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Discussione: Ballisti!!!!

  1. #301
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    Commissione Ue: è una tassa contraria alle norme europee
    Montezemolo:
    «Umiliante il balletto sull'Irap»

    Il presidente di Confindustria:
    «Gli interventi a pioggia non servono a nessuno. Forse hanno valenze elettorali»
    (sul Corriere)

  2. #302
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    In Origine Postato da MrBojangles


    "Io non ho il senso dello Stato, ma ho il senso dei cittadini"
    (Silvio Berlusconi, presidente del Consiglio, Corriere della sera, 10 ottobre 2004)

    "Il premier agli alleati: non avete senso dello Stato"
    (Corriere della Sera, 10 novembre 2004)

  3. #303
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    In Origine Postato da MrBojangles

    Pera e la bella guerra dell'Italia in Iraq
    di Marcella Ciarnelli

    L’Italia è in guerra.
    Non è vero che la missione in Iraq è limitata ad un mero intervento di pace. Poiché a dirlo (e a scriverlo su «Il Giornale» di domenica) è il presidente del Senato, Marcello Pera, c’è da credergli. A dispetto dei “pacifisti di governo”, il premier in testa, che si sbracciano ad ogni occasione per negare l’evidenza, la seconda carica dello Stato non ha avuto nessuna esitazione a mettere nero su bianco che la partecipazione del contingente italiano alla guerra di Bush non è limitata ai soli interventi umanitari. Al fronte, e Nassiriya è un fronte, non si può stare a guardare o fare solo assistenza. Se c’è da combattere bisogna farlo. Tanto più se si tratta di cercare di annientare il nemico dei nemici, il terrorismo.
    (segue)
    Pera non legge quello che scrive
    Aveva scritto in un articolo su «Il Giornale»:
    in Iraq italiani «combattenti».
    Adesso nega


    ROMA Pera non legge Pera. Domenica il presidente del Senato scrive sul Giornale che i soldati morti a Nassiriya «erano combattenti di una guerra che ha due fronti». Lunedì l’Unità riprende l’articolo con il titolo in prima pagina: La guerra di Pera: soldati italiani “combattenti”. Un articolo ripreso ieri da Pietro Ingrao su Liberazione che parla di guerra illegittima. Ma il presidente del Senato ora dice: mai dette quelle frasi. Ma basta dare un’occhiata al Giornale di domenica.
    Marcello Pera domenica in un intervento apparso sul Giornale, a proposito dei caduti di Nassiriya, ha scritto: «Li ricordiamo perché erano combattenti di una guerra che ha due fronti: da un lato loro e tantissimi come loro, che difendono i valori e i principi della libertà, della democrazia, della tolleranza, della dignità, del rispetto, e dall'altro,gli altri, i guerrieri fanatici, i miliziani di Saddam Hussein, i terroristi islamici».
    E rincara: «Quando si parla di "guerra di civiltà" o di "guerra di religione", non dobbiamo usare le parole per esorcizzare la realtà: disgraziatamente, quella guerra esiste, anche se non vorremmo».
    Dunque: «Perché non prendere atto di questa terribile realtà? Perché cercare di nasconderla, anche in Europa, che pure ne è vittima? Perché non pensare a come difenderci, e a difenderci, intendo, con i mezzi della cultura, della diplomazia, della cooperazione, della politica, ma, ove fosse necessario, anche con i mezzi della forza?».
    Passano due giorni e prontamente il Presidente del Senato, rispondendo a una domanda dei giornalisti in merito, si smentisce: «Noi non siamo in guerra, purtroppo anche noi ci troviamo, come tutta l'Europa e l'Occidente, ad essere un bersaglio di ostilità o, se vogliamo usare l'espressione dei terroristi islamici, di una guerra santa». E accusa alcuni giornali (evidente il riferimento a L’Unità) di aver distorto le sue affermazioni: «Non ho pronunciato quella frase», ha detto sottolineando che «per evitare cattive interpretazioni i suoi scritti vengono pubblicati e distribuiti», perché «non è questa la nostra posizione».
    Peccato che in questo caso non ci sia cattivo uso delle virgolette che tenga, visto che le affermazioni che Pera ha voluto smentire appaiono in un intervento da lui stesso scritto.
    Sempre domenica, il ministro della Difesa, Antonio Martino, si è spinto ancora più in là, dichiarando che è meglio la «guerra preventiva», che la «guerra successiva». E ieri Pietro Ingrao ha scritto su Liberazione che questa nozione «rovescia radicalmente quel povero articolo 11 della Costituzione italiana».
    Una nozione che Pera riprende intervenendo ieri davanti all’Assemblea parlamentare della Nato: «Di fronte agli Stati falliti, al terrorismo, alle armi di distruzione di massa in mano a dittatori, non abbiamo molte opzioni. Ne abbiamo solo due: prevenzione e difesa».

