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Risultati da 51 a 58 di 58

Discussione: Qui ci vuole...

  1. #51
    MY WAY!
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    Secondo me, al di là di tutto, sul discorso vegetarianismo e veganismo andrebbe aperto un dibattito serio, e lo faremo di sicuro con i contributi di tutti, ma in futuro.

  2. #52
    Affus
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    In origine postato da daca.
    Sono sceso a compromessi con me stesso, in passato non mangiavo neanche pennuti e pesci, Orazio non me ne voglia ma ero diventato anemico.

    Non escludo prima o poi di di tornare sulla vecchia strada magari con qualche accorgimento in più

    Daca
    sapessi quanto son buoni i troccoli allo scoglio !
    Sono una sintesi della migliore cucina italiana .
    pasta , pesce , erbe di campagna !
    una vera delizia per i palati fini e per gente normale .........

    se vuoi ti tico dove lo sanno cucinare qui da noi .

  3. #53
    Affus
    Ospite

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    In origine postato da daca.
    Sono sceso a compromessi con me stesso, in passato non mangiavo neanche pennuti e pesci, Orazio non me ne voglia ma ero diventato anemico.

    Non escludo prima o poi di di tornare sulla vecchia strada magari con qualche accorgimento in più

    Daca
    e i pennuti ?
    quaglie , tortore , trote al cartoccio ,insomma cacciagione fresca sono una vera delizia ; delle leccornie per i bun gustai ; quasi meglio della topa ......
    provare per credere .

  4. #54
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    In origine postato da Affus
    e i pennuti ?
    quaglie , tortore , trote al cartoccio ,insomma cacciagione fresca sono una vera delizia ; delle leccornie per i bun gustai ; quasi meglio della topa ......
    provare per credere .
    ...ho tirato anche con il fucile in passato quindi non venir a far lezioni di cacciagione...

    D.

  5. #55
    suum cuique
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    Il "progresso" è antievolutivo - di Edward Goldsmith

    http://www.estovest.net/ecosofia/progresso.html


    «Il paradigma tecno-scientifico dominante si basa su un modello interpretativo funzionale allo sviluppo industriale. I presupposti di una cultura politica ecologista devono attingere dai comportamenti reali del mondo naturale.»
    Edward Goldsmith

    «Chi vuole conquistare l'Impero con l'azione, si caccia in un vicolo cieco.
    L'Impero è un vaso sacro, non si può manipolare: chi lo manipola lo rovina, chi lo afferra lo perde.»




    Nei termini della visione del mondo del modernismo e del paradigma della scienza a essa collegato, il progresso -le trasformazioni apportate all'ecosfera* dall'uomo moderno con l'aiuto della scienza, della tecnologia e dell'industria- fa parte integrante del processo evolutivo. Non si fa nessuna distinzione fra il processo che porta allo sviluppo degli esseri viventi, o dell'ecosfera, e quello che porta invece allo sviluppo della tecnosfera*. Al contrario, questi due processi -evidentemente molto diversi e in realtà in conflitto tra di loro- sono considerati come un'unica e medesima cosa.

    Coloro che sostengono l'idea che il progresso economico e tecnologico faccia parte integrante del processo evolutivo di solito considerano istintivi i primi stadi dell'evoluzione, mentre gli ultimi stadi, che associamo al progresso tecnologico, sono considerati coscienti e intenzionali. Questa sembra essere la posizione standard degli scienziati ortodossi.

    In effetti, alcuni dei nostri più brillanti biologi, tra i quali Julian Huxley e Waddington1, vedono il progresso in questo modo. Per essi, l'"evoluzione umana", come essi la chiamano, è l'ultima fase dell'evoluzione ed è principalmente il prodotto dello sviluppo della mente, della coscienza e della ragione. Poiché essi ritengono che l'uomo sia dotato di queste tre proprietà esclusive, egli è libero di determinare la propria evoluzione -libero, sostengono esplicitamente, da qualsiasi obbligo di assoggettare le sue attività progressive a vincoli sociali, ecologici o cosmici. Tuttavia, ciò che essi chiamano "evoluzione umana" o "progresso" è la negazione stessa dell'evoluzione, cioè del processo gaiano, e si dovrebbe piuttosto chiamare "antievoluzione". Poiché l'evoluzione può essere identificata con la Via, che serve a mantenere l'ordine cruciale e quindi la stabilità dell'ecosfera, il progresso o antievoluzione può essere identificato con l'anti-Via, che serve a sconvolgere l'ordine cruciale dell'ecosfera e a ridurne la stabilità.

