"Solo nella comunità diventa dunque possibile la libertà personale" Marx-Engels
Ricevo e pubblico
CAPITALE E FORME SOVRASTRUTTURALI
I. LA SOVRASTRUTTURA POLITICA
Attualmente nelle analisi come nella percezione collettiva non solo si constata, come fatto abbastanza ovvio, che nel mondo capitalista si è instaurata una egemonia di posizioni conservatrici o anche reazionarie, ma è pure ricorrente l’idea che si sia di fronte ad un ritorno del fascismo. Ma se la prima affermazione è di per sé quasi scontata, la seconda, che viene posta come sua conseguenza, non lo è invece affatto, e va esaminata più a fondo. Che il capitale alterni fasi di sviluppo in cui mostra un carattere progressivo ad altre in cui si presenta in forme reazionarie, è un fatto più volte rilevato nella storia, ma occorre tenere presente che in generale nell’evoluzione di una società ben raramente questa alternanza si verifica come semplice ripetizione. Anzi non appare mai come semplice reiterazione di fasi già superate, circostanza che era già stata notata da Marx e affermata nel noto aforisma da Marx nel tracciare la parabola percorsa da Luigi Napoleone, secondo il quale nella storia una stessa vicenda si presenta una prima volta come tragedia, la seconda come farsa. Ciò significa semplicemente che in tali ricorsi storici occorre esaminare attentamente le condizioni materiali che sono alla loro base e individuare sulla loro scorta non solo le analogie ma anche le differenze, talvolta occultate dalle prime, dato che “La tradizione di tutte le generazioni scomparse”, cioè i fantasmi del passato, “pesa come un incubo sulle le menti dei viventi”, e impedisce loro di prendere coscienza di quanto stanno storicamente realizzando. Si tratta di quelle istituzioni che sono sopravvissute a se stesse e dei sistemi di pensiero, cioè le ideologie, superate dalla realtà materiale, soprattutto quelle politiche e giuridiche, che occorre analizzare e rapportare alla loro base economica.
1. NEOLIBERISMO
La periodizzazione marxiana riconosce nello sviluppo del modo di produzione capitalistico due momenti: il dominio formale e il dominio reale. Il primo, che corrisponde al sorgere della manifattura, vede il capitale impadronirsi del processo produttivo, ereditato dalla produzione artigianale, senza modificarlo, e lo sfruttamento del lavoro è ottenuto mediante il prolungamento della giornata lavorativa (plusvalore assoluto). Sulla produzione manifatturiera si fonda la sovrastruttura politica che fa da cornice a tale processo, la monarchia assoluta mercantilista, che ha la sua più compiuta espressione in Francia. Nel secondo momento, che coincide con la prima rivoluzione industriale, il capitale trasforma il processo produttivo secondo le sue esigenze, introducendo le macchine e incrementando la divisione del lavoro, in modo che lo sfruttamento del lavoro è ottenuto mediante la sua intensificazione (plusvalore relativo). La forma politica corrispondente è quella dello stato liberale, che raggiunge lo sviluppo più elevato in Gran Bretagna.
La storia successiva mostra che il capitale ha operato altre trasformazioni nel tessuto produttivo e sociale, per cui ora è possibile riconoscere nell’ambito del dominio reale ulteriori fasi di sviluppo del capitale. Nel contesto del dominio reale si è verificata un’altra trasformazione, una seconda fase che corrisponde alla seconda rivoluzione industriale, caratterizzata da una parte dall’aver toccato il limite estremo della divisione del lavoro (taylorismo e applicazione della scienza alla tecnica) e dalla conseguente separazione radicale del lavoro esecutivo da quello direttivo. Mentre dall’altra la necessità di eliminare gli squilibri tra le diverse forme del capitale (capitale monetario, capitale produttivo e capitale merce) induce il capitale a organizzare la circolazione di merci e denaro come momento essenziale del ciclo, in quanto qui ha luogo l’assorbimento della produzione, cioè la metamorfosi del capitale merce in capitale monetario, quindi la realizzazione del profitto e la riproduzione della forza lavoro, sviluppo che vede la nascita dello stato sociale e del consumismo. Una terza fase è quella che viviamo attualmente, quella della rivoluzione informatica, quale estremo limite del macchinismo.
