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Discussione: La Trappola del Debito

  1. #11
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    In origine postato da brunik
    Veramente io ero rimasto che erano i pollisti ad addossare il debito pubblico all'Ulivo.

    Comunue i patti erano per il pareggio di bilancio nel 2003.

    Scommessa persa, come tutte le altre.
    Il pareggio di bilancio con un'economia che va a gambero? In Francia e Germania non hanno esitato un attimo a sforare abbondantemente (e non per un anno solo) il tetto del 3%.
    Solo che adesso i furbacchioni cercano di evitare le sanzioni SOLO LORO, mentre da quanto letto sopra pare che nei confronti dell'Italia si cerchi di far valere la vecchia regola.
    Bisogna a tutti i costi evitarlo. Bisognava forse pensarci PRIMA di sottoscrivere in silenzio un patto si stabilità evidentemente privo di garanzie per noi. Ma questo il Mortadella difficilmente lo ammetterà, e i sinistri ovviamente diranno che è colpa del presente Governo.

  2. #12
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    In origine postato da UgoDePayens
    Il pareggio di bilancio con un'economia che va a gambero? In Francia e Germania non hanno esitato un attimo a sforare abbondantemente (e non per un anno solo) il tetto del 3%.
    Solo che adesso i furbacchioni cercano di evitare le sanzioni SOLO LORO, mentre da quanto letto sopra pare che nei confronti dell'Italia si cerchi di far valere la vecchia regola.
    Bisogna a tutti i costi evitarlo. Bisognava forse pensarci PRIMA di sottoscrivere in silenzio un patto si stabilità evidentemente privo di garanzie per noi. Ma questo il Mortadella difficilmente lo ammetterà, e i sinistri ovviamente diranno che è colpa del presente Governo.

    Ti scordi che Francia e Germania furono perdonate con la complicità e l' avvallo del ministro Tremonti durante il semestre italiano. Mentre Prodi era contrarissimo a qualsiasi tipo di "perdonismo".
    Ma se graziare Francia e Germania non fu, dopotutto, cosa che gridasse vendetta al cielo visto che il loro debito pubblico viaggia intorno al 60% del Pil, graziare un paese come il nostro, oberato da un debito ben al di sopra del 100% del Pil, è un pochino più arduo.

    G

  3. #13
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    dal sito del quotidiano dei Vescovi cattolico-romani italiani

    " Le «considerazioni» del governatore

    Fazio vola alto I poteri forti applaudono

    I suoi azionisti sono le banche; gli interlocutori quegli imprenditori che vanno per la maggiore