    Per i neodarwinisti, che considerano l'evoluzione come un processo casuale che non porta in nessuna particolare direzione, e quindi che può portare sia a una ecosfera climax* sia a un'ecosfera industriale altamente sviluppata, l'idea stessa di antievoluzione è priva di senso, ma non è così che consideriamo l'evoluzione in termini di una visione del mondo ecologica, alla luce della quale essa è un processo orientato a un fine e tende alla maggiore stabilità della gerarchia gaiana. Basta allora dimostrare che lo sviluppo economico o progresso tende nella direzione opposta -a un'instabilità ecosferica sempre maggiore- per giustificare il fatto di considerarlo antievolutivo o corrispondente all'anti-Via. Vediamo perché è necessariamente così.

    Via via che si sviluppano, i sistemi ecologici e sociali diventano più complessi e anche più diversificati, anche se, negli ecosistemi, la complessità e la diversità tendono a smettere di aumentare un po' prima di raggiungere uno stato di climax. Una crescente complessità consente a un sistema di assicurare la propria omeostasi nelle condizioni specifiche in cui esso vive, mentre una crescente diversità gli consente di mantenersi stabile in un'ampia gamma di condizioni, facendo fronte a sfide che sono meno probabili in termini della sua esperienza evolutiva. L'evoluzione biologica ha portato allo sviluppo di forme di vita altamente complesse come l'uomo, e anche di ecosistemi più complessi. Essa ha anche fatto nascere una trentina di milioni di specie vegetali e animali diverse e innumerevoli varietà di queste specie. L'evoluzione sociale ha portato allo sviluppo di raggruppamenti sociali complessi e ad una grande varietà di gruppi etnici diversi, ciascuno perfettamente adattato all'ambiente specializzato in cui vive. È stato detto che nella sola California c'erano almeno 120 tribù diverse, e probabilmente 700 nella Nuova Guinea.

    Con il progresso, gli ecosistemi forestali climax vengono distrutti e sostituiti da una serie di sistemi sempre meno complessi e diversi: foreste secondarie, poi piantagioni di alberi esotici a crescita rapida e pascoli, e alla fine vengono cementificati per far spazio allo sviluppo urbano. La cultura di innumerevoli gruppi etnici viene sconvolta e i loro membri sono trasformati in una massa omogenea di persone alienate, molte delle quali sono condannate, entro un decennio o due, a vivere nelle baraccopoli che presto accoglieranno metà della popolazione umana.

    La complessità e la diversità crescenti che accompagnano l'evoluzione sono strettamente collegate con la crescente cooperazione tra le parti dell'ecosfera. In effetti, con l'evoluzione, la competizione cede il passo alla cooperazione, o a quello che gli ecologi chiamano "mutualismo". Viceversa, via via che il processo antievolutivo prende l'abbrivo e la complessità viene drasticamente ridotta, il mutualismo cede il passo alla competizione.

    In una società umana, accade la stessa cosa. La cooperazione che viene praticata tra i membri di una famiglia estesa e della comunità vernacolare* di cui fanno parte è tanto grande e contribuisce talmente alla qualità della loro vita e alla loro stessa sopravvivenza che la si potrebbe chiamare "ricchezza sociale". Con il progresso, invece, la ricchezza sociale viene rapidamente dissipata e la cooperazione sociale è sostituita dalla competizione e dall'aggressione interpersonali. La ricchezza sociale in tal modo perduta non può essere compensata dai servizi statali o dalla ricchezza economica, che possono soddisfare solo una piccola parte dei bisogni umani, ed eterotelicamente*, per giunta.

