Alberto Sordi fece una volta un film deliziosamente crudele: "Finchè c'è guerra c'è speranza". Era la storia di un venditore di armi, figura paragonabile a quella del mercenario. Ora io non so se tutti se lo ricordano, ma c'è un aspetto del film a cui secondo me dovremmo tutti pensare: ricordate le discussioni che avvenivano in famiglia? Quando si scoprì che il padre, e marito, faceva quel mestiere, dapprima tutti a scandalizzarsi.
Poi Sordi la mise giù in questo modo: "Vabbè, se è questo che volete, se vi vergognate di me, io cambio lavoro. Vuol dire che la domestica la licenziamo, la Porche non te la puoi più permettere e nemmeno i viaggi in America, con la boutique dateci un taglio..."
Tutti cambiarono idea nel giro di pochi minuti e il venditore di armi tornò ad essere "un mestiere come un altro".
Questo dev'essere avvenuto nelle famiglie dei "dove c'è guerra c'è speranza" nostrani.
Quattrocchi è stato ucciso in modo crudele dai terroristi che stiamo combattendo.
Le autorità, fateci caso, dicono "funerali di stato" perchè ritengono che la sua morte (e quella frase eroica) abbia in qualche modo ampiamente riscattato il suo eticamente dubbio mestiere e la sua eticamente dubbia presenza nell'Iraq in guerra.
Ma se ci fate caso, tutti dicono "L'ultima decisione alla famiglia".
E se ricordiamo il film di Sordi, immaginiamo cosa si stiano dicendo in quella famiglia.




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