



CARTA EUROPEA DELLE LINGUE REGIONALI O MINORITARIE
PREAMBOLO
Gli Stati membri del Consiglio d'Europa firmatari della presente Carta,
Considerato che il fine del Consiglio d'Europa a tra i suoi membri, in particolare per salvaguardare e promuovere gli ideali che sono loro comune patrimonio;
Considerato che la tutela delle lingue storiche regionali o minoritarie d'Europa, alcune delle quali col tempo rischiano di scomparire, contribuisce a mantenere e a sviluppare le tradizioni e la ricchezza culturale dell'Europa;
Considerato che il diritto ad usare una lingua regionale o minoritaria nella vita privata e pubblica costituisce un diritto inalienabile in conformità ai principi contenuti nel Patto Internazionale sui diritti civili e politici delle Nazioni Unite e in conformità allo spirito della Convenzione del Consiglio d'Europa sulla salvaguardia dei Diritti dell'Uomo e delle Libertà fondamentali;
Tenuto conto del lavoro realizzato nell'ambito della CSCE e in particolare dell'Atto Finale di Helsinki del 1975 e del Documento della Riunione di Copenhagen del 1990;
Sottolineato il valore dell'interculturalismo e del plurilinguismo e considerato che la tutela e l'incoraggiamento delle lingue regionali o minoritarie non dovrebbero risolversi a detrimento delle lingue ufficiali e della necessità di apprenderle;
Coscienti del fatto che la tutela e la promozione delle lingue regionali o minoritarie nei diversi paesi e regioni d'Europa rappresentano un contributo importante per l'edificazione di un'Europa fondata sui principi della democrazia e della diversità culturale, nel quadro della sovranità nazionale e dell'integrità territoriale;
Prese in considerazione le condizioni specifiche e le tradizioni storiche proprie di ciascuna regione dei paesi d'Europa,
Hanno convenuto quanto segue:
PARTE I
DISPOSIZIONI GENERALI
Articolo 1
Definizioni
Ai sensi della presente Carta:
a. con l'espressione "lingue regionali o minoritarie" si intendono le lingue
i. tradizionalmente parlate nell'ambito di un territorio di uno Stato da cittadini di quello Stato che costituiscono un gruppo numericamente interiore al resto della popolazione dello Stato, e
ii. diverse dalla/e lingua/e ufficiale/i di quello Stato;
tale espressione non comprende né i dialetti della/e lingua/e ufficiale/i dello Stato né le lingue degli immigrati;
b. per "territorio nel quale una lingua regionale o minoritaria viene usata" si intende l'area geografica nella quale questa lingua costituisce il modo di esprimersi diun numero di persone tale da giustificare l'adozione delle diverse misure di tutela e promozione previste dalla presente Carta;
c. con l'espressione "lingue sprovviste di territorio" si indicano le lingue usate dai cittadini dello Stato, le quali differiscono dalla/e lingua/e usata/e dal resto della popolazione dello Stato, ma che, benchè tradizionalmente parlate nell'ambito del territorio di tale Stato, non possono essere identificate con una particolare area geografica dello stesso.
Articolo 2
Impegni
1. Ciascuna delle parti si impegna ad applicare le disposizioni della Parte II a tutte le lingue regionali o minoritarie parlate nell'ambito del proprio territorio e rispondenti alle definizioni dell'articolo 1.
2. Per quanto riguarda ogni lingua indicata al momento della ratifica, accettazione o approvazione, in conformità all'articolo 3, ogni Parte si impegna ad applicare un minimo di trentacinque paragrafi scelti tra le disposizioni della Parte III della presente Carta, di cui almeno tre scelti da ciascuno degli articoli 8 e l2 e uno da ciascuno degli articoli 9, 10, 11 e 13.
Articolo 3
Modalità
1. Ciascuno Stato contraente dovrà specificre nell'atto di ratifica, accettazione o approvazione, ogni lingua regionale o minoritaria o ogni lingua ufficiale, meno parlata su tutto o su parte del proprio territorio, a cui si applicheranno i paragrafi scelti in conformità al paragrafo 2 dell'articolo 2.
2. Qualsiasi parte può, in qualsiasi momento successivo, notificare al Segretario Generale che essa accetta gli obblighi derivanti dalle disposizioni di qualsiasi altro paragrafo della Carta non ancora specificato nello strumento di ratifica, accettazione o approvazione, o di applicare il paragrafo 1 del presente articolo ad altre lingue regionali o minoritarie, o ad altre lingue ufficiali meno parlate su tutto o su parte del proprio territorio.
3. Gli impegni previsti nel paragrafo precedente saranno ritenuti parte integrante della ratifica, accettazione o approvazione ed avranno uguale effetto a partire dalla data della loro notifica.
Articolo 4
Attuali norme di tutela
1. Nessuna delle disposizioni della presente Carta può essere intepretata in senso limitativo o in deroga ai diritti garantiti dalla Convenzione europea sui Diritti dell'Uomo.
2. Le disposizioni della presente Carta non avranno alcuna incidenza sulle disposizioni prioritarie o lo stato giuridico delle persone appartenenti alle minoranze e che già esistono in una Parte o sono previsti da specifici accordi internazionali bilaterali o multilaterali.
Articolo 5
Obblighi esistenti
Nulla di quanto è contenuto nella presente Carta potrà essere interpretato a sostegno di un qualsiasi diritto ad intraprendere un'attività o a svolgere un'azione che si contrapponga ai fini della Carta delle Nazioni Unite o ad altri obblighi del diritto internazionale, compreso il principio della sovranità e dell'integrità territoriale degli Stati.
Articolo 6
Informazioni
Le parti si impegnano ad assicurare che autorità di governo, organizzazioni e persone interessate siano informate riguardo ai diritti e doveri stabiliti dalla presente Carta.
PARTE II
OBIETTIVI E PRINCIPI PERSEGUITI IN CONFORMITA' AL PARAGRAFO 1 DELL'ARTICOLO 2
Articolo 7
Obiettivi e principi
1. Per quanto riguarda le lingue regionali o minoritarie, nei territori nei quali queste lingue sono parlate e secondo la situazione di ciascuna lingua, le Parti fondano la loro politica, la loro legislazione e la loro prassi sui seguenti obiettivi e principi:
a. il riconoscimento delle lingue regionali o minoritarie in quanto espressione della ricchezza culturale;
b. il rispetto dell'area geografica di ciascuna lingua regionale o minoritaria in modo da assicurare che le ciscoscrizioni amministrative esistenti o nuove non costituiscano un ostacolo alla promozione di questa lingua regionale o minoritaria;
c. la necessità di una decisa azione di promozione delle lingue regionali o minoritarie al fine di salvaguardarle;
d. l'agevolazione e/o l'incoraggiarnento all'uso orale e scritto delle lingue regionali o minoritarie nella vita pubblica e privata;
e. il mantenimento e lo sviluppo dei rapporti, nei settori previsti dalla presente Carta, tra i gruppi parlanti una lingua regionale o minoritaria ed altri gruppi dello stesso Stato parlanti una lingua usata in forma identica o simile, oltre alla instaurazione di rapporti culturali con altri gruppi dello Stato parlanti lingue diverse;
f. la previsione di forme e mezzi adeguati di insegnamento e studio delle lingue regionali o minoritarie a tutti i livelli;
g. la previsione di mezzi che permettano ai non locutori di una lingua regionale o minoritaria che abitino nell'area dove questa lingua viene usata, di apprenderla, qualora lo desiderino;
h. la promozione di studi e di ricerche sulle lingue regionali o minoritarie nelle università o presso istituti equivalenti;
i. la promozione di forme appropriate di scambi transnazionali, nei settori previsti dalla presente Carta, per le lingue regionali o minoritarie usate in forma identica o simile in due o più Stati.
