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Discussione: Nonostante Castelli...

  1. #1
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    Predefinito Nonostante Castelli...

    Può partire la caccia al tesoro Mediaset
    Via libera alle rogatorie Italia-Svizzera. I pm cercano documenti su conti off shore dove sono finiti 250 milioni di euro
    Nell’inchiesta Berlusconi, Confalonieri e altri manager del Biscione sono accusati di frode fiscale, falso in bilancio, ricettazione e riciclaggio


    Susanna Ripamonti
    MILANO Via libera a una delle ultime rogatorie Italia-Svizzera per l’inchiesta Mediaset, quella in cui Silvio Berlusconi, Fedele Gonfalonieri e altri manager del Piscione sono accusati di frode fiscale, falso in bilancio, ricettazione e riciclaggio.
    La vicenda è quella relativa agli illeciti commessi dal gruppo di famiglia del presidente del Consiglio nella compravendita di diritti per la trasmissione di film americani.
    Nell’ambito di questa inchiesta i pm milanesi Fabio De Pasquale e Alfredo Robledo contestano al presidente del consiglio una maxi-appropiazione indebita di ben 103 miliardi delle vecchie lire. La caccia al tesoretto è in corso da tempo e le rogatorie dovevano consentire la ricostruzione del puzzle che gli indagati cercano comprensibilmente di mandare in frantumi. Per questo si erano opposti alle rogatorie Svizzere e addirittura si era scomodato anche il guardasigilli Roberto Castelli, che nell’estate scorsa aveva posto un arbitrario veto alla collaborazione giudiziaria della Confederazione elvetica e degli Usa.
    Tanta resistenza naturalmente ha fondati motivi nella strategia difensiva degli indagati. In Svizzera infatti pare che sia nascosta una parte non irrilevante di quel tesoretto e la documentazione appena messa a disposizione della magistratura italiana riguarda conti bancari riferibili alle società off shore del gruppo Mediaset, sui quali sono finiti circa 250 milioni di euro: una prova non irrilevante per la conclusione delle indagini.
    Gli indagati avevano fatto ben cinque ricorsi contro la trasmissione della documentazione alla magistratura italiana. Ricorsi respinti dal Tribunale federale elvetico che ha quindi rimosso tutti gli ostacoli alla trasmissione degli atti.
    Si tratta di carte che la magistratura milanese attende da anni. Il 14 ottobre del 1996, si legge nelle sentenze del Tribunale federale, la procura di Milano ha presentato richiesta di assistenza giudiziaria alla Svizzera. Il 4 ottobre del 2000 il Ministero pubblico della Confederazione ha disposto la trasmissione all'Italia di documentazione bancaria e nel giugno del 2002 ha ordinato - nell'ambito di una richiesta complementare presentata dai giudici milanesi - la perquisizione dell' abitazione e dello studio professionale di un indagato, Paolo Del Bue, presidente della banca Arner di Lugano. Il Ministero pubblico della Confederazione - sempre nell' ambito della rogatoria complementare - ha anche ordinato alla Banca della Svizzera Italiana di Lugano di trasmettergli documentazione relativa a un conto riconducibile alla vicenda.
    Il 15 ottobre del 2003 il Ministero Pubblico della Confederazione ha stablito di inviare all'Italia i documenti raccolti e il verbale di un interrogatorio, Ma a questo punto della vicenda è arrivato il primo stop, dovuto ai cinque ricorsi presentati da Berlusconi e soci. Tre – si legge nelle sentenze della prima Corte di diritto pubblico del Tribunale federale - sono stati dichiarati inammissibili e due sono stati respinti.
    A sostegno degli indagati si era mosso anche Castelli che sospese le rogatorie intralciando l’invio di richieste complementari in Svizzera e negli Usa. Per questo arrivò a un passo dalle dimissioni e fu costretto a far retromarcia dopo aver preso atto delle proteste e degli orientamenti del parlamento.
    Adesso che la rogatoria arriva al capolinea si capisce anche perché Castelli fosse disposto a rischiare la poltrona per fare da scudo al premier.

  2. #2
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    Predefinito ma scherzi?

    i leghisti ..gente onorata!!!!

  3. #3
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    Predefinito Fior da fiore...

    Ministero della Giustizia

    UFFICIO STAMPA Roma, 3 maggio 2002

    Dichiarazione

    Castelli: "Diritto societario e rogatorie sono leggi modello per l'Ocse"

    “Un'altra smentita alle tante bugie messe in circolazione nei mesi scorsi dal centro-sinistra, da alcuni magistrati e da certa parte del mondo dell'informazione. L'Ocse ha stabilito, infatti, che le leggi sulle rogatorie e sul diritto societario varate nei mesi scorsi dalla Casa delle Libertà sono pienamente conformi ai requisiti della Convenzione dell'Ocse sulla corruzione dei pubblici ufficiali nelle transazioni economiche internazionali.

