Ok, eccomi. Ma guarda tu, le scarpe scamosciate, come le ho ridotte. Prese il primo di febbraio soltanto. Che schifo. D’altra parte, se piove otto giorni su sette… Oh. Hanno rimesso l’impalcatura sopra quel palazzo. Che ci facciano poi con tutte quelle travi. Tanto fa sempre schifo. Dovrebbero buttarlo giù… Va beh. Perchè sono qui? Aspetta… Ah, sì. Ok. Mi vuole parlare. Ok. Lei mi vuole parlare… così ha detto. Solita telefonata che non si capisce un cavolo. Ma Gesù, quelle frasi sconnesse… poi sta zitta e si distrae. Ma chi ci capisce… Mi vuole parlare? Qui? Ora? Sì, cavolo, sì. Chissà perché poi. Non l’ha voluto dire. Strano… non dice mai niente. Le solite paturnie. Comunque io ci sono. Che freddo. Mi è pure tornato quel tic con l’occhio. Uffa. Ok. Poi in questi ultimi tempi tutto è andato benino. No? Certo, cretinone, certo. Perché me lo chiedo? Io faccio quello che posso, e lo faccio anche bene. Come posso. Certo. Regali, carinerie, l’ho portata fuori. E quanto al sesso… si è mai lamentata? No. Mi sembra. E allora? Poi, cosa vuole. L’ho scelta io, io gliel’ho chiesto. IO. Quella volta… per poco non piangeva. Di gioia. Lo so che mi stava dietro da un paio di mesi. Sbavava. Tipico.
Oh Dio, tra poco è qui. Ma perché mi agito, dico io. Poi ho la coscienza pulita. Se si esclude quella volta del caffè… e cacchio, mi devo pure sorbire il caffè con la nonna? A parlare di quando suo marito aveva acquistato la ditta di scarpe, e che lei gli aveva consigliato di mettere da parte i risparmi, che poi lei aveva ragione, come sempre d’altra parte, e lo dice sempre lei che bisogna andare cauti con certe cose... sai che noia. Che poi ci mette pure la grappa perché “fa uomo”. Figurati. A me la grappa non è mai piaciuta. Che dovevo fare, mentire. Ma non è quello, no, cavolo. Lo so che non è quello. Hmm, chi si vede. La madre di Stefano. Ha trent’anni e ne dimostra cinquantacinque. Una volta no, però. Se ci penso… Dio, com’è deperita. Tutte a un certo punto… Tutte o quasi. Pensa se anche lei dovesse…pensa se poi… Brrr. No, no. Lei no. Ovviamente, direi. Non può, figurati. O muore prima o fa come Mina, che dopo l’80 chi l’ha più vista.
D’altra parte io sono nervoso e irascibile. Testardo, poi. E quando mi arrabbio divento vendicativo. Cattivo come un serpente. Sto sulle balle pure a me stesso. Ma non lo faccio apposta…! E’ che quando si gira e non ti parla, e non capisci che cosa intende, a cosa sta pensando… Che nervoso… Da prenderla su e… Vabbè. Ma intanto.. avrei potuto… potevo… dovevo. E invece, ogni volta a prendermela in quel modo. Che alla fine viene sempre lei a chiedermi scusa. Povera disgraziata.
Adesso vuole parlare. Ma cosa vorrà? Si è rotta. Si è rotta, e questo è quanto. E’ ovvio quel che vuole. Sbattermi in faccia tutto quanto – e fa bene. Si è rotta. Ok. E la capisco, in fin dei conti. Non solo scostante - e cazzoso, e cazzuto - ma poi chi l’ha mai capita. Mai una volta, mai una. Che sfigato. Ahahah, te la ricordi la faccia? Con quei fiori gialli che sembravano tirati fuori da una pattumiera… C’è poco da ridere. E il fioraio che aveva detto che le sarebbero piaciuti… ma io che cacchio ne capisco? Meno di lui, questo è fuori discussione. Poi parlo sempre a sproposito. Oppure non parlo proprio. E’ che certe volte sta zitta e basta. E io che ci posso fare? Il guaio è che non ho mai avuto argomenti davvero interessanti. Non so far divertire le persone, almeno, non lei. Certo devo averla esasperata. Pensavo di essere fatto per lei, e tutte quelle baggianate sulla perfetta intesa… see, pollo! Credici, tu. Mica si fa tutto con gli involucri dei cioccolatini. E questo cd? Cosa faccio? Che poi ci metto sempre tutto quel jazz. A lei non piace, lo so. Sorrisi di circostanza, certo. Dissimula. E’ anche brava, per quello. Dov’è il cestino… ecco, buttato. Toh. Così imparo.
Bene, adesso lei viene e mi pianta. Chiaro come l’oro. Si sarà incazzata perché sono rimasto al bar per il compleanno di Daniele: classica goccia che fa traboccare il vaso. Tutto come da copione. Ma che peccato, però. Mi viene da piangere… cretino, aspetta, aspetta. Ultima, residua dignità. Mi sudano le mani. Oddio, eccola. Che carina! Ma non sembra accigliata… non credere. Fanno così, si tolgono il broncio e ti spiattellano tutto in faccia con la calma di un coccodrillo. Imperturbabili, impassibili, gelide. Tipico. Come fanno poi, dico. Mi prude il sedere. Tossisci un attimo… Ok. Eccola, eccola. Allora, vado sul sobrio, poi si vede. Tanto ormai.
- Ehi… ciao!
- SMACK!
Ma che… Ah, era solo… - Che cosa? Un anno? UN ANNO? Oddio! Oddio! Un anno! Insieme! Amore, ti voglio bene…




Rispondi Citando