  4. #304
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    "Chi sciopera in difesa dell'articolo 18 lo fa contro i propri figli. Dovrà spiegare perché sciopera e se sciopera contro i giovani del Sud. Se è uno sciopero dei padri contro i figli. Uno scontro fra insiders e outsiders. Dai sindacati non viene nessuna proposta. Non cedremo"
    (Silvio Berlusconi, 23 marzo 2002).

    "La riforma dell'articolo 18 è un'occasione storica per chiudere la pagina di un mercato del lavoro rigido che non crea occupazione, non crea opportunità ma soltanto vincoli. Questa è un'occasione, il governo non teme la piazza"
    (Roberto Maroni, ministro del Welfare, 23 marzo 2002).

    "Purtroppo, sull'articolo 18, non siamo riusciti a convincere i nostri interlocutori. Meglio prenderne atto, piuttosto che alimentare un rischioso conflitto sociale"
    (Silvio Berlusconi, Corriere della Sera, 10 novembre 2004).

  5. #305
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    Il neopresidente Ue frena il premier: revisione inutile
    Ma la sua lettera potrebbe essere discussa nel 2005
    Riforma del Patto di stabilità: Barroso gela Berlusconi
    Fini: "Concordo con la posizione del capo del governo"
    Follini: "Giù le tasse solo salvaguardando i conti pubblici"

    (articolo)

  6. #306
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    A proposito di balle:

    Per rinfrescare la memoria.

  7. #307
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    Ue, Ciampi deluso dal governo: «La Lituania ha ratificato il Trattato...»
    Il presidente sottolinea il ritardo nella calendarizzazione del voto. Il premier aveva detto: saremo i primi

    Vincenzo Vasile
    DALL’INVIATO FROSINONE Ma come? Non era proprio Silvio Berlusconi quello lì, inquadrato in primissimo piano dalle telecamere di Zeffirelli? L’orologio segnava le 11,15 del 29 ottobre, giornata che Carlo Azeglio Ciampi ha definito “storica”, con la firma del Trattato europeo a Roma. E il presidente del Consiglio in Campidoglio stringeva mani e distribuiva pacche sulle spalle in mezzo all’imbarazzo dei partner europei. Dichiarò stentoreo: “L’Italia sarà il primo Paese a ratificare il Trattato della nuova Costituzione europea”. Invece...: Ciampi gli ha rinfacciato ieri mattina con una frase buttata lì, a conclusione del discorso alle autorità locali di Frosinone, che prima di noi è già arrivato niente di meno che il Parlamento della Lituania. Loro, sì, i Lituani, hanno ratificato il Trattato; del nostro disegno di legge, invece, non si sa bene che fine farà, e al 99 per cento il nuovo anno inizierà senza che esso sia stato approvato, perché il governo ha già fatto sapere, in barba agli impegni e agli spot pubblicitari, di avere altre cose più importanti, o almeno più urgenti da fare, come per esempio la nuova legnata istituzionale all’autonomia e all’indipendenza della magistratura, sintetizzata nella cosiddetta “riforma”.
    Evidentemente è preoccupato per la nuova ventata di antieuropeismo che anche la campagna di propaganda sulle tasse sta sollevando dalle parti del centrodestra. E così il capo dello Stato ha lanciato un esplicito appello perché quell’impegno solennemente pronunciato da Berlusconi all’atto della firma del Trattato dell’Unione europea, venga mantenuto e tradotto in pratica. La nuova Costituzione dell’Unione europea sia ratificata presto, anzi: “ben presto”, incita.
    Il lessico usato dal presidente non è esplicitamente polemico, e il capo dello Stato ha preferito una formulazione “in positivo”: il presidente, insomma, confida nelle buone intenzioni, anzi è certo che i sentimenti europeisti del Paese siano rispecchiati... Testualmente: “Confido che il Trattato costituzionale”, ha aggiunto a braccio in coda al suo discorso, “sarà ben presto approvato anche dal Parlamento italiano, dopo che è stato già ratificato da uno dei 25 stati firmatari, la Lituania. Ho la certezza che il voto del Parlamento esprimerà fedelmente i sentimenti europeisti della nazione”. Ben presto? Il prossimo mercoledì dovrebbe essere definito il calendario dei lavori d’aula della Camera, dove il disegno di legge è stato presentato, ma la “priorità-giustizia” tanto cara al presidente del Consiglio e ai suoi avvocati ha vanificato le “promesse” di un esame spedito del provvedimento di ratifica. In dicembre, del resto, la Camera lavorerà non più di due settimane e mezza.
    La ratifica del Trattato è prevista, semmai, nel programma di lavoro di Montecitorio del nuovo anno, a gennaio.
    Ma non si tratta certo di un giorno in più o in meno di attesa: gli uffici del Quirinale “monitorano” costantemente i calendari definiti dai capigruppo, e la notizia che, malgrado l’opposizione del centrosinistra, il disegno di legge sarebbe slittato, non ha lasciato indifferente Ciampi. Che ieri ha voluto succintamente ricordare due concetti, che non appaiono affatto condivisi da Palazzo Chigi: si tratta dei “principi guida della politica del nostro Paese” e il capo dello Stato su di essi non transige: “la promozione dell’integrazione europea”, per l’appunto. (E il premier ha proprio in questi giorni definito “assurdi” i “parametri di Maastricht” su cui si regge il “patto di stabilità”, ha preteso dal presidente della Commissione europea, Barroso, di scardinarli, e ha ricevuto una porta in faccia). E “la promozione dell’unità nazionale”. (E ben sappiamo quanto pesi ormai negli equilibri della maggioranza l’egemonia della componente leghista, che rema in senso esattamente contrario).
    Per far passare la “manovra” hanno sfoderato i toni più aspri dello scontro. E Ciampi invita, invece, a “fare squadra”, distinguendo tra tale spirito costruttivo, e “una dialettica politica vigorosa”, che “non deve mai essere distruttiva, e quindi dannosa per tutti”. Parole che, con l’aria che tira a Palazzo Chigi e dintorni, sembrano proprio gettate al vento.

