Risultati da 1 a 9 di 9

Discussione: Il Guelfo Rosso

  1. #1
    SENATORE di POL
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Alessandria
    Messaggi
    23,784
     Likes dati
    2
     Like avuti
    10
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Il Guelfo Rosso

    dal quotidiano di Via Solferino

    " Corriere della Sera del 03/06/2004


    --------------------------------------------------------------------------------
    Un giorno a Bruxelles: la commissione, l'ambasciatore Usa e il premier russo, i volontari

    Prodi: ho unito guelfi e ghibellini
    Il Presidente Ue: «La lista unica? Dopo 10 secoli è ora di porre fine alla divisione laici-cattolici
    Aldo Cazzullo
    --------------------------------------------------------------------------------

    BRUXELLES - Romano Prodi è chino su certe carte, nel suo studio al dodicesimo piano di Palais Breydel. In poco più di tre giorni, tanto durerà la sorta di campagna elettorale che comincia oggi, girerà sei regioni, pronuncerà una decina di interventi; ci saranno testi da limare, dichiarazioni da preparare. «Proprio no. Lavoro alla direttiva per i ricambi delle auto. Mi aspettano i manager delle aziende automobilistiche europee per discuterne. È un problema, perché in alcuni paesi i paraurti e gli specchietti si vendono liberamente, in altri non è ancora possibile. Lavoriamo perché aziende e automobilisti si incontrino meglio».
    Si è appena chiusa la seduta settimanale della Commissione europea. «Ne ho persa una in cinque anni, perché ero in Cina. Perderò la prossima, perché sarò al G-8. È il record di presenze nella storia della Commissione». Sarà una strana campagna, fugace e soprattutto europea. «Si è fatta molta retorica sulla burocrazia di Bruxelles. Qui invece si affrontano le cose che riguardano la vita della gente. Legga l'agenda di oggi». Direttive e seminari sui pedaggi autostradali, sull'assicurazione malattia per chi deve farsi curare all'estero, sulle energie rinnovabili, per la sicurezza dei pedoni, sul blocco domenicale dei Tir, sui gas di scarico. E sulla visita di Bush, certo.
    I segnali da Roma ricordano a Prodi l'allarmismo che accompagnò un anno e mezzo fa il Social Forum di Firenze. «Allora non accadde nulla, credo proprio che andrà così anche oggi». A pranzo lo attendono il corrispondente del Wall Street Journal e l'ambasciatore americano presso l'Ue Schnabel («alla Maison du Cygne, l'osteria dove Marx scrisse il manifesto del partito comunista; un bel contrappasso...»), cui consegnerà la lettera di benvenuto per Bush. Prodi respinge le critiche dall'Italia - aver fatto propria la posizione di Bertinotti, essersi avvicinato pericolosamente ai no global -. «Io non mi sono spostato di un centimetro. Basta andare a rileggersi le cose che dissi prima e subito dopo la guerra: la vittoria delle armi non è sufficiente, l'intervento in Iraq destabilizza il Medio Oriente; la questione centrale non è mandare o ritirare truppe, è recuperare il percorso della pace, il ruolo delle Nazioni Unite, le ragioni della convivenza, del vicinato». «Politica di vicinato» è il nome tecnico della dottrina Ue elaborata dalla presidenza Prodi: costruire un anello di paesi amici dalla Russia al Marocco, dialogare con il Sud del mondo. Più tardi c'è un incontro con i volontari impegnati nell'assistenza ai poveri; l'altro giorno era qui il presidente del Mozambico. La media delle visite di Stato è di due al giorno. «Chi vedo poco sono gli italiani. Quelle sulle auto e sui telefoni sono le uniche riunioni economiche cui partecipano manager italiani. Oggi sarà la prima volta senza Morchio, e la cosa mi preoccupa un po'. Ha lavorato bene. Attendo che anche il prossimo riesca a rimanere al tavolo dei grandi produttori di automobili».
    Vista da Bruxelles, l'Italia appare a Prodi un'anomalia in Europa. «Sempre più». Di questo parlerà, oggi in Veneto, domani a Sassuolo e in Piemonte, sabato in Sardegna e a Genova, domenica mattina in Puglia. Evitando polemiche personali con Berlusconi, neanche per rispondere agli attacchi. Indicando la necessità di un «progetto collettivo», «l'esigenza di lavorare insieme per il bene comune», in contrasto con «l'ostentazione della ricchezza», l'ossessione per «gli interessi personali». La critica sarà concentrata sulla politica europea del governo, su quello che Prodi definisce «l'allontanamento dai filoni consueti dell'integrazione europea». Gli esempi che indica sono molti: la costruzione dell'Ue, la politica estera, la politica economica, con l'aumento del deficit. Ma quel che l'ha colpito di più è «vedere i leader, sui cartelloni elettorali e in tv, parlare di lire anziché di euro». La campagna che lega l'aumento dei prezzi alla moneta unica appare a Prodi «incomprensibile e fuori luogo, visto che dal 1° gennaio 2002 sono passati due anni e mezzo, e che negli altri paesi non se ne parla affatto». Meglio guardare avanti, come ripeterà a Venezia e a Cuneo, a Cagliari e a Foggia: «L'allargamento a Est è una conquista ma anche una sfida. Entrano in Europa paesi con molti giovani, bassi salari e alta scolarizzazione. Se continuiamo a trascurare la ricerca e a non investire nella formazione rischiamo di restare indietro. Invece c'è da correre come gatti. Parlerò di risorse umane. Innovazione. E poi scuola, scuola, scuola».