    Via via che l'evoluzione procede, c'è una riduzione della casualità e un corrispondente aumento dell'ordine. Questo ordine è mantenuto dal comportamento omeotelico* delle parti nei confronti del tutto. Così, in una società climax, l'educazione è omeotelica rispetto alla società, al mondo naturale e allo stesso cosmo. Tali sono i modelli d'insediamento, la tecnologia, le attività economiche, la religione e lo stesso governo. Agli sforzi delle parti differenziate di mantenere l'integrità del tutto, fuori del quale esse non hanno alcun significato, corrisponde lo sforzo complementare compiuto dal tutto per mantenere l'integrità delle parti che lo costituiscono, e senza le quali esso non sopravviverebbe.

    Le unità di attività omeotelica sono le unità sociali naturali entro le quali gli esseri umani si sono evoluti: la famiglia, la comunità e la società. Quando si disintegrano sotto l'impatto dello sviluppo economico o progresso, queste unità sono sostituite da corporations e istituzioni, il cui comportamento è sempre più eterotelico o casuale rispetto all'obiettivo di mantenere l'ordine cruciale della società e della gerarchia gaiana.
    Così l'educazione non svolge più la sua funzione di socializzare i giovani in modo che diventino membri omeotelici delle loro famiglie e comunità, i modelli d'insediamento cessano di essere progettati in modo da rispecchiare la struttura sociale e quella del cosmo, la tecnologia e le attività economiche in generale cessano di essere "inserite" nei rapporti sociali e vanno rapidamente fuori controllo, diventando alla fine i principali fattori di distruzione sociale ed ecologica. La religione diventa universale e ultramondana, e non serve più a santificare la struttura sociale o la struttura del mondo naturale, lasciandoli esposti allo sfruttamento e alla distruzione. Il governo, invece di essere una normale funzione comunitaria, è esercitato eterarchicamente dallo Stato, che si preoccupa soltanto dei propri interessi a breve termine, che sono inevitabilmente in conflitto sia con quelli della società che esso è chiamato a governare sia con quelli del mondo naturale.

    Via via che l'evoluzione procede, i sistemi diventano anche sempre più autosufficienti: Eugene Odum2 osserva che il perfezionamento dei meccanismi di riciclaggio d'un sistema è un mezzo essenziale per far aumentare l'autosufficienza. Via via che si sviluppano, gli ecosistemi sono dotati di metodi sempre più elaborati per riciclare i materiali, come è particolarmente il caso nelle foreste pluviali tropicali. Una società vernacolare diventa anch'essa sempre più impegnata nel diligente riciclaggio di tutti i materiali.

    Ancora una volta, il progresso o antievoluzione inverte questo processo. I prodotti di scarto d'un processo, invece di servire da materie prime per quello successivo, vengono semplicemente scaricati nell'ambiente nel modo meno costoso possibile, senza nessun riguardo per l'inquinamento e per la scarsità che inevitabilmente ne deriva. Peggio ancora, vengono scaricati nell'ambiente in quantità sempre maggiore materiali xenobiotici dei quali la biosfera non ha avuto nessuna esperienza, riducendo ulteriormente l'ordine cruciale della gerarchia gaiana. Evolvendosi, le società imparano anche a produrre da se stesse i beni di prima necessità; il commercio -e quindi la dipendenza da fonti di rifornimento esterne e da mercati esterni per la vendita dei loro prodotti- è limitato a prodotti di secondaria importanza. È solo in questo modo che possono isolarsi dai mutamenti esterni che potrebbero privarle dei loro mezzi di sussistenza.

    Ancora una volta, con lo sviluppo economico, o progresso, questo processo evolutivo viene invertito, e alla fine il mondo diventa una vasta area di libero scambio, in cui tutti gli imperativi sociali ed ecologici, ai quali le attività economiche sono normalmente assoggettate, sono ora sistematicamente subordinati agli interessi di breve periodo delle corporations transnazionali che controllano il mercato mondiale -la causa fondamentale della devastazione sociale ed ecologica che sta rapidamente rendendo questo pianeta inabitabile per forme di vita complesse.