    L'esito dell'esame, che ha visto rispondere per parte nostra i rappresentanti dei ministeri degli Affari Esteri e della Giustizia, ha evidenziato che la legislazione italiana rappresenta, sul punto, una normativa di avanguardia nell'attuazione dei principi della Convenzione.

    L'Italia, inoltre, è stata inserita in un organismo ristretto dell'Ocse e diventa così uno dei paesi deputati, per effetto della particolare idoneità delle proprie leggi, al controllo della legislazione di tutti gli altri Paesi aderenti all'organizzazione. Un importantissimo riconoscimento internazionale che fa giustizia delle tante menzogne raccontate dalla sinistra e da certa stampa su queste leggi, presentate agli italiani come “Il colpo di spugna” (parlando di diritto societario) oppure, in riferimento alla legge sulle rogatorie, come “La debolezza italiana che ci allontana dai Grandi”. Sarebbe curioso, oggi, sapere come giudica la decisione dell'Ocse chi lo scorso novembre scriveva: “Grazie alla legge sulle rogatorie diventiamo fiancheggiatori dei terroristi, mentre era necessario rafforzare la cooperazione giudiziaria internazionale” (La Repubblica, 3 novembre 2001). Un noto magistrato milanese aveva bollato la stessa legge come “un regalo a terroristi e mafiosi”. All'Ocse, evidentemente, la pensano molto diversamente.

    Non è nemmeno la prima volta che il Governo vede riconosciute le proprie ragioni dopo aver dovuto subire, da parte della sinistra, di certa magistratura e di alcuni organi di informazione, autentiche campagne di disinformazione e denigrazione. Voglio ricordare il caso dell'Olaf, con il solito diluvio di bugie e insulti, conclusosi pochi giorni fa con una decisione del plenum del Csm che di fatto ha dato ragione al governo, giudicando legittima la scelta di bloccare la nomina di tre magistrati italiani, promossi dopo un concorso sulle cui modalità di pubblicazione del bando è stato sollevato più di un dubbio.

    La notizia della decisione del Csm favorevole al Governo, per inciso, è stata ignorata dai due maggiori quotidiani italiani, che tanto spazio avevano dedicato in precedenza alle presunte malefatte dell'esecutivo sulla vicenda Olaf”.

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  4. #4
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    Predefinito Sembra ieri...

    Il Cavaliere indagato per i diritti cinematografici Mediaset
    salta la trasferta dei magistrati a Hollywood
    Castelli blocca le rogatorie Usa a rischio l'inchiesta su Berlusconi
    L'ambasciata degli Stati Uniti ha invitato i magistrati
    a chiedere spiegazioni al ministro della Giustizia

    di PIER FRANCESCO FEDRIZZI

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  5. #5
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    Predefinito Complicità?

    I centristi fanno quadrato attorno al vice del Guardasigilli
    Vietti: "La legge è chiara: inchiesta oppure lasciamo"
    Ancora bufera su Castelli "Sblocchi le rogatorie"
    Di Pietro denuncia il ministro per favoreggiamento


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  6. #6
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    Predefinito

