



Pubblicità: la tv strangola i giornali
Spot al galoppo nel primo semestre.
Mediaset prende tutto.
Allarme alla Fieg
Laura Matteucci
MILANO Primo semestre di forte ripresa per la raccolta pubblicitaria, giugno anche più positivo del semestre, ma la televisione continua a schiacciare la carta stampata. E, su tutti, come sempre, vince Mediaset. Le televisioni di Berlusconi ormai stracciano quotidianamente le reti Rai anche per quanto riguarda gli ascolti.
Tanto che persino Boris Biancheri, fresco di nomina alla presidenza della Fieg (la Federazione degli editori di giornali) ha lanciato l’allarme, sottolineando «l’importanza delle entrate pubblicitarie per difendere l’autonomia e lo sviluppo della stampa», entrate che però sono ancora tutte a favore della televisione. Le prospettive restano preoccupanti, tanto più con la legge Gasparri, da sempre criticata dalla Fieg, che anche a detta di Biancheri allarga senza limiti lo spazio della televisione. Altro punto critico, il ruolo dell’Autorità per la garanzia nelle comunicazioni, di cui la Fieg ha spesso lamentato la passività.
I dati, come li ha resi noti Nielsen Media research: gli investimenti pubblicitari nei primi sei mesi hanno raggiunto nel complesso i 4.403 milioni di euro, con una crescita del 9,5% rispetto allo stesso periodo del 2003. Il mese di giugno è andato particolarmente bene (+12,3%), grazie alle elezioni (che hanno trainato soprattutto le affissioni, +8,1%), e ai Campionati europei di calcio (l’Italia è uscita subito, ma gli spazi erano già stati prenotati). La tv ha chiuso il mese con una crescita sopra la media sia nel mese (+16,4%), sia nel semestre (+11,9%), mentre la stampa è cresciuta del 3,1%. La raccolta dei quotidiani ha segnato +4,3% (crescono soprattutto gli investimenti dei settori finanza-assicurazioni e tlc, mentre resta su valori inferiori alla media l’auto, il settore che da solo rappresenta circa il 20% dei ricavi della carta stampata). Peggio i periodici, pur su valori di raccolta in leggera ripresa rispetto al 2003 (+2,8% a giugno, +1,4% nel semestre).
La tv batte la stampa, insomma, e Mediaset batte tutti. Quanto a audience e, parallelamente, quanto a raccolta pubblicitaria.
Oltre alla Gasparri, è emblematico quello che sta accadendo per lo sport.
Mediaset sta acquisendo tutti i diritti televisivi per il digitale: prima Juventus, Milan, Inter, poi la Roma e altre squadre minori - la Sampdoria, l’Atalanta, il Livorno, il Messina.
E la Rai si è tirata completamente fuori.
Come spiega l’associazione art.21:
«Prima la giustificazione secondo la quale il contratto di servizio non poteva comprendere il digitale terrestre a pagamento. Poi il richiamo di Gasparri sulla necessità che la Rai vi giochi un ruolo. Ora si dice che ci si tira fuori dall’asta perchè il calcio è troppo caro e gli investimenti si rimandano al 2007. Quando i competitori si saranno già preso tutto».
«La Rai sembra quindi nelle intenzioni di abdicare con lo sport, fiore all’occhiello della sua storia (nel 1954 la domenica sportiva è stata la prima trasmissione). Perdere lo sport significa inequivocabilmente dare una mano al principale concorrente dell’azienda che guarda caso è anche il presidente del Consiglio, e che, guarda caso, è anche l’editore di riferimento del gruppo dirigente monocolore che - conclude art. 21 - rischia di fare a pezzi quello che ancora resta del servizio pubblico».
Per completare il quadro: anche per Telecinco (la prima tv commerciale spagnola, controllata al 52% da Mediaset) è stato un semestre boom (incremento dell’utile del 72,4% sul 2003). A trainare il fatturato della tv, oltre all’audience, è stata proprio la raccolta pubblicitaria, di cui Telecinco è leader per quota di mercato con il 29,7% contro il 28,5% della tv pubblica.
I dati positivi del mercato nel suo complesso non devono però far pensare che la crisi degli ultimi anni sia superata e che l’andamento positivo continui anche nel secondo semestre. Anzi, Nielsen ha già registrato alcuni segnali d’allarme.
Innanzitutto, il fatto che l’incremento del fatturato sia dovuto più all’aumento degli investimenti che al numero delle aziende attive nel settore, rimasto sostanzialmentre stabile.
Ad investire, infatti, sono sempre le stesse aziende: Procter&Gamble al primo posto, e poi nell’ordine Ferrero, Wind, Unilever e Barilla. Nel complesso, le prime dieci aziende della classifica degli inserzionisti hanno investito il 13% in più rispetto al 2003.
E se sono i prezzi ad aumentare, di certo non si può parlare di ripresa.