La prima fase del dominio reale, che corrisponde alla prima rivoluzione industriale, ha avuto come come forma politica la democrazia rappresentativa e come sfondo ideologico il liberismo. La seconda fase del dominio reale si può caratterizzare dal punto di vista sovrastrutturale a partire da quel complesso di elementi sociali che vengono comunemente associati all’idea di fascismo, nella larga accezione di stato centralizzato ed autoritario. Cioè la forma politica è lo stato corporativo o sociale, mentre l’ideologia associata è il fascismo, ma non solo. Dal punto di vista strutturale occorre associarvi anche il keynesismo. Per la terza fase la forma politica è il presidenzialismo o democrazia autoritaria e la sua ideologia è il neoliberismo. La prima fase, poiché rappresenta la base economica del trionfo della borghesia sulla società feudale, ha carattere progressivo e così anche le sue forme politiche e ideologiche. Gli sviluppi successivi consolidano la rivoluzione borghese ma ne rivelano anche il limitato carattere di classe. Quindi perdono il carattere progressivo e per realizzarsi devono contraddire sempre più la superficie sovrastrutturale del dominio borghese, cioè il suo carattere democratico, mantenendolo però nella sfera ideologica, la cui importanza come strumento di dominio cresce progressivamente.
In particolare nella seconda rivoluzione industriale mutano i rapporti di produzione in quanto la concentrazione del capitale conferisce ad esso carattere oligopolistico, fenomeno che determina la fine della concorrenza e con essa del liberismo, cioè del capitale come forza storica progressiva. Tale contraddizione tra struttura illiberale e sovrastruttura liberista fa entrare in crisi anche il pensiero borghese in quanto pensiero dominante, per cui viene meno anche il controllo sociale della borghesia, cioè il controllo politico della borghesia sul proletariato. Di qui la necessità per lo stato borghese di assumere carattere autoritario
Infatti, per quanto concerne il fascismo storico esso può essere definito come la mobilitazione della classe media, attuata da una borghesia in allarme, contro il proletariato. La causa contingente di tale scelta strategica è stata per la borghesia il pericolo di contagio susseguente alla rivoluzione russa, ma quella più profonda derivava dalla necessità, questa strutturale e conseguente al passaggio al taylorismo, di disciplinare il proletariato, nel momento in cui si determinava la trasformazione dell’operaio di mestiere in operaio generico, mutamento strutturale che metteva in crisi la sovrastruttura, cioè l’egemonia ideologica della borghesia. Lo stato liberale, che accettava il conflitto di classe ed in quanto stato apertamente classista si assumeva direttamente i compiti repressivi, diviene corporativo, cioè fondato su una collaborazione di classe imposta autoritariamente, stato che così può collocarsi formalmente al di sopra delle classi, come stato etico. Di conseguenza lascia la repressione ai corpi paramilitari di partito, che però hanno mano libera solo in quanto strumento per la presa del potere, dopo di che devono accettare di subordinarsi allo stato. Tale sviluppo viene presentato come una riconciliazione di classe, che maschera uno scambio politico in cui contestualmente alla messa in mora della lotta di classe viene istituito lo stato sociale, cioè sono riconosciuti i diritti del cittadino in quanto lavoratore. Questa trasformazione della democrazia borghese in stato autoritario non si produce dappertutto ma solo in quei paesi dove lo scontro sociale è più aspro. Ciò accade in paesi come la Germania e l’Italia, dove il capitalismo si è sviluppato in ritardo rispetto ad altre aree a capitalismo maturo, come i paesi anglosassoni. Infatti, poiché la sovrastruttura segue in ritardo lo sviluppo delle forze produttive, in tali paesi, anche in Germania e proprio per la rapidità del suo sviluppo capitalistico, permangono potenti residui di ideologie appartenenti a epoche anteriori, che fanno da supporto allo sviluppo del fascismo. In altri paesi, quelli a capitalismo maturo, la transizione alla seconda rivoluzione industriale può aver luogo senza abbandonare le forme democratiche. Cioè l’opposizione del capitale al movimento rivoluzionario avviene attraverso il movimento stesso, per mezzo della cooptazione nelle istituzioni capitalistiche della socialdemocrazia. In particolare attraverso la trasformazione dei sindacati in strutture istituzionali cui è demandata la contrattazione del “giusto” prezzo della forza lavoro
