FIOM
Tre urrah per Epifani purché continui così


Solo oggi a Melfi si deciderà se rimuovere o no i blocchi. Ma la svolta c'è stata. Anche Gianni Rinaldini ha riconosciuto che dall'azienda sono venuti «segnali nuovi». Se la Fiat ha sottovalutato il fuoco che covava sotto la cenere, la Fiom ha sottovalutato Guglielmo Epifani. Si deve al comportamento cauto e responsabile del segretario Cgil se il conflitto non è degenerato, anzi sta tornando nell'alveo suo naturale, quello della trattativa. Come ha sempre insistito Savino Pezzotta, che ha dato più di una mano a Epifani anche in questa occasione. E' un titolo di merito che va riconosciuto apertamente al segretario della Cgil. E non è l'unico, negli ultimi tempi.
Epifani ha innanzitutto riaperto il canale con Cisl e Uil. L'iniziativa unitaria sullo sviluppo è stato il primo segnale di una inversione di tendenza. Ed è colpa del governo se ancora non ha dato risposte all'invito dei sindacati. Poi il segretario della Cgil, organizzazione che partecipa direttamente al movimento pacifista, ha tenuto una condotta ferma e leale in occasione dell'aggressione dei «pacifisti» a Piero Fassino. La terza lode gli spetta per l'atteggiamento sul primo maggio e sulle manifestazioni per gli ostaggi italiani in Iraq. La Cgil, nell'ambito del comitato per la pace, si è distinta dalle altre componenti perché ha insistito sul fatto che bisogna comunque chiarire che siamo in presenza di un ricatto terroristico e, di conseguenza, condannarlo.
Sono tutti segnali che lasciano ben sperare: Epifani sembra aver ormai preso le misure e sta cercando di affermare la sua leadership sulla Cgil, sia pur secondo un tracciato, molto ortodosso, di rinnovamento nella continuità. Nelle occasioni che abbiamo citato, la bilancia pende verso il rinnovamento. Auguriamoci che non ricada verso la continuità. La sinistra riformista ha bisogno di un sindacato che faccia bene il suo mestiere, in passato un po' trascurato.