Risultati da 1 a 4 di 4
  1. #1
    Makeru ga, katta
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    Before you all die ghastly, horrible deaths, let me take the hour to describe my latest plan for world domination! Uhauhauha!
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    Talking Ed alla fine gli Usa si piegano a Parigi e Berlino...

    Il nuovo governo avrà pieni poteri ma non il diritto di veto
    sulle azioni militari. La coalizione se ne andrà nel gennaio 2006
    Onu, approvata all'unanimità
    la risoluzione sull'Iraq

    E la Ue potrebbe svolgere il ruolo di osservatore
    nelle elezioni del dopo Saddam Hussein



    NEW YORK - Il nuovo Iraq nasce con 15 mani
    alzate nel consiglio di sicurezza dell'Onu a New York, tornato ad assumere rilevanza dopo oltre un anno in cui la crisi irachena era stata gestita quasi sempre lontano dal Palazzo di vetro. Con un voto unanime, i membri del consiglio hanno approvato la risoluzione 1546, messa a punto da Usa e Gran Bretagna, nella quale è disegnato il futuro iracheno dal 30 giugno 2004 al gennaio 2006. In mezzo (entro il dicembre 2005) ci dovranno essere libere elezioni e entro la fine di gennaio del 2006, la forza multinazionale dovrà lasciare l'Iraq salvo diversa richiesta del governo iracheno. Il governo iracheno, però, non avrà diritto di veto sulle operazioni militari.

    Il traguardo ha permesso al presidente americano George W. Bush di aprire il vertice del G8 a Sea Island, in Georgia, con in tasca un successo maturato soprattutto nel corso dei colloqui dei giorni scorsi a margine delle celebrazioni per il D-Day, avvenuti in un clima di rappacificazione atlantica.

    La risoluzione "è un momento importante" che può costituire "un catalizzatore per il cambiamento" per l'intero Medio Oriente, ha detto Bush accogliendo gli ospiti del G8, senza mancare di sottolineare come ci fosse chi diceva "che non ce l'avremmo mai fatta".

    L'accordo sulla quinta bozza messa a punto da Washington e Londra, è stato raggiunto grazie a un compromesso raggiunto in tempo per il G8. La versione finale viene incontro alle residue riserve di Francia e Germania sul peso che il nuovo governo iracheno avrà in futuro nella gestione delle principali operazioni militari da parte della forza multinazionale (MNF) di 160 mila uomini, che resterà sotto il comando americano.
    PUBBLICITA'


    Un paragrafo di nove righe ha permesso l'evoluzione verso una risoluzione che prevede un ampia cooperazione tra il governo iracheno e il comando della MNF, senza offrire un potere esplicito di veto a Baghdad sulle questioni militari. La risoluzione approvata alle 16:47 ora di New York (le 22:47 in Italia) nella sala del Consiglio di sicurezza non chiarisce cosa accadrà nel caso, per esempio, di un'offensiva militare americana contro Falluja o Najaf sulla quale il nuovo esecutivo iracheno sia in disaccordo.

    Tra lunedì sera e martedì, uno dopo l'altro da Parigi, Berlino, Mosca e Pechino sono arrivati i via libera al voto, pur senza nascondere le riserve. La Francia, ha detto il ministro degli Esteri Michel Barnier, non è pienamente soddisfatta, ma ha deciso per il voto a favore "per trovare in modo costruttivo una via d'uscita politica da questa tragedia". L'ambasciatore tedesco all'Onu, Gunter Pleuger, ha riconosciuto che Usa e Gran Bretagna hanno avuto stavolta "grande flessibilità e accolto molte delle proposte che provenivano dall'approccio creativo e costruttivo di Francia e Germania". Anche l'Algeria, unico membro arabo in consiglio, ha offerto il proprio appoggio, anche se avrebbe voluto un più chiaro potere di veto iracheno sul piano militare.

    L'Italia, con il ministro degli Esteri Franco Frattini, ha espresso "viva soddisfazione" per il traguardo. "Il popolo iracheno - ha detto Frattini - può festeggiare per questo momento. La risoluzione recepisce in pieno i principi che l'Italia ha considerato essenziali per contribuire alla nuova fase della stabilizzazione dell'Iraq: effettivo trasferimento di poteri agli iracheni, ruolo centrale dell'Onu nella transizione politica, trasparenza nel rapporto tra Governo iracheno e forza multinazionale"

    L'accordo segna una svolta all'Onu dopo un periodo difficile - cominciato alla fine del 2002 e culminato nella guerra - che il segretario generale Kofi Annan ha definito "tra i momenti di maggior divisione all'interno del consiglio di sicurezza dalla fine della Guerra Fredda".

    Al governo ad interim dell'Iraq viene riconosciuta la "piena sovranità" fin da quando il 30 giugno assumerà i poteri dagli americani. Da quel giorno, in teoria, il nuovo esecutivo in base alla risoluzione potrebbe anche chiedere alle forze straniere di andarsene. Ma non lo farà, ha spiegato a New York il ministro degli Esteri iracheno Hoshyar Zebari, perchè le conseguenze in questa fase "sarebbero catastrofiche". C'è il rischio, ha detto, di creare un vuoto "che noi iracheni non siamo pronti a riempire: ci sarebbe la possibilità che torni un Saddam junior".

