....Gasparri ed altro

Un po' di apprensione sì, ma che sulla legge Gasparri ieri alla Camera non fossero leciti tentennamenti lo si capiva dai banchi pieni e dal volto determinato di Ignazio La Russa.
A mezz’ora dal voto, mentre il capogruppo del partito, Anedda, fumava in un angolo del transatlantico il coordinatore impartiva le ultime istruzioni.
“Al momento c’è grande tranquillità, ma la tranquillità a volte inganna”, diceva La Russa mentre il relatore della legge, Paolo Romani (FI), si lasciava scappare un “qualche mal di pancia c’è ancora”.
Ultimativo Buttiglione dal cui partito, l’Udc, ci si poteva aspettare qualche sorpresa durante i voti segreti: “Siamo compatti”. E più o meno così è stato perché ieri in aula, nonostante una ventina di franchi tiratori, tutti gli articoli sono stati approvati (senza ricorrere alla fiducia) compreso quello che dà vita al sistema integrato delle telecomunicazioni (Sic). Oggi il voto finale.

“Il decreto salvacalcio s’ha da fa’ e si farà”, assicura il
vicecoordinatore di An Italo Bocchino. “Di mezzo c’è un’enorme questione sociale e un forte interesse pubblico. Ci rendiamo conto
che, al posto del presidente d’una società di calcio, un produttore di caramelle oggi non godrebbe delle medesime attenzioni, ma sul calcio si riversa un consenso diffuso che non possiamo
ignorare. Staremo attenti a non agire penalizzando le piccole società in regola con la legge e con il fisco”.
Dopo le consultazioni promosse da Gianni Letta nei giorni scorsi, domani è atteso il parere del Consiglio dei ministri sulla proposta di rateizzare i debiti fiscali delle società sportive. Le resistenze maggiori arrivano ancora dalla Lega. Al no di Maroni e all’“assolutamente no” del presidente dei deputati Alessandro Cè, si somma il ragionamento di Calderoli.
Che non sottilizza: “Quando sento parlare di spalmare qualche cosa penso subito alla vaselina e a qualche cosa che non si può dire. Ma che può far male soprattutto al popolo che paga le tasse e non guadagna miliardi”. Letta tenta di condurre i riottosi sulla linea interventista di Berlusconi, e davanti a un intervento fermo del premier non è detto che molti abbiano la tentazione d’impuntarsi. E’ possibile che a moderare le posizioni sia il partito di Fini. La Russa dichiara che “il governo fa bene a muoversi”, ma attribuisce una certa importanza al fatto che oggi i deputati di An si riuniscono per valutare la bozza del decreto. “Esamineremo punto per punto per capire ciò che si deve modificare con più urgenza”. In tema di urgenza i centristi sembrano poco d’accordo. “Calma”, sospira il ministro delle Politiche comunitarie Buttiglione. “Nessuno può pensare che passerà un provvedimento concepito in fretta e sotto la pressione di qualche scalmanato. Sarebbe indecente e noi intendiamo rispettare le normative esistenti. Prima di firmare un decreto, se mai lo firmeremo, ci aspettiamo un impegno concreto da parte delle società”. L’Udc vuole che i club riducano le rose dei giocatori e abbassino gli stipendi sotto il tetto del 60 per cento degli incassi. “Lo Stato non intende pagare i compensi miliardari dei calciatori”.

Le riforme istituzionali saranno approvate
perché sono condivise dalla maggioranza”, annunciava ieri Gianfranco Fini da Tallinn. Secondo i parlamentari di An, per il sì alla riforma federale più che la data limite di domani conta registrare la volontà di agire. “E quella c’è”, dicono alcuni, sicuri “che la Lega stia comprendendo la disponibilità degli alleati”. “Il voto finale si terrà giovedì pomeriggio”, dice il relatore al Senato, Francesco D’Onofrio. “Ma sempre che la maggioranza ci sia” aggiunge ironico, visto che ieri a Palazzo Madama è mancato per quattro volte il numero legale (ma è stato approvato l’articolo 28 sullo scioglimento della Camera in caso di sfiducia al premier). “Approveremo il testo nei modi e nei tempi opportuni”, rincara Buttiglione. Ma nonostante i tempi contingentati (stamattina dovrebbero arrivare le dichiarazioni di voto), sulla scadenza grava la minaccia leghista di uscire dall’esecutivo in caso di ulteriori rinvii. Calderoli non si aspetta brutti scherzi ma ribadisce che “l’assemblea federale della Lega di domenica è pronta a votare la dimissione dei nostri ministri”. Alle giustificazioni dei centristi (“ogni tanto la Lega prova a infilare nel ddl un emendamento che col federalismo non c’entra nulla”) risponde Cè: “Altri slittamenti neanche a parlarne. Io mi sono stufato”.

Sullo sfondo delle scadenze politiche, la preoccupazione per il disorientamento dello stato maggiore leghista privo di Bossi. I colonnelli sembrano inclini al galleggiamento sulla scia del leader, ma anche a radicalizzarne a intermittenza le consegne.
“Cercano di essere più bossiani di Bossi, non è un piccolo problema”, afferma un deputato di An. “Staremo attenti a non offrirgli pretesti”, si ripromettono nell’Udc.

saluti