Voglio far sorridere i fratelli etno: nonostante la mia “veneranda” età ( eh …eh …!)questa sera avrei quasi pianto! Tornando a casa ho notato il territorio Veneto: ne ho osservato le nuove linee e le nuove tinte, niente da spartire con il Veneto che ricordavo. Nella nostra zona la Pianura era una presenza coinvolgente, le foschie della mattina e della sera ne esaltavano le tonalità fredde liberando l’anima verso orizzonti magnifici. Per me la Grande Pianura è sempre stato un luogo dell’anima, la mia Heimat dove ritrovare il filo conduttore dell’esistenza, dove le radici profonde assorbono la linfa vitale che nutre la speranza del futuro: le acque, gli spazi, le nebbie ed i silenzi. Niente di tutto questo oggi rimane, foresti che saturano le nostre contrade, spazi naturali sempre più ristretti e disarmonici, cemento e capannoni infestati dai mezzi pesanti, sempre più numerosi e sempre più invasivi. Molti “padani” non sanno nemmeno più cosa voglia dire senso di appartenenza, l’unica appartenenza che riconoscono è quella del Conto Bancario. Stiamo correndo una corsa senza ritorno e nel rumore assordante che l’accompagna, abbiamo perso l’anima, la nostra e quella dei nostri avi e, presto, ci ritroveremo soli in un universo straniero e ci accorgeremo di quanto “nulla” abbiamo costruito. Sarà molto tardi, sarà, forse, l’ora di un tramonto senza ritorno.
Gundam
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