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  1. #81
    AC Milan 1899
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    In Origine Postato da Naitmer
    mi spieghi perchè sarebbero SACROSANTE le multe inflitte dall'unione sovietica europea? Perchè mai l'Italia dovrebbere essere L'UNICO PAESE DELL'USE AD AVERE UNA QUOTA LATTE INFERIORE AGLI ALTRI????
    Perchè nessuno ha voglia di pagare le sovraproduzioni di nessuno (come invece la prima PAC prevedeva).
    Perchè l'Unione deve pagare le sovraproduzioni per poi mandarle al macero? E poi ti sembra bello mandare al macero del cibo?
    E soprattutto quelli che oggi si lamentano delle multe si lamentavano quando incassavano una barca di fondi CEE?
    Le quote le aveva fatte introdurre la Tatcher nei primi '80, se poi c'è gente che ha fatto finta di niente fino ad oggi è giusto che paghi.

  2. #82
    AC Milan 1899
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    In Origine Postato da pensiero
    ah ecco....sono così anche i tuoi genitori Gianmario, visto che una volta dicevi che votavano lega
    Mio padre vota lega ma è terrone, come quasi tutti quelli che votano la lega, mia madre non è terrona ma agisce di conseguenza.
    D'altra parte chi è che potrebbe votare uno che fa i comizi con la canotta sporca di sugo?

  3. #83
    Veneta sempre itagliana mai
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    '' E' in gran parte merito di Luca Cordero di Montezemolo se la Juventus non si rivolse ai tribunali ordinari '' (Joseph S. Blatter - Presidente F.I.F.A. - Dicembre 2007)
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    In Origine Postato da Gianmario
    Mio padre vota lega ma è terrone, come quasi tutti quelli che votano la lega, mia madre non è terrona ma agisce di conseguenza.
    D'altra parte chi è che potrebbe votare uno che fa i comizi con la canotta sporca di sugo?

    quanto sei stronzo

    non per niente sei bilanista

  4. #84
    Superpol
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    In Origine Postato da Gianmario
    Gli allevatori furboni sono sicuramente un problema, al limite se vuoi sono anche parassiti.
    Ma un conto è essere parassita per sovraproduzione un'altra perchè non si fa (e non si ha voglia) di fare niente.
    I Padagni sono gente abbastanza deprimente ma quando portano queste problematiche non si può far altro che dargli ragione.
    E il discorso sulla democrazia clientelare di Affus calza a pennello.
    Ma basta con queste puttanate che al sud la gente non vuole lavorare. Ma secondo te chi a Melfi si e' cuccato per 10 anni la "doppia battuta" e' uno sfaticato, uno che non vuole fare un cazzo?

    Ho lavorato sia al nord che al sud e ti assicuro che i ritmi "meridionali" sono moooolto piu' stressanti di quelli "padani". Del resto la vicenda della Fiat evidenzia come le aziende al sud puntino tutto e solo sulla produttivita' , alla faccia del 'laborioso' Nord

  5. #85
    Veneta sempre itagliana mai
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    In Origine Postato da MetaPapero
    Del resto la vicenda della Fiat evidenzia come le aziende al sud puntino tutto e solo sulla produttivita' , alla faccia del 'laborioso' Nord
    niente affatto vero, puntano sul risparmio, sanno che lavorano quello che lavorano e quindi pretendono delle agevolazioni, se così non fosse il sud sarebbe messo come il nord

  6. #86
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    In Origine Postato da MetaPapero
    Ma basta con queste puttanate che al sud la gente non vuole lavorare. Ma secondo te chi a Melfi si e' cuccato per 10 anni la "doppia battuta" e' uno sfaticato, uno che non vuole fare un cazzo?

    Ho lavorato sia al nord che al sud e ti assicuro che i ritmi "meridionali" sono moooolto piu' stressanti di quelli "padani". Del resto la vicenda della Fiat evidenzia come le aziende al sud puntino tutto e solo sulla produttivita' , alla faccia del 'laborioso' Nord
    ma non puoi dire di smetterla a chi basandosi su queste puttanate ci ha fondato un partito...significa togliergli l'acqua in cui navigano..

    non è vero,pensy..?

  7. #87
    AC Milan 1899
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    In Origine Postato da MetaPapero
    Ma basta con queste puttanate che al sud la gente non vuole lavorare. Ma secondo te chi a Melfi si e' cuccato per 10 anni la "doppia battuta" e' uno sfaticato, uno che non vuole fare un cazzo?

    Ho lavorato sia al nord che al sud e ti assicuro che i ritmi "meridionali" sono moooolto piu' stressanti di quelli "padani". Del resto la vicenda della Fiat evidenzia come le aziende al sud puntino tutto e solo sulla produttivita' , alla faccia del 'laborioso' Nord
    Guarda che quel paese non è un caso, è pieno di gente soprattutto del Sud che vorrebbe vivere sulle spalle dello stato.

