



POKI SGHEI PER FARE DEGLI SPOT A COLORI?In Origine Postato da PIDOCCHIO
Scrivo nella lingua di Dante per non incorrere, spero, in democratiche censure.
Vi segnalo questa campagna pulbblicitaria.
www.raixevenete.net
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(COMITATO "PURISTI DELLA LINGUA VENETA" RIUNITO X RACCOGLIERE FONDI)


In Origine Postato da Perdu
questa paranoia esiste solo in italia.....le minoranze linguistiche si tutelano solo ed esclusivamente se la lingua minoritaria entra nelle scuole di ogni ordine e grado, ma non come materia da relegare ad un ora alla settimana, la lingua minoritaria va usata come lingua veicolare per insegnare le materie..........
fatevi un giro in europa e guardate come funzionano le realtà bilingui!![]()
a barcellona se un professore vuole insegnare deve imparare il catalano, e lo stesso stà succedendo nel galles, paesi baschi, galizia...ecc ecc......
un siciliano vuole insegnare ad udine? benissimo, libero di farlo, impari il friulano, idem se si dovesse presentare in sardegna, impari il sardo![]()
PARANOIA MICA TANTO,TU SOSTIENI IL BILINGUISMO E SEI UN SEPARATISTA,L'AMICO PIDOCCHIO DEL THREAD E' UN SEPARATISTA,GUARDA UN PO' KE COMBINAZIONE
DAI NON FARE IL PRETESTUOSO


MA CERTO,COSSIGA NON E' SARDOFONOIn Origine Postato da Perdu
bhe, se tu conoscessi la lingua sarda sapresti che noi non abbiamo doppie (a parte la l,n,s,r,d), quindi quel capitto mmi hhai, non esiste..........cossiga viene da una zona non sardofona (sassari) per questo raddoppia, retaggi pisani e genovesi....![]()
IN ITALIA CI SARANNO TREMILA DIALETTI,KUA NELLO STESSO PAESE CAMBIA LA PARLATA A SECONDA DELLA FRAZIONE


NON E' UN PROCESSO ALLE INTENZIONI,SEI DA SEMPRE UN SEPARATISTA,KOME PIDOCCHIO D'ALTRONDE.In Origine Postato da Perdu
non si può fare un processo alle intenzioni.
e poi per favore, elimina il termine dialetto....è estremamente scorretto e antiscientifico!![]()


in sardegna il bilinguismo è sostenuto con forza anche da alleanza nazionale, forza italia e democratici di sinistraIn Origine Postato da GEORGE
PARANOIA MICA TANTO,TU SOSTIENI IL BILINGUISMO E SEI UN SEPARATISTA,L'AMICO PIDOCCHIO DEL THREAD E' UN SEPARATISTA,GUARDA UN PO' KE COMBINAZIONE
DAI NON FARE IL PRETESTUOSO![]()
come la mettiamo adesso?![]()
in un intervista al presidente masala a rai 3, ha detto che il bilinguismo perfetto era uno degli obbiettivi del governo sardo, e lui è di an!
OSSERVATORIO NORDEST
IL DIALETTO VENETO LO COCCOLANO ANCHE I GIOVANI
di GIANNA MARCATO
Parlare dialetto nel Veneto ha una sua imperturbabile naturalezza. Gli esperti, autoconvocandosi periodicamente attorno a lui, ormai da decenni scuotono la testa, e con un misto di orgoglio professionale e commiserazione, formulano tetre previsioni di morte. Eppure lui, con la tenacia dei vecchi in buona salute, vive e sta bene. Batoste ne ha avute tante, avversità, inimicizie ed amicizie pericolose anche, ma la serenità dei parlanti ha continuato a dargli vigore. Esci di casa la mattina, e lo senti. Lo senti in bocche diverse, in luoghi diversi, in forme diverse. Ma sempre lo riconosci: è proprio lui. Lo coccolano ormai anche giovani a cui alcune generazioni di genitori non avevano avuto il coraggio di insegnarlo. Già, perché il dialetto fa anche un po' paura, come molte delle cose che sembrano troppo libere e troppo diverse. Forse perché non si è riusciti a dire a voce abbastanza alta che la storia della nostra lingua è fatta dall'intreccio della varietà unitaria con le piccole lingue locali, che le sono state e le sono complementari, arricchendola e lasciandosene arricchire, senza opporsi, come in un bel mosaico, in una palpitante galassia. Da un certo momento in poi i dotti si sono messi a fare dei dialetti oggetto di studio: ne scrutano le funzioni, ne misurano temperatura e battiti, ne controllano il metabolismo. Statistiche e cifre sono importanti, ma vanno maneggiate con cura, perché la lingua non è questione di numeri, e il dialetto non è oggetto di consumo, ma modo di vivere.
(Segue a pagina 18)
Edizione del 16/3
Martedì, 16 Marzo 2004
OSSERVATORIO NORDEST Rilevazione "Demos" in collaborazione con la Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo
Il dialetto resta la nostra vera anima
Rispetto a cinque anni fa quasi niente è cambiato: il 75 per cento della gente lo usa normalmente con gli amici
Tre su quattro lo parlano con gli amici; due su tre in famiglia; uno su due anche sul luogo di lavoro: sono questi i "numeri" del dialetto nel Veneto e nel Friuli-Venezia Giulia, proposti dal sondaggio settimanale dell'Osservatorio sul Nord Est. I risultati registrano un utilizzo ancora diffuso delle "parlate locali", che, nonostante un leggero declino, mostrano una sostanziale tenuta nel corso degli ultimi cinque anni e mezzo. L'indagine è stata realizzata da Demos, con la direzione di Ilvo Diamanti, per conto del Gazzettino e della Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo.
Nel settembre 1998, le rilevazioni dell'Osservatorio Nord Est registravano come, nel Veneto e nel Friuli-Venezia Giulia, più di tre cittadini su quattro - il 77\% - parlassero i dialetti locali con buona frequenza - molto o abbastanza spesso - nella vita di tutti i giorni. Le successive indagini sul tema, riproposte periodicamente nelle due regioni nord-orientali, evidenziano come tale percentuale sia rimasta, nell'ultimo lustro, pressoché invariata. La contrazione nel tempo, come illustrano i grafici riprodotti nelle tavole in pagina, è quasi impercettibile.
L'ambito che vede una maggiore persistenza nell'utilizzo del dialetto è quello delle relazioni amicali: ben il 75\% delle persone afferma, infatti, di parlarlo con i propri amici. Nell'aprile 2001 lo stesso indice si fermava appena tre punti più in alto, al 78\%. Ma anche all'interno delle famiglie il ricorso al vernacolo si conferma piuttosto diffuso: lo utilizza abitualmente il 68\% degli intervistati, contro il 74\% del 2001. Più bassa, ma comunque su livelli non trascurabili, anche la presenza del gergo dialettale sul luogo di lavoro: un intervistato su due vi fa ricorso, con buona frequenza, in ufficio, in azienda, nelle relazioni con i colleghi (il 25\% addirittura molto spesso). Delle percentuali che appiano molto elevate e che, negli ultimi anni, hanno fatto registrare una flessione di appena sette punti percentuali.
Le tabulazioni incrociate in base all'età del rispondente ci consentono di proiettare lo sguardo nel futuro ed immaginare l'evoluzione, negli anni a venire, dei valori appena descritti. Appare evidente, in questo caso, come essi siano destinati, in una certa misura, ad assottigliarsi. Il tasso di utilizzo del dialetto , infatti, appare inversamente correlato all'età del rispondente. Per quanto pure i più giovani si caratterizzino per valori degni di nota. Se concentriamo l'attenzione sulla sfera delle relazioni tra amici, l'indice calcolato staziona oltre l'80\% in tutte le classi al di sopra dei 45 anni. Già nella fascia 30-44, tuttavia, si scende al 73\%, per poi passare al 58\% in quella successiva (18-29). Di analoga natura è la relazione che lega la variabile anagrafica all'utilizzo in famiglia. In questo caso si passa dal 56\% dei più giovani all'80\% di chi supera la soglia dei 65 anni, con le rimanenti classi a disporsi, ordinatamente, nell'intervallo delimitato da questi estremi.