    Con l'evoluzione, gli esseri viventi sono inoltre sempre più adattati biologicamente, socialmente, cognitivamente e psichicamente ai loro rispettivi ambienti, esattamente come le società e gli ecosistemi sono adattate ai loro. Con lo sviluppo economico o progresso, al contrario, gli esseri viventi diventano sempre meno ben adattati in tutti questi modi ai loro rispettivi ambienti, come lo sono i sistemi naturali ad altri livelli di organizzazione. II risultato è un aumento del disordine e della instabilità, i cui sintomi sono discontinuità di ogni sorta, come criminalità, alcoolismo, tossicomania ecc. al livello dell'individuo alienato; caos sociale al livello della società, che è sempre meno capace di autogovernarsi e cade sempre più nelle mani di dittature; inondazioni siccità, epidemie, ecc. al livello dell'ecosistema; problemi planetari come il mutamento climatico, l'erosione dello strato di ozono, ecc. al livello dell'esosfera.

    Significativamente, sia Margalef 3 sia Odum paragonano l'evoluzione alla successione ecologica. Odum osserva che le trasformazioni provocate dall'uomo industriale stanno invertendo la successione ecologica. Anche Margalef fa notare che l'interferenza dell'uomo nel funzionamento degli ecosistemi li fa inevitabilmente ritornare a uno stadio serale inferiore e più instabile -stadio che Odum chiama "disclimax" o "subclimax antropogenico". Ciò è difficile da conciliare con l'idea di Tansley4 della superiorità del climax antropogenico rispetto al climax naturale; è anche incompatibile con l'idea stessa di sviluppo economico o progresso come mezzo per migliorare il benessere umano.

    Attualmente, con la globalizzazione del progresso, stiamo rapidamente puntando verso un disclimax ecosferico globale, in cui l'uomo moderno avrà effettivamente invertito tre miliardi di anni di evoluzione per creare un mondo impoverito e degradato che è sempre meno capace di sostenere forme di vita complesse come l'uomo.

    In tale situazione non possiamo permetterci il lusso di aspettare che accada l'irreparabile o un "miracolo" che inverta il corso del progresso. Dobbiamo invece favorire lo sviluppo di un mutamento culturale in cui le persone coinvolte percepiscano l'appartenenza comunitaria come socialmente rivitalizzante e spiritualmente soddisfacente. Ricordiamoci che la visione del mondo dell'ecologia è in gran parte quella della società vernacolare basata sulla comunità, mentre quella del modernismo è la visione del mondo della società industriale. Dobbiamo combattere e indebolire sistematicamente le principali istituzioni del sistema industriale: lo Stato, le corporations e la scienza e la tecnologia che esse usano per trasformare la società e il mondo naturale. Allo stesso tempo, dobbiamo contribuire a ricreare la famiglia e la comunità e, soprattutto, un'economia locale e diversificata basata su di esse, riducendo in questo modo una dipendenza quasi universale da un sistema economico distruttivo che, in ogni caso, è probabilmente sull'orlo del collasso.

    Moltiplicando i nostri sforzi in questa direzione, dobbiamo creare il terreno in cui le idee ecologiche possano mettere radici e fiorire. Possano ispirare coloro che ci ricondurranno sulla Via, ripristinando e preservando ciò che ancora rimane dello splendido mondo che abbiamo avuto il privilegio di ereditare.



    Edward Goldsmith
    email redazione@estovest.net
    prima di contattarci via e-mail leggi l'Avvertenza



    Piccolo dizionario dei termini usati da Edward Goldsmith
    (Rimandiamo per completezza e sistematicità del pensiero dell'autore a Il Tao dell'Ecologia, Muzzio, Padova, 1997)

    Climax: ecosistema che ha raggiunto la maturità, l'energia e le risorse sono usate solo per il mantenimento e la reintegrazione. torna al testo ^

    Omeotelia: neologismo dell'autore; comportamento normale che serve a mantenere l'ordine olistico. torna al testo ^

    Ecosfera: la bisfera assieme al suo sostrato geologico (la litosfera) e il suo ambiente atmosferico. Termine perfettamente equivalente al nome "Gaia" usato da James Lovelock (vedi Gaia, Boringhieri, Torino, 1981). torna al testo ^

    Eterotelico: controllo delle parti di un sistema da parte di un agente esterno, come le persone sono controllate da corporations e istituzioni statali, contrapposte alle famiglie, comunità e società di cui sono componenti omeotelici. torna al testo ^

    Tecnosfera: il mondo dei manufatti umani, o mondo surrogato, contrapposto alla biosfera. torna al testo ^

