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    Predefinito 80 anni fa, Matteotti......



    Giacomo Matteotti (Fratta Polesine, Rovigo, 1885-Roma 1924). Deputato socialista, nell'ottobre del 1922 fu nominato segretario del Partito Socialista Unificato. Avverso alla politica di compromessi praticata anche da molti compagni, fu tra gli oppositori più efficaci e decisi del governo Mussolini che attaccò più volte alla Camera sino al duro discorso del 30 maggio 1924 con cui denunciò le violenze e i brogli commessi per vincere le elezioni del 6 aprile. Assalito pochi giorni dopo (10 giugno) da una banda di sicari fascisti (A. Dumini, A. Volpi, A. Poveromo, A. Putato, A. Malacria e G. Viola), fu ucciso e sepolto alla Quartarella, località deserta della campagna romana. Il cadavere fu ritrovato il 16 agosto successivo. La notizia del delitto suscitò un'ondata di orrore e di indignazione che parve mettere in pericolo le basi dello stesso governo, ma le opposizioni non seppero agire con sufficiente energia e Mussolini poté in poco tempo superare la grave crisi. Solo nel 1947 fu celebrato il processo contro i superstiti esecutori materiali del delitto (Dumini, Poveromo e Viola), che furono condannati a 30 anni di reclusione.
    --------------------------------

