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    Predefinito Ho deciso di uscire dai DS.

    Dalla coraggiosa innovazione di Occhetto in poi, mi sono reiscritto al partito erede del vecchio PCi perchè ho colto nei dirigenti l'aspirazione ad una fortissima innovazione politica che ha accompagnato la fine del vecchio sistema in Italia.
    Noi diessini siamo i figli di quel crollo, noi meridionali, ancora di più, perché nel Sud non saremmo al governo di tanti Comuni, non avremmo trasformato tante città meridionali allo sfascio se non avessimo intercettato e interpretato il bisogno di una riforma politica e morale e un cambio radicale di classi dirigenti.
    Se attenuiamo ciò, noi rinneghiamo la nostra stessa origine e la nostra funzione. E così, di un sol colpo, nel giro di dieci anni perdiamo due identità, quella comunista e quella di trasformatori e innovatori della politica italiana. Io non voglio dare il tempo al vecchio sistema di riemergere, io non vorrei che noi fossimo inavvertitamente restauratori di vecchi equilibri.
    Le scelte cieche di questi giorni sulla missione in Iraq, oramai perseguono la tentazione restauratrice.
    E' indubbio che se rivendichiamo un presunto "primato della politica", inteso come separazione dalla pubblica opinione, il nostro declino diventerà una continuazione, spalmata nel tempo, dalla fine dei partiti della prima Repubblica. Non capisco ancora per quale superbia politica, per quale aristocratico disprezzo delle ragioni di chi ci ha votato, dobbiamo apparire gli ultimi epigoni della prima Repubblica, mentre per dieci anni c'è stato affidato il compito di essere protagonisti di un'altra storia.
    Purtroppo mi rendo conto che all'interno dei DS, quei pochi che stanno rimanendo la pensano in modo diametralmente opposto al mio. Per questo motivo oggi 23 febbraio ho deciso di riconsegnare al partito la mia tessera al fine di poter perseguire in altre forze politiche il mio disegno politico di effettiva sinistra.

    Angelo Severino

  2. #2
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    Predefinito

    Non sono dei DS ma capisco la difficoltà di molti militanti di base di quel partito in questo periodo.

    Sottolineo militanti di base: l'addio della Zelauta, di Falomi e di Asor Rosa sono la punta dell'iceberg.

    In realtà chi conosce le dinamiche che in questo momento si stanno muovendo nelle sezioni locali dei Democratici di Sinistra, dai dirigenti ai semplici iscritti, sa che è in corso un'incazzatura generale e generalizzata contro il gruppo dirigente. Anche io ho avuto l'occasione di parlare con iscritti piuttosto delusi e rammaricati.

    Non è un caso che la goccia che ha fatto traboccare il vaso sia, anche per te, la questione della guerra. Lungi da come scrive Oasis, la guerra non è un argomento secondario, che passa in secondo piano, dove si può avere due opinioni differenti che possono convivere in uno stesso partito. L'esodo a volte diventa l'unica via di uscita.

    P.G.
    "Vogliamo distruggere tutti quei ridicoli monumenti del tipo "a coloro che hanno dato la vita per la patria" che incombono in ogni paese e, al loro posto, costruiremo dei monumenti ai disertori. I monumenti ai disertori rappresentano anche i caduti in guerra perchè ognuno di loro è morto malidicendo la guerra e invidiando la fortuna del disertore. La resistenza nasce dalla diserzione"

    Partigiano antifascista, Venezia, 1943





  3. #3
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    Predefinito Re: Ho deciso di uscire dai DS.