  8. #308
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    In Origine Postato da antonio
    e il mandato di cattura europeo?
    idem.
    Già.
    Ci sarebbe da ridere (per non piangere) se, per dire, gli assassini del benzinaio "padano" venissero arrestati, che so, in Francia.

    Che balle sparerebbero, nell'ipotesi?

  9. #309
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    Separazione delle carriere dei magistrati: Pecorella smentito dagli Inglesi
    a cura di Giulia Alliani

    Dall'intervento di Gaetano Pecorella al Convegno "Una giustizia giusta ed efficiente nella prospettiva europea" tenutosi a Lerici il 3 Settembre 2003:

    "Io sono convintissimo che,( al di la' delle questioni che pone Randazzo, su cui siamo d'accordo, la separazione delle carriere...), e' necessaria una forte specializzazione del giudice e del pubblico ministero come mestieri diversi, cosi' come e' necessaria una forte specializzazione dell'avvocato.........

    (ndr. PM e giudice) Sono due mestieri diversi: quindi, da questo punto di vista, [e'necessaria] una preparazione specifica con una separazione forte, all'interno delle professioni, tra chi fa il giudice e chi fa il pubblico ministero, fra chi fa l'avvocato penalista, civilista, amministrativista, e cosi' via..........

    Io credo che il sistema anglosassone, per cui si arriva a fare il giudice dopo un periodo di pratica forense, consenta di far conoscere al giudice il punto di vista di chi viene giudicato, e secondo me e' un fatto estremamente importante. Quindi: un periodo di pratica forense come viatico per poter accedere poi all'attivita' del giudice...........".


    In realta' in Gran Bretagna non vige la separazione delle carriere, e due documenti del giugno di quest'anno di cui riportiamo originale e traduzione lo dimostrano: doc 1 doc 2

    Bollettino Osservatorio

  10. #310
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    In Origine Postato da MrBojangles


    Roma, 18:48
    Follini e Baccini nominati ministri, hanno giurato al Quirinale

    Il presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, ha accettato le dimissioni del ministro Luigi Mazzella e ha nominato, su proposta del presidente del Consiglio, Marco Follini e Mario Baccini ministri senza portafoglio. Il segretario dell'Udc subentra a Gianfranco Fini come vicepremier, mentre Baccini sempre dell'Udc, prende il posto di Luigi Mazzella alla Funzione Pubblica.

    Ormai, c'è Ciampi che gira con la bibbia ed il breviario in tasca; lo fermano anche per strada per far giurare i ministri, i bananas...
    (il falso, ovviamente)

 

 
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