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Citazione:
In Origine postato da Dreyer
E difatti è la IV guerra d'indipendenza, per il raggiungimento dei sacri confini naturali della Patria e la liberazione delle terre irredente trentine e giuliano-dalmate.
W il Risorgimento! W la Patria!
No ma neanke IV guerra d'indipendenza...alcuni sostengono ke nn ha nulla a ke vedere col risorgimento o cn le guerre di ind...e io sn d'accordo cn loro...
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Citazione:
In Origine postato da Eegol
No ma neanke IV guerra d'indipendenza...alcuni sostengono ke nn ha nulla a ke vedere col risorgimento o cn le guerre di ind...e io sn d'accordo cn loro...
Ma certo, Eegol!
Diglielo, a quegli ignorantoni!, che tu hai sentito sostenere ke Trento e Trieste e Bolzano sono diventate indipendenti, NON con la IV Guerra d'indipendenza del '15-'18 come sostengono altri ke io ho sentito e con i quali io nn sn d'accordo.
Ripetilo a quei saccenti, Eegon, Ke l'indipendenza dei territori italiani è avvenuta unicamente e solo alla data di un 25 aprile... di sempre. Dilla: la "verità sociale"! (come direbbe molto giustamente un amico mio)
Ma guarda un pò!
Ke k....zo centrerà la Grande Guerra??!?
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a proposito...
dal "Corriere della Sera" di oggi (12/06/2004):
Mentre ricorre il settimo centenario della nascita, un saggio ripercorre il culto del poeta dal 1861 a oggi
L’Italia, una nazione fondata sul Petrarca
E' probabile che siano ben pochi, oggi, gli italiani e le italiane al corrente del fatto che nell'anno in corso cade il settimo centenario della nascita di Francesco Petrarca. Del tutto diversa, e non per caso, era invece la situazione esattamente un secolo fa, in occasione del sesto centenario. Della figura del Petrarca, e del miglior modo di festeggiare la ricorrenza, si discusse allora animatamente su giornali e riviste, mentre ogni scuola del regno non mancò di celebrare con dotte conferenze il cantore di Laura, certo, ma anche e soprattutto l'autore di quella canzone Italia mia che le generazioni del Risorgimento avevano considerato come una specie di manifesto patriottico in versi. Di questo tratta un saggio di Monica Berté dedicato a un argomento assai particolare, il «culto» di Petrarca nell'Italia del XIX e XX secolo, che rappresenta però un tassello significativo dei modi in cui si è costruita la nostra identità nazionale. Il fatto è che prima del 1861 l'Italia non era soltanto un'espressione geografica, come aveva osservato sprezzantemente il principe di Metternich; era anche una tradizione letteraria che certificava agli occhi dei patrioti, liberali o democratici, rivoluzionari o moderati che fossero, l'esistenza di una antica e gloriosa nazione. Non per caso le foscoliane Ultime lettere di Jacopo Ortis (un libro per il quale poi Mazzini, e non solo lui, «infanatichì») descrivevano la visita alla «sacra casa» del Petrarca compiuta dal protagonista, il quale vi si era recato «come uno di quei sacerdoti che taciti e riverenti s'aggiravano per li boschi abitati dagl'Iddii». Sul libro in cui i visitatori della dimora petrarchesca di Arquà potevano lasciar traccia di un loro pensiero, troviamo registrate alla data del 6 febbraio 1859, quando dunque lo scontro con l'Austria si avvicinava, le seguenti parole: «Petrarca, i tuoi sogni stanno per avverarsi!». La guerra piemontese del '59, la spedizione garibaldina del '60 sarebbero apparse altrettante prove del fatto che, come aveva appunto cantato il poeta, «l'antiquo valore ne l'italici cor non (era) ancor morto» .