    Vernacolare: qualcosa che nasce da una cultura locale, originaria. Ivan Illich ne allarga il significato alle culture non imposte da un agente esterno (Stato, mercato, civilizzazione. torna al testo ^




    --------------------------------------------------------------------------------

    Note
    1- Huxley J., Evolution in action, Harper Bros., New York, 1953. Waddington C., The evolution of an evolutionist, Edinburgh University Press, 1975 [trad. it. L'evoluzione di un evoluzionista, Armando, Roma, 1979]. torna al testo ^

    2- Odum E., Fundamentals of Ecology, W.B. Saunders, 1953 [trad. it. Principi di ecologia, Piccin, Padova, 1973]. torna al testo ^

    3- Margalef R., On certain unifying principles in ecology, «The american naturalist», n. 897, (nov-dic 1963). torna al testo ^

    4- Tansley A., Classification of vegetation, or the concept of development, «Journal of Ecology«, 2, 1990. torna al testo ^

  6. #56
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    Predefinito

    In origine postato da ITALIANO
    Una lotta in difesa dell'ambiente e della nostra salute ci deve essere (per esempio i rifiuti in Campania...), ma senza esagerare e sfociare negli eccessi di ambientalismo e animalismo sfrenati tipici della sinistra, la quale avendo visione materialistica attribuisce all'animale gli stessi diritti dell'uomo.
    A me piacciono tantissimo i cani, ma tratto il cane come tale! Oppure non mi faccio scrupoli se devo mangiarmi una bistecca! Intraprendere delle lotte che sono state tipiche della sinistra non ha senso: una sinistra che si scaglia contro la sperimentazione animale e appoggia l'aborto! MAI E POI MAI
    Peter Singer, che se non sbaglio è il leader della lotta animalista qualche anno fa diceva che gli stava più a cuore la vita di un porco che quella di un feto!
    Ci dovrebbero essere delle iniziative a livello locale, ma sempre cum grano salis, senza abbracciare tesi totalmente sbagliate ed estranee alla nostra area.
    A noi!!!

    Pienamente d'accordo.

  7. #57
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    Predefinito Re: Re: Re: Qui ci vuole...