    L'ultimo fatale discorso alla Camera di Giacomo Matteotti

    E’ il 30 maggio del ‘24. La Camera è chiamata a convalidare in blocco quasi tutti i deputati eletti il mese prima. Davanti a Mussolini (che resterà muto e immobile per tutta la seduta), il socialista Giacomo Matteotti denuncia con forza violenze e brogli delle squadracce ai danni dei candidati dell’opposizione. Scorro le ingiallite pagine dei resoconti stenografici di quella seduta di settantasei anni or sono. Matteotti: <<…Contestiamo in tronco la validità delle elezioni di aprile. La vostra lista ha ottenuto con la forza i voti necessari per far scattare il premio di maggioranza...>>. Voci da destra: <<Basta, la finisca! Non possiamo tollerare che ci insulti>>. Matteotti: <<Avete sostenuto che le elezioni avevano un valore assai relativo, perché il governo non si sentiva soggetto al responso elettorale e era deciso a mantenere il potere anche con la forza...>>. Farinacci, il famigerato ras di Cremona: <<Sì, sì, è così! Noi abbiamo fatto la guerra!>>. Matteotti: <<...Per vostra stessa conferma, dunque, nessun elettore è stato libero di decidere>>. Voce da destra: <<E i due milioni che hanno preso le minoranze?>>. <<Potevate fare la rivoluzione!>>, chiosa per scherno l’animoso Farinacci. Il presidente della Camera, Alfredo Rocco (che si farà più tardi truce nomea con un vergognoso codice penale) non tacita i camerati ma cerca di intimidire Matteotti: <<Si attenga all’argomento!...>>. Matteotti: <<Presidente, forse ella non m’intende: ma stiamo parlando di elezioni!>>. E riprende la denuncia. <<Esiste una milizia che durante le elezioni...>>. Guai a toccare gli sgherri armati di Mussolini. Si grida: <<La milizia non si tocca! Viva la milizia fascista!>>. E il solito Farinacci: <<Erano i balilla!>>. Matteotti: <<E’ vero, onorevole Farinacci: in molti luoghi hanno votato anche i balilla>>. Di rimando, in un drammatico crescendo: <<Per voi hanno votato i disertori! Imboscati!>>. Matteotti: <<In sei circoscrizioni su quindici le operazioni che si compiono normalmente nello studio di un notaio sono state impedite con la violenza>>. Per quanto purgati, i resoconti fanno intendere che in aula è scoppiato il putiferio. Matteotti, imperturbabile, riprende: <<A Iglesias il collega Corsi stava raccogliendo le trecento firme e la sua casa è stata circondata...>>. Ancora Farinacci: <<Va finire che faremo davvero quel che non abbiamo fatto!>>. Matteotti: <<A Melfi s’impedì con la violenza la raccolta delle firme...In Puglia fu bastonato persino un notaio...A Genova rubarono i fogli con le firme già raccolte…>>. Da destra: <<Per voi ci vuole il domicilio coatto! Andatevene in Russia!>>. Matteotti non raccoglie le continue, crescenti provocazioni: <<...Presupposto essenziale di ogni libera elezione è che i candidati possano esporre pubblicamente e liberamente le loro opinioni. Ma questo non fu possibile. L’onorevole Gonzales, al quale fu impedito di tenere a Genova un comizio, convocò di una conferenza privata: i fascisti invasero la sala e a bastonate impedirono all’oratore di aprire bocca...>>. Urla, interruzioni. Il presidente Rocco urla: <<Onorevole Matteotti, sia breve e concluda!>>. Ma lui, imperterrito: <<A Napoli, con il ricorso alla milizia armata, fu impedito di tenere una conferenza all’onorevole Amendola, capo dell’opposizione costituzionale...>>. <<Ma che costituzionale!>>, gridano i deputati fascisti. <<E’ un sovversivo come voi!>>. Ma il caso-Amendola non è isolato. <<Su cento nostri candidati – denuncia il leader socialista –, sessanta non potevano circolare liberamente nella loro circoscrizione!>>. <<Per paura, avevano paura!>>, si grida. Filippo Turati reagisce, tra il commosso e lo sdegnato: <<Sì, paura! Come nella Sila quando c’erano i briganti, avevamo paura!>>. E Rocco intigna a provocare: <<Onorevole Matteotti non provochi incidenti e concluda!>>. Di rimando Matteotti: <<Protesto! Non sono io a provocare, ma gli altri che m’impediscono di parlare!>>. E Rocco: <<Ha finito? Allora ha facoltà di parlare l’onorevole…>>. Matteotti scatta: <<Ma che maniera è questa! Lei deve tutelare il mio diritto di parlare!>>. Scoppia un nuovo casino, di cui il presidente della Camera approfitta per ammonire Matteotti: <<Se ella vuole parlare, continui, ma prudentemente!>>. E lui: <<I candidati non avevano libera circolazione. L’onorevole Piccinini fu assassinato nella sua casa, davanti a moglie e figli, per avere accettato la candidatura nonostante prevedesse quale sarebbe stato il destino suo! E i seggi elettorali? Quasi ovunque erano composti solo di fascisti. In altri luoghi furono incettati i certificati elettorali, e certuni votarono dieci, venti volte: un giovane di vent’anni votò per un vecchio di settanta!>>. Il sottosegretario Finzi, seduto davanti a Mussolini, scatta in piedi e gli grida: <<Le prove! Lei deve provare quando dice!>>. E Matteotti: <<Tutto documentabile. E non ho parlato ancora della provincia di Rovigo, che è la mia ed anche la sua, onorevole Finzi: la vostra responsabilità è gravissima!>>. Finzi: <<Me ne onoro!>>. Matteotti: <<Noi difendiamo la libera sovranità popolare: ne rivendichiamo la dignità chiedendo l’annullamento delle elezioni inficiate dalla violenza!>>.Dieci giorni dopo, il 10 giugno 1924, Matteotti verrà rapito all’uscita di casa, a Roma, sul Lungotevere, da quattro uomini di Mussolini. Ucciso a pugnalate, il cadavere sarà nascosto nella macchia della Quartarella, poco lontano dalla Capitale, dove verrà ritrovato solo il 16 agosto. Poi l’Aventino dei deputati antifascisti (che i comunisti interromperanno per riprendere, ancora per poco, la battaglia in Parlamento). Il 3 gennaio, al culmine di quella che è la più grave crisi del fascismo, Mussolini tiene alla Camera il famoso discorso in cui si assume <<io, io solo, la responsabilità politica, morale, storica di quanto è accaduto. Se il fascismo è stato ed è un’associazione a delinquere, io sono a capo di questa associazione a delinquere!>>. Il colpo di stato è definitivamente consumato.
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    Onore a Matteotti