    In origine postato da Severino
    Dalla coraggiosa innovazione di Occhetto in poi, mi sono reiscritto al partito erede del vecchio PCi perchè ho colto nei dirigenti l'aspirazione ad una fortissima innovazione politica che ha accompagnato la fine del vecchio sistema in Italia.
    Noi diessini siamo i figli di quel crollo, noi meridionali, ancora di più, perché nel Sud non saremmo al governo di tanti Comuni, non avremmo trasformato tante città meridionali allo sfascio se non avessimo intercettato e interpretato il bisogno di una riforma politica e morale e un cambio radicale di classi dirigenti.
    Se attenuiamo ciò, noi rinneghiamo la nostra stessa origine e la nostra funzione. E così, di un sol colpo, nel giro di dieci anni perdiamo due identità, quella comunista e quella di trasformatori e innovatori della politica italiana. Io non voglio dare il tempo al vecchio sistema di riemergere, io non vorrei che noi fossimo inavvertitamente restauratori di vecchi equilibri.
    Le scelte cieche di questi giorni sulla missione in Iraq, oramai perseguono la tentazione restauratrice.
    E' indubbio che se rivendichiamo un presunto "primato della politica", inteso come separazione dalla pubblica opinione, il nostro declino diventerà una continuazione, spalmata nel tempo, dalla fine dei partiti della prima Repubblica. Non capisco ancora per quale superbia politica, per quale aristocratico disprezzo delle ragioni di chi ci ha votato, dobbiamo apparire gli ultimi epigoni della prima Repubblica, mentre per dieci anni c'è stato affidato il compito di essere protagonisti di un'altra storia.
    Purtroppo mi rendo conto che all'interno dei DS, quei pochi che stanno rimanendo la pensano in modo diametralmente opposto al mio. Per questo motivo oggi 23 febbraio ho deciso di riconsegnare al partito la mia tessera al fine di poter perseguire in altre forze politiche il mio disegno politico di effettiva sinistra.

    Angelo Severino
    Per informazione, quali sarebbero queste forze politiche di effettiva sinistra?
    Padania libera fino all'indipendenza

  4. #4
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    il 70% degli elettori del Prc vuole l' accordo con l' Ulivo, te che rispondi?

  5. #5
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    In origine postato da Oasis
    il 70% degli elettori del Prc vuole l' accordo con l' Ulivo, te che rispondi?
    Che gli accordi si fanno sui contenuti.
    E siccome il 100% degli elettori del Prc e il 70% dell'Ulivo (sondaggio de Il Manifesto") sono contro la guerra e per il ritiro delle truppe, potremmo iniziare da questo.

    P.G.
    "Vogliamo distruggere tutti quei ridicoli monumenti del tipo "a coloro che hanno dato la vita per la patria" che incombono in ogni paese e, al loro posto, costruiremo dei monumenti ai disertori. I monumenti ai disertori rappresentano anche i caduti in guerra perchè ognuno di loro è morto malidicendo la guerra e invidiando la fortuna del disertore. La resistenza nasce dalla diserzione"

    Partigiano antifascista, Venezia, 1943





  6. #6
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    Predefinito

    In origine postato da Paddy Garcia
    Non sono dei DS ma capisco la difficoltà di molti militanti di base di quel partito in questo periodo.

    Sottolineo militanti di base: l'addio della Zelauta, di Falomi e di Asor Rosa sono la punta dell'iceberg.

    In realtà chi conosce le dinamiche che in questo momento si stanno muovendo nelle sezioni locali dei Democratici di Sinistra, dai dirigenti ai semplici iscritti, sa che è in corso un'incazzatura generale e generalizzata contro il gruppo dirigente. Anche io ho avuto l'occasione di parlare con iscritti piuttosto delusi e rammaricati.

    Non è un caso che la goccia che ha fatto traboccare il vaso sia, anche per te, la questione della guerra. Lungi da come scrive Oasis, la guerra non è un argomento secondario, che passa in secondo piano, dove si può avere due opinioni differenti che possono convivere in uno stesso partito. L'esodo a volte diventa l'unica via di uscita.

    P.G.
    La storia dell'incazzatura non mi convince.... credo che nel partito ci siano vari tipi di sensibilità. La prima è quella che sostiene la lista unitaria completamente, ed è una accettazione quasi emozionale, di solito è una posizione presa da compagni iscritti che non fanno parte del corpo attivo della sezione, che sentono molto il richiamo all'unità della coalizione.

    La seconda è la posizione di chi è contrarissimo alla lista unitaria, perché apre una prateria a sinistra, perché non dobbiamo fare un partito con la Margherita, perché dobbiamo cantare l'Internazionale e così via... posizione tenuta da qualche dirigente, ma, secondo me, in maniera abbastanza strumentale.

    La terza è la posizione di chi, pur critico e perplesso, si pone l'obiettivo di organizzare la campagna elettorale e di coinvolgere il maggior numero possibile di iscritti su questo progetto, chi ne vuole parlare e discutere, che ne approva alcuni tratti e ne critica altri...

    Ce ne sono anche altre, tipo quella (numero quattro) di chi è contrario alla lista unitaria perché non c'è l'Italia dei Valori e ci sono i socialisti (gli odiati socialisti, secondo qualcuno....)

