Il dogma pacifista
di Biagio Marzo
Per l’Ulivo la pace è un dogma, come per i comunisti era il marxismo-leninismo e per i cattolici è la Trinità: guai a chi la mette in discussione.Soprattutto nella situazione italiana, pace è sinonimo di vittoria elettorale. La stragrande maggioranza degli esponenti dell’Ulivo sono convinti che basti pronunciare la parola pace per conquistare più voti. Ammesso e non concesso che questa fosse la loro idea vincente, cosa succederebbe poi? Che cosa ne farebbero di una vittoria basata tutta sulla pace, quando il mondo per molti anni ancora sarà in guerra con il terrorismo?
Il fatto vero è che gli italiani, in particolare quelli dell’Ulivo, sono di memoria corta e si sono dimenticati frettolosamente della tragedia americana dell’11 settembre e della strage alla stazione di Madrid dell’11 marzo. Alla fine, la parola magica ‘pace’ potrebbe anche fare miracoli, procurando molti voti, ma alla lunga ridurrebbe l’Italia all’ingovernabilità La Realpolitik è fatta di pace e guerra, l’Ulivo vorrebbe giustamente bandire la guerra e vivere di pace e in pace ma ciò, in alcuni periodi, è un lusso che non si può avere. Prova ne sia che l’Italia di centrosinistra ha combattuto la guerra del Kosovo e quella di centrodestra sta nel dopoguerra in Iraq.
In altri tempi, la questione della pace sarebbe stata trattata con maggiore realismo politico ma, alla vigilia delle elezioni amministrative ed europee, è diventata, paradossalmente, un’arma con cui sconfiggere Berlusconi e Bush. Pacifisti contro guerrafondai. Anche se, a ben vedere, i pacifisti non sono altro dei guerrafondai, dal momento che usano la pace come arma per decidere i destini politici di un paese.
Il dottor Strada, ad esempio, è uno di questi. Non a caso ha tentato di liberare gli ostaggi italiani (comunque cosa più che meritevole), per addossare al governo l’incapacità di farlo. Poiché non è giunto ad alcun risultato, adesso incolpa il governo accusandolo di avere messo in pericolo la vita dei prigionieri italiani con le sue continue e incaute dichiarazioni.
Il comportamento del governo è effettivamente stato politicamente scorretto, in alcuni casi, ma Strada non può brandire la pace come fosse una spada per colpire Berlusconi .Per la pace elettorale, la bandiera arcobaleno sventola dal ramo più alto dell’Ulivo mentre quelle dell’Onu e dell’Italia sono sparite dalla circolazione come per incanto. Eppure l’Onu era per gli ulivisti, come dire, la carta vincente nei confronti di Berlusconi. . Non solo. L’Italia, con la sua missione militare sarebbe dovuta restare in Iraq anche dopo il 30 giugno, motivo per cui di ritiro non si sarebbe proprio dovuto parlare.
Bush ha annunciato che il governo iracheno, a cui sta lavorando alacremente l’inviato Onu Brahimi, dovrebbe essere pronto entro due settimane; Kofi Annan ha ringraziato Berlusconi per l’impegno dell’Italia in Iraq; Hosni Mubarak, il capo di Stato egiziano, ha invitato le missioni militari presenti in Iraq a restare anche dopo il 30 giugno.
Giuliano Amato, che non è certamente dello schieramento del centrodestra, ha affermato: “Ma come? Invochiamo l’Onu da mesi e adesso che l’Onu sta studiando una soluzione per il dopoguerra iracheno, noi diciamo tutti a casa?” Lui è dunque contrario a votare la mozione secondo cui si chiede il ritiro immediato della missione Antica Babilonia.
Berlusconi è un uomo fortunato.
In questo caso, però, la fortuna non c’entra un bel niente.
C’entra solo la stupidità dei suoi avversari.
Biagio Marzo




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