Franceschi chiede il processo in lingua veneta
Borgoricco
(V.M.) Luciano Franceschi, presidente dell'autogoverno Veneto, si sente un perseguitato politico. A sostegno della sua causa ha chiamato domani alle 9.30, davanti al tribunale di Cittadella, tutti i militanti inviando migliaia di e-mail per sostenere quelle che a suo avviso «sono delle illegittime accuse mosse a suo carico dallo Stato italiano». Che non riguardano le sue idee politiche, ma una vecchia storia di «odori di allevamento di suini» nella zona di Bronzola di Campodarsego.
Venerdì è prevista la seconda udienza del procedimento e si preannuncia movimentata. Franceschi prima di tutto sostiene di essere perfettamente in regola con le normative che regolano la sua attività. «Ma ci sono troppe pressioni che si sono coalizzate contro di me - esordisce battagliero - per cui diventa quanto mai necessario il sostegno di tutti i "cittadini veneti" affinchè non sia commessa l'ennesima ingiustizia contro la nostra Nazione».
Non solo. Per questo processo il presidente dell'Autogoverno Veneto, difeso dall'avvocato Pierluigi Riondato, richiesto con il pubblico patrocinio, ha anche richiesto non solo di parlare in lingua veneta , ma anche che tutti gli atti siano trascritti nel medesimo idioma e comunque che l'eventuale decisione sia comunque demandata al Tribunale del Popolo Veneto. Richieste che difficilmente verranno accolte dal giudice.
Da qui la conclusione, da parte dell'imputato, che questo procedimento «sia in realtà un "trucco" dello Stato Italiano che usa un procedimento immotivato per una persecuzione politica nei confronti del nostro movimento». E a sostegno della sua tesi Franceschi elenca tutta una serie di iniziative del movimento come le elezioni venete, la concessione dei permessi di soggiorno, eccetera: «Che a suo tempo mossero le indagini di diverse Procure, ma che alla fine sono state tutte archiviate perchè perfettamente legittime sulla base del diritto internazionale e dei patti firmati dallo Stato Italiano!».




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