    L'esperimento della lista unica, sostiene Prodi, non segna una discontinuità prosegue un percorso interrotto. «Non c'è una virgola in più rispetto al '95 - mormora sull'auto che lo porta alla Grande Place, sotto il diluvio -. È il grande disegno dell'Ulivo che va avanti, per dare stabilità al paese». Nulla di inedito, e nel contempo, nell'orizzonte di Prodi, una novità di portata storica: «Dopo dieci secoli si dovrà pur porre fine alla disputa tra guelfi e ghibellini, e alla sua variante novecentesca tra cattolici e laici. La gente si mette insieme per il futuro e non per il passato. Non per le radici, ma per i frutti. Conservatori con i conservatori, progressisti con i progressisti. Accade ora in Italia, spero accadrà anche in Europa, dov'è tempo che gli euroentusiasti e gli euroscettici militino in partiti diversi». Nei prossimi quattro giorni, prima di partire per gli Stati Uniti, vedrà capilista e segretari, a Mestre lo attende Enrico Letta, a Verona Fassino, a Sassuolo Rutelli, ad Alessandria Bersani. Ovunque, l'uomo del pullman del '96, Santagata, e Gad Lerner. A Bari, D'Alema. «Il rapporto è oggi forte» assicura Prodi, è stato ricucito con pazienza, prima dai rispettivi ambasciatori poi dall'incontro romano in cui ha preso forma la lista unica. «La storia ha dato ragione alla necessità di trovarci insieme» dice il professore. Che affronta il rischio di trovarsi troppo presto con un piede in campo, da leader distante, da candidato ombra. «Non candidarsi è stata una scelta doverosa. È una questione etica di primaria importanza mettere in lista solo chi, se eletto, andrà al Parlamento europeo. Ho sofferto per quattro anni nel vedere i banchi dei parlamentari italiani vuoti, non volevo essere complice di un altro misfatto. Mi accadeva di chiedere: come hanno votato gli italiani? Mi rispondevano: quali italiani?, non c'era quasi nessuno».
    Il pranzo riesce bene, si discute di Bush e Kerry, di rapporti tra Europa e America che secondo Prodi «sono tesi ma anche, fortunatamente, con una grande volontà di accordo». L'ambasciatore Usa chiede il significato dell'invito a esporre la bandiera arcobaleno il 4 giugno a Roma. «Un segnale di pace, il modo di indicare una direzione» è la risposta. In questi mesi il presidente della Commissione ha elaborato la critica al «pensiero unico» che aveva avanzato nei giorni del Social Forum. «Sono venuti altri segni della crisi del vecchio mondo, della fine degli Anni '80 e '90 e delle certezze sul mercato, l'impresa, la Borsa. Ci sono aspetti negativi, la guerra, l'involuzione degli Stati Uniti, che quando tardano mesi o anni a rilasciare visti agli studenti stranieri sembrano rinnegare persino alcuni capisaldi come la libertà e l'accoglienza. Ci sono aspetti positivi: la discussione si è articolata. C'è chi dà la colpa ai cinesi per le difficoltà delle economie nazionali, ma i cinesi ci sono per tutti, e possono essere un'opportunità, come gli indiani, come i russi». Telefona il premier russo Khristenko. Arriva una notizia urgente della France Press sul telefonino: 12 morti in Iraq. «Ma oggi la preoccupazione più grande è l'Arabia Saudita, il paese in teoria più stabile e in pratica più fragile della regione. Un regno dalle deboli radici sociali, in cui tutto è controllato e nulla è sotto controllo».
    Segue intervista con l'inviato dell'Asahi Shimbun. Numeri di ogni sorta, tranne i sondaggi. I prudenti come Lerner dicono 32,5%, gli ottimisti come Parisi 35. Sarebbe la prima volta dai tempi della Dc (amministrative '90) che un partito conquista un terzo dei voti. Se invece andasse male, tutto tornerebbe in discussione. Un'opportunità, ma anche un rischio. Si vedrà se guelfi e ghibellini, postdemocristiani ed ex comunisti hanno davvero smesso di litigare. «Dopo il voto ne discuteremo, cercheremo di andare avanti senza accelerare troppo. Io non ho mai proposto un partito unico. Ma neanche si può pensare di tornare a dividerci. E ora mi scusi, c'è un seminario sulla questione di Gibilterra». Resta sulla scrivania, tra le carte di giornata, un testo datato 1979. È l'intervento alla Bbc del suo predecessore Roy Jenkins, in cui l'allora presidente della Commissione annuncia il progetto di un partito riformista che, fondato l'anno dopo, si chiamerà liberaldemocratico.
    "




