SCHERZI PRE-ELETTORALI
Il cavaliere e la variabile Totti
11 giugno 2004
di Federico Geremicca
E’ già qualche giorno che si discute - un po’ cinicamente, certo - su quanto potrebbe pesare, elettoralmente, la liberazione dei tre italiani tornati a casa dopo il lungo sequestro in Iraq. Discussione accademica, secondo alcuni; addirittura del tutto inutile, secondo altri. Ma sia come sia, il tema ha tenuto banco: ed è certo che tornerà a far capolino, magari già domenica sera, nei primi commenti ai risultati del voto. Da ieri, però, è in campo un altro delicato interrogativo psicologico-elettorale, del quale - soprattutto a Roma - si è cominciato a discutere animatamente ma, per fortuna, con animo più leggero: quanto peserebbe, elettoralmente, il passaggio di Francesco Totti, detto er pupone, dalla Roma al Milan?
Era già un po’ che si intrecciavano voci intorno al possibile approdo del numero uno del calcio romano alla corte di Silvio Berlusconi, ma l’ipotesi s’è fatta concretissima ieri, quando proprio Totti ha risposto così a chi gli chiedeva di un suo possibile passaggio al Milan: «Mai dire mai». E’ vero, un paio di ore dopo, il fuoriclasse giallorosso ha fatto marcia indietro, spiegando di esser stato frainteso e giurando eterna fedeltà alla Roma. Ma la frittata era ormai fatta. Di che frittata si tratta? Lo spiega - o meglio: lo lascia intuire - Adriano Galliani, amministratore delegato della società rossonera, dopo aver smentito anche solo l’ipotesi di una trattativa su Totti: «Chi sta mettendo in giro tutte queste voci su un caso che non c’è, lo sta facendo per danneggiare il presidente del Milan e il presidente del Consiglio». Pausa di un attimo e poi la sibillina conclusione: «Diciamo, però, che se questa vicenda potrebbe danneggiare il presidente sulla piazza di Roma, altrove tutti direbbero, semplicemente, che ci siano rafforzati...».
Danneggiare Berlusconi? Solo sulla piazza di Roma? E perché mai? Perché il tam-tam dei tifosi giallorossi, intanto, era già partito: «Ahò, se er Cavaliere se compra er pupone, manco un voto je dovemo dà». Reazione da tifosi, appunto, ma comprensibile: nel senso che, non avendo strumenti per fermare il Berlusconi presidente del Milan, il proposito sarebbe quello di vendicarsi col Berlusconi presidente del Consiglio. Precisamente come quando, non più di un paio di mesi fa, fu messa in giro ad arte la voce che fosse stato proprio l’intervento del premier - attraverso nientemeno che Vladimir Putin - a bloccare il salvataggio della Roma da parte di un gruppo di facoltosi imprenditori russi.
Ora, che l’interesse del Milan per Totti sia vero oppure finto lo si vedrà (dopo le elezioni, naturalmente...). Quel che è certo, invece, è che nell’analisi del voto che sarà espresso dalla città di Roma, da ieri si è aggiunta una nuova, strabiliante variabile: quanto pesa, elettoralmente, Francesco Totti? Se ne discute, e se ne discuterà. Anche se almeno di questo, si spera, nessuno avrà il coraggio di andare a parlare in un bel dibattito politico in tv.




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