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E la Gruber è scesa in campo, ( e non è la sola, vedi Paone etc)...
ecco alcune considerazioni dei suoi "amici"
Clemen Mimun: "C'e' chi passa anni a raccontare che con la politica non vuole avere niente a che fare. Poi a dire che la politica deve stare alla larga dalla Rai. E' la stessa persona che poi si candida come capolista di uno schieramento alle europee; che spiega che l'offerta e' arrivata da quattro segretari di partito; che aggiunge come la proposta e' stata accompagnata dalla telefonata di incoraggiamento del leader. Un atteggiamento di coerenza che la dice lunga su molte cose".
- Camillo Spina per L’Indipendente: “Ma Clemente J. Mimun, direttore del Tg1, è veramente così amareggiato per il velenoso addio di Lilli Gruber? Stando alle cronache ufficiali sembrerebbe di sì, ma la verità l’ha raccontata il direttore del Tg2 Mauro Mazza a bordo dell’aereo che ha portato Gianfranco Fini negli Stati Uniti: «Ho sentito Clemente talmente contento che, pur di non averla più, sarebbe disposto a fare quelli che lui chiama i comitati per Lilli. Anzi, il suo rammarico è quello che il Triciclo avrebbe potuto candidare anche David Sassoli. A quel punto sarebbe stato veramente un uomo felice».
- Emilio Fede: "Di che vi stupite? Le sue posizioni legate alla sinistra sono sotto gli occhi di tutti. Averla fatta passare come una giornalista al di sopra delle parti e' un'operazione maliziosa. Ora e' venuta allo scoperto. La Gruber e' una giornalista faziosa. “Forze di occupazione”, cosi' definisce la coalizione impegnata in Iraq a portare la liberta' e la democrazia. Quando nomina la guerriglia dei ribelli, invece parla di 'resistenza'. Quando e' scoppiato il caso dei quattro ostaggi, ed era ancora vivo Fabrizio Quattrocchi, li ha definiti 'mercenari moderni".
"Lei e' gia' scesa in campo a Baghdad. Io mi auguro che sia capolista non solo in una, ma in cinque circoscrizioni, e che venga eletta, perche' si capisca con chi abbiamo a che fare. Se lei dovesse non essere eletta (io mi auguro di si', cosi' ce la risparmiamo nel mondo dell'informazione), sara' affare di Mimum decidere come impiegarla".
- Clemente Mimun: «Escludo che abbia mai fatto una cosa senza avere la certezza di vincere».
- Clemente Mastella: "Si risponde a Berlusconi con candidati come Lilli Gruber, capolista per l'Ulivo nel centro Italia. Queste candidature segnano la fine della politica. Non la aiutano a progredire, la umiliano".
- Clemente Mimun: «Non faremo come il Napoli quando se ne andò Maradona, non ritireremo la maglia numero 10... Quando mi ha chiamato le ho perfino detto "in bocca al lupo", ora invece sono un pizzico deluso, poteva andarsene con maggiore stile. Nei 2 anni della mia direzione non le è stata negata alcuna opportunità, non abbiamo avuto una sola discussione non cordiale».
- Da il Domenicale. “Ora che, con tutta probabilità salvo dietrofront dell’ultima ora, Lilli Gruber, detta la “rossa” forse non solo per il cotonato colore della capigliatura, sarà candidata per il listone della sinistra alle prossime europee, capiamo il significato della parola “resistenza” proferita dalla sopracitata inviata da Baghdad per indicare i terroristi integralisti che tenevano in ostaggio nostri compatrioti: un megaspottone elettorale pacifista lanciato prima della par condicio a nostre spese. Non ci scandalizzano i giornalisti Rai impegnati in politica, non siamo così ingenui da invocare il mito dell’obiettività e del giornalista servo del lettore e scevro da ogni ideologia. E neppure vogliamo evidenziare la credibilità di Lilli prima e dopo la sua, le auguriamo ci auguriamo, elezione. Ma è ovvio che se per la Gruber il giornalismo è la prosecuzione della politica con altri mezzi, la tinta è la prosecuzione dell’ideologia con altri fini”.
- Clemen Mimun: "In questi due anni Lilly Gruber non si e' vista negare alcuna opportunita' professionale, non ha mai trovato una ragione di dissenso tale da indurla a non condurre il Tg1. Nel giorno dell'accettazione il problema diventa politico: la Rai e, in particolare, il Tg1".
e quello che dice LEI:
«Sono entrata in Rai vent’anni fa e ho avuto modo di lavorare alle dipendenze di direttori e amministratori di diverso orientamento. Mai, prima di ora, era tuttavia prevalsa nella Rai, e in particolare nel suo principale telegiornale, la tentazione di omologare l’informazione al "pensiero unico" di una maggioranza parlamentare e di governo».
- Berlusconi, «un vulnus per l’intero sistema radiotelevisivo e per la credibilità stessa della democrazia».
- "Non ci si doveva andare in Iraq. Mai e poi mai. Adesso credo che per riuscire a coinvolgere l'Onu con un ruolo forte e credibile sia indispensabile un passo indietro delle forze della coalizione. Adesso comunque la priorita' e' la sorte degli ostaggi".
- "L'offerta e' arrivata da tutti e quattro i segretari della lista unica ed e' stata accompagnata da una telefonata di incoraggiamento di Romano Prodi".
- "Ho posto un'altra condizione. Di essere autonoma, di non venire considerata in quota a nessuno dei quattro partiti. Sono una candidata unitaria. Anche perche' credo in questa lista, credo che gli italiani chiedano uno schieramento unito, senza divisioni".
- "Continuero' a battermi per la liberta' e la democrazia e a servire i cittadini con altri strumenti. Non avendo fatto la gornalista per fare capoccella nell'elettrodomestico non credo che la lontananza mi fara' soffrire".
- "Berlusconi e' un candidato civetta, dov'e' lo scontro? Il duello vero non e' tra noi due ma tra la difesa degli interessi pubblici e quella degli interessi privati".
Dagospia 30 Aprile 2004




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