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Discussione: Doglie....

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    Predefinito Doglie....

    ....preelettorali

    Alleanza Nazionale

    Roma. Dentro An c’è chi parla ufficialmente di un
    “riposizionamento” e chi prevede “un 8 settembre”.
    Chi pronostica un “cambio di passo” e chi un “big bang”.
    Certo è che per i finiani le elezioni europee assomigliano sempre più alla celebrazione di un’ordalia.
    Se possibile si conteranno finalmente i voti da scaraventare in faccia agli alleati nell’atto ultimo della verifica (sempre che si tocchi almeno il 12 per cento). Ma soprattutto sarà la resa dei conti nel partito e “in un clima da ultimi giorni di Pompei”, ammettono fonti credibili.
    La geografia politica presenta uno scontro elettorale tra Destra protagonista (la corrente di La Russa e Gasparri) e l’asse Destra sociale-Nuova alleanza (che vede riuniti Alemanno e Storace con Matteoli e Urso).
    Una competizione – il Foglio lo ha già scritto – esemplificata dalle candidature dei ministri delle Comunicazioni e dell’A gricoltura nella circoscrizione Sud. Qui Gasparri è forte, ben radicato in termini di clientele. Conta d’incassare le 100-150 mila preferenze che gli consentirebbero di piazzarsi subito alle spalle di Fini.
    La rincorsa la fa quindi Alemanno (che al Centro non vuole pestare i piedi ai protetti di Storace e al Nord intende schivare i contraccolpi dei casi Parmalat e quote latte). Dovesse scavalcare l’avversario, sarebbe lui ad avere i numeri per fare la voce grossa nella seduta di autocoscienza che s’annuncia in An. Perché in ogni caso gli avvicendamenti non mancheranno. E non solo nei posti chiave di un eventuale Berlusconi bis. In bilico c’è il posto di capogruppo alla Camera, dove Gian Franco Anedda “lavora stancamente” e dove “vorrebbero far meglio” il vice Italo Bocchino (gasparriano, già vicecoordinatore nazionale) e Pasquale Viespoli (alemanniano, insofferente sottosegretario al Welfare). Ma a via della Scrofa fanno notare che Fini considera a termine anche l’esperienza di La Russa nel ruolo di coordinatore. “Per via del suo appiattimento sulle posizioni di Forza Italia” e con il retropensiero di accelerare il ricambio reclamato dalle altre correnti. Per La Russa, se pure Destra protagonista non riuscisse a raccogliere i consensi sperati, è comunque ipotizzabile una “promozione tattica”. Magari “in un ministero di nuovo conio, forse un dicastero per l’Immigrazione”. Per conoscere la corrente che designerà il successore, dicono i bene informati, “carta canterà: attendiamo lo spoglio delle schede”. Aspetta con qualche timore Gasparri, che si è proposto come Commissario europeo. E non è difficile immaginarne il motivo. Da una parte – si sussurra – “la tentazione di beneficiare per primo dello sdoganamento internazionale degli ex missini”. Dall’altra “la poca voglia di finire sotto processo assieme a La Russa” di fronte a un’eventuale sconfitta alle urne. Andasse male, i “berluscones” cercheranno di espiare senza perderci in visibilità, pronti a resuscitare l’idea di un partito unico del centrodestra. Gasparri non farebbe che assecondare il modello inaugurato da Fini. Il quale da costituente europeo (ieri a Berlino “con gli auspici di Giuliano Amato”, dice qualcuno) ha intrapreso un personalissimo cursus honorum che, passando per la Farnesina, spera possa culminare al vertice di Palazzo Chigi. Intanto il ministro delle Comunicazioni spera che il meridione (soprattutto la Calabria) non tradisca le sue aspettative, forse incoraggiato dall’aiuto che potrebbe avergli promesso Forza Italia.
    Sui voti in uscita dal partito di Berlusconi, è però An tutta che sta scommettendo.
    Mentre Storace cerca di tamponare l’emorragia della destra delusa.

