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Discussione: Sergio Terzaghi?

  1. #1
    stanziale
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    Predefinito Sergio Terzaghi?

    conoscete Sergio Terzaghi?
    ha scritto un bel articolo
    su l'ultimo numero di Federalismo
    sul concetto di comunità di popolo
    un etno-articolo!

  2. #2
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    altri articoli li puoi trovare qui

    http://www.giovanipadani.leganord.or...ringa=Federale
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  3. #3
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  4. #4
    stanziale
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    tra pochi giorni lo trovi in
    www.ilfederalismo.net

  5. #5
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    Predefinito

    L’Uomo di fronte a un bivio: perdersi o riscoprirsi
    Un’identità collettiva non può essere analizzata, come se fosse la semplice somma delle caratteristiche individuali all’interno di una determinata collettività Nella guerra del tutto contro tutti, la paura del simile ha preso il posto della paura del diverso. Il legame sociale si è spezzato: va ritrovata l’identità personale, ma per fare ciò non ci si può esimere dal sacrificare parte del proprio interesse privato-individuale



    Sergio Terzaghi *






    Pochi decenni fa le identità sia personali che collettive non erano nemmeno lontanamente oggetto dei nostri pensieri, rappresentavano la residuale di meditazioni filosofiche. Parafrasando Martin Heidegger, ci si accorge delle cose, ponendole sotto la lente della contemplazione, solo quando esse svaniscono o sono sul punto di andare in rovina. Certo è che l’identità personale presuppone una riposta alla domanda: “Chi sono Io”. L’idea fondamentale è che l’Io viene scoperto più che scelto, poiché, per definizione, non è possibile scegliere ciò che è già dato. Di concerto, l’identità collettiva necessita un’idea forte rispetto al quesito “chi siamo”, poiché l’Uomo nasce come erede di una cultura che si inscrive nella storia.
    Sul punto, Alain de Benoist afferma che «un’identità collettiva non può essere analizzata, in modo riduttivo, come se fosse la semplice somma delle caratteristiche individuali all’interno di una determinata collettività. Essa esige che i membri di questa collettività abbiano la chiara consapevolezza che la loro appartenenza ingloba o eccede la loro essenza individuale, vale a dire che la loro identità comune è il risultato di un difetto di composizione».
    Ma c’è di più. L’Uomo, in quanto animale sociale e politico, è un essere tanto aperto al mondo quanto manchevole. Per Arnold Gehlen «c’è un essere vivente, che tra le sue caratteristiche più rilevanti ha quella di dover prendere posizione circa se stesso. Circa se stesso significa circa le proprie pulsioni e qualità percepite, ma anche circa i propri simili, gli altri uomini; infatti anche il modo di trattare gli uomini dipende da come li si considera e da come si considera se stessi. Questo però vuol dire che l’Uomo deve interpretare la sua natura e perciò assumere un atteggiamento attivo e tale da prendere posizione rispetto a se stesso e rispetto agli altri».
    Ad oggi, però, le identità di molti non derivano dal riconoscimento dialogico con l’altro, bensì si costruiscono in base a ciò che si consuma. Invero, tali identità personali sono tanto deboli quanto effimere poiché se rispondono al quesito “chi sono Io”, lo fanno solo superficialmente.
    Questa identità fabbricata appartiene a quell’atteggiamento inconsapevole e anti-eroico, proprio di coloro che, dopo aver dimenticato ogni appartenenza a un’identità collettiva, aspirano solo a trarre interesse dalla vita. Un narcisismo che vela dipendenze anche sociali e che alimenta, nel profondo, la paura spesso intesa come timore di non essere accettati o apprezzati. E la paura, è, senza dubbio, il motore primo della perdita dell’identità.
    Nella guerra del tutti contro tutti, la paura del simile ha affiancato, se non preso, il posto della paura del diverso. L’Uomo d’oggi è giunto al punto di temere il collega di lavoro, il vicino di casa, persino un familiare, qualora sorga in lui l’idea che costui possa essere d’intralcio al proprio interesse economico. Il legame sociale si è spezzato. L’Uomo è, dunque, a un bivio: perdersi o riscoprirsi. Riscoprire l’identità personale significa «divenire ciò che si è», significa riscoprire il senso dell’essere-con-gli altri, dell’essere gettato nel mondo. Ma per far ciò, l’Uomo non può esimersi dal sacrificare parte del proprio interesse privato-individuale per dare un senso al concetto di bene comune. L’identità collettiva, come detto, vale più della somma delle sue parti e, pertanto, non può essere la mera addizionale di egoismi individuali.
    Per il bene delle Nazioni della Padania e dell’Europa dei popoli, è giunto il momento di riscoprire e incarnare il dono, la comunicazione, che è anche azione-comune, e la vera solidarietà. O adesso o mai più.
    * Responsabile settore Cultura
    Giovani padani


    pag 10
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

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