Ebbene si, confesso che nel 2001 ero in procinto di fare il grande salto. Di appendere la falce ed il martello al chiodo e cambiare parrocchia. Dopo una onorata carriera passata ad arrostire salsicce ai festivals dell' Unità, avevo messo da parte un discreto gruzzoletto ed ero alla ricerca di qualcuno che me lo facesse fruttare al meglio. Alcuni amici azzurri mi suggerirono. "Vota per Silvio, se ha fatto tanto bene gli affari suoi farà bene anche i nostri!". Gli stessi amici poi, al fine di accelerare la conversione, ebbero l' idea di farmi apprezzare subito i vantaggi del capitalismo offrendomi numeri di telefono di veline e velone.
Ma ero roso dai rimorsi. Stalin mi appariva in sogno ogni notte rimproverandomi: "Gianni, Gianni perché mi tormenti cosi?"
Di giorno poi enumeravo i privilegi a cui avrei dovuto rinunciare lasciando il Pci-Pds-Ds: addio al caviale gratis, alle vacanze a sbafo a Mosca e sul Mar Nero, alle bustarelle della Coop, alla protezione delle toghe rosse nel malaugurato caso avessi avuto a che fare con la giustizia. Inoltre avrei dovuto rinunciare alla mia bella fetta della tangente sulla Telekom Serbia che proprio in quei giorni il Partito stava suddividendo tra gli iscritti
No, no. Grazie della generosa offerta amici azzurri, ma ho deciso di soprassedere ancora per un po'. Eppoi, pensandoci bene, le veline e velone sono troppo artefatte, troppo costruite. Prive di quell' ardore rivoluzionario che contraddistingue le compagne anche tra le lenzuola.
Gianni




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