Tali due strategie del capitale appaiono alla sua superficie ideologica incompatibili, ma se si guarda alla sua base materiale, cioè ai rapporti di produzione, si può constatare che significativamente in tutti gli stati, in quelli democratici come in quelli autoritari (e in quelli capitalisti come in quelli socialisti), si afferma il taylorismo e l’organizzazione burocratica del lavoro, e lo stato oltre che stato sociale appare in generale come supremo garante della stabilità dell’economia attraverso varie forme di pianificazione e in generale di direzione dell’economia. Le ideologie politiche, democrazia e fascismo, saranno solo lo strumento propagandistico per combattere le guerre imperialistiche conseguenti alla nuova fase di sviluppo capitalistico. E anche il comunismo, quando verrà messo al servizio della politica di potenza degli stati socialisti. La storia del rapporto tra il capitalismo e i totalitarismi del ventesimo secolo mostra tangibilmente la capacità del capitale di utilizzare per i suoi scopi ideologie del tutto opposte al capitale, e anche fra di loro, e come esso possa superare proprio sul piano ideologico contraddizioni apparentemente insanabili, quindi come la lotta sul piano dell’ideologia sia fondamentale per il capitale.
Nella attuale società neoliberista la classe media scompare, in quanto il proletario non si distingue più dall’impiegato, dal tecnico, dal professionista, per cui il disciplinamento di questa classe totale deve essere affidato direttamente allo stato. Ma esso non deve perdere la sua apparenza di neutralità, quindi può assumersi tale compito solo operando una scissione tra apparenza e realtà, ciò che accentua l’importanza dell’ideologia nel mantenimento degli equilibri sociali. Infatti nella fase taylorista il capitale assume contemporaneamente due forme apparentemente contrapposte: lo stato democratico e quello autoritario, o fascista. Il primo quale incarnazione della grande borghesia, il secondo della piccola borghesia. Ora, non potendo più appoggiarsi alla classe media lo stato deve assumere tutti e due i ruoli: deve apparire democratico rimanendo nella sostanza autoritario. Pertanto, mentre in passato poteva alternare secondo la necessità le due forme, attualmente lo stato, quindi la grande borghesia, deve agire autoritariamente salvando la forma democratica. E’ il regime della democrazia autoritaria.
Tale scissione si produce in ogni settore dell’attività sociale.
- CLASSI. Il proletariato appare come classe media, la quale, suddivisa in sottogruppi, che diviene classe onnicomprensiva, in cui la borghesia figura come strato superiore e quello inferiore non come proletariato ma come emarginazione. Quindi le classi scompaiono in una confusione di categorie sociologiche.
- PRODUZIONE. Nei luoghi di lavoro il disciplinamento appare come regolazione del conflitto, ottenuta mediante una limitazione del diritto di sciopero che ne vanifica l’efficacia come strumento di pressione. Precedentemente gli scioperi potevano durare mesi, mentre ora si arriva a parlare di sciopero virtuale, trasformando tale essenziale strumento di lotta, l’unico che sfida lo stato di diritto, in atto simbolico. Ciò porta alla ritualizzazione di tutte le altre forme di opposizione e in definitiva del conflitto stesso. Così come la trasformazione del sindacato in istituzione porta all’istituzionalizzazione delle altre organizzazioni del proletariato, anche quelle politiche. Questa involuzione determina la precarizzazione della forza lavoro e la figura dell’operaio e impiegato generico è trasformata in quella dell’operatore professionale.