    saluti

  2. #2
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    Predefinito Ulivo

    Roma. Non basta la parola, al capolavoro politico “lista unitaria” serve qualcosa che non si trova. E che in tanti si affannano a non tirare fuori, in nome della sopravvivenza dei partiti, in nome della sicurezza dei vecchi ruoli che la “lista Prodi” inevitabilmente rimetterà in gioco – se potrà – e che scompaginerà, con un po’ di rischio in più per i singoli. Si pensa già al dopo elezioni.
    E allora si prova a correre da soli, a farsi notare, a rubare la scena, visto che, comunque, la scena non è ancora granché occupata.
    “Ma tanto, così come stiamo adesso, Berlusconi ci batte”
    è la paura non più celata di chi fortemente crede nel progetto unitario, e trema nel vederlo sommerso e azzittito dal ritrovato spirito autonomo dei partiti.
    L’ottimismo è infranto: Massimo Cacciari ha presentato ieri su Europa “l’ultima chiamata” alla lista unitaria, perché “un suo insuccesso aprirebbe una fase ancora più instabile in tutto l’Ulivo” (“Potremmo sottovalutatare queste considerazioni scrive – solo se pensassimo, irresponsabilmente, che il governo di destra è comunque, per i suoi meriti ‘intrinseci’ prossimo alla fine: temo che non sia affatto così”), Michele Salvati ha notato sul Corriere “la fiacca” dovuta alla crescita del “vecchio disegno del centro sinistra composto da due gambe”: il centro che fa il centro, e la sinistra che fa la sinistra, e un valore aggiunto che rischia di frantumarsi se la lista di Prodi dovesse prendere meno voti della lista dei partiti che la compongono.
    “Le difficoltà ci sono – dice Paolo Gentiloni al Foglio e derivano dal fatto che l’operazione ha vissuto una grande fase innovativa nel suo esordio, e adesso invece manca un’iniziativa politica rivitalizzante: ma l’iniziativa deve arrivare dalla lista, che deve far capo a Romano Prodi, sperando che possa essere più presente nelle prossime settimane, e a Rutelli e Fassino, che dovrebbero visibilmente e simbolicamente viaggiare in tandem, girare l’Italia per rappresentare la novità, rendendo più chiara la linea della lista, e non dei partiti, sui singoli problemi”.
    Perché “l’elettorato vive di simboli”, ma la lista dopo la convention di febbraio non va più in giro a simboleggiare, e invece si va in giro ognuno a dir la propria, e a sfilare da leader.
    Ci si mette poi anche la politica estera a far danni, con la visita di Bush che solo Massimo D’Alema ha capito di dover gestire seriamente (dicono che sia l’unico che parla sempre del “partito di Prodi”).
    Piero Fassino ha detto ieri che “l’Italia non può rendersi complice di chi tortura”, e Luciano Violante ha continuato nell’assalto alle celebrazioni istituzionali dei sessant’anni dalla liberazione dal nazifascismo: “La visita di Bush, in questo contesto, è del tutto inopportuna” ha detto dopo avere invitato a disertare le manifestazioni, in modo che “Bush venga accolto dal silenzio”.
    In pochi si dicono d’accordo col presidente dei deputati ds – mentre le proposte vagano dalle bandiere arcobaleno alle finestre a una manifestazione di ringraziamento “alternativa” – che però continua a esercitare perfettamente la sua funzione di “guastatore” (anche dopo l’incontro tra Prodi e Lakhdar Brahimi, infatti, andava chiedendo l’immediato ritiro delle truppe dall’Iraq).
    Pare che nel Triciclo i guastatori siano parecchi, remano contro
    “perché non sanno bene che mestiere faranno dopo”,
    si maligna, e che quel che manca alla lista Prodi sia, appunto, la generosità politica.
    Oltre a una scrollata che non arriva: “una voce forte e chiara che sovrasti le altre”, dice Gentiloni.
    Qualcuno che spieghi anche a Violante che critica e teppismo sono due cose diverse.

    saluti

 

 

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