    Saluti liberali

  2. #2
    più arcipreti, meno arcigay
    Data Registrazione
    03 Jun 2004
    Località
    Tra la verità e l'errore non c'è nessuna via di mezzo, tra questi due poli opposti non c'è che un immenso vuoto. Colui che si pone in questo vuoto è altrettanto lontano dalla verità di colui che è nell'errore (J. Donoso Cortes)
    Messaggi
    19,842
     Likes dati
    0
     Like avuti
    1
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Il Guelfo Rosso

    [QUOTE]In origine postato da Pieffebi
    [B]dal quotidiano di Via Solferino

    " [i] Corriere della Sera del 03/06/2004


    --------------------------------------------------------------------------------
    Un giorno a Bruxelles: la commissione, l'ambasciatore Usa e il premier russo, i volontari

    Prodi: ho unito guelfi e ghibellini
    Il Presidente Ue: «La lista unica? Dopo 10 secoli è ora di porre fine alla divisione laici-cattolici
    Aldo Cazzullo
    --------------------------------------------------------------------------------

    BRUXELLES - Romano Prodi è chino su certe carte, nel suo studio al dodicesimo piano di Palais Breydel. In poco più di tre giorni, tanto durerà la sorta di campagna elettorale che comincia oggi, girerà sei regioni, pronuncerà una decina di interventi; ci saranno testi da limare, dichiarazioni da preparare.

    * Il piccolo scrivano bolognese...

    «Proprio no. Lavoro alla direttiva per i ricambi delle auto. Mi aspettano i manager delle aziende automobilistiche europee per discuterne. È un problema, perché in alcuni paesi i paraurti e gli specchietti si vendono liberamente, in altri non è ancora possibile. Lavoriamo perché aziende e automobilisti si incontrino meglio».

    * Purtroppo la presidenza della Fiat è già occupata!

    Si è appena chiusa la seduta settimanale della Commissione
    europea. «Ne ho persa una in cinque anni, perché ero in Cina. Perderò la prossima, perché sarò al G-8. È il record di presenze nella storia della Commissione». Sarà una strana campagna, fugace e soprattutto europea. «Si è fatta molta retorica sulla burocrazia di Bruxelles. Qui invece si affrontano le cose che riguardano la vita della gente. Legga l'agenda di oggi». Direttive e seminari sui pedaggi autostradali, sull'assicurazione malattia per chi deve farsi curare all'estero, sulle energie rinnovabili, per la sicurezza dei pedoni, sul blocco domenicale dei Tir, sui gas di scarico. E sulla visita di Bush, certo.

