Il Gazzettino Mercoledì, 10 Marzo 2004
SOCIETÀ
La cultura delle nostre tradizioni
Gentile Direttore,
le nostre tradizioni culturali si trovano nella condizione dei fiori recisi che vediamo nei vasi dei salotti: sono decorativi per poco tempo perché sono tenuti in vita artificialmente. Credere che la "cultura delle nostre tradizioni" possa rinascere, come credono molti assessorati, è soltanto spreco di denaro.
Guardiamo i nostri giovani con la mente libera dalla nostalgia e dalla retorica: vestono tutti all'americana, bevono negli snack bar alcolici stranieri, si divertono nelle moderne discoteche, mangiano in piedi panini ripieni di robaccia, parlano l'italiano infarcito di inglese (quasi mai il dialetto regionale).
Anche la religione, fulcro delle tradizioni, non è più seguita: il 50% dei giovani non si sposa più in Chiesa e alla Messa domenicale preferisce il mare o la montagna o lo sport. Il lavoro manuale che ci condizionava fino a cinquant'anni fa, è stato sostituito dalle macchine le quali hanno cambiato la mentalità.
Oggi anche i ragazzini di dieci anni usano i computer, i telefonini, i videoregistratori, i fax, ecc... I vecchi con le loro storie e tradizioni annoiano... Anche sul piano della cultura politica e sociale siamo profondamente divisi nella propria regione. Nel passato il popolo era quasi tutto analfabeta e quindi non si poneva certi problemi.
In politica, storia, visione sociale, religione, etica, economia, giustizia, oggi un veneto, un lombardo o un piemontese di estrema destra è più vicino "culturalmente" a un siciliano con le stesse idee che a una persona nata e cresciuta nella stessa regione ma di idee opposte.
Perciò la vera cultura che unisce (o divide) è quella sui grandi temi della vita, non quella delle varie razze Piave, Po, Arno Tevere o delle feste paesane. Nascendo veneti, siciliani o francesi si eredita solo una cultura marginale; la vera cultura è una conquista profonda sulle idee e sui principi.
Circolo culturale
Bertrand Russell




Rispondi Citando