Dossier Mitrokhin, la procura di Roma archivia l'inchiesta
di red
Per la magistratura italiana il caso Mitrokhin è chiuso. Le lunghe indagini hanno dato una risposta chiara: non c’è bisogno di processo per nessuno dei 19 indagati. Il gip di Roma Maria Teresa Covatta ha accolto la richiesta d'archiviazione presentata dal pubblico ministero Franco Ionta. Escono dunque di scena tutti gli indagati chiamati a rispondere di «aver fatto parte di una rete di spionaggio operante in Italia e facente capo a alla cosiddetta Residentura di Roma del Kgb con compiti operativi, logistici, di reclutamento, di raccolta, elaborazione e veicolazione verso l'Urss (...), di informazioni, notizie e documenti anche di carattere riservato acquisiti in Italia per conto di altri servizi segreti facenti parte del Patto di Varsavia».
(segue)
Ballisti...


La RAI dei Ballisti
La vera storia di Beha il “bandito”
A Oliviero Beha sono stati inflitti dall’azienda quattro giorni di sospensione per “aver violato le regole aziendali”. Nella sostanza,è accusato di aver rilasciato a giornali e tv delle dichiarazioni sulla vicenda che nello scorso maggio ha visto implicate voci come “pubblicità occulta” e “trasparenza di Raisport”. Oltre alla non piccola questione della difformità di trattamento tra dipendenti Rai, giacché per un Beha “scomodo” punito ci sono decine di suoi omologhi “comodissimi” che riempiono quotidianamente le pagine dei giornali senza alcuna conseguenza, e al problemuccio dell’art.21 della Costituzione che nel garantire la libertà di espressione non fa cenno a cogenti “regole aziendali” specie di un’azienda di servizio pubblico che fa comunicazione,forse il cuore della faccenda va cercato nella storia di questi ultimi mesi.
All’inizio dello scorso novembre,il CDA Rai solleva dall’incarico di Direttore di Raisport Paolo Francia, nominando al suo posto Fabrizio Maffei, con un condirettore e due vicedirettori in più di quelli già esistenti.Già questa simultaneità di nomina è illegittima,e infatti solo in una successiva seduta il CDA potrà nominare i tre “come se” fossero stati indicati dal Direttore e poi prescelti dal CDA.
L’11 di novembre il Direttore sollevato dall’incarico, Francia,in una audizione della Commissione di Vigilanza spara a zero su una serie di episodi di cattiva gestione dello sport,dei diritti sportivi e dell’organizzazione del lavoro,gettando pesantissimi sospetti su “qualcuno che dovrebbe vigilare e non vigila” riferendosi al vertice della testata.Tali accuse escono su alcuni giornali anche con evidenza. Oliviero Beha, allora Vicedirettore,chiede con urgenza un colloquio al Direttore Generale,sollevando contemporaneamente la questione anche in redazione e con colleghi della Direzione.Si diffama la testata,è in soldini la sua posizione,e nessuno dice niente?No,nessuno,salvo Beha, dice niente anche se tutti sanno dell’audizione di Francia.
Beha viene ricevuto nelle prime ore del pomeriggio del 17 dicembre da Cattaneo, a cui fa presente l’imbarazzante situazione. Cattaneo rimane sul vago, prima assicurando Beha che non a lui si riferiva Francia,poi rispondendo alla richiesta di trasparenza per la Direzione di Raisport tutta,per la testata e per l’azienda da parte di Beha che “ di queste cose alla Rai si è sempre parlato, e le inchieste interne non hanno mai portato a nulla”.Conclude Cattaneo che tutto ciò “nasce e muore in fretta”.
Comunque promette a Beha di riconvocarlo subito dopo Natale. Beha avvisa del contenuto di questo colloquio nelle settimane successive parecchie persone,dentro e fuori l’azienda,anche a livelli di vertice.Da allora non verrà più ricevuto da Cattaneo, nonostante le decine di richieste di colloquio.
A Raisport prima il Direttore gli chiede di lasciare la responsabilità di “line”,poi, al suo rifiuto, lo diffida per iscritto dall’andare in video anche solo per un’opinione, quindi mette in discussione la possibilità di Beha di continuare a seguire Radioacolori,su Radio Uno Rai,famosa trasmissione al servizio dei cittadini,infine gli lascia solo una delega a metà sui notiziari.Comincia un carteggio tra i due,alla fine del quale Beha è costretto,nel marzo,a chiedere all’azienda e al Direttore Generale di essere tutelato nei confronti del Direttore di Raisport, dopo l’ennesima lettera offensiva ricevuta da quest’ultimo. L’azienda non ha mai risposto a questa esigenza di tutela.
Nel frattempo a Raisport accadono una serie di episodi poco edificanti, uno dei quali è l’invito a più trasmissioni sportive di Pasquale Casillo, fedina penale non immacolata e lunga permanenza in case circondariali. Presenza in studio immotivata, e invece accertate amicizia e frequentazione di vecchia data con Maffei in tv locali campane.
All’inizio di maggio, fatto che accade per la prima volta in azienda come ratifica l’Usigrai, a Beha viene comunicato che il suo incarico di vicedirettore è decaduto,e viene degradato a caporedattore con conseguente revisione dello stipendio.
Nei giorni successivi scoppia lo scandalo delle pubblicità occulte, de “La vita in diretta”, Cocuzza,”Striscia la notizia” ecc. Il Direttore Generale della Rai ringrazia pubblicamente Antonio Ricci e “Striscia” per le loro denunce.
A sua volta Beha pubblicamente “ringrazia” Cattaneo per i suoi ringraziamenti,ma gli ricorda il colloquio avuto con il DG in dicembre. La contraddizione se evidenziata sarebbe devastante,anche perché l’Azienda consegna un esposto contro ignoti sulla materia alla Procura della Repubblica.
Contemporaneamente Francia in un’altra audizione della Commissione di Vigilanza rincara la dose sulla malversazione allo sport.
Conclusionel bersaglio diventa Beha. Cattaneo non può smentire il colloquio, e si limita a far sì che “improvvisamente” e sine die venga sospesa “Radio a colori”. Quindi venga sottoposto a “processo” interno Beha, per le dichiarazioni rilasciate che riguardano proprio Cattaneo. Infine è lo stesso Cattaneo che emette la sentenza: 4 giorni di sospensione per il reprobo,ma nessun chiarimento da parte dello stesso Direttore Generale, attorno alla cui figura ruota tutto il pasticcio. Solidarietàa Beha da parte dell’Usigrai e del Consiglio dell’Ordine dei giornalisti, significativo silenzio dal CDR di Raisport. E’ evidente che tirando il capo del filo di questa vicenda,verrebbe sgomitolato tutto il vertice di Viale Mazzini.