    * Lo stakanov della Garisenda.

    I segnali da Roma ricordano a Prodi l'allarmismo che accompagnò un anno e mezzo fa il Social Forum di Firenze. «Allora non accadde nulla, credo proprio che andrà così anche oggi». A pranzo lo attendono il corrispondente del Wall Street Journal e l'ambasciatore americano presso l'Ue Schnabel («alla Maison du Cygne, l'osteria dove Marx scrisse il manifesto del partito comunista; un bel contrappasso...»), cui consegnerà la lettera di benvenuto per Bush. Prodi respinge le critiche dall'Italia - aver fatto propria la posizione di Bertinotti, essersi avvicinato pericolosamente ai no global -. «Io non mi sono spostato di un centimetro. Basta andare a rileggersi le cose che dissi prima e subito dopo la guerra: la vittoria delle armi non è sufficiente, l'intervento in Iraq destabilizza il Medio Oriente; la questione centrale non è mandare o ritirare truppe, è recuperare il percorso della pace, il ruolo delle Nazioni Unite, le ragioni della convivenza, del vicinato».

    * Mozione unitaria per il ritiro dall'irak? Non sapevo nulla...ha fatto tutto il mio portavoce. Bertinotti? non lo conosco, non governerei mai con lui.

    «Politica di vicinato» è il nome tecnico della dottrina Ue elaborata dalla presidenza Prodi: costruire un anello di paesi amici dalla Russia al Marocco, dialogare con il Sud del mondo. Più tardi c'è un incontro con i volontari impegnati nell'assistenza ai poveri; l'altro giorno era qui il presidente del Mozambico. La media delle visite di Stato è di due al giorno. «Chi vedo poco sono gli italiani. Quelle sulle auto e sui telefoni sono le uniche riunioni economiche cui partecipano manager italiani. Oggi sarà la prima volta senza Morchio, e la cosa mi preoccupa un po'. Ha lavorato bene. Attendo che anche il prossimo riesca a rimanere al tavolo dei grandi produttori di automobili».

    Vista da Bruxelles, l'Italia appare a Prodi un'anomalia in Europa. «Sempre più». Di questo parlerà, oggi in Veneto, domani a Sassuolo e in Piemonte, sabato in Sardegna e a Genova, domenica mattina in Puglia. Evitando polemiche personali con Berlusconi, neanche per rispondere agli attacchi. Indicando la necessità di un «progetto collettivo», «l'esigenza di lavorare insieme per il bene comune», in contrasto con «l'ostentazione della ricchezza», l'ossessione per «gli interessi personali».

    * Anomalie? Per esempio la doppia carica- assolutamente compatibile- di presidente della commissione europea e quella di leader (?) dell'opposizione italiana.

    La critica sarà concentrata sulla politica europea del governo, su quello che Prodi definisce «l'allontanamento dai filoni consueti dell'integrazione europea». Gli esempi che indica sono molti: la costruzione dell'Ue, la politica estera, la politica economica, con l'aumento del deficit. Ma quel che l'ha colpito di più è «vedere i leader, sui cartelloni elettorali e in tv, parlare di lire anziché di euro». La campagna che lega l'aumento dei prezzi alla moneta unica appare a Prodi «incomprensibile e fuori luogo, visto che dal 1° gennaio 2002 sono passati due anni e mezzo, e che negli altri paesi non se ne parla affatto».

    * Per esempio in Inghilterra o in Danimarca.

    Meglio guardare avanti, come ripeterà a Venezia e a Cuneo, a Cagliari e a Foggia: «L'allargamento a Est è una conquista ma anche una sfida. Entrano in Europa paesi con molti giovani, bassi salari e alta scolarizzazione. Se continuiamo a trascurare la ricerca e a non investire nella formazione rischiamo di restare indietro. Invece c'è da correre come gatti. Parlerò di risorse umane. Innovazione. E poi scuola, scuola, scuola».

