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Discussione: Benvenuto equalism

  1. #1
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    Predefinito Benvenuto equalism

    Equalism: dissertazione su una nuova etica.

    di Danilo Moi

    Equalism: aspetti politici generali.
    Il passaggio dalla democrazia rappresentativa alla democrazia assembleare come compimento di un secolare processo storico corroborato dall'introduzione di Internet. Chiarificazione dell'illusione e dell'impossibilità costituita dalla net-democracy

    Dalla democrazia rappresentativa alla democrazia assembleare.
    Se l'espressione della volontà collettiva è l'assicurarsi da parte degli individui che le le loro modalità di relazione vengano contemplate e tutelate dai sistemi giuridici è necessario che le strutture deputate a determinarli si modellino secondo schemi adatti e opportuni ad esprimere tale volontà in maniera diretta e immediata.
    La democrazia parlamentare e rappresentativa non è adeguata a questo fine.
    Essa dovrà quindi trasformarsi, capillarizzarsi, ramificarsi in un'altra e storicamente nota forma: la democrazia assembleare.
    Questo passaggio non necessita di nessuna rivoluzione violenta o sanguinaria e può avvenire attraverso la democrazia parlamentare attuale.
    La democrazia assembleare non è il semplice superamento della democrazia rappresentativa: è il suo fine e il suo compimento.
    La democrazia assembleare è il giungere della politica all'individuo, è l'introduzione dell'individuo nella gestione diretta della res pubblica.
    Tale gestione diretta equivale alla partecipazione dell'individuo nel processo legiferativo, questo processo legiferativo, come si è detto, concerne tutti gli ambiti e i modi nel quale il soggetto si relaziona con altri soggetti: appunto la res pubblica.
    Modellare le strutture atte a promulgare le leggi significa cambiare la struttura logica e fisica tramite la quale oggi la stesura delle leggi ha luogo.
    Significa cambiare quindi le strutture istituzionali esistenti, significa fare in modo che tali strutture istituzionali si evolvano diventando strumenti a questo nuovo fine.
    Ogni singolo cittadino che vorrà interessarsi delle sorti della Res Pubblica dovrà poterlo fare in maniera immediata, ogni singolo cittadino che avrà "coscienza e intenzione" dovrà poter partecipare ai lavori della Repubblica.
    Per farlo il Comune di ogni città dovrà diventare il luogo dove chiunque intenda esprimere il suo voto sulle diverse e particolari vicende della politica possa farlo in maniera immediata, il luogo dove chiunque intenda proporre alla comunità soluzioni, idee, proposte possa farlo senza impedimenti.
    Ogni singola idea, soluzione, proposta seguirebbe un processo di approvazione "induttivo" e dalla più piccola comunità, secondo la sua fortuna, dovrà poter "scalare" le strutture istituzionali stesse giungendo, progressivamente, all'attenzione di tutte le fasce di popolazione da essa implicate.
    La differenza sostanziale tra la democrazia rappresentativa e quella assembleare non è costituita semplicemente dal numero maggiore di cittadini implicati nel processo decisionale: è costituita dall'incremento delle possibilità che le istanze dei singoli cittadini possano essere vagliate dalle strutture istituzionali in maniera più efficiente, diretta, "veloce" nonché dal controllo delle strutture stesse da parte dei cittadini medesimi.
    La democrazia assembleare è il controllo perenne da parte del cittadino dei processi dello stato.

    L’Illusione della net-democracy
    Questa "utopia" implica senza dubbio una forte presenza della tecnologia: questo tipo di processo non potrebbe essere sostenuto e attuato se non attraverso sistemi computerizzati.
    Non si parla della democrazia assembleare di Atene, qualche migliaio di persone, si parla di milioni e milioni di cittadini.
    Internet sembrerebbe la soluzione.
    Pretendere però che la democrazia assembleare passi da Internet sarebbe riproporre l'illusione della net-economy nell'ambito politico.
    Internet è uno strumento, un media, il fine di questo strumento è la comunicazione, la caratteristica peculiare del media internet è l'introduzione diretta del soggetto nel processo comunicativo, essa è perciò metafora della democrazia assembleare; possiamo comunicare in Internet le nostre idee, possiamo studiare la maniera tramite la quale queste idee si sviluppano, possiamo accordare a tali metodologie una valenza positiva e tentare di estenderle ad altri ambiti ma non possiamo pretendere il processo inverso: portare altri ambiti in Internet.
    Se la Tv è il media per eccellenza della democrazia rappresentativa, e ne costituisce una vera e propria metafora: la Tv concede a una parte della società di comunicar a tutta la società, Internet (almeno teoricamente) concede ad ogni singolo individuo di comunicare a tutta la società, ovvero concede a tutta la società di comunicare con se stessa: ecco perché il media internet è "metafora" della democrazia assembleare.
    Metafora, comunicazione, media: internet è questo.
    Si parte quindi da internet ma non ci si ferma ad internet: il passaggio a nuove forme di gestione della Res pubblica (che poi nuovissime non sono: la già citata Atene di Pericle) avviene nel mondo reale.
    Tale passaggio avviene tramite il confronto e la lotta politica e, come si è detto, può e deve avvenire entro gli schemi della democrazia rappresentativa medesima.
    La democrazia rappresentativa cede il passo, si sviluppa, cresce nella democrazia assembleare.
    Si compie e si evolve il "processo deduttivo" che dallo stato assolutistico, il governo di uno, giunge, passando attraverso le fasi del governo di pochi prima, del governo di tanti poi al governo di tutti infine.
    Questo passaggio è possibile soltanto cambiando la struttura logica e fisica delle istituzioni, ovvero cambiando la loro struttura materiale. (vedi Equalism: aspetti sociologici generali)