  8. #88
    Veneta sempre itagliana mai
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    In Origine Postato da blob21
    ma non puoi dire di smetterla a chi basandosi su queste puttanate ci ha fondato un partito...significa togliergli l'acqua in cui navigano..

    non è vero,pensy..?
    te è meglio che vai ad aiutare la jervolina e il bassolino che mi pare di aver sentito che stanno per arrivare altre emergenze rifiuti, e questa volta pure in città...vai..vai...che per far meglio di loro saresti capace pure tu

  9. #89
    Veneta sempre itagliana mai
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    In Origine Postato da Gianmario
    Guarda che quel paese non è un caso, è pieno di gente soprattutto del Sud che vorrebbe vivere sulle spalle dello stato.
    Gianmario ne ho postati a decine di articoli simili a quello, loro sperano di andare avanti così all'infinito, ma devono mettersi in testa che la bobbana è finita...finita...avete voluto l'europa?non vi arriveranno manco da lì i danè.... adesso ciucciatevela

  10. #90
    Hanno assassinato Calipari
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    Predefinito Re: La rivolta dei precari inesistenti

    In Origine Postato da pensiero
    Per chi ha voglia di leggere...ma in particolare a blob21...MrB....yota....damps.... Grigio...insomma a quei pochi amici che mi amano sul principale.....non ditemi però che Gian Antonio Stella è di parte però...non l'ho cercata, l'ho letta casualmente sul corrierone


    Calabria, un paese assediato da quatto mesi
    La rivolta dei precari inesistenti
    Il sindaco taglia i sussidi e a San Giovanni in Fiore scoppia la protesta: «Ridateci il fondo sollievo»
    di Gian Antonio Stella

    Costretto a cambiare uno dietro l'altro 17 lavapiatti, perduti perché troppi puntavano a un sussidio, il cuoco che gestisce la Scuola Alberghiera di San Giovanni in Fiore, s'è fatto un'idea netta dei progetti assistenziali al Sud: «Siano maledetti!». Quanto al sindaco, non gliene parlate: è assediato da febbraio da una folla di disperati che bloccano la statale, occupano il Comune, si incatenano alle ringhiere: «Abbiamo fame!». E intorno c'è chi liscia loro il pelo da destra e chi da sinistra, chi promette leggine e chi interpellanze parlamentari, chi ammicca che può mettere una buona parola e chi assicura che grazie all'onorevole... Al voto! Al voto! Pochi posti come questo bel paese antico tra i pini laricii della Sila, lungo la strada da Cosenza a Crotone, possono illustrare meglio il fallimento di mille toppe provvisorie inutilmente piazzate sugli sbreghi del Mezzogiorno. Fallimento economico, politico, morale. Del quale sono responsabili in tanti: aspiranti benefattori in buonafede e spregiudicati coltivatori di clientele, anime candide e anime nere, generosi teorici meridionalisti e scafatissimi professionisti della promessa a vanvera.

    Stando ai dati dell’Ufficio attività produttive, su 18.577 residenti di questo che si picca d’essere il Comune più popoloso d'Italia oltre i mille metri sul mare, le partite Iva sono 984, cioè una ogni 19 abitanti: meno della metà della media veneta. Gli artigiani e quelli che lavorano nelle aziendine sparse qua e là sono sì e no un migliaio. Quelli che campano coi negozi e i negozietti (le botteghe d’abbigliamento sono 65, quelle di scarpe 38, le bigiotterie 42!) un altro migliaio, i professionisti sono una sessantina, i contadini 54. Fine. Al punto che Giovan Battista Barberio, un consulente aziendale che siede nel Consiglio comunale per la Margherita, ha calcolato che «a mettere tutti insieme quelli che fanno impresa da soli o con rari dipendenti non si arrivi al 2,6% della popolazione. Da piangere».

    Tutti gli altri lavorano per la macchina pubblica: 496 insegnanti dalle elementati al liceo, 138 bidelli e personale vario scolastico, 328 impiegati all’Asl, 6 all’Inps, 14 all’Ispettorato agrario, 20 all’Enel, 152 al Comune, compresi il sindaco e gli assessori... Oppure tirano avanti aggrappati a una pensione (1557 dell’Inps, quasi altrettante dell’Inpdap...), a un assegno di accompagnamento oppure a un contrattino precario come i 93 benedetti da un posto tra i lavoratori socialmente utili, i 38 del gruppo dei lavoratori di «pubblica utilità» o i 614 del cosiddetto «Fondo sollievo». Quanto agli iscritti come disoccupati all’ufficio collocamento, compresi i tanti che fanno cento lavoretti in nero, sono una marea: 5.997.

    Dicono le statistiche macro-economiche che è tutto il Sud ad andare alla deriva verso la sottoccupazione e l’assistenza. E certo non da oggi, se è vero che secondo la Commissione parlamentare sulla miseria del 1951, già allora la popolazione attiva meridionale era cresciuta dal 1861 solo del 4% contro un aumento delle persone a carico del 228%. Ma qui a San Giovanni in Fiore, una realtà storicamente estranea alle infiltrazioni mafiose, la deriva meridionale e l'immensa difficoltà di individuare soluzioni spiccano in modo accecante.