  3. #3
    ora ltd poi lti
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    Biografia

    Giacomo Matteotti nacque il 22 maggio 1885 a Fratta Polesine, un piccolo paese non distante da Rovigo. Era una famiglia di modesta estrazione la sua e Giacomo era ancora uno studente del liceo Celio di Rovigo quando la politica entrò nella sua vita.
    Fu il primogenito della famiglia Matteotti, Matteo, a far incontrare all’allora tredicenne Giacomo il socialismo. Dopo le prime esperienze di militanza attiva nella sezione giovanile del partito prese la tessera nel 1904. Il Psi era nato da poco e la sua struttura doveva ancora formarsi. I partiti di massa erano un’assoluta novità del nuovo secolo. Fino a qualche decina di anni prima in Italia, attraverso sbarramenti di censo e di istruzione, gli ammessi al voto erano poche migliaia.
    Esisteva un rapporto pressoché personale tra gli eletti e gli elettori. Il neonato Partito Socialista, riuscì ad affermarsi perché già radicato sul territorio. Esisteva infatti una fitta rete di leghe, cooperative agricole, associazioni, che oltre ad occuparsi di istruzione e formazione, aiutavano i militanti nei momenti di difficoltà e li federavano. A questa parte di mutuo soccorso si aggiunse negli anni quella più strettamente politica. Il giovane Giacomo operò attivamente e a lungo nelle cooperative.


    La grande guerra
    Si laureò in legge a Bologna nel 1907, ma quando venne candidato alle elezioni per il Consiglio provinciale di Rovigo e venne poi eletto lascio la giurisprudenza per occuparsi a tempo pieno di politica. Tra massimalisti e riformisti, Giacomo scelse i secondi e come rappresentante di questa corrente divenne consigliere in una decina di comuni, Sindaco di Villamarzana del 1912 e di Boara Polesine dal 1914, guidò poi l’opposizione socialista nel Consiglio provinciale di Rovigo.
    I vertici del partito si accorsero di lui in occasione del congresso dei comuni socialisti tenutosi a Bologna nel 1916 e, nello stesso anno, Matteotti fu eletto segretario. Era intanto scoppiata la Prima Guerra Mondiale, destinata a cambiare per sempre gli equilibri tra le nazioni europee, ma anche la gestione interna del potere all’interno dei singoli Stati. L’Italia all’inizio si tenne fuori dal conflitto. Giolitti sperava di mercanteggiare la neutralità del nostro paese per ottenere, senza spargimento di sangue, i territori che le guerre di indipendenza non avevano ancora annesso all’Italia, ma nel 1915, spinto dalla piazza e dalla corona, il Parlamento dichiarò guerra all’Austria.
    Matteotti, dalle colonne del periodico polesano Lotta proletaria, di cui era redattore dal 1912, fu in prima linea nella lotta del Partito Socialista per tentare di impedire la carneficina. Anche tra le forze di sinistra c’era chi aveva spinto per la guerra, vedendo in essa l’opportunità di lottare contro i governi reazionari. Matteotti non cadde in questo equivoco e pagò in prima persona il suo strenuo impegno antibellicista, scontando una condanna a trenta giorni di reclusione.
    Chiamato alle armi nel luglio 1916 venne congedato nel marzo 1919. Immediatamente tornò alla polita a tempo pieno e riprese l’opera di amministratore ed organizzatore. Le difficili lotte dei bracciantili del Polesine lo videro ancora in prima linea. Quest’impegno fu ciò che lo traghettò alla Camera. Fu eletto deputato nella circoscrizione di Ferrara-Rovigo, carica confermata nel 1921 e 1924 per la circoscrizione di Padova-Rovigo. La lunga attività nelle cooperative, l’esperienza nelle leghe l’aveva reso particolarmente competente in materia finanziaria e amministrativa.