    * Scuola pubblica, ovviamente.

    L'esperimento della lista unica, sostiene Prodi, non segna una discontinuità prosegue un percorso interrotto. «Non c'è una virgola in più rispetto al '95 - mormora sull'auto che lo porta alla Grande Place, sotto il diluvio -. È il grande disegno dell'Ulivo che va avanti, per dare stabilità al paese». Nulla di inedito, e nel contempo, nell'orizzonte di Prodi, una novità di portata storica: «Dopo dieci secoli si dovrà pur porre fine alla disputa tra guelfi e ghibellini, e alla sua variante novecentesca tra cattolici e laici. La gente si mette insieme per il futuro e non per il passato. Non per le radici, ma per i frutti. Conservatori con i conservatori, progressisti con i progressisti. Accade ora in Italia, spero accadrà anche in Europa, dov'è tempo che gli euroentusiasti e gli euroscettici militino in partiti diversi».

    * adesso i rifondaroli si chiamano ghibellini?

    Nei prossimi quattro giorni, prima di partire per gli Stati Uniti, vedrà capilista e segretari, a Mestre lo attende Enrico Letta, a Verona Fassino, a Sassuolo Rutelli, ad Alessandria Bersani. Ovunque, l'uomo del pullman del '96, Santagata, e Gad Lerner. A Bari, D'Alema. «Il rapporto è oggi forte» assicura Prodi, è stato ricucito con pazienza, prima dai rispettivi ambasciatori poi dall'incontro romano in cui ha preso forma la lista unica. «La storia ha dato ragione alla necessità di trovarci insieme» dice il professore. Che affronta il rischio di trovarsi troppo presto con un piede in campo, da leader distante, da candidato ombra. «Non candidarsi è stata una scelta doverosa. È una questione etica di primaria importanza mettere in lista solo chi, se eletto, andrà al Parlamento europeo. Ho sofferto per quattro anni nel vedere i banchi dei parlamentari italiani vuoti, non volevo essere complice di un altro misfatto. Mi accadeva di chiedere: come hanno votato gli italiani? Mi rispondevano: quali italiani?, non c'era quasi nessuno».

    * Eh, già, era lì lui da solo.

    Il pranzo riesce bene, si discute di Bush e Kerry, di rapporti tra Europa e America che secondo Prodi «sono tesi ma anche, fortunatamente, con una grande volontà di accordo». L'ambasciatore Usa chiede il significato dell'invito a esporre la bandiera arcobaleno il 4 giugno a Roma. «Un segnale di pace, il modo di indicare una direzione» è la risposta.

    * Sì, il vicolo cieco.

    (...)
    Numeri di ogni sorta, tranne i sondaggi. I prudenti come Lerner dicono 32,5%, gli ottimisti come Parisi 35. Sarebbe la prima volta dai tempi della Dc (amministrative '90) che un partito conquista un terzo dei voti. Se invece andasse male, tutto tornerebbe in discussione. Un'opportunità, ma anche un rischio. Si vedrà se guelfi e ghibellini, postdemocristiani ed ex comunisti hanno davvero smesso di litigare. «Dopo il voto ne discuteremo, cercheremo di andare avanti senza accelerare troppo. Io non ho mai proposto un partito unico. Ma neanche si può pensare di tornare a dividerci. E ora mi scusi, c'è un seminario sulla questione di Gibilterra».

    * La ridaremo alla Spagna in cambio del ritiro delle truppe dall'Irak.

  3. #3
    SENATORE di POL
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Alessandria
    Messaggi
    23,784
     Likes dati
    2
     Like avuti
    10
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Una sola nota a margine: Il triciclo non è un partito, è una lista che congloba varie organizzazioni politiche e partiti, a propria volta assai divisi al loro interno (si pensi ai netti contrasti fra la maggioranza Fassin-Dalemiana dei DIesse e il Correntone Cofferatian-Berlinguer-Mussiano).

