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Discussione: Lutto

  1. #11
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    In origine postato da UgoDePayens
    Naturalmente ognuno è libero di elaborare il lutto come più gli è naturale. In particolare sul dolore di quelle che tu chiami "mamme e zie" io non mi sento proprio di mettere commenti. Di alcun genere.
    Altro, ben altro, se permetti, è lo spettacolo mass-mediatico che si crea intorno a questi fatti luttuosi. Quello sì può dare fastidio.
    Ma in questo thread, te lo assicuro io che l'ho aperto, proprio non c'era ombra di intenzioni di quel tipo.

    Scusa, mi sono espresso male. Per 'mamme e zie' non intendevo certo il legittimo dolore dei parenti (anche se qualche riserva sul loro concedersi a telecamere e media ce l'avrei), bensì intendevo tutta quella corte dei miracoli che si scatena quando un povero ragazzo rimane vitta di scelte non sue.
    Chiedo scusa anche alle vere mamme e zie di tutte le vittime innocenti di scelte dissennatamente politiche.
    Credo cmq che la soluzione migliore - ma non abbiamo uno Zapatero, noi - sia quella di dire al signor Bush che se la faccia da solo la sua guerra.
    E' una speranza sincera che il povero militare sia veramente l'ultima vittima di questa insensata partecipazione ad una guerra inutile.

  2. #12
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    In origine postato da vacanze romane

    Del resto, vi domando: a noi l'Irak che ci ha fatto? La prossima volta, anzichè inviare dei poveri militari di leva a farsi ammazzare (e mi piacerebbe sapere che addestramento abbiano...), ci vadano Berlusconi e i suoi compari a giocare alla guerra privata della famiglia Bush.


    1)L'Irak non ha rispettato le risoluzioni ONU.
    2)Non sono militari di leva.
    3)Un capo di governo in guerra non ci va.
    4)La guerra privata non è deliberata dai parlamenti.


    ciao

  3. #13
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    In origine postato da Vassilij
    1)L'Irak non ha rispettato le risoluzioni ONU.
    2)Non sono militari di leva.
    3)Un capo di governo in guerra non ci va.
    4)La guerra privata non è deliberata dai parlamenti.


    ciao

    1- Nemmeno Israele, gli USA, la Cina... e tutti e tre sono molto più fallaci dello sfigatissimo Iraq... che si fa li invadiamo? Di sicuro in tutti e tre troveremo un bel pacco di armi di distruzione di massa, così eviteremo di sparare balle al mondo per giustificarci

    2- Vero. Non per questo meritano di essere ingannati dai loro governanti e mandati al macello. Che ci fanno i Carabinieri in una situazione di guerra?

    3- Ci potrebbe andare, ma mercoledì c'è la Champions, che se la dovrebbe perdere? Non scherziamo sulle cose serie, via!

    4- Giustissimo. Infatti il nostro Parlamento non ha mai discusso di andare a fare una guerra in Iraq.

  4. #14
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    da www.avvenire.it