    Giancarlo Galli

    Sono giornate di altissima tensione per il Gotha della finanza e dell'imprenditoria nazionali. Nel volgere di appena 96 ore, Luca Cordero di Montezemolo, appena nominato presidente della Confindustria, ha assunto anche la presidenza della Fiat. E ieri mattina era in prima fila ad ascoltare e plaudire il discorso del governatore Antonio Fazio. Un'orazione annuale che, come nella tradizione, s'è sforzata di volare alto, guardando in prospettiva, e proponendo ricette onde uscire dalla crisi che attanaglia la nostra economia, al pari di quelle di mezz'Europa. Francia e Germania in primis. Antonio Fazio non si trovava nell'occasione in postura facile. E felice probabilmente è stata la scelta di non calarsi nella mischia. Tuttavia, nel suo elogio, la prudenza nel tirare in ballo le responsabilità (innegabili e visibili ad occhio nudo) del sistema bancario, hanno destato subito alcune perplessità. Non si dimentichi il parterre dell'assemblea di Banca d'Italia: i suoi azionisti sono le banche; i suoi interlocutori quegli imprenditori che vanno per la maggiore, dai Montezemolo ai Tronchetti-Provera e giù per i rami dei poteri forti, che con le banche hanno astronomici indebitamenti. Dunque, Antonio Fazio ha scelto, con equilibrismo d'antico calibro, di volare alto. È stato financo generoso con il governo, riconoscendogli il merito di avere ridotto la disoccupazione, di essersi battuto per la difesa dei parametri di Maastricht, quasi un riconoscimento a denti stretti, al suo più strenuo antagonista, il ministro Giulio Tremonti. Salvo affondare la spada sui mali endemici: la perdita di competitività, l'annunciata e sempre incompleta riduzione del prelievo fiscale, le riforme rinviate di stagione in stagione. Cioè a babbo morto. Il meglio, Antonio Fazio lo ha dato nei ripetuti ammonimenti, che parevano sferzate: «far sistema», impegnare le banche «a so stenere le imprese»; con (se abbiamo ben capito) un ritorno alla compattezza nei confronti dell'obiettivo finale: far risalire l'Azienda in Italia dai scivolosi pendenti del «declino». Un pericolo che fu lui stesso a denunciare fra i primi, due anni fa, rinnegando la profezia di un «secondo miracolo economico», vaticinato dopo l'insediamento del governo Berlusconi. Non da oggi, da testimoni-cronisti della presbiopia di Antonio Fazio, s'ha l'impressione che il governatore abbia accolto i «venti nuovi». Che sono quelli, piaccia o meno, di un'Europa ove ciascuna nazione, svaniti i sogni dell'euro e moltiplicatesi le difficoltà, debba occuparsi prioritariamente del suo domani. Se lo fanno Francia e Germania, perché non l'Italia? Risvolto implicito: di fronte all'ignavia della Banca Centrale Europea, non si taccia l'autorità e il prestigio della Banca d'Italia! Fazio ha spronato imprese e banche a fare fronte comune, porgendo entrambe le mani al Sindacato, che le ha subito raccolte. Identico appello l'aveva lanciato Luca Cordero di Montezemolo ai confindustriali. Concertazione a 360 gradi, calcio sugli stinchi al liberismo e al mercato. Con lo Stato che, attraverso le banche (solo in apparenza private), rientra a piedi chiodati nell'economia. Montezemolo ha in mente la Fiat, Fazio ha traguardi più ampi, ma identico pare l'orizzonte. Resta da capire se mai finanzierà il disegno oligarchico , che oligarchico è, poiché i «poteri deboli», i risparmiatori, gli azionisti già in minoranza risultano ancora più ai margini del gioco. Dimostrazione: la famiglia Agnelli, ha deciso la ristrutturazione dei vertici del Gruppo Fiat come fosse esclusivo affare in Famiglia , nonostante disponesse di appena il 30 per cento del capitale. Consenzienti le banche. Ma l'azionariato immenso, chi l'ha interpellato? Sì, un'impressione si fa netta alla fine di questo ultimo lunedì di maggio: i poteri forti tornano a garantirsi.
    "
    www.avvenire.it

    Nel capitalismo italiano ritornano in prima fila (se mai se ne erano andati) i poteri e le concezioni "old", la rivoluzione liberale arranca, eppure in qualche modo viene ancora invocata proprio da quei poteri. Ma anche nell'URSS brezneviana della stagnazione le cariatidi del politburò nei congressi del PCUS facevano rituale riferimento ai "successi del socialismo" al suo ineluttabile....trionfo e parlavano di necessità di ristrutturare il sistema nella conservazione dei principi cardine del marxismo-leninismo. Se il governo vuole avere ancora un ruolo nel prossimo biennio e fischia....deve finalmente attuare il programma, con gli aggiustamenti necessari correlati alla nuova situazione internazionale. Altrimenti il treno dell'agganciamento della ripresa è perso [e sia chiaro, non solo per l'Italia, ma per Eurolandia nel suo complesso, salvo poche eccezioni] e tanto vale.....passare la mano a LorSignori delle "magnifiche sorti e progressive" del capitalismo di famiglia che concerta con il sindacato ritrasformato in pompiere della contestazione sociale, in nome della governabilità e stabilità di un sistema che è quello trasformista di sempre. Ogni popolo ha il capitalismo che si merita, prima ancora che il governo.