    Oppure la posizione (numero cinque) di chi crede fortemente nella lista unitaria, crede nel progetto che c'è dietro, ed è convinto che una lista progressista sia il futuro della sinistra in Italia, con varie sfumature...

    La mia posizione personale sta sicuramente sulla numero tre e in buona parte sulla numero cinque.

    Mi rendo conto che molti compagni possano vivere con difficoltà questo momento, ma mi rendo anche conto che tirare fuori il problema della guerra per uscire dal partito mi sembra un po' un pretesto... perché se la guerra era veramente il problema, allora uscivi nel 2001 con la guerra in Afghanistan, o addirittura prima...

    Credo che la difficoltà dei compagni non sia legata alla guerra in Iraq (che tra l'altro è passata da un anno), ma a questioni ben più profonde, come l'universo valoriale di riferimento del partito, o la capacità di attuare i valori nel partito oggi.... La scelta della lista unitaria sicuramente influisce, ma influisce un po' su tutti....

  7. #7
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    In origine postato da Paddy Garcia
    Che gli accordi si fanno sui contenuti.
    E siccome il 100% degli elettori del Prc e il 70% dell'Ulivo (sondaggio de Il Manifesto") sono contro la guerra e per il ritiro delle truppe, potremmo iniziare da questo.

    P.G.
    Se è per questo anche Alternativa Sociale è contraria alla guerra... siete sicuri che i vostri contenuti non siano un po' troppo labili ?

  8. #8
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    per esempio l' 80% degli italiani è contro la Cirami eppure Berlusconi l' ha fatta....gli incazzati ci sono ovunque

  9. #9
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    Pur trovandomi (politicamente e topograficamente ) agli antipodi rispetto a Fiumerosso condivido gran parte della sua analisi.

    Il malpancismo di cui è affetta la base del Partito è in minima parte dovuta alla posizione assunta sul rinnovo della missione "Antica Babilonia", ma piuttosto ad una crisi di identità dovuta alla scelta della dirigenza e della platea congressuale (di tre anni fa), di imbarcarsi nell'avventura del Triciclo con le rotelle (repubblicane).
    Se a questo aggiungiamo che il fondatore del partito ha apertamente lanciato una sfida a sinistra a "qualcuno", la frittata è fatta.

    Quello che mi convince di meno sono le motivazioni elencate da Fiumerosso che sarebbero rappresentative dei compagni contrari al Triciclo.

    Il problema non sono le bandiere rosse e l'Internazionale, ma le basi su cui andiamo a costruire il futuro partito riformista (il progressista lo prendo come un lapsus).

    Se guardiamo alla recente agenda politica del partito e dell'organizzazione giovanile, sono emersi temi su cui siamo su posizioni antitetiche rispetto agli alleati centristi della Margherita:

    - divorzio breve
    - procreazione assistita
    - PACS
    - legalizzazione delle droghe leggere
    - pensioni

    Dato che concordo con Paddy riguardo il fatto che la politica si fa sui contenuti, mi chiedo quali possano essere quelli proposti dal futuro partito riformista.
    Se a questo aggiungiamo il fatto che nel corso della convensciòn del Triciclo siamo stati trattati come fratellastri (vedi le citazioni a ripetizione di Adenauer, Splinelli, De Gasperi e l'oblio in cui sono sprofondati Palme, Brandt, Berlinguer...), credo che le motivazioni per essere contrari al Listone siano altre che non quelle emozionali citate da Stefano...

    Questo poi non vuol dire che i compagni che nel tanto annunciato referendum avrebbero assunto una posizione contraria al Listone non abbiano la volontà di dare il loro contributo nel corso della campagna elettorale, come al solito evitiamo di fare questa contrapposizione manichea tra militanti "fedeli alla linea" e critici scansafatiche...

    Fraterni saluti

    P.S. mi stupisce soltanto che chi era tanto orgoglioso di essere socialista oggi svenda la propria identità politica con tanta facilità...

  10. #10
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    Predefinito

    In origine postato da Red River
    La storia dell'incazzatura non mi convince.... credo che nel partito ci siano vari tipi di sensibilità. La prima è quella che sostiene la lista unitaria completamente, ed è una accettazione quasi emozionale, di solito è una posizione presa da compagni iscritti che non fanno parte del corpo attivo della sezione, che sentono molto il richiamo all'unità della coalizione.