2. Le Parti si impegnano ad eliminare, qualora non l'avessero ancora fatto, qualsiasi ingiustificata distinzione, esclusione, restrizione o preferenza relative all'uso di una lingua regionale o minoritaria, intese a scoraggiare o a danneggiare il mantenimento e lo sviluppo della stessa. L'adozione di provvedimenti speciali a favore delle lingue regionali o minoritarie destinati a promuovere l'uguaglianza tra i locutori di queste lingue e il resto della popolazione e miranti a tenere nella dovuta considerazione le loro specifiche situazioni, non è considerata un atto discriminante nei confronti di locutori di lingue diffuse.
3. Le Parti si impegnano a promuovere con misure appropriate la mutua comprensione fra tutti i gruppi linguistici del loro paese, in particolare facendo in modo che il rispetto, la comprensione e la tolleranza nei confronti delle lingue regionali o minoritarie figurino tra gli obiettivi dell'istruzione e formazione date nel loro paese, e ad incoraggiare i mass-media a perseguire lo stesso obiettivo.
4. Definendo la loro politica nei confronti delle lingue regionali o minoritarie, le parti si impegnano a prendere in considerazione le esigenze e i desideri espressi dai gruppi che parlano tali lingue. Essi vengono incoraggiati a creare, se necessario, degli organi incaricati di consigliare le autorità di governo su tutte le questioni riguardanti le lingue regionali o minoritarie.
5. Le parti si impegnano ad applicare, mutatis mutandis, i principi enumerati nei precedenti paragrafi da 1 a 4, alle lingue sprovviste di territorio. Tuttavia, per quanto riguarda queste lingue, la natura e la portata delle misure da adottare per rendere effettiva la presente Carta saranno determinate in modo flessibile, tenendo conto delle esigenze e dei desideri e rispettando le tradizioni e le caratteristiche dei gruppi che parlano le lingue in questione.
PARTE III
MISURE ATTE A PROMUOVERE
L'USO DELLE LINGUE REGIONALI
O MINORITARIE NELLA VITA PUBBLICA CONFORMEMENTE
AGLI IMPEGNI SOTTOSCRITTI IN VIRTU' DEL PARAGRAFO 2
DELL'ARTICOLO 2
Articolo 8
Istruzione
1. Quanto all'istruzione, le Parti si impegnano, nell'ambito del territorio nel quale queste lingue sono parlate, a seconda della situazione di ciascuna di dette lingue e senza pregiudizi riguardo all'insegnamento della/e lingua/e ufficiale/i dello Stato, a:
a. i. assicurare l'istruzione prescolare nelle relative lingue regionali o minoritarie; oppure
ii. assicurare una parte rilevante dell'istruzione prescolare nelle relative lingue regionali o minoritarie; oppure
iii. applicare una delle misure previste nei precedenti punti i) e ii) almeno agli alunni le cui famiglie lo desiderino e il numero dei quali sia ritenuto sufficiente; oppure
iv. qualora l'amministrazione pubblica non avesse competenza diretta nel campo dell'istruzione prescolare, favorire e/o incoraggiare l'applicazione dei provvedimenti previsti nei precedenti punti da i) a iii);
b. i. assicurare l'istruzione primaria nelle relative lingue regionali o minoritarie; oppure
ii. assicurare una parte rilevante dell'istruzione primaria nelle relative lingue regionali o minoritarie; oppure
iii. prevedere, nel quadro dell'istruzione primaria, che l'insegnamento delle relative lingue regionali o minoritarie costituisca parte integrante del curriculum; oppure
iv. applicare una delle misure previste nei precedenti punti da i) a iii) almeno agli alunni le cui famiglie lo desiderino e il cui numero sia ritenuto sufficiente;
c. i. assicurare l'istruzione secondaria nelle relative lingue regionali o minoritarie; oppure
ii. assicurare una parte rilevante dell'istruzione secondaria nelle lingue regionali o minoritarie; oppure
iii. prevedere, nel quadro dell'istruzione secondaria, l'insegnamento delle lingue regionali o minoritarie come parte integrante del curriculum; oppure
iv. applicare una delle misure previste nei precedenti punti da i) a iii) almeno agli alunni che lo desiderino - o, dove si presenti il caso, le cui famiglie lo desiderino - in numero ritenuto sufficiente;
d. i. assicurare un'istruzione tecnica e professionale nelle relative lingue regionali o minoritarie; oppure
ii. assicurare una parte rilevante dell'istruzione tecnica e professionale nelle relative lingue regionali o minoritarie; oppure
iii. prevedere, nel quadro dell'istruzione tecnica e professionale, l'insegnamento delle relative lingue regionali o minoritarie come parte integrante del curriculum; oppure
iv. applicare una delle misure previste nei precedenti punti da i) a iii) almeno agli alunni che lo desiderino - o, dove si presenti il caso, le cui famiglie lo desiderino - in numero ritenuto sufficiente;
e. i. prevedere l'istruzione universitaria e altre forme di istruzione superiore nelle lingue regionali o minoritarie; oppure
ii. prevedere lo studio di queste lingue come discipline dell'insegnamento universitario e superiore; oppure
iii. se, a causa del ruolo dello Stato nei confronti degli istituti di istruzione superiore, gli alinea i) e ii) non possono essere applicati, incoraggiare e/o autorizzare l'attuazione di un insegnamento universitario o di altre forme di insegnamento superiore nelle lingue regionali o minoritarie, o mettere a disposizione dei mezzi che permettano di studiare queste lingue all'università o in altri istituti superiori;
f. i. provvedere affinchè siano assicurati corsi di educazione per adulti o di istruzione permanente principalmente o totalmente nelle lingue regionali o minoritarie; oppure
ii. proporre queste lingue come discipline per l'istruzione degli adulti e per l'educazione permanente; oppure
iii. qualora l'amministrazione pubblica non avesse competenza diretta nel campo dell'istruzione degli adulti, favorire e/o incoraggiare l'insegnamento di queste lingue nel quadro dell'istruzione degli adulti e dell'istruzione permanente;
g. provvedere affinchè sia assicurato l'insegnamento della storia e della cultura di cui la lingua regionale o minoritaria è espressione:
h. assicurare la formazione iniziale e permanente degli insegnanti necessaria a mettere in atto quanto detto ai paragrafi da a) a g) accettati dalla Parte;
i. creare uno o più organi di vigilanza incaricati di controllare le misure adottate e i risultati raggiunti nell'istituzione o nello sviluppo dell'insegnamento delle lingue regionali o delle minoranze e di redigere delle relazioni periodiche sulle loro indagini, che saranno rese pubbliche.
2. Per quanto riguarda l'istruzione, e rispetto ai territori diversi da quelli nei quali le lingue regionali o minoritarie sono tradizionalmente usate, le Parti si impegnano ad autorizzare, incoraggiare o attuare, qualora il numero dei locutori di una lingua regionale o minoritaria lo giustifichi, l'insegnamento nellaodella lingua regionale o minoritaria a tutti i relativi livelli di istruzione.