    In origine postato da Affus
    Io sono per l'eliminzazione di tutti i canili d' italia insieme a tutte le moschee .
    Mi piacciono i cani , ma per quelli in sovrannumero, una bella iniezione letale come faceva Hiter .
    Ma a queste cose i pagani non possono mai arrivarci perchè considerano i cani come esseri umani .Non avendo una antropologia definita , capovolgono valori e si lasciano trasportare dal sentimentalismo e dall'animismo pagano che considera la natura come qualcosa di spirituale e animata da spiriti . Il cane quindi sarebbe un essere forse un po piu inferiore all'uomo .
    Bisogna avere ben definio la distizione tra uomo e animale , per avere questo coraggio separatore .
    In molte citta del sud ci sono frotte di cane che svillaneggiano e nessuno li puo toccare perchè ci sono i verdi e i figli di p.......
    Lo dico non tanto per te, che sei impermeabile agli stimoli della conoscenza, ma per sviluppare un dibattito serio sul'argomento.
    Affus, la tua e quella di quelli come te è una colossale mistificazione, che capovolge i termini del problema.
    Il naturalismo, la fisiolatria, il materialismo, l'animalismo radicale sono tutte derivazioni dello spirito SEMITICO, che s'impongono in Occidente attraverso il cristianesimo (non tanto nella versione cattolica o ortodossa, ma nella micidiale versione protestante).
    Perché l'apparente naturalismo del pagani e dei culti tradizionali in genere non ha nulla a che fare in realtà con la venerazione per la natura.
    Il pagano vede la sacralità dappertutto, in tutte le manifestazioni della vita anche più spicciola, proietta una sua percezione del sacro sui fenomeni naturali, quindi denaturalizza la natura, la stravolge, vi proietta e vi vede tutto ciò che di naturale e di materiale non c'è. Infatti l'uomo della tradizione ignora le leggi della natura e crede in leggi magiche, mitiche, spirituali, sovrasensibili. Crede in un mondo immaginifico, metafisico, superiore, che permea tutto, compresa la natura, che ne diventa un mero supporto, un involucro. L'uomo tradizionale non vede e non capisce la natura e la materia, perché spiritualizza e sacralizza tutto. In fondo per lui la natura non esiste. Egli ha gli occhi permanentemente volti al cielo, cioè al suo cielo interiore, al mondo dello Spirito, al divino.
    Invece il monoteismo semitico è la quintessenza del naturalismo e del materialismo. Perché, essendo il divino relegato in una sfera trascendente e irraggiungibile, tutta la realtà decade nel mondo della materia e delle sue crude leggi. Quindi tutto è funzionale alla natura e al biologico. la riproduzione perde ogni funzione di sacralità e di simbologia arcehtipica e diventa mera riproduzione della specie, lo stesso concetto di etnia e di razza si degrada e prende una connotazione puramente materiale e biologica (come è infatti per gli ebrei, primi razzisti biologici della storia), il mondo diventa un insiewme di leggi meccaniche e poi economiche, commerciali.
    Il trionfo di questo principio, arginato per secoli dal cattolicesimo, col suo culto multiforme, arriva col protestantesimo, per poi evolversi nell'Illuminismo (il buon selvaggio, la natura è buona, la storia è malvagia e la civiltà corrompe), nel liberalcapitalismo (il benessere materiale è la condizione del benessere morale e spirituale), nel marxismo (la storia e la religione sono sovrastrutture di una struttura economica e materiale), nelle ideologie spontaneiste e anarcoidi del '68 (ritorno alla natura incontaminata, alla sessualità libera e istintiva) e infine nell'ecologismo contemporaneo, che è un polpettone che contiene un po' di ognuna di queste nefaste dottrine con in più una sua connotazione specifica. Con l'ecologismo si capovolge la normale gerarchia spirituale, che vede l'uomo, la Civiltà e lo Spirito come vertice del mondo e si pone la materia e la natura al vertice, considerando la civiltà e la storia alla stregua di espressioni decadenti, di contaminazioni, quasi di malattie. Siamo al materialismo più spinto e più pernicioso, che colloca gli animali, quando non le piante e le rocce allo stesso livello dell'uomo e delle sue realizzazioni, anzi, più in alto, perché l'uomo è peggiore perché con le sue opere corrompe il supposto equilibrio perfetto della natura e del cosmo.
    La distruzione del pianeta, le devastazioni dell'ambiente e del paesaggio, l'effetto serra, l'inquinamento dell'aria, dell'acqua e della terra su scala mondiale sono solo apparentemente fenomeni opposti a questo. In realtà si ispirano alla stessa filosofia, con esiti in parte diversi. L'idea è che se la natura e la materia è il centro di tutto, bisogna studiarla, padroneggiarne le leggi e i meccanismi e sviluppare una tecnica che si basi tutta su esse leggi ed essi meccanismi, per intervenire sulla natura, in modo da interagirvi e stabilire un contatto più intimo con essa.
    Un uomo tradizionale compie un rito e provoca così la pioggia. Salta a piè pari le leggi della fisica, della chimica e della meteorologia, comunica col divino e attraverso una mediazione magica cagiona un fenomeno su una scala metamateriale, che si riflette per analogia sul mondo fisico, provocando la pioggia.
    Invece l'uomo moderno fa tutto attraverso la natura, quindi studia le nuvole, l'umidità, i venti, misura, calcola e poi fabbrica macchine in grado di condizionare questi fattori. In pratica si sottomette alle leggi naturali e le scatena. Il risultato è che il mondo e l'uomo saranno sempre di più alla mercè della natura, perché in questo momento, lungi dal comprimere la natura, la si rinforza, la si fa espoldere, si scatena il suo potere più incontrollato.
    I risultati li abbiamo sotto gli occhi: tifoni, tornado, inondazioni, devastazioni di intere regioni, alterazione e distruzione dei tessuti insediativi, cancellazione in poco tempo di tante opere umane costruite con fatica e pazienza, riduzione di intere popolazioni alla mercè di fenomeni naturali incontrastabili. Fiumi canalizzati dall'opera secolare che saltano e invadono intere pianure, muri, villaggi che rovinano...

  8. #58
    Affus
    Ospite

    Predefinito Re: Re: Re: Re: Qui ci vuole...

