Sono lì, seduti alla loro scrivania davanti al loro computer. Se li si guarda con disattenzione sembra siano davvero impegnati nel più difficile dei loro impegni. Ma in realtà non è proprio così. Anzi.
Se l'occhio si fa più vigile, se li si guarda con attenzione e si cerca di togliere il velo che cela l'apparenza, ci si accorge subito che sono «lavoratori» in fuga: «virtuale». Sì, nulla di «fisico», ma con gli occhi, con il loro pensiero con la loro mente sono altrove. Sono in ufficio, ma è come se non ci fossero. Su un campo da calcio impegnati nella semifinale di Champions League, o al volante di una Formula Uno. Pronti ad eliminare il nemico o alla cloche del loro Boeing 747 nei cieli limpidi della California. Impegnati un un'esilarante chiacchierata telematica con una sconosciuta che sta a migliaia di chilometri di distanza o intenti a navigare in un sito Internet d'informazione sportiva. Alla ricerca dell'ultimo «rumors» finanziario o impegnati in piccanti ricerche fotografiche. O ancora, più semplicemente, intenti a controllare la propria casella e-mail personale.
In inglese li chiamano «slackers»: dal verbo «to slack», battere la fiacca. In italiano il sinonimo che più va a pennello poterebbe essere «scansafatiche». Questa volta in versione digitale.
Secondo i dati riportati dall'autorevole «Wall Street Journal» i lavoratori dipendenti arrivano a trascorrere una ventina di ore la settimana navigando in Internet anziché lavorare
Il fenomeno è talmente in crescita che non c'è nemmeno più «imbarazzo» nell'ammetterlo. Anzi, il tentativo è quello di condividere la propria esperienza: e che c'è di meglio della Grande Rete per farlo? Così, sul Web proliferano i siti dedicati agli slackers. Dove si possono trovare consigli su come farla in barba al capo, dove si suggeriscono giochi da fare di nascosto e, colmo dei colmi, scaricare salvaschermo che simulano improbabili calcoli amministrativi da utilizzare quando passa il «nemico».
Uno su tutti, a questo proposito, è www.ishouldbeworking.com. Creato nel 1999 da Mike Kelly, appositamente per sfuggire alla noia dell'ufficio, è definito dallo stesso creatore come «un sito per la pausa pranzo».
D'altra parte per le aziende tutto ciò non è solo una questione di perdita di produttività, ma anche di incremento di costi.
Il primo caso ufficiale in Italia si è verificato a Milano, dove un dipendente della Cariplo è stato accusato di aver violato le regole «antiporno» e punito con dieci giorni di sospensione senza stipendio.
E sono tante le aziende che si sono tutelate sotto questo punto di vista. Gli impiegati, dal canto loro, lamentano una violazione della privacy nei loro confronti, ma dirigenti e manager sono tutti d'accordo nell'usare i programmi «spioni» vantando il fatto che ad oggi la normativa sulla privacy digitale e sull'uso di strumetazioni aziendali è piuttosto vaga e non prevede grandi divieti nell'uso di particolari. Anzi.
Dal punto di vista psicologico la fuga sul Web, poi, favorirebbe una migliore organizzazione del tempo, un riequilibrio tra lavoro e vita privata e inevitabilmente una riduzione dello stress.
Dei i ricercatori olandesi hanno esaminato un campione di 60 impiegati di una importante società di assicurazioni olandesi. Ebbene, i risultati sono stati a dir poco eclatanti: un pausa di un'ora al giorno con mouse e tastiera dedicati al gioco si è tradotto - secondo la ricerca - in un migliore rendimento sul lavoro, un aumento della soddisfazione degli impiegati, una riduzione dell'assenteismo e una ripresa delle proprie mansioni con più impegno ed entusiasmo.
Da non crederci. Tanto che qualcuno non potendo avere a disposizione nient'altro di meglio, ha subito ringraziato Bill Gates per avere installato nei suoi sistemi operativi il caro e vecchio «Campo Minato»: chissà mai se il mitico Bill nella sua scrupolosa lungimiranza aveva pensato anche al fatto che il suo banalissimo giochino avrebbe potuto rivelarsi molto utile sia per i lavoratori che per le aziende.




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