    La forza multinazionale, secondo la risoluzione, se ne andrà invece alla fine del processo politico che prenderà il via ora sotto l'egida dell'Onu e prevede l'elezione entro il 31 gennaio 2005 di un'Assemblea nazionale di transizione, che formerà un governo a sua volta di transizione e redigerà la Costituzione.
    Entro il 31 dicembre 2005 il primo governo eletto su base costituzionale prenderà il potere e dal primo gennaio 2006 la MNF non sarà più legittimata a restare, se nel frattempo non avrà già ricevuto la richiesta di andarsene dal governo di Baghdad.

    Usa e Gran Bretagna hanno cominciato alla fine di maggio a presentare bozze di risoluzione, ma la vera svolta è arrivata nel fine settimana, con due lettere del primo ministro iracheno Iyad Allawi e del segretario di Stato americano Colin Powell, nelle quale sono indicati i termini della cooperazione militare tra l'Iraq e il comando della MNF. Lo strumento-chiave è un nuovo organismo che nascerà a Baghdad, il Comitato ministeriale per la sicurezza nazionale, dove lavoreranno insime i vertici del governo iracheno, delle forze armate dell'Iraq, dell' intelligence di Baghdad e della MNF.

    Trasferire questo meccanismo dalle lettere di Allawi e Powell al testo della risoluzione, è stata la 'magia' diplomatica che nella notte tra lunedì e martedì ha permesso l'accordo.

    (8 giugno 2004)


    Insomma, alla fine la guerra l'ha fatta, e gli americani staranno comunque in Irak a fare un pò di comodi loro senza rendere conto al governo iracheno, però è dovuto venire incontro alla volontà di francesi e tedeschi...
    _______________________
    Gli zeri, per valere qualcosa,
    devono stare a destra.

  2. #2
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    '' E' in gran parte merito di Luca Cordero di Montezemolo se la Juventus non si rivolse ai tribunali ordinari '' (Joseph S. Blatter - Presidente F.I.F.A. - Dicembre 2007)
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    Predefinito Re: Ed alla fine gli Usa si piegano a Parigi e Berlino...

    In Origine Postato da marcejap
    Il nuovo governo avrà pieni poteri ma non il diritto di veto
    sulle azioni militari. La coalizione se ne andrà nel gennaio 2006
    Onu, approvata all'unanimità
    la risoluzione sull'Iraq

    E la Ue potrebbe svolgere il ruolo di osservatore
    nelle elezioni del dopo Saddam Hussein



    NEW YORK - Il nuovo Iraq nasce con 15 mani
    alzate nel consiglio di sicurezza dell'Onu a New York, tornato ad assumere rilevanza dopo oltre un anno in cui la crisi irachena era stata gestita quasi sempre lontano dal Palazzo di vetro. Con un voto unanime, i membri del consiglio hanno approvato la risoluzione 1546, messa a punto da Usa e Gran Bretagna, nella quale è disegnato il futuro iracheno dal 30 giugno 2004 al gennaio 2006. In mezzo (entro il dicembre 2005) ci dovranno essere libere elezioni e entro la fine di gennaio del 2006, la forza multinazionale dovrà lasciare l'Iraq salvo diversa richiesta del governo iracheno. Il governo iracheno, però, non avrà diritto di veto sulle operazioni militari.

    Il traguardo ha permesso al presidente americano George W. Bush di aprire il vertice del G8 a Sea Island, in Georgia, con in tasca un successo maturato soprattutto nel corso dei colloqui dei giorni scorsi a margine delle celebrazioni per il D-Day, avvenuti in un clima di rappacificazione atlantica.

    La risoluzione "è un momento importante" che può costituire "un catalizzatore per il cambiamento" per l'intero Medio Oriente, ha detto Bush accogliendo gli ospiti del G8, senza mancare di sottolineare come ci fosse chi diceva "che non ce l'avremmo mai fatta".

    L'accordo sulla quinta bozza messa a punto da Washington e Londra, è stato raggiunto grazie a un compromesso raggiunto in tempo per il G8. La versione finale viene incontro alle residue riserve di Francia e Germania sul peso che il nuovo governo iracheno avrà in futuro nella gestione delle principali operazioni militari da parte della forza multinazionale (MNF) di 160 mila uomini, che resterà sotto il comando americano.
    PUBBLICITA'


    Un paragrafo di nove righe ha permesso l'evoluzione verso una risoluzione che prevede un ampia cooperazione tra il governo iracheno e il comando della MNF, senza offrire un potere esplicito di veto a Baghdad sulle questioni militari. La risoluzione approvata alle 16:47 ora di New York (le 22:47 in Italia) nella sala del Consiglio di sicurezza non chiarisce cosa accadrà nel caso, per esempio, di un'offensiva militare americana contro Falluja o Najaf sulla quale il nuovo esecutivo iracheno sia in disaccordo.