    In origine postato da Peucezio
    Lo dico non tanto per te, che sei impermeabile agli stimoli della conoscenza, ma per sviluppare un dibattito serio sul'argomento.
    Affus, la tua e quella di quelli come te è una colossale mistificazione, che capovolge i termini del problema.
    Il naturalismo, la fisiolatria, il materialismo, l'animalismo radicale sono tutte derivazioni dello spirito SEMITICO, che s'impongono in Occidente attraverso il cristianesimo (non tanto nella versione cattolica o ortodossa, ma nella micidiale versione protestante).
    Perché l'apparente naturalismo del pagani e dei culti tradizionali in genere non ha nulla a che fare in realtà con la venerazione per la natura.
    Il pagano vede la sacralità dappertutto, in tutte le manifestazioni della vita anche più spicciola, proietta una sua percezione del sacro sui fenomeni naturali, quindi denaturalizza la natura, la stravolge, vi proietta e vi vede tutto ciò che di naturale e di materiale non c'è. Infatti l'uomo della tradizione ignora le leggi della natura e crede in leggi magiche, mitiche, spirituali, sovrasensibili. Crede in un mondo immaginifico, metafisico, superiore, che permea tutto, compresa la natura, che ne diventa un mero supporto, un involucro. L'uomo tradizionale non vede e non capisce la natura e la materia, perché spiritualizza e sacralizza tutto. In fondo per lui la natura non esiste. Egli ha gli occhi permanentemente volti al cielo, cioè al suo cielo interiore, al mondo dello Spirito, al divino.
    Invece il monoteismo semitico è la quintessenza del naturalismo e del materialismo. Perché, essendo il divino relegato in una sfera trascendente e irraggiungibile, tutta la realtà decade nel mondo della materia e delle sue crude leggi. Quindi tutto è funzionale alla natura e al biologico. la riproduzione perde ogni funzione di sacralità e di simbologia arcehtipica e diventa mera riproduzione della specie, lo stesso concetto di etnia e di razza si degrada e prende una connotazione puramente materiale e biologica (come è infatti per gli ebrei, primi razzisti biologici della storia), il mondo diventa un insiewme di leggi meccaniche e poi economiche, commerciali.
    Il trionfo di questo principio, arginato per secoli dal cattolicesimo, col suo culto multiforme, arriva col protestantesimo, per poi evolversi nell'Illuminismo (il buon selvaggio, la natura è buona, la storia è malvagia e la civiltà corrompe), nel liberalcapitalismo (il benessere materiale è la condizione del benessere morale e spirituale), nel marxismo (la storia e la religione sono sovrastrutture di una struttura economica e materiale), nelle ideologie spontaneiste e anarcoidi del '68 (ritorno alla natura incontaminata, alla sessualità libera e istintiva) e infine nell'ecologismo contemporaneo, che è un polpettone che contiene un po' di ognuna di queste nefaste dottrine con in più una sua connotazione specifica. Con l'ecologismo si capovolge la normale gerarchia spirituale, che vede l'uomo, la Civiltà e lo Spirito come vertice del mondo e si pone la materia e la natura al vertice, considerando la civiltà e la storia alla stregua di espressioni decadenti, di contaminazioni, quasi di malattie. Siamo al materialismo più spinto e più pernicioso, che colloca gli animali, quando non le piante e le rocce allo stesso livello dell'uomo e delle sue realizzazioni, anzi, più in alto, perché l'uomo è peggiore perché con le sue opere corrompe il supposto equilibrio perfetto della natura e del cosmo.
    La distruzione del pianeta, le devastazioni dell'ambiente e del paesaggio, l'effetto serra, l'inquinamento dell'aria, dell'acqua e della terra su scala mondiale sono solo apparentemente fenomeni opposti a questo. In realtà si ispirano alla stessa filosofia, con esiti in parte diversi. L'idea è che se la natura e la materia è il centro di tutto, bisogna studiarla, padroneggiarne le leggi e i meccanismi e sviluppare una tecnica che si basi tutta su esse leggi ed essi meccanismi, per intervenire sulla natura, in modo da interagirvi e stabilire un contatto più intimo con essa.
    Un uomo tradizionale compie un rito e provoca così la pioggia. Salta a piè pari le leggi della fisica, della chimica e della meteorologia, comunica col divino e attraverso una mediazione magica cagiona un fenomeno su una scala metamateriale, che si riflette per analogia sul mondo fisico, provocando la pioggia.
    Invece l'uomo moderno fa tutto attraverso la natura, quindi studia le nuvole, l'umidità, i venti, misura, calcola e poi fabbrica macchine in grado di condizionare questi fattori. In pratica si sottomette alle leggi naturali e le scatena. Il risultato è che il mondo e l'uomo saranno sempre di più alla mercè della natura, perché in questo momento, lungi dal comprimere la natura, la si rinforza, la si fa espoldere, si scatena il suo potere più incontrollato.
    I risultati li abbiamo sotto gli occhi: tifoni, tornado, inondazioni, devastazioni di intere regioni, alterazione e distruzione dei tessuti insediativi, cancellazione in poco tempo di tante opere umane costruite con fatica e pazienza, riduzione di intere popolazioni alla mercè di fenomeni naturali incontrastabili. Fiumi canalizzati dall'opera secolare che saltano e invadono intere pianure, muri, villaggi che rovinano...