Nato perciò il nuovo Stato nazionale, sembrava naturale cogliere ogni occasione per festeggiare i suoi grandi antenati, quei padri della patria che - prima d'essere Mazzini e Garibaldi, Cavour e Vittorio Emanuele - erano individuati in Dante o in Petrarca. Il libro della Berté si sofferma in particolare sulle due ricorrenze petrarchesche che caddero nei primi decenni del Regno: quella della nascita nel 1904, ma anche il quinto centenario della morte nel 1874 che rappresentò l'occasione per un folto pellegrinaggio ad Arquà. Vi partecipò anche Giosuè Carducci, il quale chiuse una prima giornata di declamazioni poetico-patriottiche ricordando - non diversamente dall'anonimo visitatore del '59 - come i fatti che avevano portato all'unificazione italiana fossero «già i voti, la sentenza, la politica del Petrarca nel secolo decimoquarto».
Ma l'attualizzazione del Petrarca avrebbe raggiunto punti ineguagliati molti decenni dopo quando, durante il fascismo, esponenti del regime come Roberto Forges Davanzati e Arrigo Solmi avrebbero addirittura considerato Petrarca l'anticipatore della Conciliazione tra Stato e Chiesa ovvero - in quanto autore dell' Africa - come profeta delle successive conquiste imperiali del fascismo. Un mese dopo l'entrata in guerra dell'Italia, nel luglio 1940, i reparti della divisione autotrasportata «Torino» compirono anch'essi un pellegrinaggio ad Arquà per celebrare, nelle parole del loro comandante, il cantore di un'Italia che stava diventando potente come mai prima d'allora, grazie a un altro grande italiano, Benito Mussolini.
Il fascismo portò ai suoi massimi eccessi quei riferimenti retorici e strumentali a Petrarca (e ai grandi italiani in genere) che nell'Italia democratica tenderanno a scomparire, o meglio si indirizzeranno verso altre, generalmente più recenti, figure della storia nazionale. Così, i nuovi centenari petrarcheschi - quello della morte nel 1974 e quello della nascita nel 2004 - non hanno suscitato e non suscitano che scarso interesse, a testimoniare oramai di un mutamento profondo rispetto all'Italia di Mussolini, ma anche a quella di Carducci.
Il libro: Monica Berté, «Intendami chi può. Il sogno del Petrarca nazionale nelle ricorrenze dall'unità d'Italia a oggi», Edizioni dell'Altana, pagine 250, euro 20]
Giovanni Belardelli
Cultura
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Non credo che ci siano state delle "glorie risorgimentali"
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In Origine postato da Thomas Aquinas
Non credo che ci siano state delle "glorie risorgimentali"
L'importante è che il Risorgimento ci sia stato.:D
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In Origine postato da Thomas Aquinas
Non credo che ci siano state delle "glorie risorgimentali"
Nooooooooooo! niente di paragonabile alle glorie ed alla costruttività repubblicane.
Per esempio: guarda cosa racconta la cronaca del giorno appena trascorso.
Il grande abbuffino appone la medaglia d'oro al tricolore napoleonico, assurto a bandiera di guerra dell'Arma.
Peccato che le motivazioni di cui è stata data lettura, pompose e rutilanti, non sarebbero state sufficienti, nel periodo risorgimentale, nemmeno per una menzione di lode.
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In Origine postato da Thomas Aquinas
Non credo che ci siano state delle "glorie risorgimentali"
Il Risorgimento stesso E' una gloria. :)
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In Origine postato da Dreyer
Il Risorgimento stesso E' una gloria. :)
Se fosse avvenuto come lo volevano i Papi sarebbe stato una gloria; così come è stato non credo proprio.
cordialmente
Thomas Aquinas
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In Origine postato da Thomas Aquinas
Se fosse avvenuto come lo volevano i Papi sarebbe stato una gloria; così come è stato non credo proprio.
cordialmente
Thomas Aquinas
Bisogna distinguere...e poi lo stesso PIo IX benedisse l'idea del Risorgimento italiano con la famosa "Benedite Gran Dio l'Italia".
Anche se ci sono pecche- fra cui la presa violenta di Roma e le leggi anticlericali- bisogna riconoscere che almeno si riuscì a unire politicamente una penisola così travagliata come la nostra.
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In Origine postato da Dreyer
Il Risorgimento stesso E' una gloria. :)
Si ma con qualche ....ombra !
Forse andrebbe riscritto in modo piu' aderente alla realta' e non cerfdo ne perderebbe.Per non capire nulla nella Storia ci sono due sistemi altretan tio sicuri: mitizzare o demonizzare.
Un saluto