    Una dopo l’altra, spiega il sindaco Riccardo Succurro che guida una giunta rossa come rosse son sempre state le amministrazioni dagli anni mitizzati dell'occupazione delle terre, si sono prosciugate tutte le fonti. Prima l’edilizia, che con le rimesse degli emigrati aveva portato a uno sviluppo urbanistico scriteriato dando però lavoro a un sacco di gente. Poi il pozzo dei forestali, che grazie al rimboschimento della Sila dopo la spoliazione per danni di guerra da parte degli inglesi, erano arrivati ad essere addirittura 800 per ridursi oggi, col blocco del turn-over, a 60. Finché, nel dicembre scorso, non ha smesso di buttare anche il terzo pozzo, quello del Reddito minimo d'inserimento che, promosso dal governo dell’Ulivo, per qualche anno aveva portato in paese 1.278 assegni mensili.

    Era una manna, quella pioggia di soldi che avrebbe complessivamente sparpagliato 14.335.885 euro pari a quasi 30 miliardi delle vecchie lire. Una manna perfino più ghiotta dei rimborsi regionali per il bestiame divorato dal lupo della Sila, nobile fiera che deve aver rischiato l’estinzione per indigestione se è vero che in una sola notte si sarebbe mangiato 22 bestie tra vacche, pecore, cavalli e montoni. Tanto più che i compiti assegnati in cambio dello stipendio assistenziale erano così vaghi da sfondare la barriera del ridicolo. Come nel caso dei 6 incaricati di «sviluppo relazionale» o i 403 addetti al «sostegno dei propri genitori».

    Da tutta Europa arrivarono, per avere il sussidio. E chi rientrò dalla Svizzera e chi dalla pianura padana. Chi si licenziò dal lavoro. Chi chiuse l'officina, chi il negozio, chi il laboratorio artigiano. Chi per fare punteggio si separò dalla moglie pur restando a dormirci insieme. Chi si segnò a carico il parentando intero. Per lo spirito collettivo del lavoro, già lontano dal calvinismo, fu una devastazione. L'obiettivo di tutti pareva lo stesso: avere la prebenda statale per poi arrotondare con qualche lavoro in nero.

    Chiuso il rubinetto, a dicembre del 2003, è dilagata la disperazione. Manifestazioni. Picchettaggi. Blocchi stradali. Occupazioni del Municipio, sgomberato l'altro giorno dalla polizia: «Abbiamo fame!». «Il guaio è che per un sacco di tempo il ribellismo ha pagato», sospira il sindaco. «Per ben tre volte, nell’86, nel ’92 e nel ’96, rivolte di questo genere si sono chiuse coi ribelli che davano un elenco di gente da assumere e i commissari prefettizi che cedevano. I 634 del «fondo sollievo» vengono da lì. Ma quella stagione è finita. Fi-ni-ta. Noi abbiamo cercato di costruire qualcosa di più duraturo. Alternativo a quelle soluzioni provvisorie e clientelari. E da tempo insistiamo perché venga applicata la legge regionale che prevedendo un uomo ogni 65 ettari di parco ci dovrebbe garantire 415 forestali. Ma sono cose difficili da spiegare, a chi per tanto tempo è stato illuso dalla promessa di un assegno. Molto difficile».

    «Facevo il cuoco a Udine, sono tornato perché questo è il mio paese», spiega Piero Bibbiani, uno dei 200 manifestanti in guerra da febbraio. «Sono tre notti che non dormo! Ho il frigorifero vuoto! I miei figli! Che ci do da mangiare, ai miei figli?». E non chiedetegli perché mai sia tornato se aveva un lavoro: «Voglio vivere qui. Non voglio regali, voglio lavorare. Ma qui». Antonio Barile, consigliere comunale di Forza Italia, gli dà ragione. Come dà ragione a tutti gli altri manifestanti orfani del reddito minimo: «Sono vittime di cinquant'anni di politica sbagliata. Non credo che la risposta possa essere solo no». Ma certo, sa che al governo, a Roma e a Catanzaro, c'è proprio il suo partito. E sa che il sindaco di sinistra si trova a dover negare ciò che Berlusconi e il governatore Chiaravalloti per primi devono negare da destra. «Però...». Però? «Insomma, si può fare di più...».

    Mica è facile cavalcare la tigre, dopo decenni di promesse e aggiustamenti, di scambi elettorali e clientele. E mica è facile andare alle elezioni così, tenendo ferma la barra, a destra e a sinistra, tra furbizie di imbroglioni e sfoghi di disperazione autentica. E il dramma scuote l’intero Mezzogiorno. Da Orta di Atella, Caserta, dove addirittura il 54% degli abitanti venne benedetto dal regalo del reddito minimo, a Isola Capo Rizzuto dove, tra le proteste e le rivolte seguite all'inchiesta su 600 assegni (su 1800 in totale) incassati da chi non ne aveva diritto, il commissario prefettizio Antonio Ruggiero allarga le braccia sconsolato: «E' spaventoso: stanno facendo tutti campagna elettorale promettendo sussidi su sussidi. E intanto le officine chiudono e i campi vengono abbandonati e tutte le attività produttive vanno in malora».

    10 maggio 2004
    Che schifo... a lavorare!

 

 
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