    " L'ADDIO AL LAGUNARE CADUTO

    PAESE IN PIEDI SALUTO A MATTEO


    Ferdinando Camon

    Non era bella una polemica che poteva sfiorare il feretro del soldato italiano caduto in Iraq. Esponenti del governo vogliono, giustamente, presenziare ai funerali oggi, ma al primo cittadino del paese dove i funerali si svolgono sfugge detto che non sa se saranno bene accetti. In realtà, proprio in questi giorni altri cento lagunari partono dalle stesse contrade venete per l'Iraq: tutti sanno del compagno caduto, ma tutti vanno.
    Ci sono mille ragioni per parlar bene del ragazzo caduto, ma chi scrive ne ha qualcuna in più. Perché il ragazzo abitava qui vicino, in questa pianura piatta e già afosa. Perché i suoi genitori parlano lo stesso dialetto, che si sente così bene sotto il finto italiano. Perché aveva un cognome tronco, uno dei tipici cognomi locali in -an -in -on, come quello che firma queste righe. Perché la gente di qui non ha mai a che fare con lo Stato, se non in circostanze come questa: così quando ricevono onori sono intimiditi, come se mai niente gli fosse dovuto. A chi le domanda se il figlio fosse orgoglioso di essere un lagunare, la madre risponde: «Ammirava la propria divisa, quando non la indossava le girava sempre intorno». La divisa come riassunto di una storia, della quale si vuole far parte.
    Il ragazzo, prima di partire, aveva dichiarato una cosa importante, ed è una cosa che spiega come son fatti i nuovi ragazzi italiani, ma in particolare quelli di queste terre, e forse spiega anche (è il mio sospetto) perché il ragazzo è morto. Ha detto: «Spero di non sparare mai un colpo». Bellissima espressione. Per la quale non sono d'accordo (una volta tanto) con "Ballarò", che commemorando questa morte ha cominciato con la lettura di un passo dell'"Enrico V" di Shakespeare dove di un soldato morto si dice: "Come può essere nella grazia, se la sua mente non pensa ad altro che al sangue versato e da versare?". La mia domanda è: come può pensare sempre al sangue, uno che si augura di non sparare mai un colpo? La verità è che nelle situazioni di combattimento chi non vuole sparare per primo è più facile che cada. Tanto è vero che la prima conseguenza di questa morte è la revoca del principio «mai sparare per primi». Segno che quel principio è stato riconosciuto come con-causa della morte.
    La partenza per queste missioni rischiose può avere mille ragioni, delle quali solo poche, e forse nessuna, nitide a colui che parte. Questo ragazzo aveva un fratello inchiodato su una sedia a rotelle, in seguito a un incidente stradale. È possibile che la partenza per l'Iraq fosse anche un prendere respiro rispetto ad un ambiente segnato da una sofferenza inguaribile. Aveva una fidanzata, voleva sposarsi, forse aveva bisogno di soldi. Il servizio in un reparto a rischio, discretamente pagato, è un richiamo. Qui i lagunari sono come in America i marines: un mito. Per la durezza dell'addestramento, per la faticosità delle esercitazioni, per l'affidamento. Sono un corpo a prevalente reclutamento locale, quindi arruola fratelli. Così crea una nuova famiglia. La famiglia gioiosa verso cui andare, uscendo dalla famiglia di origine.
    Il Veneto ha pur sempre nel sangue l'orgoglio dell'obbedienza, se è dovuta, se rispetta princìpi etici. Anche adesso, chi parte come lagunare per l'Iraq ripete: «Lo Stato mi chiama, non posso non obbedire». C'è qualcosa di mistico, in questo orgoglio dell'obbedienza e dell'appartenenza, in questa realizzazione nella sottomissione. Da queste parti son arrivati ministri che salutavano i cittadini esclamando: «Comandi». Questo ragazzo è partito per mille ragioni. Sulla sua morte si combatte una battaglia ambigua , e può darsi che sia ambigua da una parte e dall'altra. Ma questo nulla toglie a chi è caduto per una impresa umanitaria, sentendosi esaltato dalla possibilità di dare agli altri ciò di cui hanno bisogno per vivere.
    "

    Shalom!!!

  5. #15
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    Predefinito Re: Re: ... ma per caso siamo in guerra?....

    In origine postato da piopierucci
    Povero ragazzo!
    E pensare che, magari, andava in giro col tricolore napoleonico, acclamando la repubblica e il suo presidente e ripetendo il ritornello che i re vanno cacciati, perchè fanno le guerre!

    Sai dove te lo puoi mettere questo schifoso sarcasmo? indovina!
    frencis

  6. #16
    Giuro di essere fedele al Re!
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    Predefinito Re: Re: Re: ... ma per caso siamo in guerra?....

    In origine postato da frencis
    Sai dove te lo puoi mettere questo schifoso sarcasmo? indovina!
    Non è sarcasmo! E' pena sincera. Pena per i Caduti. Pena per la mia Patria. Pena per come sono ridotti gli Italiani. Credimi.