Ormai la lista degli epurati è lunga come la Torah (in onore di Clemente J. Mimun).


La riforma fiscale favorisce i ricchi
ROMA
La riforma fiscale con cui Silvio Berlusconi pensa di conquistare un altro mandato è iniqua e finirebbe con il favorire i redditi più alti.
Non sono i sindacati ad affermarlo, né le opposizioni.
A farlo è il Secit, il servizio dei super-ispettori tributari che dipendono dal ministero dell’Economia.
Il loro studio è racchiuso in 29 pagine e di fatto boccia, sotto il profilo dell’equità, il secondo modulo della riforma fiscale contenuto nella delega approvata dal Parlamento. Una conclusione «scomoda» e infatti il ministero di via XX Settembre si è affrettato a precisare che si tratta di «opinioni personali basate su progetti non attuali».
L’Irpef di due sole aliquote, prevista a regime, rischia secondo il Secit di produrre una maggiore concentrazione del reddito (verso le fasce più alte) e un minore effetto perequativo nella distribuzione del carico fiscale.
L’obiettivo a cui tende il governo è fissato nella delega prevede due aliquote a regime, del 23% fino a 100mila euro e del 33% oltre. Il Secit è arrivato a fare simulazioni al 2005 per classi di reddito e per regioni, dalle quali emerge che la fetta più consistente dei contribuenti (l’11,2%) si collocherà nella fascia di reddito tra i 1.000 e i 3.000 euro.
Il bilancio annuale della quasi totalità dei contribuenti italiani si ferma comunque a 44.000 euro (sotto questa soglia è il 95% dei contribuenti e il 90% è sotto quota 33.000 euro) mentre il reddito medio viene indicato nelle tabelle attorno ai 16.214 euro. I super-ricchi, cioè quelli con un reddito superiore a 100.000 euro l'anno, saranno complessivamente nel 2005 soltanto 334.007, ovvero appena lo 0,8% del totale della platea dei contribuenti. Le medie statistiche indicano inoltre che la categoria dei pensionati guadagna in media 12.834 euro, i lavoratori dipendenti (e i co.co.co) 18.847, i lavoratori autonomi 23.836 mentre i possessori di altri redditi si attestano in media sui 10.323 euro.


