VENETI CONTRO VENETI
(identità veneta a rischio)
Il seguente discorso è rivolto ai Veneti, ma esso vale per tutti i Popoli
della Terra.
La scienza definisce l’identità etnica secondo cinque parametri comuni a
tutti i membri che compongono l’etnia, in particolare le caratteristiche
fisiche fissate nel DNA dalla lunghissima selezione naturale da cui deriva l
’attaccamento degli individui alla propria stirpe. Gli altri caratteri sono:
memoria storica, lingua, etica collettiva e territorio. Un Popolo, perciò,
privo di questi caratteri è un Popolo morto e quello Veneto se non lo è ci
manca poco.
Dunque l’innata sensazione di appartenenza ad un’antica etnia (genos),
importante fattore aggregante, fondamentale per la difesa e la sopravvivenza
della specie, sta sprofondando nell’inconscio dei Veneti privandoli dell’
attaccamento alla propria “tribù” che li ha resi grandi in passato.
Anche la memoria storia (epos) vacilla se non fosse per l’interessamento di
pochi appassionati che inutilmente si sforzano di diffondere, mentre la
maggioranza ignora sia le origini che il cammino storico della propria gente
e questo aumenta il senso di estraneità al gruppo.
L’unico aspetto che ancora permette di distinguere i Veneti dagli altri è la
lingua materna (logos), ma la sua estinzione è imminente per la tendenza,
imposta, alla globalizzazione che conduce inevitabilmente all’omologazione
linguistica. E pensare che esiste la Legge 482/99 titolata "Norme in materia
di tutela delle minoranze linguistiche storiche" di cui usufruiscono dei
vantaggi dodici minoranze linguistiche, veneta esclusa, anche se questa è
la lingua di uno dei più antichi Popoli italici.
Un altro aspetto unificatore perduto dai Veneti è l’etica collettiva (etos),
cioè le norme morali e istituzionali comunemente accettate da tutti i membri
di un’etnia. Ormai i legislatori per accattivarsi gli stranieri, ed anche
gli oppositori politici, tendono a mescolare tradizioni e culture, ma sotto
questo democratico pluralismo in realtà si fa strada la pericolosa tensione
razziale e la disintegrazione sociale della multirazzialità dove ognuno
pensa ed agisce come vuole.
Il territorio (topos), infine, è un disastro. L’antica impronta veneta su
una terra ricca di boschi e fiumi non esiste più, è stata sommersa da
mostruosi agglomerati industriali, anonimi condomini, intricati reticoli
stradali con relativi ingorghi e tanto inquinamento, è una babele sempre
meno vivibile. Questa esagerata antropizzazione più che la manifestazione di
una Civiltà è l’immagine di una “vorace muffa che consuma il frutto Terra”.
E cosa fanno oggi di buono per la propria gente gli intellettuali e i
politici veneti? Niente! Gli intellettuali trattano solo della propria
specializzazione fregandosene del resto. I politici, invece, non vedono
nient’altro che lo sviluppo economico e gli interessi propri e di partiti,
clan, consorterie etc. Tutto gravita attorno al miracolo economico veneto: a
quando il miracolo intellettuale, spirituale e del recupero ambientale?
Ma sotto questo miracolo si nasconde il peggior nemico per la vita dei
Veneti rappresentato da certi imprenditori spinti dalla smania di un
ulteriore arricchimento, i quali tra speculazioni e sfruttamenti inducono le
meno competitive aziende satelliti a trovare espedienti per non fallire e
più l’azienda è piccola più il fenomeno è amplificato arrivando ai
laboratori famigliari che affidano volentieri la sopravvivenza all’evasione
fiscale usando figli e nonni e la più vantaggiosa manodopera
extracomunitaria sottopagata e spesso fuori regola, costringendo i
qualificati e diligenti operai veneti ad adeguarsi all’iniquo salario o ad
“andarsene al diavolo”. Qualcuno ha anche il coraggio di giustificare la
massiccia richiesta di manodopera extracomunitaria con la scusa che i Veneti
non vogliono più fare certi “lavori sporchi”. Proprio i veneti famosi per il
loro adattamento ai mestieri più duri ed umili. Niente di più falso, si
trovano, infatti, stranieri omogeneamente distribuiti in qualsiasi settore
produttivo, non manca neppure il caso di ristoratori che addestrano alla
meno peggio personale dell’Est per non assumere la più costosa gioventù
diplomatasi all’Istituto Alberghiero.
È facile che questo tema passi per razzistico ma nessuno può negare che la
pacifica convivenza tra i Popoli è possibile ottenerla solo lasciando ad
ognuno di essi la libertà di gestire il proprio destino senza alcuna
ingerenza straniera. Ecco che, allora, il farsi in quattro per sostenere le
cause di Popoli lontani come Tibetani, Kurdi, Palestinesi etc. diventa un
ricordo, ma intanto molti Popoli, Veneto compreso, stanno morendo soffocati
dall’avidità estrema dei più forti.




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