78) Cfr. H. Thomas, o.c., vol. II, p. 557. Cfr. anche E. Malefakis, La guerra de España, o.c., p. 539 s. A questo punto si può inserire l'episodio dell'uccisione di alcuni sacerdoti baschi. Nella regione basca qualche vescovo e diversi sacerdoti parteggiarono per i repubblicani. Giravano voci che purtroppo durante la guerra alcuni di questi sacerdoti presero anche le armi contro i nazionalisti. La Chiesa ritenne vere queste voci e non approvò tale comportamento in quanto la lotta armata non è collimante con la vocazione sacerdotale. Nella lettera pastorale (1 luglio 1937) i vescovi indirettamente rimproverano questi sacerdoti "per non aver ascoltato la voce della Chiesa" (n. 8). Da notare che "i baschi, nella zona repubblicana, professarono sempre, in maniera pubblica e coraggiosa, la propria fede cattolica" (H. Raguer, art. c., p. 190). Il clero basco replicò a quest'accusa. In realtà nessun sacerdote di quella regione era iscritto al Partito Nazionalista Basco e nessuno aveva preso le armi, nemmeno i cappellani militari. In realtà tra gli eccidi perpetrati dai nazionalisti c'è anche una lista di 14 sacerdoti baschi fucilati dall'esercito di Franco (ottobre 1936) non responsabili di delitti comuni e né di resistenza armata ma solo per aver sostenuto il fronte repubblicano. Non si trattò di persecuzione religiosa ma di vendetta politica. (Cfr. H. Raguer, art. c., p. 161-165). Ugualmente resta come macchia l'uccisione (8-4-38) del leader della democrazia cristiana catalana, Manuel Carrasco i Formiguera, a Burgos da parte dei franchisti per il solo fatto di aver aderito alla Repubblica. Furono proprio queste atrocità commesse dai cattolici nazionalisti nella provincia Basca di tradizione cattolica che convinsero alcuni intellettuali cattolici francesi a prendere le distanze da Franco.
La Chiesa spagnola nella persecuzione
Autore: Mons. Vitaliano Mattioli {BOXPDF}
Curatore: Don Gabriele Mangiarotti
Fonte: CulturaCattolica.it ©




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