Articolo 9
Autorità giudiziarie
1. Le parti si impegnano, riguardo alle circoscrizioni delle autorità giudiziarie dove il numero dei residenti parlanti le lingue regionali o minoritaria lo giustifichi le misure specificate sotto, a seconda della situazione di ciascuna di queste lingue e a condizione che l'utilizzo delle possibilità offerte dal presente paragrafo non sia considerato dal giudice un ostacolo alla corretta amministrazione della giustizia:
a. nelle procedure penali:
i. a prevedere che i giudici, su richiesta di una delle parti, conducano la procedura nelle lingue regionali o minoritarie; e/o
ii. a garantire all'imputato il diritto di esprimersi nella propria lingua regionale o minoritaria; e/o
iii. a prevedere che istanze e prove, scritte o orali, non siano considerate inaccettabili per il solo motivo che sono formulate in una lingua regionale o minoritaria; e/o
iv. a esibire, su richiesta, gli atti legati ad una procedura giudiziaria nella relativa lingua regionale o minoritaria.
se necessario facendo ricorso ad interpreti e a traduzioni che non implichino spese ulteriori per gli interessati:
b. nelle procedure civili:
i. a prevedere che i giudizi, su richiesta di una delle parti, conducano la procedura nella lingua regionale o minoritaria; e/o
ii. a permettere, qualora una parte in causa debba comparire di persona davanti ad un tribunale, che questa si esprima nella propria lingua regionale o minoritaria senza per questo dover sostenere ulteriori spese; e/o
iii. a permettere l'esibizione di documenti e prove nelle lingue regionali o miroritarie, facendo ricorso, se necessario, ad interpreti e a traduzioni;
c. nelle procedure davanti a tribunali competenti in materia amministrativa:
i. a prevedere che i giudici, su richiesta di una delle parti, conducano la procedura nelle lingue regionali o minoritarie; e/o
ii. a permettere, qualora una parte in causa debba comparire di persona davanti ad un tribunale, che questa si esprima nella propria lingua regionale o minoritaria senza per questo dover sostenere spese ulteriori; e/o
iii. a permettere l'esibizione di documenti e prove nelle lingue regionali o minoritarie se necessario, facendo ricorso ad interpreti e a traduzioni;
d. a prendere dei provvedimenti, affinchè i precedenti paragrafi b) e c) e l'eventuale impiego di interpreti e di traduzioni non comportino ulteriori spese per le persone interessate.
2. Le Parti si impegnano:
a. a non negare la validità di atti giuridici redatti nello Stato per il solo fatto che non sono formulati in una lingua regionale o minoritaria; oppure
b. a non negare la validità, tra le parti, di atti giuridici redatti nello Stato per il solo fatto che sono formulati in una lingua regionale o minoritaria e a provvedere affinchè non siano locutori di queste lingue a condizione che il contenuto dell'atto sia portato loro a conoscenza da colui che lo fa valere; oppure
c. a non negare la validità, tra le parti, di atti giuridici redatti nello Stato per il solo fatto che essi sono formulati in una lingua regionale o minoritaria.
3. Le Parti si impegnano a rendere accessibili, nelle lingue regionali o minoritarie, i testi legislativi nazionali più importanti e quelli che riguardano i locutori di queste lingue, a meno che tali testi non siano già disponibili in altro modo.
Articolo 10
Autorità amministrative e servizi pubblici
1. Nelle circoscrizioni amministrative dello Stato dove risieda un numero di locutori di lingue regionali o minoritarie tale da giustificare i provvedimenti specificati sotto e secondo la situazione di ciascuna lingua, le Parti si impegnano, nella misura in cui ciò sia più o meno possibile, a:
a. i. assicurare che le autorità amministrative usino le lingue regionali o minoritarie; oppure
ii. assicurare che i funzionari in contatto col pubblico usino le lingue regionali o minoritarie nei rapporti con le persone che si rivolgono a loro in tali lingue; oppure
iii. assicurare che i locutori di lingue regionali o minoritarie possano presentare domande orali o scritte e ricevere risposta in tali lingue; oppure
iv. assicurare che i locutori di lingue regionali o minoritarie possano presentare domande orali o scritte in tali lingue; oppure
v. assicurare che i locutori di lingue regionali o minoritarie possano validamente presentare un documento redatto in tali lingue;
b. mettere a disposizione moduli e testi amministrativi di uso corrente per la popolazione nelle lingue regionali o minoritarie o in versioni bilingui:
c. permettere alle autorità amministrative di redigere documenti in una lingua regionale o minoritaria.
2. Per quanto riguarda le autorità locali e regionali sui cui territori il numero dei residenti parlanti lingue regionali o minoritarie sia tale da giustificare i provvedimenti sotto specificati, le Parti si impegnano a permettere e/o ad incoraggiare:
a. l'uso delle lingue regionali o minoritarie nel quadro dell'amministrazione regionale o locale;
b. la possibilità per i locutori di lingue regionali o minoritarie di presentare domande orali o scritte in tali lingue;
c. la pubblicazione da parte delle autorità regionali dei documenti ufficiali anche nelle relative lingue regionali o minoritarie;
d. la pubblicazione da parte delle autorità locali dei documenti ufficiali anche nelle relative lingue regionali o minoritarie;
e. l'uso da parte delle autorità regionali delle lingue regionali o minoritarie nei dibattiti delle assemblee, senza escludere, tuttavia, l'uso della/e lingua/e ufficiale/i dello Stato;
f. l'uso da parte delle autorità locali delle lingue regionali o minoritarie nei dibattiti delle assemblee, senza escludere, tuttavia, l'uso della/e lingua/e ufficiale/i dello Stato;
g. l'uso e l'adozione, se necessario insieme alla denominazione nella/ e lingua/e ufficiale/i, delle forme tradizionali e corrette della toponomastica nelle lingue regionali o minoritarie.
3. Per quanto riguarda i servizi pubblici assicurati dalle autorità amministrative o da altri aventi la loro funzione, le Parti si impegnano, nell'ambito del territorio nel quale le lingue regionali o minoritarie sono parlate, secondo la situazione di ciascuna lingua e nella misura in cui ciò sia più o meno possibile, a:
a. assicurare che le lingue regionali o minoritarie siano usate in occasione della presentazione del servizio; oppure
b. permettere ai locutori delle lingue regionali o minoritarie di formulare domande e ricevere risposte in tali lingue; oppure
c. permettere ai locutori delle lingue regionali o minoritarie di formulare una domanda in tali lingue.
4. Al fine di rendere effettive le disposizioni di cui ai paragrafi 1, 2 e 3 che esse hanno accettato, le Parti si impegnano a prendere uno o più dei seguenti provvedimenti:
a. l'utilizzo di traduzioni o di interpreti eventualmente richiesti;
b. l'assunzione e, dove ciò non fosse possibile, la formazione di funzionari e di altri impiegati pubblici in numero sufficiente;
c. l'accettazione, per quanto possibile, delle richieste di impiegati pubblici con conoscenza di una lingua regionale o minoritaria di essere nominati nel territorio dove questa lingua sia parlata.
5. Le Parti si impegnano a permettere, su richiesta degli interessati, l'uso o l'adozione di cognomi nelle lingue regionali o minoritarie.
Articolo 11
Mass Media
1. Le Parti si impegnano, nei confronti dei locutori delle lingue regionali o minoritarie nei territori dove queste lingue sono usate, secondo la situazione di ciascuna, nella misura in cui l'amministrazione pubblica abbia, in maniera diretta o indiretta, competenza, potere o un ruolo in questo campo e rispettando i principi di indipendenza e di autonomia dei mass media:
a. nella misura in cui la radio e la televisione abbiano una funzione di servizio pubblico:
1. ad assicurare la creazione di almeno una emittente radiofonica e di un canale televisivo nelle lingue regionali o minoritarie, oppure
ii. a incoraggiare e/o facilitare la creazione di almeno una emittente radiofonica e di un canale televisivo nelle lingue regionali o minoritarie, oppure
iii. a prendere adeguati provvedimenti affinchè gli enti radiotelevisivi programmino delle trasmissioni nelle lingue regionali o minoritarie;
b. i. a incoraggiare e/o facilitare la creazione di almeno una emittente radiofonica nelle lingue regionali o minoritarie, oppure
ii. a incoraggiare e/o facilitare la trasmissione di programmi radiofonici regolari nelle lingue regionali o minoritarie.
c. i. a incoraggiare e/o facilitare la creazione di almeno un canale televisivo nelle lingue regionali o minoritarie, oppure
ii. a incoraggiare e/o facilitare la diffusione di programmi televisivi regolari nelle lingue regionali o minoritarie;
d. a incoraggiare e/o facilitare la creazione e la diffusione di produzioni audio e audiovisive nelle lingue regionali o minoritarie;
e. i. a incoraggiare e/o facilitare la creazione e/o il mantenimento di almeno un organo di stampa nelle lingue regionali o minoritarie, oppure
ii. a incoraggiare e/o facilitare la pubblicazione regolare di articoli per la stampa nelle lingue regionali o minoritarie;
f. i. a coprire i costi supplementari di quei mezzi di comunicazione che usino le lingue regionali o minoritarie dove la legge prevede un'assistenza finanziaria in generale, ai mass media, oppure
ii. ad estendere i provvedimenti di assistenza finanziaria in vigore alle produzioni audiovisive nelle lingue regionali o minoritarie.