    Saluti liberali

  4. #14
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    Il problema è che i liberali, nelle loro varie tendenze, sono una minoranza nel Centrodestra e ancor più, nella versione "liberal", già di per sè sterile, nel CentroSinistra. Ma la questione non è meramente politica, ma sociale, culturale, e attiene alla struttura del capitalismo nostrano, alla sua storia, alla sua debolezza. Non è questione di "colpe", è questione che in molti vedono le cose che sarebbe necessario fare, ma gli stessi sanno quanto sia difficile. Dio solo sa quanto ci sarebbe bisogna di una rivoluzione liberale autentica in questo Paese. L'impressione è invece che si voglia praticare una sorta di Restaurazione, con l'azzeramento di qualsiasi progresso fatto in questi anni [in alcuni settori anche dai governi ulivisti] verso una normalizzazione del Paese. Si vuole una modernizzazione controllata e negoziata, in cui LorSignori non vengano troppo disturbati e possano tornare ad utilizzare "le parti sociali" per organizzare e assicurare il consenso ai loro disegni. Per questa via......si va verso l'italietta, succursale del blocco franco-tedesco. Amen.

    Saluti liberali

  5. #15
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    purtroppo quel "partito" unisce a ottime valutazioni politiche su tante questioni, un laicismo libertario estremo inconciliabile con i miei ...chiamiamoli.....valori (abortismo estremo, eutanasia......).

    Saluti liberali

  6. #16
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    No, ma esiste un modo "massimalista" ed estremo, che non vuole scendere al minimo compromesso, per perorare la "causa" abortista. I radicali ci sono molto vicini.

    Saluti liberali

  7. #17
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    Quando si perde, bisogna che la vittoria dell'avversario provochi .......possibilmente meno danni di quelli potenzialmente prevedibili. Sulle questioni di principio si rimane delle proprie idee, ma se si può influenzare la normativa in modo da garantire, quanto meno, l'obiezione di coscienza degli operatori sanitari, il divieto di abortire dopo un certo tempo di sviluppo del nascituro e altre.......cose..... è meglio che non ottenere neppure questo. Tenendo conto che in politica non si ottiene quasi mai la realizzazione integrale del proprio punto di vista, in nessuna questione, per quanto centrale.

    Saluti liberali

  8. #18
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    Non lo discuto, ma se non ci fosse sarebbe peggio.

    Saluti liberali

  9. #19
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    dal quotidiano di via Solferino

    " Corriere della Sera del 03/06/2004


    --------------------------------------------------------------------------------
    Dati preoccupanti sui controlli pubblici

    Sistema Italia con troppi vincoli
    Sabino Cassese
    --------------------------------------------------------------------------------

    « Occorre semplificare il Paese, a cominciare dalla pubblica amministrazione, che rappresenta il principale deterrente all'investimento estero in Italia », ha detto il nuovo presidente della Confindustria il 27 maggio scorso, aggiungendo che la semplificazione sta diventando uno stanco ritornello, a cui nessuno reagisce più. E il governatore della Banca d'Italia, il 31 maggio successivo, ha aggiunto che occorre «rimuovere le rigidità normative e i costi impropri che gravano sulle imprese», prodotti da «difficoltà amministrative»: «si richiedono una razionalizzazione dell'attività della pubblica amministrazione e un aumento dell'efficienza dei servizi pubblici».
    Queste preoccupazioni per lo stato delle nostre strutture pubbliche trovano conferma nelle rilevazioni recenti. Una ricerca non ancora pubblicata, redatta da tre studiosi delle università di Urbino e di Viterbo, Giulio Vesperini, Aldo Sandulli e Tommaso Di Nitto, mostra la progressione dei vincoli pubblici alle attività private. Nel 1994, l'amministrazione centrale gestiva circa 5.400 procedimenti; questi sono ora aumentati a più di 6 mila. Un quarto di essi fa capo al ministero dell'Economia e delle finanze. Se si aggiungono i procedimenti regionali (che sono, secondo una ragionevole stima, 8.500), si arriva alla somma di 14.500 procedimenti. A questi dovrebbero aggiungersi quelli delle amministrazioni provinciali e comunali, di cui non conosciamo, però, il numero, perché meno della metà degli enti locali ha rispettato la legge del 1990 sulla trasparenza amministrativa, che consente di calcolare il numero dei procedimenti.
    Questi dati sono preoccupanti perché mostrano una progressione di controlli pubblici nell'ultimo decennio, nonostante le liberalizzazioni, l'accorpamento di ministeri e i tentativi di semplificazione. Mostrano, inoltre, un aumento delle funzioni svolte dal centro, mentre la Costituzione e tutti gli indirizzi politici farebbero pensare a un aumento dei compiti trasferiti in periferia.

