ROMA - La ristrutturazione in Alitalia è già iniziata al sesto piano del palazzone della Magliana, sede storica della compagnia. Qui, il nuovo amministratore delegato Giancarlo Cimoli siede alla scrivania occupata per ultimo da Francesco Mengozzi ma che Marco Zanichelli, nei 70 giorni del suo interregno, non ha voluto mai occupare. La stanza in cui Zanichelli era rimasto invece non esiste più: lo spazio è stato diviso fra il vicedirettore generale Glen Hauenstein e l’ex responsabile delle Risorse umane Nicola Schiavone. Dalla porta dell’ex presidente Giuseppe Bonomi è già sparita la targhetta. Piccoli spostamenti rispetto alla rivoluzione che Cimoli prepara per la compagnia. I partiti, estromessi dalla cabina di regia da quando è arrivato il supercommissario, sono preoccupati che nell’immediato qualcosa intervenga a turbare la campagna elettorale. Le poche notizie che filtrano sul piano non sono abbastanza tranquillizzanti se ieri un ministro di An, il responsabile delle Politiche agricole Gianni Alemanno, ha sentito il bisogno di chiarire che «nei limiti del possibile, i posti di lavoro vanno mantenuti». E se dunque la ricetta del risanamento fosse un drastico taglio del personale, la risposta di Alemanno sarebbe: «Tagliamo Cimoli». Insomma, lo stesso trattamento riservato ai due manager precedenti, «colpevoli» di aver proposto troppi sacrifici.
«In Alitalia - spiega Alemanno - non siamo di fronte a un surplus di posti di lavoro, ma a una scarsa vendita del prodotto. La situazione è diversa da quella delle Ferrovie e non sta scritto da nessuna parte che l’esito debba essere lo stesso». Del resto, per il ministro la strada che il nuovo amministratore dovrà percorrere è obbligata: «Cimoli è stato nominato proprio con l’incarico di fare il piano con i sindacati». La posizione di An, dunque, si salda, in questa fase come nella precedente, con quella dei sindacati.
Sull’altro fronte politico che da sempre tiene d’occhio i destini di Alitalia, quello della Lega e del Nord, c’è agitazione. L’uscita di scena del presidente Giuseppe Bonomi ha privato il Carroccio del difensore «operativo» di Malpensa. Così non è un caso che in questi giorni, dopo il ministro del Welfare Roberto Maroni, è sceso in campo il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni, ipotizzando con qualche azzardo la costituzione di una compagnia aerea del Nord che rimpiazzi Alitalia e salvi Malpensa. Fonti ben informate sostengono che il «governatore» non avrebbe ancora in pugno la cordata d’imprenditori pronti a fondare un nuovo vettore. Un gioco pericoloso: Cimoli potrebbe prendere al volo l’occasione di ridurre l’impegno di Alitalia a Malpensa, puntando tutto su Fiumicino e lasciando l’hub del Nord all’ipotetico «cavaliere bianco».
In questo caso, uno dei costi che Alitalia potrebbe tagliare di netto sarebbe quello legato allo spostamento quotidiano di circa 400 membri d’equipaggio dalla base di armamento di Roma agli scali milanesi. Vediamo un esempio. Per un volo Milano- Buenos Aires che decolli alla sera, l’equipaggio di 14 membri parte da Roma il giorno prima, occupando altrettanti posti sul Fiumicino-Malpensa (mancato guadagno ipotizzabile: 260 euro a posto, andata e ritorno). A Milano un pullmino (costo: 130 euro) trasporta il team in un albergo convenzionato al prezzo di 160 euro a notte per stanza. La sosta a Milano dà diritto alla diaria: circa 80 euro a testa (più 27 euro per pasto e 4 per colazione). Poi ancora il pullmino per l’aeroporto (130 euro). Al ritorno da Buenos Aires l’equipaggio ha diritto a un riposo a Milano con le prevedibili spese di trasporto e pernottamento, più 59 euro di diaria. Totale: 11.020 euro. Ogni giorno vengono pagate 370 camere di albergo a Milano, che al costo medio di 160 euro significa 59 mila euro. Mentre i posti occupati sui voli Roma-Milano sono circa 400 che, moltiplicati per 260, danno 104 mila euro di mancato introito. Alcuni sindacati a Milano aggiungono che la beffa maggiore è che ci sono equipaggi che sarebbero spostati da Milano a Roma per effettuare i voli meno profittevoli, «evitati» dai colleghi romani. Senza entrare nella mitologia, però, la realtà appare già degna delle cure di un buon amministratore.
Antonella Baccaro
Corriere della Sera




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