    Saluti liberali

  4. #4
    SENATORE di POL
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Alessandria
    Messaggi
    23,784
     Likes dati
    2
     Like avuti
    10
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    da www.giornale.it

    " Cossiga: Prodi squallida e miserabile figura

    Romano Prodi protagonista suo malgrado della giornata romana di Bush. Seppur lontano dalla Capitale il presidente della Commissione europea viene trascinato nel cuore delle polemiche da Francesco Cossiga. L’ex capo di Stato interviene al Freedom Day promosso a piazza Navona da L’Opinione di Arturo Diaconale e non si lascia sfuggire l’occasione per sferrare un formidabile attacco al professore bolognese.
    Non lo chiama mai per nome Cossiga. Ma per lui usa una serie di eloquenti epiteti definendolo di volta in volta “uomo politico italiano e europeo” o “squallida fugura” o altro ancora.
    Cossiga parte spiegando come lui, sebbene contrario all’intervento militare in Iraq, partecipi invece a una manifestazione di saluto e riconoscenza nei confronti del popolo e del presidente americani. Rileva che si possano portare “seri e fondati motivi”, che lui però oggi non condivide, per proporre il ritiro delle truppe italiane. “Ma - aggiunge subito - è un’offesa ai ragazzi americani caduti per la liberazione di Roma, dell’Italia e dell’Europa, un’offesa alle grandi tradizioni democratiche e di libertà degli Stati Uniti d’America motivare questa richiesta come è stato fatto irresponsabilmente e canagliescamente da un uomo politico italiano nella speranza miserabile di raccattare un pugno di voti e un po’ di benevolenza dalle sinistre alternative e contestatarie anche con la violenza”.
    E qui fa un diversivo per rinfocolare la sua polemica contro Sergio Cofferati: “E’ la stessa violenza che, per impudenza di altri oggi suoi alleati e da lui sostenuti, ha portato all’assassinio di Marco Biagi”, dice riferendosi alle accuse già mosse nei confronti del candidato sindaco di Bologna.
    Ma Cossiga continua riferendosi sempre a Prodi: “Questa squallida figura ha giustificato il ritiro adducendo i certo indegni maltrattamenti inflitti ai prigionieri iracheni senza però pronunciare una sola parola di condanna contro i terroristi”. E così facendo, osserva ancora Cossiga, invia “ad essi un oscuro e pericoloso messaggio di debolezza e resa che lo renderà moralmente e politicamente responsabile dei crimini che potranno essere compiuti”.
    In crescendo la conclusione accompagnata da fragorosi applausi: “Alle sue parole d’ordine hanno risposto con coerenza i "pacifisti" con l’infame slogan "10, 100, 1000 Nassiriya".



    5 Giu 2004
    "


    Saluti liberali

  5. #5
    Sospeso/a
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Bergamo, Italy
    Messaggi
    144,981
     Likes dati
    3,827
     Like avuti
    14,800
    Mentioned
    3947 Post(s)
    Tagged
    7 Thread(s)

    Predefinito

    Che squallore, un ex-Presidente della Repubblica che insulta la massima istituzione Europea.

    Che figura col mondo.

    Che vergogna. Cossiga mi fa vergognare di essere italiano.

  6. #6
    SENATORE di POL
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Alessandria
    Messaggi
    23,784
     Likes dati
    2
     Like avuti
    10
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    La massima istituzione europea? No, l'Europa non può essere una cosa così meschina e ridicola......


    a proposito di Cossiga.......


    da www.opinione.it

    " Il fantasma di Marco Biagi
    di Biagio Marzo


    Il fantasma di Marco Biagi si è materializzato, come per incanto, in Francesco Cossiga. Solo lui poteva suscitare un vespaio sul caso del giuslavorista assassinato sotto la casa sua, a Bologna, da un comando delle Brigate Rosse. Il professore bolognese fu lasciato in solitudine anche quando chiedeva aiuto e, post mortem, fu deriso per questo dal ministro degli Interni Scajola, le cui dimissioni furono la migliore azione riparatrice che poteva essere fatta in quel momento. Il caso Biagi grida vendetta al cospetto di Dio. Che cosa ha detto il senatore a vita di tanto sconvolgente, nel pieno delle elezioni comunali, riaprendo il caso Biagi e tirando in ballo Cofferati?