Ulteriori approfondimenti sui dati raccolti consentono di disegnare, in modo più preciso, i confini del dialetto nelle regioni di Nord Est. Emerge, in particolare, una evidente relazione con il livello d'istruzione. Le persone con un titolo di studio elevato, infatti, tendono ad utilizzare in misura minore il dialetto . Anche in questa categoria, tuttavia, solo per l'ambito lavorativo si scende sotto la soglia del 50\%: è circa il 29\% dei laureati e dei diplomati a ricorrervi nei contatti professionali.
Va segnalata, infine, una distinzione piuttosto chiara tra le due regioni oggetto d'indagine. Se Veneto e Friuli-Venezia Giulia appaiono sostanzialmente appaiate - con uno scarto di appena due punti -, per quanto riguarda l'utilizzo in famiglia, nella prima regione risulta più elevato il numero di chi parla dialetto al di fuori delle mura domestiche. Limitando l'osservazione al luogo di lavoro, i veneti superano di otto punti i vicini friulani e giuliani; di nove punti è invece lo scarto (sempre a favore dei veneti) nel caso delle discussioni tra amici.
Fabio Bordignon
In un recente spot di una tv locale il prodotto reclamizzato è il dialetto friulano. Lo slogan? Parlè furlan tutti i dì. A raccontare la cronaca del nuovo messaggio pubblicitario realizzato dall'amministrazione regionale èUlderico Bernardi, sociologo. Un segnale prezioso, per lui, che si inserisce in una recente politica nazionale ed europea che mira alla rivalutazione di lessici che rischiano di sparire. Insomma, la lingua è un patrimonio che si consuma e si logora. E per questo prosegue Bernardi - bisognerebbe proteggerla proprio come accade in Francia, dove il ministero della Francofonia, opera in favore delle tradizioni e contro le contaminazioni terminologiche che giungono soprattutto dal mondo anglosassone.Ebbene, purtroppo, in Italia non c'è nulla di simile. Al tempo stesso, però, -sottolinea il sociologo - non si può trascurare come nel nostro Veneto l'assessorato regionale della cultura sia completato dalla definizione e identità veneta sottendendo dunque l'esaltazione della memoria del territorio a tutto tondoAncor oggi poi prosegue - nei cortili delle scuole e nelle famiglie il dialetto continua ad essere l'eco più forte dei dialoghi quotidiani.
Una popolazione intrisa di un retaggio ancestrale di voci che per qualcuno è ben più di un codice di comunicazione: El dialetto xè un modo de pensar e de viver. E' il primo commento di Lino Toffolo, attore. E l'artista si riferisce ad una cantilena che si traduce in un tono di cortesia che non eguali in altri dialetti e lingue. Un delicato ed arzigogolato insieme di parole dense di educazione e rispetto prosegue l'attore che diventano una specie di poesia se confrontate, ad esempio, con la freddezza delle espressioni inglesi o tedesche. Ma il dialetto non è una discriminante di superiorità da confinare solo alla vita di relazione. E' uno stile narrativo dell'essere che sale anche sul palcoscenico. Se parli il tuo dialetto , il veneto , - svela Toffolo - come il napoletano o il siciliano diventi immediatamente la traduzione delle tue origini venete, napoletane e siciliane con tutti i luoghi comuni, i pregi e i difetti. Sei una maschera. Per i dotti della lingua italiana nella recitazione, invece, questo non accade. E passano quasi inosservati.
Talvolta però, a mettere in scena copioni locali fuori casa, è inevitabile scendere ad un compromesso. E' l'esperienza di Carlo e Giorgio, cabarettisti. Il nostro dialetto è una vera e propria lingua dicono e per questo, talvolta, siamo obbligati ad evitare alcuni vocaboli o espressioni veneziane. Portare il nostro umorismo oltreconfine' è una vera battaglia. Comunque, il dialetto , per noi, non è solo il simbolo di una professione. E' anche una passione. E tra di voi come parlate in italiano o in dialetto ?. Noi? in inglese. Ovviamente. A quando il vostro prossimo spettacolo? Ti vol saver massa rispondono con un perfetto accento anglosassone- come tuti i giornaisti.A descrivere un altro microcosmo imbevuto di storie e trasformazioni lessicali indigene' èPaolo Puppa, ordinario di storia del teatroa Ca' Foscari. Il dialetto dice il professore - ha perso una storica guerra nello scontro linguistico contemporaneo. Ed anche l'italiano è destinato a svanire così come accadrà all'inglese vinto dal cinese e dall'arabo.Fortuna rassicura Puppa - che nel teatro veneto , accanto ad una perdita della forma dialettale, c'è una riscoperta della cadenza tipica della nostra area. Penso al teatro, che spiazza finalmente quelle forzature toscocentriche' tipiche di una formazione recitativa plasmata dall'epoca fascista. Quando l'attore era obbligato a sforzarsi per assumere altri accenti ed inflessioni. Perciò, laddove il dialetto sta vivendo un periodo di omologazione pochi sanno davvero il veneziano, precisa il docente - la cadenza veneta sta risorgendo. Oggi prosa e poesia veneta hanno ripreso il loro potere. E questo semplicemente grazie ai suoni cantilenati che favoriscono un legame speciale nel teatro. Un'unione che è uno stato di grazia che solo la spontaneità dialettale riesce ad instaurare tra spettatore ed attore.Annamaria Bacchin