- MERCATO E FINANZA. Il capitale monopolistico si presenta come il suo contrario, come capitale liberista. L’ideologia del libero mercato nasconde una realtà economica dove ogni settore produttivo è dominato da poche multinazionali oligopolistiche che costituiscono cartelli fissando arbitrariamente i prezzi. Così è anche nel mercato finanziario, dove pochi grandi gruppi ottengono enormi guadagni con operazioni speculative su monete, titoli, materie prime, immobili, acquisizioni. Essi operano su mercati deregolamentati, cioè mercati dove sono consentite manovre in passato considerate illecite, mentre il capitale finanziario conduce le sue manovre predatorie praticamente senza rischio. Infatti in caso di crisi gli stati sono sempre pronti ad intervenire per tamponare le falle con crediti illimitati e senza richiedere garanzie, in quanto è lo stato stesso, sempre pronto ad intervenire, la garanzia di ultima istanza di tutto il sistema finanziario. Tutto avviene secondo l’imperativo per cui l’impresa monopolista è “too big to fail”.
- POLITICA. Con la scomparsa del pensiero sociale si afferma nei fatti un partito unico che però appare come pluralismo, cioè si realizza nella forma della falsa alternanza di pochi partiti, al limite due o tre, che si avvicendano nella attuazione di un medesimo programma politico, quello della gestione di ciò che chiamano “ordine costituzionale”. Il pragmatismo appare come ideologia politica, mentre questa scompare nella “fine delle ideologie”.
- RAPPORTI SOCIALI. La cancellazione dei diritti del lavoratore, cioè del proletario come lavoratore, appare come trionfo dei diritti del cittadino in quanto utente o consumatore, diritti che si moltiplicano a dismisura: diritto alla “privacy”, alla mobilità, al consenso informato, all’informazione e mille altri. Attraverso la trasformazione dello stato sociale in stato assistenziale i diritti del lavoro in parte divengono diritti del cittadino, da tutelarsi mediante azione legale (cause collettive), portate avanti dalle associazioni dei consumatori, che sostituiscono i sindacati dei lavoratori come forma di tutela, mentre i diritti residuali sono trasformati in assistenza.
In questo inedito quadro sociale l’individuo in difficoltà viene visto come anomalia, da trattare con strumenti specifici: cure mediche, assistenti sociali, sussidi, strutture di recupero (TSO, Ser.T, comunità, tutele), dove la finalità è quella di salvaguardare non la persona ma la società da una potenziale pericolosità sociale. Più in generale da una parte si ha una ospedalizzazione del disagio sociale, dall’altra si giunge alla sua criminalizzazione, considerandolo un problema di ordine pubblico. Disoccupati, senzatetto, tossicodipendenti, immigrati, nomadi, posti come presunta minaccia sociale, sono usati come capro espiatorio al fine di accentuare la disgregazione del tessuto sociale, cioè l’isolamento degli individui. - REPRESSIONE. La criminalizzazione del disagio trapassa insensibilmente nella criminalizzazione dell’opposizione politica. La sua repressione ha luogo limitandone le forme “a tutela dell’ordine pubblico” e, quando queste vengono infrante, sanzionandola con l’applicazione di capi d’imputazione che comportano pene detentive e pecuniarie esorbitanti, giungendo sempre più spesso alla sua equiparazione al terrorismo. Il principio secondo il quale lo stato deve disporre del monopolio della violenza conosce una applicazione illimitata, per cui la violenza dello stato è sempre legittima, mentre quando appare nella forma di opposizione sociale diviene oggetto di esecrazione. Questo accade soprattutto in occasione di manifestazioni pubbliche dove la forza viene usata dallo stato indiscriminatamente, insieme a tecnologie antisommossa sofisticate, derivate da quelle belliche (gas nervini, ma ora si parla anche di raggi urticanti e altre tecnologie da fantascienza), ed anche ripresa a scopo intimidatorio dei partecipanti mediante cinecamere. Ma le forze di polizia sempre più sono giudicate insufficienti, facendo così ricorso da una parte all’esercito e dall’altra alle ronde di volontari. Inoltre si ha una estensione del controllo preventivo mediante disseminazione di telecamere in tutto il tessuto urbano. Ciò si ripete per i singoli individui: ampio uso di tecnologie informatiche per il controllo (microspie, intercettazioni telefoniche, registrazioni e banche dati), insieme a tecniche di interrogatorio “a bassa soglia”.