2. Le Parti si impegnano a garantire la libertà di ricevere direttamente le trasmissioni radiofoniche e televisive dei paesi vicini in una lingua parlata in forma identica o simile ad una lingua regionale o minoritaria, e a non opporsi alla ritrasmissione di programmi radiofonici o televisivi dei paesi vicini in tale lingua. Esse si impegnano inoltre ad assicurare che nessuna restrizione alla libertà di espressione e alla libera circolazione dell'informazione in una lingua usata in forma identica o simile a quella di una lingua regionale o minoritaria sia imposta alla stampa. L'esercizio delle sopraccitate libertà, comportando doveri e responsabilità, può essere soggetto a determinate formalità, condizioni, restrizioni o sanzioni previste dalla legge, che costituiscono delle misure necessarie, in una società democratica, alla sicurezza nazionale, all'integrità territoriale o alla sicurezza pubblica, alla tutela dell'ordine e alla prevenzione della criminalità, alla tutela della salute o della morale, alla tutela della reputazione o dei diritti di altri, per impedire la divulgazione di informazioni riservate o per garantire l'autorità e l'imparzialità del potere giudiziario.
3. Le Parti si impegnano ad assicurare che gli interessi dei locutori di lingue regionali o minoritarie siano rappresentati o presi in considerazione nel quadro delle strutture eventualmente createsi secondo la legge ed aventi il compito di garantire la libertà e la pluralità dei mass media.
Articolo 12
Attività culturali e loro strutture
i. Per quanto riguarda le strutture e le attività culturali - in particolare biblioteche, videoteche, centri culturali, musei, archivi, accademie, teatri e cinema, oltre alla produzione letteraria e cinematografica, all'espressione culturale popolare, agli spettacoli, alle industrie culturali, che includono fra l'altro l'uso delle nuove tecnologie - le Parti si impegnano, nell'ambito del territorio in cui tali lingue sono usate e a seconda della competenza, del potere o del ruolo delle autorità pubbliche in questo campo, a:
a. incoraggiare i tipi di espressione e le iniziative proprie delle lingue regionali o minoritarie e a favorire i diversi mezzi di accesso alle opere prodotte in queste lingue;
b. favorire i diversi mezzi di accesso in altre lingue alle opere prodotte nelle lingue regionali o minoritarie promuovendo e sviluppando le attività di traduzione, doppiaggio, postsincronizzazione e uso di sottotitoli;
c. favorire l'accesso in lingue regionali o minoritarie ad opere prodotte in altre lingue, promuovendo e sviluppando le attività di traduzione, doppiaggio, postsincronizzazione e uso di sottotitoli;
d. assicurare che gli organismi incaricati di organizzare o di sostenere diverse forme di attività culturali includano in misura adeguata la conoscenza e l'uso delle lingue e culture regionali o minoritarie nelle attività che essi promuovono o sostengono;
e. favorire dei provvedimenti per assicurare che gli organismi incaricati di organizzare o sostenere le attività culturali abbiano a disposizione del personale con piena padronanza della lingua regionale o minoritaria oltre che della/e lingua/e del resto della popolazione;
f. favorire la partecipazione diretta, per quanto riguarda le strutture e i programmi delle attività culturali, di rappresentanti dei locutori di lingue regionali o minoritarie;
g. incoraggiare e/o facilitare la creazione di uno o più organismi incaricati di raccogliere, archiviare e presentare al pubblico opere prodotte nelle lingue regionali o minoritarie;
h. se necessario, creare e/o promuovere e finanziare servizi di traduzione e di ricerca terminologica, soprattutto allo scopo di mantenere e sviluppare in ciascuna lingua regionale o minoritaria una appropriata terminologia amministrativa, commerciale, economica, sociale, tecnologica o giuridica.
2. Per quanto riguarda i territori diversi da quelli in cui le lingue regionali o minoritarie sono tradizionalmente usati, le Parti si impegnano ad autorizzare, incoraggiare e/o prevedere, qualora il numero dei locutori della lingua regionale o minoritaria lo giustifichi, adeguate attività o strutture culturali in conformità al paragrafo precedente.
3. Le Parti si impegnano, nella loro politica culturale all'estero, a dare un posto adeguato alle lingue regionali o minoritarie e alla cultura di cui esse sono l'espressione.
Articolo 13
Vita economica e sociale
1. Per quanto riguarda le attività economiche e sociali, le Parti si impegnano, in tutto il paese, a:
a. escludere dalla loro legislazione qualunque disposizione che proibisca o limiti senza motivi giustificabili l'uso delle lingue regionali o minoritarie nei documenti concernenti la vita economica o sociale e particolarmente nei contratti di lavoro e nei documenti tecnici quali istruzioni per l'uso di prodotti o di impianti;
b. proibire l'inserimento nei regolarnenti interni delle imprese e negli atti privati di clausole che escludano o limitino l'uso delle lingue regionali o minoritarie, almeno tra i locutori della stessa lingua;
c. opporsi a norme che tendano a scoraggiare l'uso delle lingue regionali o minoritarie nel quadro delle attività economiche o sociali;
d. facilitare e/o incoraggiare con mezzi diversi da quelli previsti nei precedenti alinea l'uso delle lingue regionali o minoritarie.
2. Quanto alle attività economiche e sociali, le Parti si impegnano, a seconda della competenza dell'amministrazione pubblica, nel territorio nel quale le lingue regionali o minoritarie sono usate e per quanto ciò sia più o meno possibile a:
a. includere nei loro regolarnenti finanziari e bancari, delle clausoleche permettano, con condizioni compatibili con la pratica commerciale, l'uso delle lingue regionali o minoritarie nelle emissioni di ordini di pagamento (assegni, tratte, ecc.) o di altri documenti finanziari o, all'occorrenza, assicurare che tale processo sia reso effettivo;
b. nei settori economici e sociali direttamente sotto il loro controllo (settore pubblico), organizzare attività per promuovere l'uso delle lingue regionali o minoritarie;
c. assicurare che le strutture sociali quali ospedali, case di riposo e pensionati offrano la possibilità di ricevere e trattare nella loro lingua i locutori di una lingua regionale o minoritaria i quali necessitino di cure per motivi di salute, per vecchiaia o per altri motivi;
d. assicurare, con adeguate modalità, che le segnalazioni di sicurezza siano redatte anche nelle lingue regionali o minoritarie;
e. rendere accessibili nelle lingue regionali o minoritarie le informazioni fornite dalle autorità competenti riguardo ai diritti dei consumatori.
Articolo 14
Scambi transfrontalieri
I. Le Parti si impegnano:
a. ad applicare gli accordi bilaterali e multilaterali che le legano agli Stati in cui venga usata la stessa lingua in forma identica o simile, o a cercare di concluderli se necessario, in modo da favorire i contatti tra i locutori della stessa lingua negli Stati interessati, nei campi della cultura, dell'educazione, dell'informazione, della formazione professionale e dell'educazione permanente;
b. nell'interesse delle lingue regionali o minoritarie a facilitare e/o promuovere la cooperazione transfrontaliera, in particolare tra le amministrazioni regionali o locali nel cui territorio la stessa lingua venga usata in forma identica o simile.