Berlusconi: Die Wielt, non ha creato un'Italia migliore
BERLINO, 11 AGO - «Berlusconi dinanzi all'autunno delle sue illusioni». Con questo titolo a sei colonne il quotidiano conservatore tedesco Die Welt dedica oggi l'intera pagina 6 all'Italia, con un articolo-fiume tutt'altro che entusiasta della politica del governo e del presidente del Consiglio. In prima pagina una grande foto a colori di Berlusconi ripreso con il microfono in mano mentre canta una canzone. «Il primo ministro italiano Silvio Berlusconi, imprenditore, uomo di Stato, animatore, è alla vigilia di un autunno di nuove contestazioni», scrive la Welt, secondo cui «i suoi piani di riforma si sono insabbiati e mancano notizie positive da dare all'elettorato». «Il premier italiano è rimasto per il paese una sfinge anche dopo il ringiovanimento plastico del suo sorriso», scrive ancora Die Welt secondo la quale Berlusconi «non ha creato una Italia nuova e migliore».
Ballisti...(lo dicono pure in germania)


La vera storia di Beha il "bandito" / 2
di Redazione
Dopo i primi 4 giorni di sospensione dal lavoro e dallo stipendio, Oliviero Beha se ne è visti infliggere altri 7. La sua colpa è aver commentato con i colleghi delle agenzie di stampa la notizia dei 4 giorni in questo modo:"Non posso rilasciare dichiarazioni,la Rai me lo impedisce". A domanda "ma l'art.21 della Costituzione che garantisce la libertà di espressione?",seguiva la risposta "non so, devo essermi distratto, forse è decaduto". A domanda "che altro le possono fare dopo averla degradata, decurtato lo stipendio,diffidato dall'andare in video,chiusa la trasmissione 'La radio a colori', inflitti i giorni di sospensione?",seguiva la risposta "non saprei,immagino di non dover temere ritorsioni sulla mia famiglia",risposta definita dal testo di agenzia "in chiave ironica".
Nel frattempo senza alcun comunicato ufficiale da parte della Direzione di Radio Uno, è stata smembrata la redazione del programma "La radio a colori", distribuita in altre trasmissioni. L'archivio di centinaia di migliaia di segnalazioni dei cittadini in dodici anni, dai tempi di "Radio Zorro",è lasciato in un angolo, col timore che dia ingombro .
E' in atto un carteggio tra la Presidenza della Commissione di Vigilanza Rai e la Direzione Generale di Viale Mazzini,e tra quest'ultima e gli oltre 100 parlamentari sia di maggioranza che di opposizione che si sono dichiarati solidali contro la chiusura "immotivata e irragionevole" del programma radiofonico di maggior successo e credibilità del servizio pubblico: carteggio al momento incisivo solo dal versante politico ma senza risultato dalla controparte,che non sia quello di guadagnare tempo con missive vuote,far passare l'estate e rimanere a settembre con lo statu quo,cioè senza il programma chiuso manu militari mentre lo si definiva pubblicamente soltanto sospeso per l'estate.
Il tutto,nella stagione dei veleni,della "pulizia etnica" evocata da Pippo Baudo,della "guerra dei contratti" tra Annunziata e Veneziani, dell'assenza di qualunque forma neppure di contraddittorio con le direzioni Rai ma anche solo di dialogo, ha nella vicenda Beha-Cattaneo una valenza particolare,che trovate riassunta nella prima parte (in ordine cronologico) di questa scheda. Il Direttore Generale se ha ragione Beha rischia conseguenze non politiche ma personali.
www.articolo21.com


«La linea dell’Europa sull’immigrazione deve essere quella del rigore. Una volta si sarebbe detto rigore “tedesco”. Ora forse non si può dire più vista la politica di Schröder, ma considerata la passione di Buttiglione per la Germania, credo che mi capirà».
Roberto Calderoli, ministro per le Riforme (Ansa, 12 agosto 2004)
Buttiglione vicepresidente Ue:
"Immigrati, fermezza e umanità"
Ballisti...


''Nessun partito della provvidenza, nessuna alleanza potrà fare miracoli... Anche se ci fosse Gesù Cristo non riuscirebbe a farli e Berlusconi, più che Gesù Cristo, mi sembra Lazzaro: il miracolato dal vecchio sistema dei partiti"
(Ferdinando Adornato, Ansa, 28 febbraio 1994)
Ballisti...