...più soldi (nostri)
Il presidente eletto di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo lancia nobili appelli agli imprenditori a “far da sé”, con le risorse disponibili senza piagnucolare pietendo solo interventi altrui.
Ma molti industriali, che pure l’hanno nominato con una larghissima maggioranza, da quell’orecchio non ci sentono.
Non si tratta soltanto dei “soliti” meridionali.
Contro l’ipotesi di passare da finanziamenti pubblici all’industria a fondo perduto a prestiti agevolati è insorta l’associazione industriale piemontese.
Sulla richiesta di soldi allo Stato le imprese non hanno controparte, anzi le confederazioni sindacali sembrano più realiste del re.
Sabino Pezzotta, segretario della Cisl, ha scelto il giornale della Confindustria per criticare l’ipotesi di un taglio fiscale da 12 mila miliardi. E’ una cifra “che potrebbe essere utilizzata meglio”, sostiene, “e tagliare così gli aiuti alle imprese non credo sia cosa di poco conto”.
La Cgil, per parte sua, con Guglielmo Epifani, riscopre addirittura la “programmazione democratica”, fumosa espressione di indubbio significato dirigistico, che si declina come “politica industriale” e si traduce naturalmente in sovvenzioni pubbliche alle imprese, con l’aggiunta che, per beneficiarne, ci vuole il consenso “democratico” dei sindacati.
In realtà la politica degli incentivi, largamente praticata da sempre, non è una cura per le difficoltà competitive dell’industria, se non in casi limitati e circoscritti.
Per esempio la pioggia di sussidi per “ricerca e sviluppo” ha indotto le imprese italiane a considerare questa attività non un indispensabile fattore della produzione, ma un sovrappiù che si può fare solo se pagato da altri.
Non solo chi vuole i soldi, cioè le imprese, e chi intende partecipare al “patto dei produttori”, cioè i sindacati, è interessato ai sussidi. Anche nell’amministrazione pubblica e nei ministeri la parte del generoso sovvenzionatore piace più di quella del controllore occhiuto.
Elargendo fondi ci si fanno degli amici.
Insomma farla finita con la politica industriale all’italiana non sarà tanto facile.
Basti pensare che anche il giornale che stampa queste opinioni, come l’insieme dell’editoria e di quella piccola in particolare, è beneficiario di agevolazioni e sovvenzioni pubbliche.
saluti




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