PARTE IV
APPLICAZIONE DELLA CARTA
Articolo 15
Rapporti periodici
1. Le Parti presenteranno periodicamente al Segretario Generale del Consiglio d'Europa, in forma da determinarsi dal Consiglio dei Ministri, un rapporto sulla politica perseguita in conformità con la Parte II della presente Carta e sulle misure adottate per attuare le disposizioni della Parte III che esse hanno accettato. Il primo rapporto deve essere presentato l'anno dopo 1'entrata in vigore della Carta per la Parte interessata, gli altri rapporti a intervalli di tre anni dopo il primo.
2. Le Parti renderanno pubblici i loro rapporti.
Articolo 16
Verifica dei rapporti
1. I rapporti presentati al Segretario Generale del Consiglio d'Europa previsti dall'articolo 15 saranno vagliati da un comitato di esperti costituito in conformità all'articolo 17.
2. Organismi e associazioni legalmente costituite in una Parte potranno far presente al Comitato di esperti questioni relative agli impegni presi da questa Parte in virtù della Parte III della presente Carta. Dopo avere consultato la parte interessata, il Comitato di esperti potrà tener conto di tali informazioni nella stesura del rapporto previsto al paragrafo 3 del presente articolo. Questi organismi o associazioni potranno inoltre presentare delle dichiarazioni concernenti la politica perseguita da una Parte in conformità alla Parte III.
3. Sulla base dei rapporti previsti al paragrafo 1 e delle informazioni previste al paragrafo 2, il comitato di esperti preparerà un rapporto per il Comitato dei Ministri. Questo rapporto sarà accompagnato dalle osservazioni che le Parti saranno invitate a formulare e potrà essere reso pubblico dal Comitato dei Ministri.
4. Il rapporto previsto al paragrafo 3 conterrà in particolare le proposte del comitato di esperti al Comitato dei Ministri in vista della preparazione di eventuali osservazioni di quest'ultimo ad una o più Parti.
5. Il Segretario Generale del Consiglio d'Europa presenterà un rapporto biennale dettagliato all'Assemblea parlamentare sull'applicazione della Carta.
Articolo 17
Comitato di esperti
1. Il comitato di esperti sarà composto da un membro di ciascuna Parte che il Comitato dei Ministri designerà da una lista di persone di alta levatura morale e di riconosciuta competenza nelle questioni trattate dalla Carta, le quali saranno proposte dalla Parte interessata.
2. I membri del comitato saranno nominati per un periodo di sei anni e il loro mandato è rinnovabile. Qualora un membro non potesse completare il suo mandato, questi sarà sostituito conformemente alla procedura prevista al paragrafo 1 e il membro nominato in sua vece completerà il periodo del mandato del suo predecessore.
3. Il comitato di esperti adotterà un suo regolamento interno. I suoi servizi di segreteria saranno assicurati dal Segretario Generale del Consiglio d'Europa.
PARTE V
DISOSIZIONI FINALI
Articolo 18
La presente Carta è aperta alla firma degli Stati membri del Consiglio d'Europa.Essa sarà sottoposta a ratifica, accettazione o approvazione. Gli strumenti di ratifica, di accettazione o di approvazione saranno depositati presso il Segretario Generale del Consiglio d'Europa.
Articolo 19
1. La presente Carta entrerà in vigore il primo giorno del mese successivo al termine di un periodo di tre mesi dopo la data in cui cinque Stati membri del Consiglio d'Europa avranno espresso il loro consenso ad essere legati alla Carta in conformità alle disposizioni dell'articolo 18.
2. Per qualsiasi Stato membro che esprimerà successivamente il suo consenso ad essere legato dalla Carta, questa entrerà in vigore il primo giorno del mese successivo al termine di un periodo di tre mesi dopo la data del deposito dello strumento di ratifica, accettazione o approvazione.
Articolo 20
1. Dopo l'entrata in vigore della presente Carta, il Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa potrà invitare qualsiasi Stato che non sia membro del Consiglio d'Europa ad aderire alla Carta.
2. Per ogni Stato aderente, la Carta entrerà in vigore il primo giorno del mese successivo al termine di un periodo di tre mesi dopo la data del deposito dello strumento di adesione presso il Segretario Generale del Consiglio d'Europa.
Articolo 21
1. Ogni parte può al momento del deposito del suo strumento di ratifica, di accettazione, di approvazione o di adesione, formulare una o più riserve ai paragrafi da 2 a 5 dell'articolo 7 della presente Carta. Non si ammette nessuna riserva.
2. Ogni Parte che abbia formulato una riserva in virtù del paragrafo precedente può ritirarla del tutto o in parte inviandone notifica da parte della ricezione della notifica da parte del Segretario Generale.
Articolo 22
1. Ogni parte può, in qualsiasi momento, denunciare la presente Carta inviandone notifica al Segretario Generale del Consiglio d'Europa.
2. La denuncia avrà effetto il primo giorno del mese che segue il termine di un periodo di sei mesi dopo la data della ricezione della notifica da parte del Segretario Generale.
Articolo 23
Il Segretario Generale del Consiglio d'Europa notificherà agli Stati membri del Consiglio e ad ogni Stato che abbia aderito alla presente Carta:
a. ciascuna firma;
b. il deposito di ciascuno strumento di ratifica, accettazione, approvazione o adesione;
c. ciascuna data in entrata in vigore della presente Carta in conformità ai suoi articoli 19 e 20;
d. qualsiasi notifica ricevuta concernente l'applicazione delle disposizioni dell'articolo , paragrafo 2;
e. ogni ulteriore atto, notifica o comunicazione relativa alla presente Carta.


DISEGNO DI LEGGE
Art. 1.
1. Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare la Carta europea delle lingue regionali o minoritarie, fatta a Strasburgo il 5 novembre 1992, di seguito denominata «Carta».
Art. 2.
1. Piena ed intera esecuzione è data alla Carta, a decorrere dalla data della sua entrata in vigore, in conformità a quanto disposto dall’articolo 19 della Carta stessa.
Art. 3.
1. Ai fini di quanto previsto dall’articolo 2, paragrafo 2, e dall’articolo 3, paragrafo 1, della Carta, e a decorrere dalla data di cui all’articolo 2 della presente legge, le disposizioni della Carta stessa si applicano su tutto il territorio nazionale alle lingue regionali o minoritarie di cui all’articolo 2 della legge 15 dicembre 1999, n. 482, nei termini indicati nell’allegato A alla presente legge.
Art. 4.
1. Ai fini di cui all’articolo 4 della Carta sono fatte salve le norme nazionali vigenti più favorevoli.
Art. 5.
1. In applicazione dell’articolo 11, paragrafo 1, lettera a), della Carta, nel rinnovo del contratto di servizio tra il Ministero delle comunicazioni e la società concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo saranno introdotte misure dirette ad assicurare, anche attraverso l’utilizzo di frequenze dedicate, la diffusione delle lingue friulana e sarda, senza nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato.
Art. 6.
1. È istituita, senza oneri aggiuntivi a carico della finanza pubblica, la Consulta Stato-minoranze linguistiche, composta dal presidente o dall’assessore delegato di ciascuna regione o provincia in cui risiede una minoranza linguistica riconosciuta ai sensi della legge 15 dicembre 1999, n. 482, da due rappresentanti dell’Associazione nazionale dei comuni italiani e da due rappresentanti dell’Unione delle province d’Italia, scelti fra i rappresentanti degli enti che abbiano nel proprio territorio una minoranza linguistica, nonchè da sei rappresentanti delle amministrazioni statali designati dal Presidente del Consiglio dei ministri, fra gli appartenenti alle amministrazioni maggiormente interessate, e da un rappresentante per ogni associazione comparativamente più rappresentativa di almeno due minoranze linguistiche riconosciute.
2. La Consulta Stato-minoranze linguistiche di cui al comma 1 è periodicamente convocata, almeno due volte l’anno, dal presidente della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, che la presiede.