    “Dare del traditore a persone come Biagi o D’Antona in assemblee sindacali - sostiene Cossiga - accusandoli di aver collaborato con il nemico, non è un mandato giuridico o penale, ma un mandato politico e morale. Per questo se votassi a Bologna sceglierei Guazzaloca. Sarebbe un omaggio a Biagi, a D’Antona, a Tarantelli e sarebbe un voto contro il movimentismo e l’uso improprio di parole di capi sindacali che possono trasformarsi non solo in pietre ma anche in piombo”.

    Parole dure che lasciano il segno. Francesca, sorella di Marco, senza esitare ha condiviso le cose dette dal senatore a vita e ha aggiunto che “tutta la famiglia e gli amici di mio fratello non voteranno per il candidato sindaco di Bologna Cofferati”. A Bologna le elezioni amministrative stavano procedendo lisce come l’olio, tant’è che i mezzi di informazione, considerandola una campagna elettorale normale e scontata, la seguivano con poco interesse. I diversi sondaggi elettorali, d’altronde, davano la vittoria, senza alcun problema, al candidato dell’Ulivo Sergio Cofferarti, e ritenevano sconfitto Giorgio Guazzaloga, il sindaco uscente.

    Comunque, in molti prevedevano già che al palazzo comunale, dopo l’esperienza della lista civica di Guazzaloca, sarebbe tornata a governare la sinistra, con Cofferati. Un quadro che, all’improvviso, per via delle dichiarazioni di Cossiga è diventato incerto. A Bologna gli elettori non avevano sollevato problemi per il fatto che il sindaco non fosse bolognese, ma cremonese, né perché aveva fatto il sindacalista a Roma ed era poi tornato a Milano, alla Pirelli, dopo le dimissioni da segretario generale della Cgil. I Ds lo avevano imposto come candidato sindaco e la Margherita di Prodi, suo malgrado, dopo un breve mal di pancia aveva chinato il capo.

    Dunque, a Bologna, il rapporto tra Biagi e Cofferati continua in modo inquietate a spargere veleno. Perché il nome di Cofferati è, a torto o a ragione, legato all’omicidio Biagi? In alcune lettere, inviate a Pier Ferdinando Casini e a Stefano Parisi, il professore bolognese scrisse: “Non vorrei che le minacce di Cofferati (riferitemi da persone assolutamente attendibili) nei miei confronti venissero strumentalizzate da qualche criminale”.

    A dire il vero, l’ex segretario della Cgil definì “limaccioso” il Libro Bianco sul mercato del lavoro scritto da Biagi e, nello stesso tempo, lo considerò una specie di cinghia di trasmissione tra governo e Confindustria. A ben vedere, erano considerazioni politico-sindacali sulla riforma del lavoro che tuttavia innestarono tanti sospetti e nulla più. Bisogna vedere che effetto boomerang avrà adesso il caso Biagi sulle elezioni comunali di Bologna. Di certo, è un caso che pesa moltissimo sulla sinistra massimalista, e non solo.


    Biagio Marzo
    "


    Saluti liberali

  7. #7
    Registered User
    Data Registrazione
    04 Oct 2003
    Località
    ..
    Messaggi
    2,693
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    In origine postato da Pieffebi
    da www.giornale.it

