L'indagine di due psicologi americani su 45 "coppie"
dimostra che scegliamo l'animale che più ci somiglia
La prova in una ricerca Usa
La verifica è possibile con le razze pure, non con i meticci
Le analogie possono essere fisiche ma anche psicologiche



Pensate a D'Annunzio e ai suoi levrieri. Languidi, sensuali. Passo elegante e nobile assetto. Difficile immaginare il Vate in compagnia di altra razza canina. Non è un caso. Che cani e padroni, spesso, si somiglino, è un fatto. Finora, soprattutto una chiacchiera, una constatazione amichevole, uno spunto per fumettisti. Da oggi, invece, un dato scientificamente comprovato. Merito di due studiosi di psicologia sociale della University of California di San Diego, Michael M. Roy e Nicholas J. S. Christenfeld. Che da tempo avevano in animo di accertare che la somiglianza fra cane e padrone obiettivamente esiste, e di individuarne la causa che la determina. E se anche voi ne siete già convinti, potete dimostrarcelo inviando a Repubblica.it una foto in compagnia del vostro beniamino.

Il risultato della ricerca sarà pubblicato sul numero di maggio della rivista della American Psychological Society, Psychological Science, ed è illuminante. Intanto, la somiglianza riguarda solamente i cani di razza, e non i meticci. Ma soprattutto, non è una caratteristica che si manifesta dopo anni di vita in comune, bensì deriva dalla scelta del cane, a propria immagine e somiglianza, al momento dell'acquisto.

Non si tratta di provare soltanto che possedete un setter irlandese perché avete i capelli rossi, che avete scelto un bulldog francese perché soffrite di prognatismo, che preferite i molossi perché amate il body building. Anche perché, se questo fosse il criterio, non sarebbero sufficienti mille ricercatori americani a spiegare perché Liz Taylor si accompagni ad un maltese e Maurizio Costanzo ad un bassotto. Fatto salvo il familiare sorriso di PierFido (e la straordinaria somiglianza con il presunto proprietaro), "il cane di Berlusconi" tormentone di Quelli che il calcio.


La ricerca, in questo caso, è stata condotta con rigorosi criteri scientifici. Sono stati fotografati, separatamente, in un parco, quarantacinque cani, venticinque di razza e venti meticci, e i rispettivi padroni. Le foto sono state poi sottoposte a una giuria, mettendo accanto all'immagine del padrone la foto del suo cane e quella di un altro esemplare. Ebbene, l'accostamento fra padrone e cane di razza ha totalizzato la percentuale più alta (16 coppie riconosciute su 25). Più difficile "riconoscere" il proprietario di un bastardino. A riprova del fatto che la somiglianza non si sviluppa con la convivenza ma di questa è necessario presupposto.

Secondo Roy e Christenfeld, dunque, al momento dell'acquisto di un cane scegliamo, senza saperlo, quello che più ci somiglia. Ed è più semplice farlo con i cani di razza pura, ovvero con caratteristiche fisiche nette, ricorrenti e soprattutto riconoscibili. Più arduo con i meticci, con i quali è complicato prevedere quali saranno, da adulti, forme e dimensioni. Insomma, si sceglie il cane per come sarà.

Una ricerca rispettabilissima, così come sono rispettabili metodologia e fondamento scientifico. Tuttavia, chi è abituato a "frequentare" i quattrozampe, conosce bene il luogo comune che però, per i possessori di cani, è una sacrosanta verità: e cioè, che quando siamo convinti di scegliere un cucciolo, in realtà è il cucciolo che sta scegliendo noi.

Alessandra Vitali
La Repubblica
(1 aprile 2004)