    Tra lunedì sera e martedì, uno dopo l'altro da Parigi, Berlino, Mosca e Pechino sono arrivati i via libera al voto, pur senza nascondere le riserve. La Francia, ha detto il ministro degli Esteri Michel Barnier, non è pienamente soddisfatta, ma ha deciso per il voto a favore "per trovare in modo costruttivo una via d'uscita politica da questa tragedia". L'ambasciatore tedesco all'Onu, Gunter Pleuger, ha riconosciuto che Usa e Gran Bretagna hanno avuto stavolta "grande flessibilità e accolto molte delle proposte che provenivano dall'approccio creativo e costruttivo di Francia e Germania". Anche l'Algeria, unico membro arabo in consiglio, ha offerto il proprio appoggio, anche se avrebbe voluto un più chiaro potere di veto iracheno sul piano militare.

    L'Italia, con il ministro degli Esteri Franco Frattini, ha espresso "viva soddisfazione" per il traguardo. "Il popolo iracheno - ha detto Frattini - può festeggiare per questo momento. La risoluzione recepisce in pieno i principi che l'Italia ha considerato essenziali per contribuire alla nuova fase della stabilizzazione dell'Iraq: effettivo trasferimento di poteri agli iracheni, ruolo centrale dell'Onu nella transizione politica, trasparenza nel rapporto tra Governo iracheno e forza multinazionale"

    L'accordo segna una svolta all'Onu dopo un periodo difficile - cominciato alla fine del 2002 e culminato nella guerra - che il segretario generale Kofi Annan ha definito "tra i momenti di maggior divisione all'interno del consiglio di sicurezza dalla fine della Guerra Fredda".

    Al governo ad interim dell'Iraq viene riconosciuta la "piena sovranità" fin da quando il 30 giugno assumerà i poteri dagli americani. Da quel giorno, in teoria, il nuovo esecutivo in base alla risoluzione potrebbe anche chiedere alle forze straniere di andarsene. Ma non lo farà, ha spiegato a New York il ministro degli Esteri iracheno Hoshyar Zebari, perchè le conseguenze in questa fase "sarebbero catastrofiche". C'è il rischio, ha detto, di creare un vuoto "che noi iracheni non siamo pronti a riempire: ci sarebbe la possibilità che torni un Saddam junior".

    La forza multinazionale, secondo la risoluzione, se ne andrà invece alla fine del processo politico che prenderà il via ora sotto l'egida dell'Onu e prevede l'elezione entro il 31 gennaio 2005 di un'Assemblea nazionale di transizione, che formerà un governo a sua volta di transizione e redigerà la Costituzione.
    Entro il 31 dicembre 2005 il primo governo eletto su base costituzionale prenderà il potere e dal primo gennaio 2006 la MNF non sarà più legittimata a restare, se nel frattempo non avrà già ricevuto la richiesta di andarsene dal governo di Baghdad.

    Usa e Gran Bretagna hanno cominciato alla fine di maggio a presentare bozze di risoluzione, ma la vera svolta è arrivata nel fine settimana, con due lettere del primo ministro iracheno Iyad Allawi e del segretario di Stato americano Colin Powell, nelle quale sono indicati i termini della cooperazione militare tra l'Iraq e il comando della MNF. Lo strumento-chiave è un nuovo organismo che nascerà a Baghdad, il Comitato ministeriale per la sicurezza nazionale, dove lavoreranno insime i vertici del governo iracheno, delle forze armate dell'Iraq, dell' intelligence di Baghdad e della MNF.

    Trasferire questo meccanismo dalle lettere di Allawi e Powell al testo della risoluzione, è stata la 'magia' diplomatica che nella notte tra lunedì e martedì ha permesso l'accordo.

    (8 giugno 2004)


    Insomma, alla fine la guerra l'ha fatta, e gli americani staranno comunque in Irak a fare un pò di comodi loro senza rendere conto al governo iracheno, però è dovuto venire incontro alla volontà di francesi e tedeschi...

    non è scritto proprio così, solo ad alcune volontà
    quelle che naturalmente facevano comodo anche a loro

  3. #3
    Makeru ga, katta
    Data Registrazione
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    Before you all die ghastly, horrible deaths, let me take the hour to describe my latest plan for world domination! Uhauhauha!
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    Predefinito Re: Re: Ed alla fine gli Usa si piegano a Parigi e Berlino...

    In Origine Postato da pensiero
    non è scritto proprio così, solo ad alcune volontà
    quelle che naturalmente facevano comodo anche a loro

    Senza dubbio. Hanno trovato il modo di spartirsi la torta....
    _______________________
    Gli zeri, per valere qualcosa,
    devono stare a destra.

  4. #4
    Veneta sempre itagliana mai
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    '' E' in gran parte merito di Luca Cordero di Montezemolo se la Juventus non si rivolse ai tribunali ordinari '' (Joseph S. Blatter - Presidente F.I.F.A. - Dicembre 2007)
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    Predefinito Re: Re: Re: Ed alla fine gli Usa si piegano a Parigi e Berlino...

    In Origine Postato da marcejap
    Senza dubbio. Hanno trovato il modo di spartirsi la torta....


    sciaoooooo...notte

 

 

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