3. La Consulta Stato-minoranze linguistiche di cui al comma 1 esercita la vigilanza in ambito nazionale sul rispetto dei princìpi della Carta e della legislazione nazionale in materia. La Consulta propone al Governo il rapporto di cui all’articolo 15 della Carta e trasmette al Governo apposite relazioni annuali da inviare al Parlamento e ai consigli regionali o provinciali delle zone di appartenenza delle singole minoranze interessate. La Consulta esprime pareri e formula proposte al Governo e alle regioni in materia di tutela delle minoranze linguistiche.
Art. 7.
1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
Allegato A
(articolo 3)
DISPOSIZIONI DELLA CARTA EUROPEA DELLE LINGUE
REGIONALI O MINORITARIE
Articolo 8, paragrafo 1:
a(i): lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo;
b(i): lingue delle popolazioni germaniche dell’Alto Adige e slovene;
b(ii): lingua delle popolazioni parlanti il francese;
b(iii): lingua delle popolazioni parlanti il ladino;
b(iv): lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche (con esclusione di quelle dell’Alto Adige), greche, croate e di quelle parlanti il franco-provenzale, il friulano, l’occitano e il sardo;
c(i): lingue delle popolazioni germaniche dell’Alto Adige e slovene;
c(ii): lingua delle popolazioni parlanti il francese;
c(iii): lingua delle popolazioni parlanti il ladino;
c(iv): lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche (con esclusione di quelle dell’Alto Adige), greche, croate e di quelle parlanti il franco-provenzale, il friulano, l’occitano e il sardo;
d(i): lingue delle popolazioni germaniche dell’Alto Adige e slovene;
d(ii): lingua delle popolazioni parlanti il francese;
d(iii): lingua delle popolazioni parlanti il ladino;
f(ii): lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo;
f(iii): lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo;
g: lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo;
h: lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo;
i: lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo.
Articolo 9, paragrafo 1:
a(i): lingua delle popolazioni germaniche dell’Alto Adige;
a(ii): lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo;
a(iii): lingue delle popolazioni germaniche dell’Alto Adige e slovene;
a(iv): lingua delle popolazioni germaniche dell’Alto Adige;
b(i): lingue delle popolazioni germaniche e ladine dell’Alto Adige;
b(ii): lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo;
b(iii): lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo;
c(i): lingue delle popolazioni germaniche e ladine dell’Alto Adige;
c(ii): lingua delle popolazioni germaniche dell’Alto Adige;
c(iii): lingue delle popolazioni germaniche e ladine dell’Alto Adige;
d: lingue delle popolazioni germaniche e ladine dell’Alto Adige.
Articolo 9, paragrafo 2:
c: lingue delle popolazioni germaniche dell’Alto Adige, slovene e di quelle parlanti il francese e il ladino.
Articolo 10, paragrafo 1:
a(i): lingua delle popolazioni germaniche dell’Alto Adige;
a(ii): lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo;
a(iii): lingue delle popolazioni slovene e di quelle parlanti il ladino;
a(iv): lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche (con esclusione di quelle dell’Alto Adige), greche, croate e di quelle parlanti il franco-provenzale, il friulano, l’occitano e il sardo;
b: lingue delle popolazioni germaniche dell’Alto Adige, slovene e di quelle parlanti il francese e il ladino;
c: lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo.
Articolo 10, paragrafo 2:
a: lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo;
b: lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo;
c: lingue delle popolazioni germaniche dell’Alto Adige e di quelle parlanti il francese;
d: lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo;
e: lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo;
f: lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo;
g: lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo.
Articolo 10, paragrafo 3:
a: lingue delle popolazioni germaniche dell’Alto Adige e di quelle parlanti il francese;
b: lingue delle popolazioni slovene e di quelle parlanti il ladino.
Articolo 10, paragrafo 4:
a: lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo;
b: lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo;
c: lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo.
Articolo 10, paragrafo 5:
lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo.
Articolo 11, paragrafo 1:
a(i): lingue delle popolazioni germaniche dell’Alto Adige, slovene e di quelle parlanti il francese e il ladino;
a(iii): lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche (con esclusione di quelle dell’Alto Adige), greche e di quelle parlanti il friulano e il sardo;
b(ii): lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo;
c(ii): lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo;
d: lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo;
e(i): lingue delle popolazioni germaniche dell’Alto Adige e slovene e di quelle parlanti il francese e il ladino;
e(ii): lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche (con esclusione di quelle dell’Alto Adige), greche, croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo.
Articolo 11, paragrafo 2:
lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo.
Articolo 11, paragrafo 3:
lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo.
Articolo 12, paragrafo 1:
a: lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo;
b: lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo;
c: lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo;
d: lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo;
e: lingua delle popolazioni germaniche dell’Alto Adige;
f: lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo;
g: lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo;
h: lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo.
Articolo 12, paragrafo 3:
lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo.
Articolo 13, paragrafo 1:
c: lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo.
Articolo 13, paragrafo 2:
a: lingua delle popolazioni germaniche dell’Alto Adige;
b: lingua delle popolazioni germaniche dell’Alto Adige;
c: lingua delle popolazioni germaniche dell’Alto Adige;
d: lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo;
e: lingua delle popolazioni germaniche dell’Alto Adige.
Articolo 14:
a: lingue delle popolazioni slovene e croate;
b: lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo.


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Se non ho capito male anche il friulano e le lingue minoritarie delle "isole" linguistiche sono nella stessa situazione...
Gli sloveni e i ladini invece sono stati parificati agli altoatesini e francofoni valdostani...
Ma perchè questa cosa è saltata fuori solo ora?
Quanto tempo c'è a disposizione?
I giornali isolani non hanno parlato di questa cosa?
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da: www.sotziulimbasarda.net
"Testo integrale della lettera aperta ai senatori della Sardegna per la difesa della lingua sarda nella Ratifica della Carta Europea delle Lingue Regionali o Minoritarie"
SOTZIU LIMBA SARDA
via Tiepolo 8 – 09123- Cagliari
TELEFONO 070 401630 – E MAIL sotziulimba@tiscali.it
www.sotziulimbasarda.net
Lettera aperta ai senatori della Sardegna per la difesa della lingua sarda nella Ratifica della Carta Europea delle Lingue Regionali o Minoritarie.
A tutti i Senatori eletti in Sardegna.
Oggetto: atto senato 2545 Ratifica Carta Europea delle Lingue Regionali O Minoritarie (Camera dei deputati 16 Ottobre del 2003 ).
Onorevoli Senatori
Con la presente l’Associazione Sotziu Limba Sarda pro s’identidade, che ha sede a Cagliari, in via Tiepolo 8, e che da 4 anni si occupa della valorizzazione della lingua sarda e propugna l’applicazione concreta ed effettiva del combinato disposto della legge regionale 26 del 1997, e di quella statale n°482/99 sul bilinguismo, intende sensibilizzare i Senatori eletti in Sardegna sulla ratifica del testo della Carta Europea delle lingue regionali o Minoritarie del Consiglio d’Europa (adottata a Strasburgo il 05.11.1992 , entrata in vigore il 1 marzo 1998 ) che lo Stato italiano, dopo lunga attesa, si appresta ad adottare .
Come noto, da ultimo, il Parlamento con un disegno di legge, approvato dalla Camera dei Deputati il 16 Ottobre 2003, ha previsto la ratifica della Carta Europea delle lingue regionali o minoritarie, dopo aver già effettuato con la legge del 15 Dicembre del 1999 n. 482 ( art . 2 ) il riconoscimento delle minoranze linguistiche storiche esistenti su tutto il territorio nazionale, dando così attuazione all’art. 6 della Costituzione.