- RELIGIONE. Il ritorno sulla scena del potere delle gerarchie religiose appare come affermazione della libertà religiosa. Tale restaurazione del potere ecclesiastico costituisce un recupero da parte del capitale del rapporto di reciproco sostegno con l’autorità religiosa, cui corrisponde una intromissione delle gerarchie ecclesiastiche nella politica, come messaggio messianico nel caso dei teocon negli Stati Uniti, come abbandono del laicismo liberale da parte della politica in Europa.
- GUERRA. La guerra imperialista appare come intervento “umanitario” o “pacificatore”. Non è più guerra di singoli stati ma intervento di coalizioni con copertura di organismi internazionali (ONU, NATO). Quindi la guerra appare sempre più come una operazione di polizia internazionale. Contestualmente si riproduce a livello internazionale la stessa fenomenologia dello stato di polizia: criminalizzazione degli stati che resistono a tali interventi, uso di apparati di ascolto tipo Echelon, uso conclamato di torture “a bassa intensità” e di tecnologie belliche proibite, come le bombe al fosforo.
- RAPPORTI INTERNAZIONALI. Particolare rilievo hanno, nella questione del rapporto tra democrazia e totalitarismo nel capitalismo, le modalità secondo le quali vengono gestite le relazioni internazionali. Negli Stati Uniti il paradigma della democrazia autoritaria viene applicato anche nella politica estera, costituendo la forma peculiare dell’imperialismo americano, in questo imitato da tutti i subimperialismi attuali. Gli USA, salvo che nel particolare periodo di T. Roosvelt, in occasione della guerra del 1898 con la Spagna e l’occupazione delle isole Filippine, non ha mai usato le pratiche e il linguaggio del colonialismo classico, di matrice sostanzialmente europea, quello dell’esaltazione del compito storico di esportare la civiltà alle nazioni arretrate, del “fardello dell’uomo bianco”, cioè tutta la retorica della missione civilizzatrice, etc. Pur essendo lo stato più espansionista di tutta l’epoca borghese gli Stati Uniti hanno sempre evitato le forme dirette di dominio, ed hanno usato un linguaggio dal quale sono accuratamente espunti i termini più compromettenti, in primo luogo la parola “impero”, pur essendo ora pervenuti a costituire il primo impero planetario della storia. I termini in cui vengono presentate le guerre, le speculazioni finanziarie, il dominio politico, militare ed economico degli Stati Uniti sono costantemente quelli di una missione a difesa della libertà e della democrazia contro tutti i totalitarismi. Ciò sia nel corso delle due guerre mondiali che nella guerra fredda, ma anche nella liquidazione, posteriore alla seconda, del colonialismo europeo, per prenderne il posto. Ciò ha permesso agli Stati Uniti, di instaurare un impero mondiale fondato sul dominio militare (più di ottocento basi e installazioni militari di vario tipo dislocate in tutto il mondo) ed economico (imposizione del dollaro come unica moneta di scambio e di riserva internazionali).
In questi rapporti internazionali l’imperialismo unico esistente (perché l’unico di dimensioni planetarie) lascia uno spazio scrupolosamente delimitato ad altri subimperialismi da esso strettamente dipendenti. In tal modo l’imperialismo USA può presentarsi come “comunità internazionale”, garante dei diritti degli stati, che sotto la direzione USA si è arrogata il diritto di intervenire in qualsiasi stato che non accetti i principi formali della democrazia e del libero mercato, anche se questo significa cadere sotto il dominio delle multinazionali e del capitalismo mondiale.
Segue 2
Valerio Bertello




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