....giorno
In questa pazza Italia può succedere si votino norme persino ragionevoli
Diamo voce anche noi in prima pagina, con le obiezioni costituzionalistiche alla riforma del Senato federale votata dal Senato della Repubblica giusto ieri, al mugugno democratico.
Ma in termini di ragionevolezza politica, l’opposizione e i dissidenti della maggioranza che con toni così accesi parlano di crisi della democrazia e dell’unità dello Stato o addirittura di “dittatura democratica” dovrebbero porsi delle semplici domande.
E’ vero o no che esiste in Italia da decenni una particolare debolezza dell’esecutivo, e in essa di chi lo dovrebbe dirigere, il presidente del Consiglio?
E’ vero o no che esiste un annoso problema di devoluzione di poteri dal centro alla periferia, con un riconoscimento di fatto e di diritto delle autonomie regionali introdotte trentaquattro anni fa a compimento della Costituzione?
La risposta è “sì”, a meno che non si sia dei bari.
Altra domanda: è vero o no che su entrambe le questioni c’è nella sostanza una convergenza destra-sinistra, perché a parte la Bicamerale, ma come si fa a metterla da parte?, tutte le voci importanti si sono più o meno espresse a favore di un qualche federalismo e di un qualche modello Westminster all’italiana, a partire dai programmi dei partiti che si presentano agli elettori? La risposta è “sì”, a meno che non si sia dei bari e degli spergiuri.
E allora di fronte al voto di ieri, che poi chissà che fine farà nelle incertezze delle legislature, di questa e della prossima (perché la partenza della riforma costituzionale è al 2011), bisognerebbe essere minimamente ragionevoli, e constatare che una riforma al giorno leva il contenzioso di torno. Un contenzioso imbarazzante, ripetitivo, estenuante che sembra fatto apposta per disgustare i cittadini dei meccanismi della decisione politica.
Insomma: i Fisichella che tirano in ballo la disperazione accademica di un Einaudi, i Bertinotti che denunciano l’avvento di un “sovrano” metafisico, e tutti gli altri che esorcizzano la manomissione della carta costituzionale dovrebbero fermarsi e riflettere, per non prendere in giro se stessi e chi li ascolta. Ieri è stata votata una norma antiribaltone, una serie di misure che consentono al premier di revocare i ministri, un rafforzamento blando dell’esecutivo che corrisponde agli auspici sempre ripetuti da tutti, e che ha un valore politico e funzionale non rivoluzionario, tanto meno sedizioso. Ed è stato varato un Senato federale, piuttosto incasinato, che però mette fine al bicameralismo perfetto, da tutti esecrato in nome dell’efficienza e della trasparenza decisionale; con l’aggiunta di una ratifica di nuovi poteri devoluti alle Regioni, circostanza da tutti ritenuta augurabile.
Se poi si vuole fare la faccia feroce, dimenticare il precedente della riforma ulivista del titolo V della Costituzione, e inventarsi la nuova caricatura di un primo ministro “onnipotente”, e viene da scompisciarsi alla sola idea, si faccia pure. Ma la faccia feroce alla lunga fa ridere…
da il Foglio di venerdì 26 marzo
saluti




Rispondi Citando