Non Vi è dubbio che l’adozione di questa Carta rappresenti un passo molto importante nella tutela delle lingue minoritarie presenti su tutto il territorio, ma la sua efficacia dipenderà dalle misure di salvaguardia che il Parlamento indicherà al momento della ratifica. Per tale motivo, nello specifico, intendiamo richiamare l’attenzione dei Senatori eletti in Sardegna sul meccanismo di attuazione previsto dalla stessa Carta, la quale in considerazione delle condizioni specifiche e delle tradizioni storiche proprie di ciascuna regione dei Paesi d’Europa, ha previsto che gli Stati siano liberi , al momento della ratifica, di individuare, non solo le lingue oggetto di tutela, ma anche le misure da adottare per la loro salvaguardia.
L’unico vincolo per gli Stati ratificanti ( art. 2 della Carta ) è quello di assicurare l’applicazione di almeno trentacinque paragrafi scelti tra le disposizioni della Parte III della Convenzione.
Non diciamo del nostro disappunto e della nostra viva preoccupazione al momento di visionare l’articolato assentito dalla Camera del Deputati. Nel testo approvato da quel ramo del Parlamento emerge la cruda realtà di una lingua sarda che non solo non conferma o estende le sue norme di tutela e quindi i suoi ambiti di utilizzo, ma anzi rischia di perderne la gran parte. Tutto ciò pensiamo non per cattiva volontà o insipienza dei deputati eletti in Sardegna, ma per una difficoltà intrinseca del meccanismo previsto per la ratifica della Carta che ha sicuramente tratto in inganno più d’uno.
Il documento approvato dall’Unione Europea prevede infatti, una serie di livelli e ipotesi di protezione e garanzie per le lingue, lasciando poi liberi gli Stati di scegliere il grado di tutela nei diversi settori dell’amministrazione pubblica, dell’istruzione, della giustizia, dell’economia e della sanità. Va da sé che, assicurare l’istruzione nella lingua minoritaria o assicurare una parte rilevante dell’istruzione nella relativa lingua, così come assicurare la diffusione e l’uso della lingua minoritaria nella vita pubblica ossia nei rapporti con la pubblica amministrazione, davanti all’autorità giudiziaria o nello svolgimento di un’attività economica, rappresenti indubbiamente una efficace forma di tutela della stessa lingua di minoranza.
Ciò non è accaduto nell’indicazione delle misure di salvaguardia per la tutela della lingua sarda in questa prima fase, in quanto il testo approvato dalla Camera dei Deputati il 16 Ottobre 2003 ( N. 2545 ) e trasmesso al Senato il 17 Ottobre, non rispecchia nemmeno lo status di tutela oggi esistente in Italia, e in ogni caso è privo di quella portata innovativa tanto auspicata.
In tale documento le opzioni esercitate sono piuttosto deludenti, soprattutto nel settore scolastico. Infatti solo l’istruzione prescolare viene garantita nella lingua minoritaria, mentre l’istruzione primaria e secondaria, è garantita nella lingua di minoranza solo su richiesta delle famiglie e a condizione che sia raggiunto un numero sufficiente di allievi. Tutto questo mentre alle popolazioni germaniche dell’Alto Adige e alle slovene viene assicurato totalmente l’insegnamento nella lingua regionale o minoritaria e alle popolazioni parlanti il francese viene garantito che l’insegnamento della relativa lingua costituisca parte integrante del curriculum.
In sostanza alla lingua sarda non viene dato il riconoscimento di lingua regionale co-ufficiale, ma il suo caso viene assimilato pedissequamente e arbitrariamente a quello di altre lingue d’enclave o appartenenti a piccoli gruppi di parlanti. In questo modo si rischia di cancellare le conquiste fatte con la legge regionale e quella statale nelle quali è abbastanza chiaro che il sardo non è una lingua di enclave parlata in qualche sperduta valle alpina, ma è una lingua minoritaria “regionale”.
Nessuna opzione per la lingua sarda viene esercitata per quanto concerne l’istruzione tecnica e professionale e oltremodo deludente è l’applicazione della Carta per quanto concerne l’istruzione universitaria in quanto è prevista unicamente la possibilità di proporre, oppure favorire o incoraggiare, le lingue in oggetto come discipline per l’istruzione degli adulti e per l’educazione permanente, nonostante vi fosse la possibilità di prevedere l’istruzione universitaria e altre forme d’istruzione superiore nelle lingue regionali e minoritarie, e lo studio di queste lingue come discipline dell’insegnamento universitario e superiore. Tali attività del resto sono previste ampiamente sia dalla legge regionale che da quella statale.
Inoltre in questa prima indicazione del Parlamento Italiano, per quanto concerne l’uso della lingua di minoranza dinnanzi all’autorità giudiziarie, solo alle popolazioni germaniche dell’Alto Adige è consentito di poter condurre la procedura nella lingua regionale o minoritaria, sia nel processo penale che nel processo civile.
Altresì nella pubblica amministrazione non è consentita la redazione di documenti ufficiali nella lingua di minoranza, mentre già in Sardegna abbiamo avuto esperienze di questo tipo grazie alla legge statale 482/99.
Da ultimo non può sottacersi la delusione di chi scrive per le misure indicate in questa prima fase dal Parlamento Italiano, relativamente all’utilizzo della lingua sarda nella attività economica e sociale ( art. 13 della Carta Europea ), laddove si prevede unicamente l’impegno degli Stati ad opporsi a quelle norme che tendano a scoraggiare l’uso delle lingue regionali e minoritarie nel quadro delle attività economiche e sociali e di assicurare nientemeno che le segnalazioni di sicurezza siano redatte anche nelle lingue regionali e minoritarie !!!
In altri termini: non è prevista l’adozione di alcuna misura di protezione del locutore la lingua regionale o minoritaria, normalmente contraente o parte debole nei rapporti economici e sociali, sebbene vi fossero tra le disposizioni della Carta Europea delle Lingue Regionali o Minoritarie, delle misure da adottare le quali avrebbero garantito la protezione dei diritti dei gruppi minoritari e l’affermazione di una cultura delle minoranze. Basti pensare alla possibilità, prevista nella Carta adottata a Strasburgo, di includere nei regolamenti finanziari e bancari , delle clausole che permettessero, con condizioni di compatibilità della pratica commerciale, l’uso delle lingue regionali e minoritarie nelle emissioni di ordini di pagamento (assegni , tratte , ecc. ) o di altri documenti finanziari o, all’occorrenza , assicurare che tale processo sia reso effettivo ); oppure organizzare attività per promuovere l’uso delle lingue regionali o minoritarie nei settori economici e sociali direttamente sotto il loro controllo pubblico ); oppure ancora assicurare che le strutture sociali quali ospedali, case di riposo e pensionati offrano la possibilità di ricevere e trattare nella loro lingua i locutori di una lingua regionale o minoritaria i quali necessitino di cure per motivi di salute , per vecchiaia e per altri motivi ) o altresì rendere accessibili nelle lingue regionali o minoritarie le informazioni fornite dalle autorità competenti riguardo ai diritti dei consumatori .
Appare evidente che la lingua sarda necessiti di una più incisiva tutela e valorizzazione da parte di tutti i rappresentanti della Sardegna e questa della ratifica della Carta europea delle lingue regionali o minoritarie deve essere un occasione da non perdere, soprattutto laddove i rappresentanti eletti si dichiarino favorevoli in casa alla protezione e al sostegno delle lingue minoritarie. Per questo noi chiediamo che venga prestato un proficuo impegno affinché la Carta venga ratificata senza troppe decurtazioni e veramente a sostegno di quelle lingue minoritarie che sono state oggetto di una politica di discriminazione negli ultimi cinquanta anni . In primis, il sardo.
Sarebbe infatti terribilmente contradditorio per i parlamentari sardi rivendicare un seggio sicuro al Parlamento Europeo in nome della minoranza linguistica sarda, e poi non curarsi della tutela della lingua a tutti i livelli.