    Il fascismo
    Così entrò nella giunta del bilancio e della commissione finanza e tesoro della Camera. Comprese il fascismo fin da subito. Per molti il Partito dei Fasci da combattimento era uno dei tanti movimenti post bellici, che crescevano nel malcontento e nella frustrazione degli ex combattenti. Una piccola formazione destinata a scomparire, ad essere riassorbita, non appena la vita della nazione fosse tornata alla normalità. Così il vecchio partito liberare lasciava correre le violenze, evitava che l’esercito o la polizia intervenissero durante le spedizioni punitive che i fascisti compivano contro i giornali, contro le cooperative di mutuo soccorso, contro chi manifesta e scioperava.
    Gli industriali che si erano arricchiti con la guerra, gli agrari del nord, trovarono così in esso quella mano forte che poteva fermare i movimenti popolari. Ma Matteotti, fin dal suo nascere, fu un critico intransigente del fascismo, comprendendone il pericolo e la carica eversiva. Per questo fu duramente perseguitato e costretto a lasciare la sua regione già dal 1921.
    La crisi in cui l’Italia versava si rifletteva anche nei partiti di sinistra. Nell’ottobre 1922, dopo la scissione tra massimalisti e riformisti, Matteotti divenne segretario del nuovo Psu, impostandone la linea politica come lotta ad oltranza contro il fascismo. Pur privato del passaporto espatriò clandestinamente per assistere al congresso del Partito operaio belga, per incontrarsi con alcuni dirigenti del Labour party e delle Trade unions e per ridimensionare, attraverso tali colloqui, il mito mussoliniano, sottolineando la pericolosità potenziale del regime fascista anche per le altre potenze europee.
    Nel 1924 in Parlamento denunciò i brogli ed il clima di violenza nel quale si era espressa l’ultima consultazione elettorale. Il 10 giugno dello stesso anno venne rapito e ucciso da sicari fascisti. Il suo corpo venne ritrovato il 16 agosto successivo nei dintorni di Roma.



    http://www.socialisti.net/caffe/matteotti2.htm

  4. #4
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    matteotti non venne uccisso per ordine dei dirigenti del PNF.

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    macchè si è suicidato

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    ma studia un pò

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    In origine postato da italianuova2
    matteotti non venne uccisso per ordine dei dirigenti del PNF.
    queste parole vergognose risparmiatele, sappiamo tutti che l'omicidio di matteotti è stato ordito dai fasci

    prego il moderatore di rimuovere eventuali post provocatori, qui siamo sul forum dell'ulivo non su quello della RSI
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    non ho provocato danny ho detto la verità.
    Se poi è nel vostro stile ulivista/dittatoriale chiudere la BOCCA fate pure ma le figure di merda le fate voi

  9. #9
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    In origine postato da danny78
    queste parole vergognose risparmiatele, sappiamo tutti che l'omicidio di matteotti è stato ordito dai fasci

    prego il moderatore di rimuovere eventuali post provocatori, qui siamo sul forum dell'ulivo non su quello della RSI
    danny è possibilissimo che mi sbagli, ma in quello che ha detto italianuova non ci vedo niente di così grave da giustificare la cancellazione o la modifica del messaggio. Penso che un confronto serio potrebbe partire proprio da lì, da una contestazione a quello che lui dice.

  10. #10
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    Ci sono due versioni

    La prima:
    matteotti rapito e ucciso per ordine di mussolini
    la seconda:
    rapito per ordine di mussolini e ucciso per ordine non di mussolini stesso ma di un dirigente del PNF,a quel tempo infatti la posizione di mussolini non era salda all'interno del partito,nel quale si mischiavano molte correnti,tra le intransigenti a quelle piu' riformatrici(un esempio Bottai)....
    E' probabile che qualche dirigente(se non erro Farinacci stesso)abbia voluto dimostrare al suo capo che non era il sovrano assoluto.
    Certo e' che comunque sia storicamente attendedibile l'ordine dell'uccisione di mussolini sempre per ordine di UNO del PNF l'onorevole Matteotti è stato ucciso..

 

 
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