    La seconda è la posizione di chi è contrarissimo alla lista unitaria, perché apre una prateria a sinistra, perché non dobbiamo fare un partito con la Margherita, perché dobbiamo cantare l'Internazionale e così via... posizione tenuta da qualche dirigente, ma, secondo me, in maniera abbastanza strumentale.

    La terza è la posizione di chi, pur critico e perplesso, si pone l'obiettivo di organizzare la campagna elettorale e di coinvolgere il maggior numero possibile di iscritti su questo progetto, chi ne vuole parlare e discutere, che ne approva alcuni tratti e ne critica altri...

    Ce ne sono anche altre, tipo quella (numero quattro) di chi è contrario alla lista unitaria perché non c'è l'Italia dei Valori e ci sono i socialisti (gli odiati socialisti, secondo qualcuno....)

    Oppure la posizione (numero cinque) di chi crede fortemente nella lista unitaria, crede nel progetto che c'è dietro, ed è convinto che una lista progressista sia il futuro della sinistra in Italia, con varie sfumature...

    La mia posizione personale sta sicuramente sulla numero tre e in buona parte sulla numero cinque.

    Mi rendo conto che molti compagni possano vivere con difficoltà questo momento, ma mi rendo anche conto che tirare fuori il problema della guerra per uscire dal partito mi sembra un po' un pretesto... perché se la guerra era veramente il problema, allora uscivi nel 2001 con la guerra in Afghanistan, o addirittura prima...

    Credo che la difficoltà dei compagni non sia legata alla guerra in Iraq (che tra l'altro è passata da un anno), ma a questioni ben più profonde, come l'universo valoriale di riferimento del partito, o la capacità di attuare i valori nel partito oggi.... La scelta della lista unitaria sicuramente influisce, ma influisce un po' su tutti....
    Francamente, non mi sembra che la guerra in Iraq sia passata. Anzi, solo dopo la caduta di Saddam è inizata davvero, soprattuto contando i morti...

    Certamente: il nodo politico arriva dopo delle forti contraddizioni culturali. Io infatti ho parlato di goccia che fa traboccare il vaso. E' sempre così, anche nella scissione RC e PDCI il nodo politico era l'appoggio o meno a Prodi, ma in realtà dietro satava un conflitto fra culture politiche differenti.

    Cyrano pone proprio un problema di atteggiamento dei DS di fronte ai suoi alleati di listone. C'è quasi una paura di essere figlio di un Dio minore. Berlinguer (a cui Veltroni aveva dedicato la vittoria del 96) è sepolto da De Gasperi e perfino da Craxi. E' chiaro, soprattuto nelle zone in cui la radice dei valori di sinistra è sempre stata forte (come la Toscana in cui risiedo), ci sono scazzi incolmabili. Ad esempio, in vista delle elezioni amministrative nel comune agricolo piu grande d'Italia (vi lascio indovinare qual'è) molti ex-consiglieri DS e dirigenti locali, si presenteranno con il PRC, in una sorta di lista contrapposta al listone unico che - anche per i tempi brevissimi si sono formati un pò alla "buona" - mette insieme ceti politici ex DC ed ex PCI che fino al giorno prima nemmeno prendevano un caffè assieme.

    Mi chiedo a questo punto quale potrebbe essere il futuro dei DS: se il listone non fa il successo che si aspettava, gran parte del suo elettorato potrebbe spostarsi su Ochetto o su altri, accentuando la crisi del Partito.

    Se il listone va benissimo, Boselli, Parisi et simila avranno piu' argomenti per "ordinare" di mettere all'ordine del giorno la costruzione del Partito unico (democratico, riformista, chiamatelo come vi pare). Per cui di conseguenza per i DS all'ordine del giorno ci sarebbe il suo sciogliemento.

    P.G.
    "Vogliamo distruggere tutti quei ridicoli monumenti del tipo "a coloro che hanno dato la vita per la patria" che incombono in ogni paese e, al loro posto, costruiremo dei monumenti ai disertori. I monumenti ai disertori rappresentano anche i caduti in guerra perchè ognuno di loro è morto malidicendo la guerra e invidiando la fortuna del disertore. La resistenza nasce dalla diserzione"

    Partigiano antifascista, Venezia, 1943





 

 
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