E’ infatti fin troppo chiaro che la ratifica della Carta così come viene prospettata dal testo approvato alla Camera dei Deputati, non solo mortifica le aspettative di chi auspica un bilinguismo efficace in Sardegna, ma propone per la nostra lingua addirittura un regime di tutela giuridica inferiore a quello previsto dal combinato disposto della legge regionale n°26 del 1997 e la legge statale 482 del 1999. E’ inutile dire che, se passasse tale testo anche al Senato, tale impianto legislativo sarebbe in pericolo e la nostra lingua mancherebbe di tutela necessaria. Altra conseguenza sarebbe l’impossibilità per la Regione di migliorare la presenza dell’insegnamento della lingua nella scuola elementare, media e superiore che oggi vive una sperimentazione vivace ma che ha bisogno di essere istituzionalizzata e curricolarizzata. E’ vicinissimo il pericolo della cancellazione degli insegnamenti universitari, nonchè la chiusura di tutte quelle attività di recente impianto (sportelli linguistici provinciali e comunali) nella pubblica amministrazione sarda.
Riteniamo utile e doveroso che i rappresentanti del popolo sardo in Parlamento si attivino affinchè gli spazi di tutela giuridica per la lingua sarda, con la ratifica della Carta Europea, vengano garantiti in linea con le disposizioni delle leggi vigenti e, semmai, aumentati fino a prevedere la co-ufficialità amministrativa delle due lingue, l’insegnamento della lingua istituzionalizzato nelle scuole di ogni ordine e grado, l’istruzione univesitaria, la tutela in campo giuridico, economico e sociale.
La nostra associazione è disponibile fin d’ora a collaborare gratuitamente in questa direzione con chiunque sia disponibile a portare queste istanze nel Senato della Repubblica prima che la Carta venga ratificata con il testo approvato dalla Camera e il danno diventi irrecuperabile.
Il direttivo de Su Sotziu Limba Sarda
Antonello Carai
Giuseppe Corongiu
Roberto Tola
Giuseppe Molinu
Michele Ladu
Simona Corongiu
Maurizio Marras
Debora Steri
Efisio Mereu


de su jassu
http://www.lenghe.net/articles/read_art.php?art_id=375
UNA CARTA CONTROVERSA
I diritti delle minoranze linguistiche in Parlamento
Dicembre 2003 - Vittoria o sconfitta? E' difficile che il lettore friulano medio che abbia seguito almeno un po' la questione della programmazione Rai in lingua friulana abbia capito davvero qualcosa nelle ultime settimane. In pratica si è detto tutto e il contrario di tutto. Per fare un po' di chiarezza, cerchiamo di ricostruire i fatti nella loro evoluzione storica.
La Commissione Affari Costituzionali
Il problema inizia proprio qui. Questa Commissione, infatti, doveva predisporre il testo di ratifica della Carta europea delle lingue minoritarie per proporlo al plenum della Camera dei deputati. La Carta europea, per la sua struttura, lascia una grande discrezionalità agli Stati sulla forma di tutela da applicare per ogni minoranza: si va da livelli molto bassi a previsioni molto vincolanti e avanzate ed è possibile anche fare differenze fra le diverse minoranze riconosciute. Con quale criterio non si sa, ma la Commissione ha deciso di tenere ad un livello molto basso - in ogni settore: scuola, amministrazione pubblica, media… - le minoranze riconosciute di recente con la 482/99 e di dare qualcosa di più a quelle più forti (sudtirolesi, valdostani, sloveni e ladini). In particolare nel settore della radiotelevisione pubblica la Commissione ha messo il friulano, e le altre lingue della 482, al livello più basso, ovvero all'ormai famoso "a 3)" ("Prendere adeguati provvedimenti per le trasmissioni nelle lingue minoritarie"). Come venirne fuori?
Il convegno della Provincia
Che la situazione fosse ardua lo si era già capito al convegno organizzato dalla Provincia alla fine di settembre su "Lingua friulana e Rai regionale". "Non è colpa nostra - avevano detto in buona sostanza i rappresentanti del Ministero delle Comunicazioni e della Rai di Roma - è la legge 482 che è inapplicabile". Inutile spiegare loro che le tante persone che avevano riempito Palazzo Belgrado non erano lì per caso. Che da almeno 30 anni i friulani reclamano la stessa cosa. E che, soprattutto, le leggi non si mettono in discussione subito dopo averle approvate, ma si applicano e basta. Se questo era l'atteggiamento di Roma su una legge già in vigore, figurarsi cosa si poteva ricavare da un disegno di legge di ratifica ancora da approvare.
Missione impossibile
L'unica strada per cercare di ottenere qualcosa era andare giù a Roma a convincere la Commissione, con l'aiuto di tutti i parlamentari friulani, ad appoggiare in aula un emendametno per dare almeno ai friulani (e ai sardi) il livello a 1). L'incontro si è tenuto il 9 ottobre a Montecitorio: erano presenti, fra gli altri, il presidente della Commissione Donato Bruno e il componente dei Ds Carlo Leoni, e per la delegazione friulana, Strassoldo (per la Provincia), Croattini (per il Comune di Udine), Corgnali (per le Diocesi friulane), Baracetti (per il Comitato 482), Corleone (per la Colomba), e i deputati friulani Collavini, Moretti, Romoli (per FI), Fontanini (per Ln e relatore della legge in Commissione), Franz (An), Maran (Ds). Risultato: il Presidente Bruno si impegna a fare il possibile per dare una mano alla richiesta trasversale dei friulani, ma fa notare che è tardi, che sarebbe stato meglio parlarne prima, magari in un'audizione specifica. Ricorda anche che un emendamento di questo tipo potrebbe trovare contrari sia il Governo sia la Commissione Bilancio. Intanto Maran prepara l'emendamento da portare in aula.
La Camera approva
Le previsioni di Bruno erano giuste: mentre l'emendamento Maran, per dare l' a1) ai friulani incontra il parere favorevole della Commissione, si dicono contrari sia il Governo, sia la Commissione Bilancio.
I friulani si prendono l'a3). Ma non tutto è perduto: a questo punto la Commissione e i deputati friulani concordano col Governo un nuovo testo, molto più leggero, che diventerà - con l'approvazione del 16 ottobre - l'art.5 della legge di ratifica: "In applicazione dell’articolo 11, paragrafo 1, lettera a), della Carta, nel rinnovo del contratto di servizio tra il Ministero delle comunicazioni e la società concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo saranno introdotte misure dirette ad assicurare, anche attraverso l’utilizzo di frequenze dedicate, la diffusione delle lingue friulana e sarda, senza nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato". Il commento lo lasciamo a voi. Comunque, a prescindere dal risultato, la delegazione friulana, i deputati friulani e la Commissione (anche se in ritardo), hanno fatto la loro parte. Il problema è il Governo, che ha potuto fare ciò che ha voluto anche a causa della fretta. La legge, però, passa ora al Senato.
Là non si può più farsi trovare impreparati.


I friulani si sono già armati di armature, scudi ed alabarde, pronti per la battaglia, però non capisco se lo stesso vale per i sardi, in questo articolo friulano vengono menzionati... speriamo...Originally posted by Perdu
Là non si può più farsi trovare impreparati.![]()


e is sardus, funti castiendi!Originally posted by Cristianu
I friulani si sono già armati di armature, scudi ed alabarde, pronti per la battaglia, però non capisco se lo stesso vale per i sardi, in questo articolo friulano vengono menzionati... speriamo...![]()
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ki no nci fiant is frulanus si podemus scaresci puru custu artìgulu:
Art. 5.
1. In applicazione dell’articolo 11, paragrafo 1, lettera a), della Carta, nel rinnovo del contratto di servizio tra il Ministero delle comunicazioni e la società concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo saranno introdotte misure dirette ad assicurare, anche attraverso l’utilizzo di frequenze dedicate, la diffusione delle lingue friulana e sarda, senza nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato.