Invasione di campo


Proteste anti OGM I geni modificati viaggiano con il polline. E le coltivazioni biotech sono in grado di contaminare i campi tradizionali vicini. Anche nelle condizioni climatiche più sfavorevoli alla diffusione accidentale, come durante la siccità estiva, le contaminazioni si riscontrano fino a 25 metri. Per evitarle sono necessarie barriere e distanze di sicurezza / IL DOSSIER


Gli organismi geneticamente modificati viaggiano con il polline. Le coltivazioni transgeniche sono in grado di contaminare i campi tradizionali vicini e anche nelle condizioni climatiche più sfavorevoli alla diffusione accidentale del polline, per esempio durante la siccità estiva, le contaminazioni si riscontrano fino a 25 metri. Per evitarle, sono quindi necessarie barriere e distanze di sicurezza. È quanto emerge da una ricerca “sul campo” avviata da Coop Italia in collaborazione con il Consorzio interuniversitario nazionale per le scienze ambientale (Cinsa) sulla contaminazione genetica nell'agricoltura italiana e sulla coesistenza tra le diverse pratiche agricole, di cui oggi sono stati presentati i risultati preliminari nel corso di un incontro a Gariga di Podenzano (Piacenza), presso l'azienda agricola sperimentale "Tadini". Per questo, spiega la ricerca, per evitare contaminazioni fra coltivazioni tradizionali e transgeniche devono essere definite «fasce di rispetto cautelative e ogni altro accorgimento che possa contrastare la diffusione del polline». Inoltre, sottolinea lo studio, nel primo anno di indagini, avviate nel 2002, è emersa una situazione di contaminazione genetica con valori molto eterogenei (da tracce infinitesimali fino allo 0,23% massimo per la soia e lo 0,12% massimo per il mais) ma comunque diffusa nelle sementi esaminate. In particolare, il progetto, finalizzato alla "Valutazione dei parametri di tracciabilità ambientale di Ogm e alla individuazione dei criteri minimi di coesistenza tra diversi tipi di agricoltura", ha coinvolto una ventina di ricercatori provenienti da tre delle dieci università che fanno capo al Cinsa (Parma per gli aspetti ambientali, Firenze per gli aspetti genetici e Bologna per la valutazioni di tipo economico).

Uno studio del flusso genico è stato condotto in aziende sperimentali del Nord e Centro Italia allo scopo di “simulare” i potenziali rischi di contaminazione tra colture ogm e colture ogm-free, utilizzando come tracciante un innocuo e naturale mais rosso-blu. Il campo coltivato con il mais colorato è stato circondato da semine di mais giallo e si è misurata la distanza raggiunta dal polline, verificando la colorazione indotta sulle pannocchie di mais giallo circostante. Sulla base dei risultati ottenuti, sottolinea lo studio, «trova conferma che, per non avere contaminazioni, sono necessarie distanze di sicurezza: in una situazione di condizioni climatiche sfavorevoli alla diffusione del polline (estate siccitosa) si sono riscontrate comunque contaminazioni fino a 25 metri».
La semina si ripeterà quest'anno (con sementi inquinate allo 0,5% di mais colorato, la possibile soglia legale in discussione a livello Ue) per confrontare gli ulteriori risultati con i dati di sperimentazioni effettuate all'estero che hanno riscontrato contaminazioni a distanze superiori ai 50 metri. Alla presentazione dei risultati, ha fatto seguito una visita “in campo” per assistere alla semina sperimentale, programmata per il 2004, che ha l'obiettivo di proseguire le misurazione del flusso genico nel mais e comprendere, tra le altre cose, quale potrà essere l'impatto di una possibile autorizzazione alla coltivazione di ogm in Italia, cosa comporterebbe la contaminazione da ogm attraverso l'impollinazione accidentale tra specie diverse, con la conseguente analisi economica.

6 maggio 2004

http://www.lanuovaecologia.it/scienza/biotech/3181.php

Ai bastardi!