemente sacrificato agli Dei. Li vinse, uccidendone 5.000, però, siccome il bilancio delle due battaglie era deficitario per il numero dei soldati morti, gli fu negato il trionfo.
Si sa che nel territorio dei Salassi vi erano miniere d’oro e che essi erano padroni dei passi alpini. Stornavano l’acqua della Dora per il lavaggio dell’oro e, per questo motivo, erano in continuo contrasto con gli abitanti della pianura, che abbisognavano di acqua per l’irrigazione. Erano pure in conflitto con i Romani e li provocavano con continui atti di brigantaggio, arrecando grave danno ai viaggiatori che percorrevano il territorio per recarsi in Gallia.
Anche gli abitanti della nuova città di Eporedia (Ivrea) non riuscivano a far valere le proprie ragioni su di loro, perciò i Romani decisero di trovare un accordo soddisfacente. Nel 43 a.C., il Console Decio Bruto, in fuga da Modena, giunse in Valle d'Aosta e, per transitare, dovette pagare un tributo di una dramma per soldato.
A partire dal 35 a.C., il Legato di Augusto, Antisto Vetere, li assediò, facendo loro mancare il sale. Ma appena questi ripartì per Roma, essi si precipitarono a far provvista di sale ed affrontarono la nuova guarnigione. Fecero rotolare massi sulle colonne di soldati in marcia, riuscirono addirittura a rubare in denaro del Console nell'accampamento. Fu così che Augusto, terminate le guerre civili, si accinse ad eliminare questa isola di ribellione. Egli inviò contro di loro Aulo Terenzio Varrone Murena, nel 25 a.C. Costui riuscì con l'astuzia, dove non si era riusciti con la forza. Convocò i Salassi per pagare un tributo, in cambio di una tregua. Essi, ingenuamente, accettarono, cosicché fu facile, per i soldati romani catturarli. Strabone ci riferisce che Augusto li fece vendere come bottino di guerra, dopo averli condotti ad Eporedia. Si contarono 36.000 prigionieri, tra cui 8.000 combattenti. Furono tutti venduti all'asta dallo stesso Terenzio Varrone che li aveva vinti. Dopo questo episodio i Romani poterono costruire Augusta Praetoria (Aosta).
(cenni storici)
Sull’esistenza dei Salassi vi è documentazione scritta certa e sicura. Nelle cronache di guerra romana si legge che i Salassi e i Leponzi erano Tribù Taurische. Nel secolo II° a.C., i Romani estesero il proprio dominio sulla Gallia Cisalpina, cioè sull’Italia Settentrionale. Fu così che i Salassi entrarono in contatto diretto con i "padroni del mondo". Nel 143 a.C., il Console Appio Claudio Pulcro, attaccò i Salassi, ma ne fu sconfitto e lasciò in campo 10.000 soldati. Secondo i Romani egli perse la battaglia perché non aveva fatto precedere al combattimento i dovuti sacrifici propiziatori. Si decise, allora, di ripetere la spedizione. Questa volta furono inviati due Decemviri. Appio Claudio poté affrontare una seconda volta i Salassi, dopo aver abbondantemente sacrificato agli Dei. Li vinse, uccidendone 5.000, però, siccome il bilancio delle due battaglie era deficitario per il numero dei soldati morti, gli fu negato il trionfo.
Si sa che nel territorio dei Salassi vi erano miniere d’oro e che essi erano padroni dei passi alpini. Stornavano l’acqua della Dora per il lavaggio dell’oro e, per questo motivo, erano in continuo contrasto con gli abitanti della pianura, che abbisognavano di acqua per l’irrigazione. Erano pure in conflitto con i Romani e li provocavano con continui atti di brigantaggio, arrecando grave danno ai viaggiatori che percorrevano il territorio per recarsi in Gallia.
Anche gli abitanti della nuova città di Eporedia (Ivrea) non riuscivano a far valere le proprie ragioni su di loro, perciò i Romani decisero di trovare un accordo soddisfacente. Nel 43 a.C., il Console Decio Bruto, in fuga da Modena, giunse in Valle d'Aosta e, per transitare, dovette pagare un tributo di una dramma per soldato.
