Mors tua, vita mea
Pluralismo e guerre identitarie
Non è facile accettare, per quanto se ne intuisca benissimo il motivo, che il "problema" della coesistenza interetnica sia negato in quanto tale e dunque ufficialmente bandito. Non è politicamente conveniente parlarne perchè chi lo fa è considerato "evidentemente" un razzista.
Tra persone colte e perbene si ritiene che genti provenienti da continenti diversi, di pelle diversa, mentalità diversa, religione diversa, usi e i costumi diversi, messi insieme dalla necessità della storia, debbano andare necessariamente d'accordo. C'è una fiducia spropositata nella fratellanza umana - che è un ideale nobile, più che una realtà statistica -, così come nella tolleranza reciproca. Tutto si pensa di risolvere con metodi di pedagogia autoritaria, ovvero che le culture, per dirla come Platone, sono solo "caverne", e l'uomo "illuminato" non ha più bisogno di una cultura e di una patria d'origine, in quanto è cittadino del mondo.
Ora, a parte che l'illuminismo è una filosofia tutta occidentale ed è sempre stato esaltato dalle elites ed ignorato dalle masse, bisogna dire pure che le culture con le quali dovremmo convivere oggi non sono affatto, come noi vorremmo, tolleranti, bensì autoritarie. Reclamano qui ciò che spettava loro nella terra d'origine e se non glielo dai, perchè magari da noi non si usa e non sta bene, si appellano a tribunali internazionali, ai diritti dell'uomo etc. etc.
Le istituzioni e i media non dicono perchè i popoli dovrebbero accettare favorevolmente tutto ciò. Non dicono perchè l'integrazione debba da essi considerarsi questione irrinunciabile, come le frontiere aperte e il libero commercio. Tuttavia è fin troppo chiaro che se per una ristretta classe di miliardari il nostro mondo è troppo piccolo per non essere attraversato per intero, il comune cittadino vive a disagio le novità imposte della globalizzazione. E questo non perchè sia implicitamente "razzista", ma perchè si considera parte di un popolo; il frutto storico di una lingua, di una tradizione, di un pezzo di terra. Tra l'altro, come è difficile negare che nasciamo bianchi, gialli, rossi e neri, è altrettanto difficile e innaturale costringere le genti più diverse a convivere l'una accanto all'altra, negare secoli di storia e cultura locali con fiction moralistiche e immagini edulcorate dei migranti. Ciò è accaduto nell'America del Nord per ragioni storiche particolarissime e probabilmente irripetibili. La peculiarietà dell'esperimento americano viene però considerata dagli scienziati sociali un'esperimento da estendere a tutto il pianeta a cominciare dall'Europa.
Nel nostro continente è infatti in atto una doppia lotta per la sopravvivenza. Da un lato ci sono gli allogeni, che combattono per la loro stessa vita, dall'altro ci sono gli autoctoni che difendono la propria identità di popolo dal pluralismo multiculturale. Sono due lotte che si sovrappongono e che alla fine avranno un vincitore e uno sconfitto. Mors tua, vita mea. E' moralmente giusto che i popoli europei si rassegnino pacificamente alla sconfitta?
Florian




Rispondi Citando
