El Alamein : da lì riecheggiano ancora ,ruggendo, le gesta degli ultimi guerrieri italici
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Il 23 ottobre 1942 alle ore 21.40 i mille cannoni del generale Montgomery aprono il fuoco contro le truppe dell’Asse,concentrando il tiro sull’artiglieria. Comincia così la fase finale della battaglia di El Alamein che terminerà il successivo 4 novembre con il martirio delle truppe italo-tedesche.Questa battaglia,nonostante le meschine mistificazioni di un certo cinema che vorrebbe illustrarcela,ci consegna uno dei più fulgidi esempi di dedizione,coraggio ed eroismo di tutta la storia d’Italia. Lo schieramento di battaglia italiano era il seguente:
-I Reparti Italiani impegnati nella battaglia erano suddivisi nei tre Corpi d'Armata X, XX e XXI.
-Il Decimo, schierato più a sud dalla depressione di El Quattara comprendeva le divisioni Pavia(17^), Folgore(185^) e Brescia(27^).
-Il Ventesimo comprendeva la Bologna(25^) e la Trento(102^).
-Il Ventunesimo le divisioni corazzate Ariete(132^) e Littorio(133^) e la Divisione motorizzata Trieste(101^).
-Reggimenti bersaglieri, battaglioni genio e gruppi d'artiglieria completavano i supporti dei Corpi d'Armata che avevano al loro interno anche Grandi Unità tedesche come la 2^ Brigata Paracadutisti (Ramcke) inserita nel X Corpo e la 164^ Divisione Leggera che completava il XX.
Alla vigilia della battaglia Rommel dispone di 80.000 uomini,di cui 27.000 tedeschi,200 carri armati,345 aerei (di cui 2/3 italiani). Dall’altra parte gli Inglesi hanno a disposizione 230.000 uomini,oltre 1000 carri armati e 1000 aerei. Il 28 ottobre l’avanzata Inglese continua nonostante l’accanita difesa dei nostri soldati e di quelli tedeschi ; il 4 novembre ,eroicamente, la brigata Ariete si immola per tenere le posizioni.
Gli ultimi uomini rimasti a combattere ad El Alamein furono i paracadutisti della Folgore: abbarbicati ai margini della depressione di El-Qattara fronteggiarono per 13 giorni il 13°corpo d’armata inglese senza cedere di un metro. Partiti in 5000 erano rimasti,ufficiali compresi,in 304.
Alla resa ebbero l’onore delle armi e il nome della loro divisione restò da allora leggendario. L’undici novembre la BBC commentò: “I resti della divisione Folgore hanno resistito oltre ogni limite delle possibilità umane”.
Tra i tanti e splendidi esempi di virilità guerriera vogliamo oggi ricordarne alcuni:
-BRANDI Ferruccio
Tenente cpl. 187° rgt. paracadutisti, Divisione "Folgore"
Comandante di plotone paracadutisti, attaccato da preponderanti forze corazzate, rincuorava ed incitava col suo eroico esempio i dipendenti a difendere a qualsiasi costo la posizione affidatagli. Sorpassato dai carri, raccolti i pochi superstiti, li guidava in furioso contrassalto, riuscendo a fare indietreggiare le fanterie avversarie seguite dai mezzi corazzati. Nuovamente attaccato da carri, con titanico valore, infliggeva ad essi gravi perdite ed, esaurite le munizioni anticarro, nello estremo tentativo di immobilizzarli, si lanciava contro uno di questi e con una bottiglia incendiaria lo metteva in fiamme. Nell'ardita impresa veniva colpito da raffica di mitragliatrice che gli distaccava la mandibola; dominando il dolore si ergeva fra i suoi uomini, e con la mandibola penzolante, orrendamente trasfigurato, con i gesti seguitava a dirigerli, e ad incitarli alla lotta, tra fondendo in essi il suo sublime eroismo. Col suo stoicismo e col suo elevato spirito combattivo salvava la posizione aspramente contesa e, protraendo la resistenza per più ore, oltre le umane possibilità, s'imponeva all'ammirazione dello stesso avversario. I suoi paracadutisti, ammirati e orgogliosi, chiesero per lui la più alta ricompensa.
El Munassib (Africa Settentrionale), 24 ottobre 1942.
-GAMBAUDO Giovanni
Sottotenente cpl., 186° rgt. paracadutisti, Divisione "Folgore"
Comandante di centro avanzato attaccato da preponderanti forze corazzate e motorizzate, per tutta la notte, con il tiro delle proprie armi, riusciva ad inchiodare il nemico davanti alle sue posizioni, arrestandone lo slancio offensivo, e causandogli forti perdite. All'alba, per quanto ferito, con i pochi superstiti, si lanciava al contrassalto, per alleggerire la pressione sui centri di resistenza laterali. Ricacciato nel suo centro dall'azione dell'artiglieria nemica, ormai quasi privo di uomini, ferito una seconda volta, riprendeva personalmente il fuoco con le armi rimastegli. Ferito per una terza volta ed intimata gli la resa, rifiutava; ritto in piedi, sparava l'ultimo caricatore di moschetto sul nemico, e colpito una quarta volta, moriva al suo posto di combattimento gridando: "La Folgore muore ma non si arrende! Viva l'italia!"
Qaret el Himmeimat (A.S.), 23 -24 ottobre 1942.
-LUSTRISSIMI Gerardo
Paracadutista, 186° rgt. fanteria, Divisione "Folgore"
Lanciafiammista addetto allo sbarramento del varco di un campo minato, attaccato da preponderanti forze, sotto violento e continuo fuoco dell'artiglieria, per oltre 24 ore si prodigava in ogni modo con il suo speciale mezzo di lotta per impedire il transito dei carri armati dell'avversario. Esaurito il liquido da lanciafiamme, continuava a combattere, lanciando bottiglie anticarro, fino a che caduto ferito, veniva catturato dall'avversario. Appena riavutosi, con un piccolo gruppo di compagni impegnava con audace corpo a corpo le sentinelle, e riusciva a rientrare nelle nostre linee. Ripreso il suo posto di combattimento e colpito nuovamente persisteva nella strenua impari lotta. Esaurite le munizioni, stretto da vicino da carri armati che irrompevano ormai attraverso il varco, sdegnoso di arrendersi, dissotterrava una mina e, a tre metri di distanza, la lanciava sotto il carro armato di punta che veniva distrutto dall'esplosione, investito dalla vampata e dalle schegge trovava gloriosa morte. Fulgido esempio di supremo eroismo nella luce delle più pure virtù guerriere.
Africa Settentrionale, 23-25 ottobre 1942.
-CESARONI Giacomo
Paracadutista, 187° rgt. fanteria "Folgore"
Staffetta portaordini di compagnia, durante un intensissimo e tambureggiante fuoco di preparazione di artiglieria nemica, assicurava i collegamenti del comando con i vari centri di fuoco. Nel corso dell'attacco, benché ferito e grondante di sangue, portava a termine rischiose missioni. Nuovamente ferito rifiutava ogni soccorso e si offriva pel recapito di un messaggio al comando del battaglione. Al ritorno, ferito una terza volta nell'attraversare una zona scoperta molto battuta, pur immobilizzato negli arti inferiori, a forza di sole braccia e reggendosi sui gomiti, si portava al comando di compagnia e consegnava l'ordine ricevuto. Sentendo prossima la fine, al proprio comandante che lo sorreggeva dichiaravasi felice d'offrire la vita per l'Italia ma dolente di non poterla più servire.
Deir El Munassib (A.S.), 29 ottobre 1942.
Da http://www.noreporter.org/


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