ROMA - Elogiano Saviano, «simbolo mondiale della lotta alle mafie» e la stagione delle "primavere siciliane". Ricordano «quando il Fronte della gioventù urlava: meglio un giorno da Borsellino che cento da Ciancimino». Intervistano Claudio Fava, figlio del giornalista ucciso nel 1984 dalla mafia, ma anche uno dei leader di Sinistra e Libertà. Insomma, i "ragazzi" del Secolo d’Italia ne hanno combinata un’altra, rompendo il tabù che vorrebbe la parola «legalità» appannaggio della sinistra. E invece, fin dal titolo del domenicale di ieri, rivendicano la storia missina: «Lotta alla mafia, e se tornassimo allo spirito del ‘92?».
Ora la questione sarebbe pacifica, da accademia, se non fosse che proprio sulla stagione stragista ‘92-’93 si sta giocando una partita politica incandescente, visti i timori dell’ala berlusconiana del Pdl su un possibile coinvolgimento del premier. Timori resi espliciti dal Cavaliere, che ha definito «follia pura» il lavoro delle procure «che ricominciano a guardare a fatti del ‘92, ‘93 e ‘94». E tuttavia il direttore Flavia Perina rivendica il diritto di cittadinanza di queste idee "politicamente scorrette" dentro il Pdl: «Vedo che si parla di riforma della giustizia, ma per noi vuol dire anche difesa della legalità». E Berlusconi? Dell’Utri? «Non siamo entrati nel merito delle inchieste in corso, non vogliano creare frizioni». Uno dei portabandiera di questo corso "legalitario" è certamente il finiano Fabio Granata, vicepresidente della commissione Antimafia. Che si lascia andare ai ricordi: «Nel 1990, alla festa del Fronte della gioventù a Siracusa, venne a parlare Paolo Borsellino e fu la prima e unica volta in una festa di partito. Il segretario del Fdg era Alemanno, io ero il vice». Oggi Granata invita i magistrati «ad andare fino in fondo sulle stragi, senza guardare in faccia a nessuno». Quanto a Berlusconi, «c’è un’area che lo consiglia male, sbaglia a dire quelle cose».
Ma nell’area ex An non tutti condividono i toni del Secolo. «Condivido l’impostazione - puntualizza ad esempio Ignazio La Russa - ma non mi piace quel "torniamo allo spirito del ‘92", come se il governo avesse imboccato una strada opposta. Ecco, io avrei scritto anche un articolo per rivendicare quello che il governo sta facendo contro i patrimoni dei mafiosi, con gli arresti dei latitanti, con il 41 bis che diventa permanente». Anche Fabrizio Cicchitto prende le distanze dal quotidiano finiano: «Quello che non condivido è questo indifferenziato recupero di un’Antimafia in cui c’era di tutto: da Giovanni Falcone, nel quale c’è da riconoscersi, a gente come Leoluca Orlando, che procurò indirettamente il suicido del maresciallo Lombardo attaccandolo dagli studi di Samarcanda. Ecco, questa discriminante il Secolo non l’ha colta».
Francesco Bei (la Repubblica, lunedì 19 ottobre 2009)
Linea Mercuzio Liberuniversità




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