Posso solo introdurre un elemento amaro, ossia la constatazione che "hanno vinto loro". Possiamo certo valorizzare gli eponimi e gli eroi del conservatorismo, i Burke, i De Maistre, ma al tempo stesso renderci conto che essi rappresentano e sono gli autori di storie e culture "alternative" (e infine perdenti, certo non per loro colpa o demerito) a storie e culture ufficiali trionfanti. Con estremo dolore siamo costretti ancora oggi a leggere, nei testi scolastici, che si impromono nelle menti dei discenti, la favoletta della Rivoluzione benigna, del progresso inarrestabile. Neppure il crollo clamoroso del socialismo reale, realizzazione ultima dello spirito rivoluzionario e ateo, è servito per mettere in discussione certi paradigmi dati per scontati. Come truppe disperse e stanche vaghiamo alla ricerca di un ideale conservatore capace di spezzare finalmente il predominio illuminista, sancito all'origine dalle pagine di quella che sembrava una innocua Enciclopedia. Ma al tempo stesso, pur nelle difficoltà e nelle amarezze, siamo consapevoli che è giusto combattere la buona battaglia. La nostra voce non è rotta, e andiamo avanti, fieri e orgogliosi delle nostre tradizioni e della nostra identità, sempre riconoscenti verso coloro che vennero prima.





Rispondi Citando