    Frodi Mediaset, accusa a Berlusconi: nel ’94 era ancora dominus di Segrate

    Susanna Ripamonti
    MILANO Silvio Berlusconi è indagato dalla primavera scorsa nell’inchiesta sull’acquisto dei diritti cinematografici da parte di Mediaset.
    La notizia è di dominio pubblico da giugno, ma adesso si capisce meglio quale ruolo gli viene contestato dato che nel ‘94, quando Mediaset creò fondi neri e falsificò i bilanci, stando a quanto sostiene l’accusa, lui era già a palazzo Chigi e aveva lasciato le cariche societarie.
    I due pm Fabio De Pasquale e Alfredo Robledo ritengono in sostanza che al di là delle cariche formali e del fatto che l'ultimo bilancio firmato di suo pugno risalisse al 1993, il premier continuasse ad essere il «dominus» del gruppo di Segrate anche nel ‘94 e che sia da attribuire a lui la regia dei fatti contestati e per i quali è accusato di falso in bilancio, frode fiscale e appropriazione indebita.
    I due pm, avevano ereditato questa spinosa inchiesta dal collega Francesco Greco, che dopo aver chiuso le indagini per i falsi in bilancio Fininvest aveva ricevuto gli esiti delle rogatorie, dalle quali risultava che il banchiere ticinese Paolo Del Bue, presidente della Arner Bank di Lugano, aveva prelevato in diverse tranche 103 miliardi di ex-lire dai conti svizzeri di due società off shore, la Century one e la Universal One, appartenenti alla galassia Fininvest. Del Bue è accusato di riciclaggio e gli inquirenti lo qualificano come un fiduciario della società del Biscione. Dove finirono questi quattrini? I magistrati milanesi sono convinti che il destinatario finale di quegli importi fosse Berlusconi, che li avrebbe incassati in un periodo in cui aveva sicuramente bisogno di liquidità, a ridosso della campagna elettorale del ‘94 che lo portò al governo.
    Ma allo stato gli investigatori si fermano alla contestazione che non c’è giustificazione contabile per quelle operazioni e che nessuno degli indagati, in mesi e mesi di indagine, ha mai fornito una spiegazione plausibile: soldi che escono in contanti, prelevati da un uomo di fiducia della Fininvest e che svaniscono nel nulla. Escludendo l’ipotesi che siano rimasti nelle sue tasche, tutte le piste portano a Berlusconi.
    Da qui l’accusa di appropriazione indebita, che a parere dei suoi legali è prescritta, mentre per i pm, valutando le aggravanti, è ancora perseguibile. Le rogatorie Svizzere, dove la caccia al malloppo è ancora aperta, potrebbero chiarire il dilemma.
    Seconda accusa, falso in bilancio. Altre rogatorie hanno rivelato che le major americane avrebbero venduto i diritti televisivi non alla Fininvest direttamente ma a Century One e Universal One, le quali li avrebbero ceduti con una maggiorazione di prezzo a Mediaste che nel 1994, a quotazione in Borsa avvenuta, avrebbe ereditato il sistema operativo della Fininvest.
    Queste operazioni extracontabili si collocano in un periodo che va dal 1994 al 1996, ed è da questa triangolazione che sarebbe stato possibile, sempre secondo l'accusa, accumulare all'estero un patrimonio in nero da 171 milioni di dollari, circa 250 miliardi delle vecchie lire. Berlusconi all’epoca si era formalmente liberato di tutte le cariche aziendali, ma come si è detto gli inquirenti ritengono che continuasse ad essere il regista delle operazioni incriminate. In questo caso per giunta, il reato non è cancellato dalla depenalizzazione del falso in bilancio perchè Mediaset è quotata in borsa e non può essere graziata dalla legge-vestitino che ha liberato il premier da altre grane giudiziarie analoghe. Fondamentale a questo punto raccogliere negli Usa le dichiarazioni di coloro che trattarono la vendita dei diritti televisivi e che dovranno spiegare con chi hanno trattato, chi ha indicato loro le società terze, e come sono avvenuti i pagamenti.
    Entro dicembre i pm andranno in trasferta a Holliwood per completare la rogatoria che dovrà chiarire questi aspetti.
    Terza accusa, frode fiscale, che emerge dal singolare intreccio tra affari e politica e che è in qualche modo il paradigma dei devastanti effetti del conflitto di interessi. Luciano Violante per primo, con un’interpellanza urgente destinata alla presidenza del consiglio e al ministro Tremonti, fece presente che Berlusconi aveva direttamente beneficiato del condono fiscale varato dal suo governo e architettato dal suo ex fiscalista, nominato per l’occasione ministro dell’economia.
    Violante ricordava che il presidente del Consiglio aveva dichiarato esplicitamente e formalmente che né lui né alcuna delle sue società avrebbero fatto ricorso al condono, giacché i contenziosi aperti con l'Amministrazione finanziaria avrebbero appurato la assoluta correttezza del loro operato fiscale rendendo inutile - ed anzi più gravoso - il ricorso al condono.
    «Mediaset invece, contrariamente a quanto assicurato dal Presidente del Consiglio, avrebbe effettivamente utilizzato il condono con un versamento di 35 milioni di euro a fronte di un dovuto pari a 197 milioni, ottenendo quindi un risparmio di 162 milioni di euro».

    Non solo: il risparmio è tutto a beneficio di Fininvest
    (e del suo presidente) che si era assunta l’impegno di far fronte a tutti gli oneri fiscali pendenti su Mediaset al momento della quotazione in borsa di quest'ultima.

    Violante metteva in evidenza il paradosso:
    «l'attuale Ministro dell'economia che ha varato il condono era, al tempo dei fatti contestati dall'Amministrazione a carico di Mediaset, consulente fiscale della stessa Mediaset: sicchè si da il caso di un imprenditore che è in lite con il fisco e che, divenuto Presidente del Consiglio, sana quella lite grazie al provvedimento varato dal suo fiscalista, nominato per l'occasione Ministro dell'economia».

  7. #7
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    Predefinito Altre considerazioni a latere...

    Allora vediamo di riassumere per i distratti.
    Un ingegnere meccanico va a fare il Ministro della Giustizia. Mi sembra giusto: l’esperienza è tutto nella vita. Si distingue per zelo nei confronti di tutte le leggi che vengono approvate riguardanti il disbroglio delle beghe del capo: Berlusconi.


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