    -----------------------------------------

    Da: http://www.attivista.com/equalism/po...ia_assembleare

    A voi.
    "Che l'uomo si concepisca come una creatura di Dio oppure come una scimmia che ha fatto carriera comporta una netta differenza nell'atteggiamento da tenere verso la realtà; nei due casi si obbedirà a imperativi interiori diversissimi."

    Arnold Gehlen

  2. #2
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    Io ci posso pure provare a commentarlo, ma trattasi di tema "ciclopico", non è che si esaurisca cosi' facilmente.

    Il problema è piu' "culturale" che tecnologico, a parte il problema delle "regole".

    Il problema culturale consiste essenzialmente nel fatto che il discorso "politico" relativo sia alla "comprensione" dell'incidenza delle strutture decisionali politiche ed economiche sulla vita di ciascuno di noi e' paurosamente basso.

    Sai bene che troppi si accontentano di 4 slogan in croce magari falsi quanto piu' non si puo'.
    Ergo ne consegue che anche in presenza di un mezzo potente di intervento anche "diretto" del cittadino sul meccanismo decisionale il livello di "delega" (se non di totale assenza) sarebbe a tutt'oggi altissimo se non potenzialmente pericoloso.

    Credo che le strutture dei partiti siano storicamente sorpassate, ma credere davvero che una buona parte dei cittadini voglia occuparsi con qualche cognizione di causa della cosa pubblica e' a tutt'oggi una mera utopia.

    Non nego che l'utilizzo di un media quale Internet potrebbe indubbiamente portare a una dialettica maggiore e sicuramente piu' trasparenza, ma anche l'esperienza qui su Pol porta a considerare che una maggiore partecipazione NON necessariamente porta maggiore qualità al processo di sviluppo della politica.

    E' un discorso che purtroppo deve partire dal basso, dalle giovani generazioni e probabilmente Internet avra' un ruolo, ma solo quello di sostituire i modelli "generalisti" e devianti dei media tradizionali, qualora si riesca a conservarne l'integrità (di Internet) come mezzo di libero scambio di informazioni.
    Vuoi una soluzione VERA alla Crisi Finanziaria ed al Debito Pubblico?

    NUOVA VERSIONE COMPLETATA :
    http://lukell.altervista.org/Unasolu...risiEsiste.pdf




  3. #3
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    In Origine Postato da Fuori_schema
    Credo che le strutture dei partiti siano storicamente sorpassate, ma credere davvero che una buona parte dei cittadini voglia occuparsi con qualche cognizione di causa della cosa pubblica e' a tutt'oggi una mera utopia.
    Anche questa volta condivido pienamente l'analisi. L'unico appunto lo faccio a questo paragrafo.

    Non è detto che il sistema proposto "equalism" debba rappresentare il punto di arrivo teorico. L'importante è sviluppare dei memi in grado di resistere e di diffondersi. Oggi i tempi sono acerbi, ma domani chissà, potrebbero diventare più maturi. Specie se le cose cominciano ad andare male.

    Perchè tanto più le cose peggioreranno tanto più gli uomini saranno stimolati ad interessarsi al problema e tanto prima cercheranno una soluzione.

    Ma se cambiamento sarà, questo DEVE venire dal basso.

    E', per certi versi, una metafora dello scontro tra copyleft e copyright, tra windows e linux, da una parte c'è lo status quo che lotta per mantenere il proprio predominio memetico attraverso specifici esponenti di un sistema chiuso (democrazia rapprsentativa) dall'altra l'open source della politica libera dalla schiavitù delle vecchie teorie politiche, libera di reinventarsi di rimodellarsi, di sperimentare.

    Oggi un potentissimo strumento lega milioni di persone con un singolo click, basta un semplice forward a tutta la tua lista di amici che si può creare una rete di collegamenti mostruosa (si pensi alla teoria dei sei gradi di separazione).

    Sarà un'impresa difficile e non priva di ostacoli, rischi e difficoltà. Ma è a mio avviso la speranza più probabile per la sopravvivenza della specie autonominatasi Homo Sapiens.

    Ai posteri.
    "Che l'uomo si concepisca come una creatura di Dio oppure come una scimmia che ha fatto carriera comporta una netta differenza nell'atteggiamento da tenere verso la realtà; nei due casi si obbedirà a imperativi interiori diversissimi."

    Arnold Gehlen

  4. #4
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    Secondo giro.
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    Arnold Gehlen

 

 

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