Che l'attuale sia un'epoca ''costituente'' per quanto riguarda la teoria delle relazioni internazionali è evidente almeno dal 1989. Sia la prima ''guerra cosmopolitica'' [Zolo], ovvero il conflitto con l'Iraq del '91, sia l'aggressione alla Serbia nel '99 [definita ''guerra costituente'' da Mortellaro] lo dimostrano. E senza contare la situazione innescata dall'11 settembre.
In questa fase di profonda ristrutturazione degli equilibri internazionali, è convinzione diffusa che a trionfare sia un mondo ''unipolare'' basato sull'egemonia statunitense.
Il nuovo testo di Immanuel Wallerstein, il teorico della ''economia-mondo'', dice cose diverse e sin dal titolo che è ''Il declino dell'America'' [ma il titolo originale è molto più efficace ''The decline of american power''], Feltrinelli, 2004.
Fedele al suo approccio ''braudeliano'', quindi incentrato sulle analisi di ''lungo periodo'' e sul concetto di ''lunga durata'', Wallerstein individua il lento declinare degli Usa come potenza mondiale sin dagli anni '70, a seguito del Vietnam [e nonostante il geniale - per la politica statunitense - colpo di coda di Nixon che nel 1971 distaccò unilateralmente il dollaro dalla base aurea].
All'eventuale lettore del testo, il piacere di scoprire i perchè di tale declino.


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