    " Cossiga: Prodi squallida e miserabile figura

    Romano Prodi protagonista suo malgrado della giornata romana di Bush. Seppur lontano dalla Capitale il presidente della Commissione europea viene trascinato nel cuore delle polemiche da Francesco Cossiga. L’ex capo di Stato interviene al Freedom Day promosso a piazza Navona da L’Opinione di Arturo Diaconale e non si lascia sfuggire l’occasione per sferrare un formidabile attacco al professore bolognese.
    Non lo chiama mai per nome Cossiga. Ma per lui usa una serie di eloquenti epiteti definendolo di volta in volta “uomo politico italiano e europeo” o “squallida fugura” o altro ancora.
    Cossiga parte spiegando come lui, sebbene contrario all’intervento militare in Iraq, partecipi invece a una manifestazione di saluto e riconoscenza nei confronti del popolo e del presidente americani. Rileva che si possano portare “seri e fondati motivi”, che lui però oggi non condivide, per proporre il ritiro delle truppe italiane. “Ma - aggiunge subito - è un’offesa ai ragazzi americani caduti per la liberazione di Roma, dell’Italia e dell’Europa, un’offesa alle grandi tradizioni democratiche e di libertà degli Stati Uniti d’America motivare questa richiesta come è stato fatto irresponsabilmente e canagliescamente da un uomo politico italiano nella speranza miserabile di raccattare un pugno di voti e un po’ di benevolenza dalle sinistre alternative e contestatarie anche con la violenza”.
    E qui fa un diversivo per rinfocolare la sua polemica contro Sergio Cofferati: “E’ la stessa violenza che, per impudenza di altri oggi suoi alleati e da lui sostenuti, ha portato all’assassinio di Marco Biagi”, dice riferendosi alle accuse già mosse nei confronti del candidato sindaco di Bologna.
    Ma Cossiga continua riferendosi sempre a Prodi: “Questa squallida figura ha giustificato il ritiro adducendo i certo indegni maltrattamenti inflitti ai prigionieri iracheni senza però pronunciare una sola parola di condanna contro i terroristi”. E così facendo, osserva ancora Cossiga, invia “ad essi un oscuro e pericoloso messaggio di debolezza e resa che lo renderà moralmente e politicamente responsabile dei crimini che potranno essere compiuti”.
    In crescendo la conclusione accompagnata da fragorosi applausi: “Alle sue parole d’ordine hanno risposto con coerenza i "pacifisti" con l’infame slogan "10, 100, 1000 Nassiriya".



    5 Giu 2004
    "


    Saluti liberali


    Concetti che Cossiga ha poi ribadito ieri sera in uno suo grandissimo intervento a una trasmissione su Sky Tg 24, ricordando poi (c'era Di Pietro ospite) di quando ai tempi di Tangentopoli, il Professore in lacrime per gli interrogatori di Di Pietro ando' a piangere da Oscar Luigi l'Imparziale Presidente della Repubblica.

    Di Pietro ha confermato tutto, dando ragione a Cossiga

  8. #8
    SENATORE di POL
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Alessandria
    Messaggi
    23,784
     Likes dati
    2
     Like avuti
    10
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    In origine postato da Michele S-
    Concetti che Cossiga ha poi ribadito ieri sera in uno suo grandissimo intervento a una trasmissione su Sky Tg 24, ricordando poi (c'era Di Pietro ospite) di quando ai tempi di Tangentopoli, il Professore in lacrime per gli interrogatori di Di Pietro ando' a piangere da Oscar Luigi l'Imparziale Presidente della Repubblica.

    Di Pietro ha confermato tutto, dando ragione a Cossiga
    Di Pietro non può smentire un fatto che è avvenuto sotto gli occhi di tanti italiani, anche se gli italiani, come è noto, hanno spesso la memoria corta.....


    Saluti liberali

  9. #9
    SENATORE di POL
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Alessandria
    Messaggi
    23,784
     Likes dati
    2
     Like avuti
    10
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    In origine postato da antonio
    siamo in primavera..la lepre marzolina ha qualche problema di compliance con i sali di litio...
    Il carbonato di Litio ha talune controindicazioni che andrebbero tenute presenti, e il Litio è una sostanza.....infiammabile......

    La sinistretta illiberale non perde il vizio staliniano della psichiatrizzazione degli avversari che non si sanno controbattere con argomenti, per assoluta mancanza dei medesimi.

    Saluti liberali

 

 

Discussioni Simili

  1. Governo Rosso-Rosso-Verde?
    Di Danny nel forum Il Termometro Politico
    Risposte: 104
    Ultimo Messaggio: 24-09-05, 15:14
  2. x guelfo
    Di Shambler nel forum Tradizione Cattolica
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 24-12-03, 18:07
  3. Per Guelfo
    Di Der Wehrwolf nel forum Tradizione Cattolica
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 06-12-03, 12:09
  4. X Guelfo
    Di Bellarmino nel forum Tradizione Cattolica
    Risposte: 13
    Ultimo Messaggio: 25-11-03, 23:24
  5. X Guelfo
    Di Der Wehrwolf nel forum Tradizione Cattolica
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 23-07-02, 22:52

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito