La LAV chiede sequestro degli “apparecchi elettromeccanici da trattenimento” denominati “Goldfish Catcher” (presenti in diversi esercizi commerciali d’Italia) e prodotti dalla ditta Faro Games S.n.c.: si tratta di un gioco di abilità che ha per involontari protagonisti dei pesci rossi. Durante le fasi di gioco il braccio meccanico, con paletta in materiale plastico, può accidentalmente colpire i pesci.
La LAV ha sporto una denuncia-quelerela per maltrattamento di animali nei confronti della ditta Faro Games S.n.c.. L’Associazione animalista si è avvalsa anche del parere del competente Dipartimento di Prevenzione Veterinaria di Crema dell’Asl della provincia di Cremona - dopo che il gioco è stato individuato in un bowling a Cremona - il quale, dopo un sopralluogo per verificare le condizioni di benessere e trattamento dei pesci utilizzati in tale gioco, nonché la conformità della macchina alle disposizioni normative contro il maltrattamento di animali, ha rilevato che:
- sorgono “alcune perplessità circa il rispetto del benessere dei pesci nel gioco” proprio a causa del “braccio meccanico” che “può accidentalmente colpire i pesci”;
- “i tempi di illuminazione a cui sono esposti gli animali non sono quelli ritenuti fisiologici”;
- “la macchina, all’avvio del gioco, emette musica da videogame con conseguente insulto acustico”;
- la pelle di diversi pesci risulta scolorita a causa dell’utilizzo “di acqua colorata”;
- “la macchina risulta regolarmente distribuita su tutto il territorio nazionale e pertanto necessiterebbe una valutazione dell’effettiva conformità della stessa alle norme vigenti, soprattutto a riguardo dell’avvenuta valutazione o meno dell’impatto sul benessere animale”.
Nonostante il parere legale prodotto dalla ditta Faro Games S.n.c. riferisca che il gioco è “una temporanea dimora per i piccoli ospiti tra l’acquario del fornitore e la finale destinazione”, la LAV di Milano, che ha segnalato la pericolosità di tale gioco per i pesci contenuti all’interno, ricorda che l’articolo 727 del Codice penale punisce “chiunque incrudelisce verso animali senza necessità o li sottopone a “strazio o sevizie o a comportamenti e fatiche insopportabili per le loro caratteristiche, ovvero li adopera in giuochi, spettacoli o lavori insopportabili per la loro natura (…) o li detiene in condizioni incompatibili con la loro natura (…)”.
La Corte di Cassazione, sez. III, n. 3914/98, ha sancito che “nel delitto di maltrattamento di animali, la sofferenza derivante dalla condotta di incrudelimento non implica necessariamente la lesione dell’integrità fisica dell’animale, potendo la sofferenza medesima consistere in meri patimenti derivanti da abbandono, paure, privazioni, ecc”. In altri termini, come ha ribadito una più recente sentenza della Corte di Cassazione, la n. 46291 del 3 dicembre 2003, per parlare di maltrattamenti agli animali non è necessario che agli stessi vengano procurate lesioni fisiche evidenti, basta solo che gli animali siano messi in condizioni di soffrire.
Fonte:www.infolav.org




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