    Il pagano distingueva tra albero sacro e albero profano, bosco sacro e bosco profano , legno comune e idolo da venerare specialmente se ti portava alla memoria degli antenati .
    Insomma il pagano aveva una confusione tale in testa che il senso reale del sacro che avvertiva , ovvero capiva che la natura era qualcosa di perfetto che solo una mente divina poteva fare e cercava di venerare questo divino come meglio poteva , senza una precisa conoscenza .
    Inoltre i pagani avevano una dottrina dell'oltretomba ben sviluppata, cosa del tutto sconosciuta agli ebrei che erano profondamente attaccati alla realta , quando sarebbero dovuti essere i maestri . Questo senso del sacro e del divino che era qualcosa di vero nei pagani , li portava pero a una religione fatta in casa , a una manifestastazione antropologica del sacro e la cosa fu capita da molti filosofi greci che fu profondamente criticata in nome di una religione piu vera .
    Su cio che è divino e cio che non lo è , su cio che piu sacro e cio che non lo è bisogna avere le idee chiare , perchè son cose troppo imprtanti. Non si puo semplicemente andare alla tradizione degli antenati . Insomma i pagani o erano troppo spiritualisti fino a sviluppare una dottrina dell'oltretomba o erano animisti venerando il sole e le piante .
    Non avevano una capacita di separare perchè non avevano nulla di rivelato a conforto di quello che gia loro intuivano .
    Gli ebrei invece avevano una religione realistica , non basata sulle dottrine indiane dell'oltretomba , una religione rivelata con regole precise e con una netta distinzioe tra il sacro e il profano .
    Essi non solo arrivarono col loro intuito come i pagani , ma ci arrivarono per Rivelazione !
    Ecco che noi della vera destra radicale come conferma alla legge naturale , cioe quella legge fissa di norme etiche nell'uomo , abbiamo a sostegno la rivelazione del popolo eletto .
    Perchè popolo eletto ? Perchè solo a loro in mezzo a tutti i pagani , fu data la vera Rivelazione approvata con atti esterni dallo stesso loro Signore .
    Essi non avevano un manuale del buon comportamento per raggiungere il nirvana , ma un attuazione pratica e non spiritualista dellle norme etiche attraverso la loro vita che veniva ora approvata e ora rifiutata da Yahvè .
    Ma il popolo eletto però non aveva avuto questa rivelazone per se stesso soltanto perchè lui era solo il mezzo per raggiungere tutta l'umanita . Noi della vera destra radicale siamo quindi coloro che si battono per la norma etica , come faceva il pio isaelita e come facevano i leviti quando la concubina di uno di loro fu violentata . Cosa fecero per salvare una norma etica ? Si sacannarono tra di loro ! Questi fulgidi esempi di attaccamento alla legge e alla norma etica non li troviamo in nessun popolo perche non avevano il conforto e la conferma che aveva il popolo eletto . Quindi il popolo eletto è il modello della vita personale di ognuno di noi , anche della tua vita , se un giorno vorrai vivere secondo la norma etica .

 

 
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