OTTANTENNI
Onore a Scalfari il primo «terzista»
E' difficile negare che l'Italia sarebbe stato un paese peggiore senza Eugenio Scalfari (è il nostro candidato numero due per la carica di senatore a vita, dopo Pannella). Il fondatore di Repubblica è uno dei grandi modernizzatori dell'Italia, e il fatto che qualcuno l'abbia avvicinato in questo a Silvio Berlusconi (l'uno inventore del giornalismo moderno, l'altro importatore della tv commerciale) non ne diminuisce certo l'importanza. Del resto, c'è stato un momento in cui anche Scalfari avrebbe potuto «scendere in campo».
Prima di Scalfari i quotidiani erano fatti in un modo che risulterebbe letteralmente incomprensibile ai lettori di oggi. Molti giornalisti italiani, prima di diventare suoi «figli» e di imparare alla sua scuola professionale, erano sbocciati alla politica leggendo il suo Espresso, quello formato lenzuolo. Il suo dna ha fertilizzato ovunque: restando a Repubblica e germinando un nuovo corso, l'opera più difficile eppure riuscita in pieno a Ezio Mauro; o diffondendosi altrove come le spore a primavera, e finendo così nel celebre «cono d'ombra», l'oblio cui l'irosa divinità sempre condanna i colpevoli di esogamia, quelli che si sposano fuori dalla famiglia.
Scalfari è importante anche per la cultura politica italiana. E' stato il primo «terzista», benché non gli farà piacere sentirselo dire. Se terzista è chi non sta «né di qua né di là», questo no. Scalfari è sempre stato o di qua o di là. Solo che era lui a definire i confini del qua e del là. Non è mai «appartenuto», e pur prendendo sempre parte non ha mai disdegnato di cercare alleanze con chi stava dall'altra parte. Se il terzista considera la politica un mezzo per raggiungere un fine superiore, e dunque la usa laicamente e trasversalmente piuttosto che adorarla come un feticcio, Scalfari lo è, perché ha sempre messo la tattica al servizio della strategia, che per lui era costruire una sinistra liberale ed occidentale, e dare così all'Italia una speranza di alternanza. Nell'Italia divisa tra Dc e Pci, Scalfari è stato un perfetto terzista, troppo laico per essere un democristiano, troppo libertario per essere un comunista. In quell'Italia, di fatto più bipolare di questa, lui vedeva quello che univa La Malfa a Berlinguer, e a che cosa serviva un De Mita. Ha sempre avuto un nemico - Craxi prima, Berlusconi poi - ma ha sempre suonato su una tastiera ampia di potenziali amici. Inoltre è stato un libertino intellettuale, che non si spaventa delle eresie, che disprezza le catene delle ideologie, convinto che le idee cambiano e si possono cambiare, e che solo gli sciocchi si tengono strette quelle poche che gli sono venute in testa da giovane. Per questo ha prodotto anche idee che non condivide.
Eugenio Scalfari è da oggi uno splendido ottantenne. Auguri deferenti e affettuosi.




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