...il pelo

Allarme, allerta, aita. Pelo naturale del
tipo non drammatico e fatale. La destra si riprende il pelo e pure il vizio. Peggio che la solitudine del riformista. E allora “Meglio nude che in pelliccia”, così come facevano Naomi Campbell, Cindy Crawford e Claudia Schiffer. E meglio nuda che in pelliccia lo ripete oggi, minacciando, Natalia Aspesi. Lo ripete perché nel frattempo, Naomi – certamente malignamente influenzata da Daniela Santanchè – riappare avvolta in regali pelli d’animale che esaltano “la sua bellezza ferina”. Forse che inciampa in un pregiudizio razzista la Aspesi?
Allarme, allerta, aita. E’ “ferina” perché selvaggina, la signorina? Allarme, allerta, aita. Urge precisazione ecosolidale e arcobalenica e comunque, “Meglio nuda che in pelliccia” ripete, e lo ripete a monito, la Aspesi. Lo dice alle ragazze, soprattutto se ricche, cui “non importa niente che solo dieci anni fa la pelliccia fosse considerata di destra”. Aspesi che ha un’etica animaletica e glamour non sopporta questo ritorno dell’extra-lusso. Addolorata, registra il trionfo in defilé di manti, mantelli, colli e colletti di vero pelo. Indignata, spiega tra le righe del suo editoriale su Repubblica – un tempo scriveva peana sulle meraviglie di Milano2, la città berlusconiana – che la coscienza ecologista è sparita perché infine c’è l’orribile destra al governo che impone il pelo alle donne.
Allarme, allerta, aita. “La pelliccia è sexy, in sottordine calda, e allora perché avere sensi di colpa? Così in queste sfilate milanesi per il prossimo inverno, c’è stata la completa riabilitazione della pelliccia”.
Allarme, allerta, aita. Vade retro. Il revisionismo non fa strame solo delle memorie patrie, il morbo revisionista dilaga anche in sartoria. Pellicce a crochet, filo di visone, di scimmia, di volpe e di canguro. Peggio che la solitudine del riformista. Aspesi che declama “meglio nuda che in pelliccia” stigmatizza l’immagine dell’Imperatrice Caterina di tutte le Russie, pettoruta, vestita con giacchino corto e stretto. Già si vede nuda, pronta a sfidare l’abietto feticcio ma se solo potesse avvolgersi in un ampio mantello fatto di 216 animaletti, se solo potesse arrampicarsi nella voluttuosa e deliziosa crudeltà di von Masoch è certo che Aspesi darebbe via Milano2, il premio che le ha dato Enzo Biagi, la prima pagina di Repubblica e pure tutta la sua avvenenza social.

La destra si riprende il pelo e pure il vizio
ma ad onor d’ortodossia, c’è da dire che la destra ammazza gli uomini, non gli animali. E’ infatti la sinistra quella che scuoia gli animali e preserva gli umani. Ad onore d’ortodossia, la destra che affonda le sue radici negli “Uccelli migratori” di germanica memoria, è animalista, fedele alla terra, al sangue e al suolo, fedele alle feroci fiere dalle natiche nervose, quelle sì, ferine perché festanti intorno al carro di Dioniso. La destra si riprende pelo e vizio su carne viva. Ad onore d’ortodossia, Aspesi che è pur sempre una signora premiata da Biagi, dovrebbe riascoltare Giorgio Gaber, e dedicarsi ad argomenti più consoni all’alta moda democratica. Il morbo revisionista dilaga anche in sartoria, ma Aspesi che sa tenere alto l’allarme s’è fatta soffiare l’argomento del giorno:
Arthur de Villepin. Il ragazzino pacifista figlio di Dominique, testimonial della nuova collezione uomo di Krizia, già indicato come musetto di tigre. Questo era il pezzo della giornata, altro che pelo, ma meglio di lei, meglio di come l’avrebbe potuto fare Aspesi, l’ha svolto Laura Laurenzi.

saluti