    L'apprensione aumenta se questi dati vengono considerati più da vicino. Due terzi del totale dei procedimenti riguarda autorizzazioni, concessioni e dichiarazioni amministrative varie, in barba ai richiami frequenti dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato. Più di due terzi dell'aumento registrato nell'ultimo decennio riguarda procedimenti strumentali, quelli, cioè interni alla macchina amministrativa, che diventa, quindi più rigida e complessa. Le misure di complicazione dell'ultimo decennio sono state in numero superiore a quelle di semplificazione (tra cui va annoverata la soppressione dell'autorizzazione per l'allevamento dei piccioni viaggiatori). L'unico successo è quello della diminuzione della durata media dichiarata dei procedimenti, che è passata da sei mesi a circa cinque. Si comprende perché, nel misurare l'«attrattività del sistema Italia», la Bocconi abbia accertato che i servizi alle imprese e la trasparenza delle istituzioni hanno un voto particolarmente basso da parte di quasi 500 imprenditori e manager consultati nel corso di una recente ricerca compiuta per la Fondazione Accenture.
    Se questa è la situazione, bisogna dare immediatamente ascolto a due voci autorevoli, come quelle della Confindustria e della Banca d'Italia, e mettersi all'opera per evitare l'asfissia che può essere provocata dall'eccesso di inframmettenze amministrative.
    "

    Saluti liberali

  10. #20
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    dal sito IDEAZIONE

    " Il ritorno della concertazione
    di Giuseppe Pennisi

    Pareva finita in soffitta tra gli attrezzi polverosi dell’ultimo scorcio del Ventesimo Secolo. Invece eccola lì: sembra riapparire in pieno fulgore, con tanto belletto, tanta cerone e tanta cipria da coprirne le rughe. Il nuovo Presidente dalla Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo la ha posta al centro del suo primo discorso all’assemblea degli associati che lo hanno eletto virtualmente all’unanimità; raccoglie plausi a destra ed a manca. Meno di 48 ore dopo, nelle ricostruzioni giornalistiche dell’evoluzione della FIAT, viene presentata come elemento che avrebbe caratterizzato i momenti di maggiore sviluppo di una delle più grandi industrie italiane. Nelle “considerazioni finali” lette dal Governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio appare quasi alla fine del lungo discorso: un po’ come lo Harry Potter in grado di rimettere in sesto l’Italia e le sue difficoltà.

    Dall’ultimo scorcio degli Anni Novanta, c’era, invece, una notevole “fatigue” , il termine inglese è più eloquente di quello italiano, “stanchezza”, nei confronti della “concertazione” a tutto campo. L’ultimo episodio era stato il “patto di Natale” del 1998, firmato con tanti brindisi da ben 35 sigle sindacali e datoriali (oltre che dal Governo) e diventato, in una prima fase, argomento di interminabili vertenze interpretative ed , in una seconda, tema di archeologia delle relazioni industriali (di cui nessuno voleva riconoscere la paternità). Dalla “concertazione” si è passati ad un “dialogo sociale” che spesso (si pensi alle polemiche sull’art.18 dello “statuto dei lavoratori”) assumeva il carattere più di scontro che di confronto. Di “concertazione” si parlava solo o principalmente a livello micro: patti territoriali, accordi di programma, e simili.

    Perché ritorna sulla scena? La determinante principale è tattica: dopo 12 anni di ristagno (o quasi), tentare un gioco di squadra, facendovi rientrare le parti sociali, principalmente quei settori del sindacato che paiano avere privilegiato la protesta. La Confindustria e la Bankitalia mirano a questo ma il Presidente del Consiglio ha già detto, forte e chiaro, che o la Cgil cambia modi e maniere e resta fuori dai salotti e dai tavoli della “concertazione”.

    Occorre comunque intendersi su cosa vuole dire “concertazione”. Un documento del 1993 dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro differenzia acutamente tra “concertazione difensiva” (a tutela dell’esistenza oppure dell’eterno passato”) e “concertazione positiva” per mutare strutture economiche e regole, esplicite ed implicite, in linea con le esigenze dell’integrazione economica internazionale. Oggi tutti inneggiano alla “concertazione”, ma ciascuna parte in causa intende qualcosa di differente.
    3 giugno 2004
    "


    Saluti liberali

 

 
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