  7. #17
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    In origine postato da Pieffebi
    da www.avvenire.it

    " L'ADDIO AL LAGUNARE CADUTO

    PAESE IN PIEDI SALUTO A MATTEO


    Ferdinando Camon

    Non era bella una polemica che poteva sfiorare il feretro del soldato italiano caduto in Iraq. Esponenti del governo vogliono, giustamente, presenziare ai funerali oggi, ma al primo cittadino del paese dove i funerali si svolgono sfugge detto che non sa se saranno bene accetti. In realtà, proprio in questi giorni altri cento lagunari partono dalle stesse contrade venete per l'Iraq: tutti sanno del compagno caduto, ma tutti vanno.
    Ci sono mille ragioni per parlar bene del ragazzo caduto, ma chi scrive ne ha qualcuna in più. Perché il ragazzo abitava qui vicino, in questa pianura piatta e già afosa. Perché i suoi genitori parlano lo stesso dialetto, che si sente così bene sotto il finto italiano. Perché aveva un cognome tronco, uno dei tipici cognomi locali in -an -in -on, come quello che firma queste righe. Perché la gente di qui non ha mai a che fare con lo Stato, se non in circostanze come questa: così quando ricevono onori sono intimiditi, come se mai niente gli fosse dovuto. A chi le domanda se il figlio fosse orgoglioso di essere un lagunare, la madre risponde: «Ammirava la propria divisa, quando non la indossava le girava sempre intorno». La divisa come riassunto di una storia, della quale si vuole far parte.
    Il ragazzo, prima di partire, aveva dichiarato una cosa importante, ed è una cosa che spiega come son fatti i nuovi ragazzi italiani, ma in particolare quelli di queste terre, e forse spiega anche (è il mio sospetto) perché il ragazzo è morto. Ha detto: «Spero di non sparare mai un colpo». Bellissima espressione. Per la quale non sono d'accordo (una volta tanto) con "Ballarò", che commemorando questa morte ha cominciato con la lettura di un passo dell'"Enrico V" di Shakespeare dove di un soldato morto si dice: "Come può essere nella grazia, se la sua mente non pensa ad altro che al sangue versato e da versare?". La mia domanda è: come può pensare sempre al sangue, uno che si augura di non sparare mai un colpo? La verità è che nelle situazioni di combattimento chi non vuole sparare per primo è più facile che cada. Tanto è vero che la prima conseguenza di questa morte è la revoca del principio «mai sparare per primi». Segno che quel principio è stato riconosciuto come con-causa della morte.
    La partenza per queste missioni rischiose può avere mille ragioni, delle quali solo poche, e forse nessuna, nitide a colui che parte. Questo ragazzo aveva un fratello inchiodato su una sedia a rotelle, in seguito a un incidente stradale. È possibile che la partenza per l'Iraq fosse anche un prendere respiro rispetto ad un ambiente segnato da una sofferenza inguaribile. Aveva una fidanzata, voleva sposarsi, forse aveva bisogno di soldi. Il servizio in un reparto a rischio, discretamente pagato, è un richiamo. Qui i lagunari sono come in America i marines: un mito. Per la durezza dell'addestramento, per la faticosità delle esercitazioni, per l'affidamento. Sono un corpo a prevalente reclutamento locale, quindi arruola fratelli. Così crea una nuova famiglia. La famiglia gioiosa verso cui andare, uscendo dalla famiglia di origine.
    Il Veneto ha pur sempre nel sangue l'orgoglio dell'obbedienza, se è dovuta, se rispetta princìpi etici. Anche adesso, chi parte come lagunare per l'Iraq ripete: «Lo Stato mi chiama, non posso non obbedire». C'è qualcosa di mistico, in questo orgoglio dell'obbedienza e dell'appartenenza, in questa realizzazione nella sottomissione. Da queste parti son arrivati ministri che salutavano i cittadini esclamando: «Comandi». Questo ragazzo è partito per mille ragioni. Sulla sua morte si combatte una battaglia ambigua , e può darsi che sia ambigua da una parte e dall'altra. Ma questo nulla toglie a chi è caduto per una impresa umanitaria, sentendosi esaltato dalla possibilità di dare agli altri ciò di cui hanno bisogno per vivere.
    "

    Shalom!!!

 

 
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