....d'Europa
Euroscetticismo à la carte
L’euroentusiasmo di facciata, con cui la Francia ha spesso camuffato i suoi interessi nazionali (legittimi, ma non proprio continentali) comincia a mostrare evidenti incrinature.
La corte d’appello do Pau, che doveva decidere sull’estradizione in Spagna di tre militanti baschi di nazionalità francese accusati di terrorismo, l’ha rifiutata.
Si trattava di applicare le norme sul mandato di cattura europeo, che Parigi ha già ratificato (a differenza di Italia, Germania e altri paesi), ma la corte ha scelto un’interpretazione riduttiva, richiamando la proibizione di dar corso all’estradizione se si sospetta che alla base della richiesta vi siano discriminazioni “di sesso, di origine etnica, di opinione politica”.
Sono alcune tra le ragioni addotte dal ministro Roberto Castelli (e da diverse organizzazioni per i diritti dell’uomo) per proporre una ratifica condizionata del provvedimento, come ha già fatto la Polonia.
Se è euroscetticismo, quello di Castelli è a dir poco contagioso. Contemporaneamente il ministro dell’Economia, Nicolas Sarkozy, lanciava un attacco frontale a tutte le istituzioni europee.
La Banca centrale è troppo monetarista e non sostiene la crescita, per questo bisogna cambiarle lo statuto e affiancarle un comitato politico dei paesi di Eurolandia.
Questo eurogruppo, poi, deve assumersi la gestione del patto di stabilità, sottraendolo alla Commissione, che quindi finirebbe esautorata del suo potere di sanzione.
In questo modo il “patto stupido” verrebbe adeguato agli interessi dei paesi che usano l’Euro, senza le pastoie comunitarie della commissione.
Questa si è risentita: Joaquín Almunia, ha sostenuto che non c’è bisogno di nuovi strumenti e che quelli che ci sono possono funzionare.
Ma con l’asse franco-tedesco in fibrillazione per divergenti interessi industriali; e Sarkozy l’euroentusiasta che ripete punto per punto le critiche di Giulio Tremonti l’euroscettico, lo spazio di manovra della Commissione si riduce quasi solo alle prediche.
La Francia bada ai propri interessi, che però la portano su una strada già battuta dall’Italia.
Cioè da Berlusconi
saluti




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