A partire dal 35 a.C., il Legato di Augusto, Antisto Vetere, li assediò, facendo loro mancare il sale. Ma appena questi ripartì per Roma, essi si precipitarono a far provvista di sale ed affrontarono la nuova guarnigione. Fecero rotolare massi sulle colonne di soldati in marcia, riuscirono addirittura a rubare in denaro del Console nell'accampamento. Fu così che Augusto, terminate le guerre civili, si accinse ad eliminare questa isola di ribellione. Egli inviò contro di loro Aulo Terenzio Varrone Murena, nel 25 a.C. Costui riuscì con l'astuzia, dove non si era riusciti con la forza. Convocò i Salassi per pagare un tributo, in cambio di una tregua. Essi, ingenuamente, accettarono, cosicché fu facile, per i soldati romani catturarli. Strabone ci riferisce che Augusto li fece vendere come bottino di guerra, dopo averli condotti ad Eporedia. Si contarono 36.000 prigionieri, tra cui 8.000 combattenti. Furono tutti venduti all'asta dallo stesso Terenzio Varrone che li aveva vinti. Dopo questo episodio i Romani poterono costruire Augusta Praetoria (Aosta).
(cenni storici)
Sull’esistenza dei Salassi vi è documentazione scritta certa e sicura. Nelle cronache di guerra romana si legge che i Salassi e i Leponzi erano Tribù Taurische. Nel secolo II° a.C., i Romani estesero il proprio dominio sulla Gallia Cisalpina, cioè sull’Italia Settentrionale. Fu così che i Salassi entrarono in contatto diretto con i "padroni del mondo". Nel 143 a.C., il Console Appio Claudio Pulcro, attaccò i Salassi, ma ne fu sconfitto e lasciò in campo 10.000 soldati. Secondo i Romani egli perse la battaglia perché non aveva fatto precedere al combattimento i dovuti sacrifici propiziatori. Si decise, allora, di ripetere la spedizione. Questa volta furono inviati due Decemviri. Appio Claudio poté affrontare una seconda volta i Salassi, dopo aver abbondantemente sacrificato agli Dei. Li vinse, uccidendone 5.000, però, siccome il bilancio delle due battaglie era deficitario per il numero dei soldati morti, gli fu negato il trionfo.
Si sa che nel territorio dei Salassi vi erano miniere d’oro e che essi erano padroni dei passi alpini. Stornavano l’acqua della Dora per il lavaggio dell’oro e, per questo motivo, erano in continuo contrasto con gli abitanti della pianura, che abbisognavano di acqua per l’irrigazione. Erano pure in conflitto con i Romani e li provocavano con continui atti di brigantaggio, arrecando grave danno ai viaggiatori che percorrevano il territorio per recarsi in Gallia.
Anche gli abitanti della nuova città di Eporedia (Ivrea) non riuscivano a far valere le proprie ragioni su di loro, perciò i Romani decisero di trovare un accordo soddisfacente. Nel 43 a.C., il Console Decio Bruto, in fuga da Modena, giunse in Valle d'Aosta e, per transitare, dovette pagare un tributo di una dramma per soldato.
A partire dal 35 a.C., il Legato di Augusto, Antisto Vetere, li assediò, facendo loro mancare il sale. Ma appena questi ripartì per Roma, essi si precipitarono a far provvista di sale ed affrontarono la nuova guarnigione. Fecero rotolare massi sulle colonne di soldati in marcia, riuscirono addirittura a rubare in denaro del Console nell'accampamento. Fu così che Augusto, terminate le guerre civili, si accinse ad eliminare questa isola di ribellione. Egli inviò contro di loro Aulo Terenzio Varrone Murena, nel 25 a.C. Costui riuscì con l'astuzia, dove non si era riusciti con la forza. Convocò i Salassi per pagare un tributo, in cambio di una tregua. Essi, ingenuamente, accettarono, cosicché fu facile, per i soldati romani catturarli. Strabone ci riferisce che Augusto li fece vendere come bottino di guerra, dopo averli condotti ad Eporedia. Si contarono 36.000 prigionieri, tra cui 8.000 combattenti. Furono tutti venduti all'asta dallo stesso Terenzio Varrone che li aveva vinti. Dopo questo episodio i Romani poterono costruire Augusta Praetoria (Aosta).
Il popolo dei Salassi. (articolo di Massimo Rosa)
Sull'origine dei Salassi le ipotesi sono diverse, una afferma che i Salassi fossero una tribù celtica stanziata in una zona dell'Europa Centrale e parte della cultura di Hallstatt , che per un aumento della popolazione locale, si staccò dal sito originario seguendo l'antica via del sale e valicando i passi alpini giunse ad insediarsi nel Mediterraneo.
Successivamente si insediarono nell'attuale Valle d'Aosta e Canavese, sovrapponendosi ai gruppi etnici che già popolavano quelle terre.
Un'altra ipotesi è quella sostenuta dal De Tillier, che attribuisce l'origine dei Salassi come discendenti del mitico Ercole, al cui seguito Cordelo figlio di Statielo, discendente dalla stirpe di Saturno si sarebbe insediato nella Valle a capo dei Salassi,antico popolo della Gallia Transpadana, dove fondò appunto la leggendaria città di Cordela, dal nome del suo fondatore. Ma purtroppo questa ipotesi non fu mai presa in considerazione,se non, come leggenda che non rispecchiava nemmeno il mito di Ercole.
Di questa leggendaria Cordela il De Tillier ritenne di poter stabilire approssimativamente la data di fondazione nel 1158 a.C.
L'Abbé Henry nella sua Histoire populaire, religieuse et civile de la Vallée d'Aoste, ha ipotizzato la venuta dei Salassi intorno al 1200 a.C. e che Cordela potrebbe trovarsi nella zona di Jovençan ma piu' probabilmente a Saint-Martin-de-Corléans,la cui nomenclatura denoterebbe una derivazione da Cordelus/Cordelanus.
I risultati della ricerca archeologica sul sito di Saint-Martin-de-Corleans, fanno riferimento a periodi antecedenti e per quanto riguarda la mitica città Salassa, non ci sono per ora prove a suo favore,visto che il sito in questione era un antico luogo di culto utilizzato in continum, nelle diverse epoche storiche. L'ipotesi di un insediamento da parte di una popolazione arrivata in Valle d'Aosta e Canavese, dall'Europa Centrale potrebbe essere non del tutto infondata, se si tiene in considerazione che Appiano Marcellino narra che, nel corso delle guerre Illiriche, i generali romani Antistio Vetere e Messala Corvino nelle marche danubiane del Norico, si scontrarono con la tribù dei Salassi.
Secondo la documentazione di molti storici, si può affermare che il popolo Salasso dominava tutto l'alto Canavese e la Valle d'Aosta, dove transitavano altre tribù Celtiche come i: Taurini nell'area corrispondente all'incirca alla provincia di Torino; i Bagienni nella zona di Cuneo, Mondovì, Bra e Saluzzo; i Laevi fra Trino Vercellese e Chivasso; gli Epuriati (Buriates-Eburiates) Alba, Asti e Valle del Tanaro; i Dertonines abitavano la zona dell'attuale Tortona e la Valle dello Scrivia; gli Epanteri, alta valle del Tanaro; i Caburrenses/Caburiati fra il Pellice e il Po; Ocelenses e Lancenses stanziati nelle Valli delle tre Sture; i Vittimuli occupavano il territorio nella zona orientale della Serra d'Ivrea i Vertamacori nella zona di Novara; i Sallui o Libui nel Vercellese.
Fra tutte queste etnie celtiche e celtoliguri ci furono anche altre tribù che si stabilirono a nord del fiume Po come gli Insubri, Cenomani e a sud i Boi, Senoni, Lingoni.
Nel processo di romanizzazione del territorio, il primo scontro con i Salassi avvenne nel 143 a.C. sotto il consolato di Appio Claudio, ma i romani subirono una grande sconfitta con la perdita di 5000 uomini. Lo scontro che si svolse secondo la tradizione, tra Verolengo e Brandizzo e lascia chiaramente intuire fino a dove si spingeva il territorio Salasso.
Purtroppo seguirono altre battaglie e non a favore dei Salassi, i quali spinti dalla penetrazione romana si rifugiarono nelle valli e alture montane anche se dalla battaglia con Appio Claudio la Valle d'Aosta rimase ancora per più di un secolo in mano ai Salassi.
Il fatto che i Salassi si siano dimostrati dei nemici irriducibili, pronti alla riscossa dopo ogni sconfitta subita, va ad onore e vanto di un popolo fiero e indomito, che fu piegato solo con l'inganno e il tradimento.
Nel 100 a.C. il Senato Romano decise la fondazione della colonia militare di Eporedia (Yporegia,vocabolo sicuramente celtico che Plinio ne fa' derivare il nome da una parola gallica che significa "buoni domatori di cavalli") ma nonostante Roma abbia assegnato a Eporedia (IVREA) circa 3000 coloni con il rispettivo seguito di familiari, schiavi ,ecc… non riuscirono mai a ostacolare le continue scorrerie che i Salassi perpetravano a danno dei romani. Ecco cosa scrive Strabone in proposito:"Ancora in tempi recenti i Salassi, ora combattendo ora interrompendo le guerre contro i romani,continuano,nonostante tutto,a conservare la loro potenza e per l'abitudine al brigantaggio, provocano danni rilevanti a coloro che percorrono il loro territorio per valicare i monti". In un altro passo Strabone cita:"Quando Decimo Bruto scappò da Modena, i Salassi pretesero il pagamento di una dracma a testa; e quando Messalla svernò vicino ad essi, dovette pagare in contanti la legna da ardere e gli olmi per costruire i giavellotti e le armi da esercitazione. Questi uomini una volta rubarono persino dalla cassa il denaro di Cesare Augusto e rovesciarono dei macigni su colonne di soldati, col pretesto che stavano costruendo una strada e gettando dei ponti sui torrenti".
Di alcuni insediamenti Salassi sparpagliati per il Canavese e la Valle d'Aosta ci rimangono delle prove nei toponimi di molti paesi e ampie zone di territorio.
Ma come vestivano,quali erano le loro caratteristiche fisiche e sociali, come era il loro territorio? Per queste risposte come per molte altre, dobbiamo prendere come riferimento quello che ci riportano gli storici.
Questo ci racconta Strabone sul loro territorio: "Attraverso il territorio dei Salassi, ci sono rupi e dirupi smisurati, che ora incombono sulla strada, ora si spalancano al di sotto, di che anche un piccolo passo falso è il pericolo è inevitabile, perché la caduta avviene su precipizi di profondità abissale. Li' poi la stradaè, in certi tratti, cosi' stretta da causare le vertigini a coloro che la percorrono a piedi e alle stesse bestie da soma che non vi siano avvezze: quelle del posto, invece, trasportano i loro carichi con sicurezza." (un resto preromano accertato di tracciato mulattieroè quello di Avise(AO) in corrispondenza della stretta di Pierre Taillée, undici gradini irregolari tagliati con lo scalpello nella roccia e le sostruzioni ciclopiche scoperte pochi anni fa nel tratto Donnas-Bard (AO) non dovrebbero essere di molto anteriori alla fondazione di Augusta Pretoria (Aosta).
Ecco cosa ci dice DIODORO SICULO sulla vita nel loro territorio: "I Salassi abitano una terra aspra e del tutto povera,conducono una vita dura. Essendo infatti il territorio selvoso, alcuni di essi,portano possenti e pesanti scuri,tagliano la legna per tutta la giornata, lavorano la terra, spaccano pietre, causa l'eccessiva asprezza del terreno: non sollevano infatti nessuna zolla senza pietrame. E,tuttavia, pur incontrando una tal sofferenza nelle loro attività, riescono a domare la natura con la loro costanza e sopportando molte fatiche, colgono a stento rari frutti. A condividere siffatta fatica hanno come compagne le donne, abituate a lavorare alla pari degli uomini. Compiono poi frequenti battute di caccia nelle quali, mettendo mano su molte fiere, compensano la povertà che viene dai frutti. Poiché appunto, vivono sui monti e sono abituati ad affrontare asperità incredibili, diventano forti e muscolosi nel corpo. In questi luoghi le donne hanno la forza e l'audacia degli uomini, gli uomini di fiere. Hanno poi un armatura più leggera di quella dei romani, li protegge infatti uno scudo oblungo, conforme all'uso gallico, e la tunica è fermata da una cintura e si cingono di pelli di fiere e hanno una spada di media lunghezza.
Sono forti e audaci non solo per la guerra, ma anche nei confronti delle difficoltà che, nella vita, presentano asprezze.
Scrive di loro Ammiano Marcellino:"Quasi tutti i galli sono di statura piuttosto alta,bianchi di carnagione e fulvi di capelli,terribili per la fierezza dello sguardo, bramosi di risse e di un'insolenza eccessiva". Così l'audacia dei Salassi nei confronti dei romani viene sottolineata e non solo da Ammiano Marcellino, ma anche da Dione Cassio e da Appiano.
Continua Ammiano dicendo:"La voce della maggior parte di costoro, è terribile e minacciosa, siano essi tranquilli o adirati;tutti,poi,curano con perfetta e uguale diligenza l'igiene del corpo. Ogni età è perfettamente idonea all'arte delle armi e il vecchio va al combattimento con coraggio uguale a chi è nel fiore degli anni."
Per quanto concerne l'abbigliamento, gli autori antichi scrivevano che i Celti indossavano le bracce, dei pantaloni che ritroviamo anche presso altre popolazioni dell'Europa Orientale. Questi come le vesti e le stoffe in genere erano in lino, canapa, lana, colorati e decorati in modo vivace, a quadri o a striscie di dimensioni variabili.
Per quanto riguarda la vita sociale, l'organizzazione e il costume doveva essere quello comune nella società celtica.Vi era un rapporto decisamente paritario,uomo/donna all'interno della società, infatti Cesare nel "De Bello Gallico"cita che, nel matrimonio quando un uomo prendeva una donna in moglie, era obbligato a pagare lo stesso prezzo che la sposa aveva portato a lui e dopo aver messo il patrimonio in comune, esso veniva amministrato da tutti e due i coniugi. Se uno dei due coniugi moriva, l'altro riprendeva dal capitale messo in comune solo la sua parte, mentre il resto andava alla famiglia del defunto. A differenza dell'uso romano, la donna dopo il matrimonio non entrava a far parte della famiglia del marito con i propri beni, essa ne rimaneva la proprietaria.
Il matrimonio era un contratto sociale e non religioso, nel quale due persone erano libere di decidere di separarsi.
Un altro aspetto molto importante, forse il più importante, era quello religioso, che vedeva la sua più grande manifestazione nella natura e nei suoi ritmi. Un popolo animista per eccelenza, proprio per la condotta di vita in armonia con l'elemento naturale, che ne forgiava la mentalità e il modo di porsi nei confronti del mondo esterno.
Essi avevano un pantheon religioso molto articolato che potrebbe far si, che si pensi a loro come politeisti, mentre invece la loro unicità nel concetto del divino, veniva manifestata nelle diverse forme naturali e sovrannaturali. (come nei Santi per il Cattolicesimo)
Ma purtroppo tutto questo mondo semplice e profondo al tempo stesso era destinato a finire con l'avvento dell'Imperialismo Romano, e a rendere più comprensivo il concetto ecco cosa esprime Calcago, capo dei Caledoni a proposito di Roma e dei Romani: "predatori del mondo intero, poiché non trovano più terre da devastare, implacabilmente, si mettono ad esplorare il mare. Se i nemici sono ricchi sfogano la loro avidità, se poveri la loro vanità: a saziarli non bastano ne l'oriente ne l'occidente. Soli tra tutti con uguale ardore bramano ricchezze e miseria. Distruggere, trucidare, rubare: questo con falso nome chiamano impero, e quando fanno il deserto, lo chiamano pace.
Ma nella toponomastica, nelle tradizioni, nel profondo della nostra anima,nelle rievocazioni storiche, riecheggia la loro voce come nella poesia a loro dedicata.




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